Tour di Firenze: tra scorci e paesaggi tipici

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Avevo da poco iniziato a vivere da solo, e anche se il lavoro era tanto ancora non ingranava come avevo sperato. Vivevo quindi giornate pesanti e piene d’inquietudine che non veniva affatto mitigata dall’avere spesso amici – o qualche ragazza più o meno ufficiale – a cena
Così ho deciso di caricare due o tre cose nello zaino e partire per Firenze per starci un paio di notti.

Beh, nel vedere la strada muoversi sotto di me mentre risalivo i numerosi ed impegnativi –oltre che divertenti – tornanti del Passo del Muraglione, ho sentito i polmoni riempirsi per bene per la prima volta dopo tanto tempo. E quando l’Arno ha fatto la sua comparsa a fianco della strada, l’ultimo e difficile anno era già alle mie spalle, rimpiazzato da idee fresche e una nuova determinazione.

Di Firenze c’è poco da aggiungere: soliti scorci spettacolari e solita folla, per la maggior parte di giapponesi, coreani e cinesi. Nasce così il mio tour verso lestrade del Chianti che percorsi l’ultima volta una trentina di anni fa.

Per la cronaca, non è rimasto quasi nulla: residence, finte residenze rurali e villaggi turistici per abitanti stanziali la fanno da padrone praticamente ovunque e degli sfondi che hanno reso il chiantigiano famoso in tutto il mondo molto più dei suoi vini non vi è quasi più traccia. Unica eccezione San Giuliano dalle parti di Panzano, un borghetto carino e tranquillo, talmente piccolo e fuori dalle maggiori direttrici da non apparire nemmeno sulle Google Map.

Qui ho ritrovato quelle campagne che paiono giardini, filari di viti e cipressi e gruppi di olivi che paiono essere stati costruiti anno dopo anno – e forse è stato proprio così – col solo obiettivo di ottenere un insieme di linee, curve e colori dalle proporzioni praticamente perfette. Completano l’idilliaco quadro strade sinuose e lisce come biliardi, rocche su ogni cucuzzolo e – dulcis in fundo – una fattoria che pareva uscita direttamente dalle reclame del Mulino Bianco, quasi-biondi campi di grano compresi.

Il Chianti, quel Chianti, l’ho trovato solo qui e sì che l’ho girato in lungo e in largo, perdendomi tra strade provinciali e stradelli. L’appetito vien mangiando e così, dopo una tappa a Siena, decido di continuare a scendere verso la Maremma, che non conoscevo Volterra e San Giminiano a parte.

Molto bella la strada per Chiusdino e poi anche oltre, in direzione Monnterotondo Marittimo, per me una vera sorpresa in quando il bel paesino sorge al centro di una spettacolare zona di fumarole di zolfo.

E’ il momento di scendere di altitudine verso la Maremma vera e propria, il regno dei butteri, quella che porta al mare, ricca di campi coltivati e allevamenti. Continuo così a godere di paesaggi dai colori perfetti della tarda primavera tanto che la costa e la sua confusione fanno una apparizione improvvisa, quasi schioccante.

Poi deciderò per attraversare il mare fino all’isola d’Elba, e di tornare verso casa risalendo la Garfagnana, ma questa è un’altra storia…

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