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Vaccini, scarsa redistribuzione è un rischio per l’economia. Fmi: “Paesi poveri crescono meno. Con nuove varianti in fumo 4.500 miliardi”

A livello mondiale, calcola il Fmi, quest’anno è prevista una crescita del 6%, mentre si prospetta un +4,9% nel 2022. Il grande sprint sarà quello degli Stati Uniti, con un +7% nel 2021 e un +4,9% nel 2022. Mentre per l’Eurozona si prospetta un Pil che farà registrare un +4,6% nel 2021 e un +4,3% nel 2022. Tra i casi singoli, si nota che la crescita italiana sarà maggiore di quella tedesca.

Non è solo una questione di salute pubblica mondiale. Un’omogenea redistribuzione dei vaccini è fondamentale anche per evitare che si allarghi ulteriormente la forbice tra i Paesi più industrializzati e quelli in via di sviluppo. Adesso lo dice anche il Fondo Monetario Internazionale che nel suo ultimo report sottolinea come la ripresa economica, conseguenza dell’allentamento delle restrizioni da coronavirus, viaggi ormai a due velocità, con i Paesi che hanno avuto accesso ai vaccini che crescono più velocemente e gli altri che rimangono indietro.

“La variante Delta è quella dominante e ha già avuto un impatto sulle previsioni di crescita. È una preoccupazione importante, è un rischio al ribasso. La buona notizia è che i vaccini che abbiamo funzionano, la notizia non buona è che c’è un accesso non equo ai vaccini”, evidenzia Gita Gopinath, la capo economista del Fmi. E questa mancanza di omogeneità rischia però di ritorcersi contro anche ai Paesi che hanno ormai una campagna vaccinale ben avviata. Gopinath spiega infatti che “l’emergere di nuove varianti molto contagiose potrebbe far deragliare la ripresa e spazzare via 4.500 miliardi di dollari dal Pil entro il 2025″. Per questo è “necessaria una rapida azione multilaterale per l’accesso ai vaccini. Questo potrebbe salvare vite umane e aggiungere miliardi di dollari alla crescita economica globale”.

A livello mondiale, calcola il Fmi, quest’anno è prevista una crescita del 6%, mentre si prospetta un +4,9% nel 2022. Il grande sprint sarà quello degli Stati Uniti, con un +7% nel 2021 e un +4,9% nel 2022. Mentre per l’Eurozona si prospetta un Pil che farà registrare un +4,6% nel 2021 e un +4,3% nel 2022. Tra i casi singoli, si nota che la crescita italiana sarà maggiore di quella tedesca: dopo la contrazione dell’8,9% nel 2020, il Pil italiano dovrebbe crescere quest’anno del 4,9%, ovvero 0,7 punti percentuali in più rispetto al +4,2% previsto in aprile. Nel 2022, invece, le previsioni parlano di un +4,2%, 0,6 punti percentuali in più rispetto alle previsioni di aprile. Numeri più alti di quelli prospettati per Berlino, il cui pil è atteso crescere del 3,6% quest’anno e del 4,1% il prossimo.