Prestiti per cattivi pagatori, alternative alla cessione

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Il ‘cattivo pagatore’, quasi un marchio indelebile che nel passato era spesso sinonimo di pseudo truffatore, qualifica a volte non voluta, oggi, purtroppo, e non sempre per colpa del pagatore, è una categoria in costante aumento.

La crisi economica ha spiazzato migliaia di cittadini i quali, se prima potevano contare sulla certezza di un reddito, di un costante flusso economico nelle entrate e nel bilancio familiare, aprivano con serenità prestiti finalizzati all’acquisto sia immobiliare che per beni di largo consumo (principalmente automobili, elettrodomestici, mobili, vacanze), certi e garantiti dalla sicurezza di un lavoro stabile e di un reddito certo.

L’attualità, purtroppo e di conseguenza proprio alla crescita dell’instabilità, determina un regime di incertezza e di conseguente crollo delle convinzioni.

Succede, sempre più frequentemente, che il classico buon padre di famiglia, ma cià vale anche per le donne lavoratrici, perdano il lavoro quindi la possibilità di estinzione di un debito, trovandosi così, nonostante le buone intenzioni e il rigore morale, nella categoria del ‘cattivo pagatore’. Per essi si apre quella che è una sorta di limbo finanziario e di impossibilità di accedere ad ulteriori motivi di richiesta di pagamenti rateizzati.

Ma non è del tutto vero e alcune possibilità consentono a questa categoria di persone l’accesso a forme di debito rateizzato bypassando, con giuste motivazioni, lo status del cattivo pagatore.

Ovviamente deve comunque mostrare la propria buona fede e la non recidività relativa ai mancati pagamenti. Il mercato finanziario offre a queste categorie alternative meno pesanti della cessione del quinto, porgendo a essi la possibilità di usufruire di prestiti.

In questa direzione, le possibilità finanziarie relative alla possibilità di accedere a prestiti per cattivi pagatori, si suddividono in tre principali direzioni di accesso al debito finanziato e scansionato nel tempo.

I cattivi pagatori, per evitare la cessione del quinto dello stipendio (ovviamente lo stato di lavoratore con costante flusso di entrate mensili dev’essere certificato per evitare ulteriori, noiose ripercussioni) come prima fonte di prestito possono considerare la possibilità del prestito cambializzato.

E’ una modalità in costante diffusione, la crisi ha davvero obbligato a mutare i rapporti di debito-credito nel mercato degli acquisti rateizzati, e in questo caso prevede anche la possibilità di non finalizzare all’acquisto diretto di un bene la richiesta di una quantità di denaro, magari solamente necessaria per affrontare un periodo, più o meno lungo, nel quale si prevedono spese impreviste, affanni economici da superare senza troppe ripercussioni nel tenore di vita della famiglia.

Prestito cambializzato

Nello specifico, il prestito cambializzato, prevede la sottoscrizione di certificati di debito, le cambiali, con scadenza programmata durante l’atto di stipula dell’impegno pattuito e il finale rientro del debitore al pagamento dell’ultima rata.

Ovviamente l’ente erogante necessita di garanzie (siamo sempre in ambiti di buona fede, ma nella casistica del cattivo pagatore risiede anche il germe della malafede). Tra le garanzie richieste, su tutte ha la maggiore importanza la presenza di un trattamento di fine rapporto esistente e in grado di coprire il debito (il classico TFR), certificabile e documentabile durante la stipula del contratto di prestito cambializzato.

Ulteriori garanzie a favore dell’erogazione, possono essere determinate da un’eventuale polizza vita con almeno due anni di decorso (ciò vale in particolare per i lavoratori autonomi), così come la certificazione di una pensione certa, documentazione che i pensionati possono richiedere direttamente all’INPS al fine di allegarla alla richiesta di prestito cambializzato.

I cattivi pagatori, rimanendo all’interno di una volontà di evitare la cessione del quinto dello stipendio, possono avvalersi anche del prestito delega.

In questo caso subentra una terza parte in causa: il datore di lavoro del richiedente, il quale dovrà garantire, la delega appunto è la possibilità diretta di accettazione del contratto da parte del datore di lavoro, il pagamento mensile della rata, versando direttamente all’ente creditizio la quota stabilita e per tutto il piano d’ammortamento.

La rata è costante per tutto l’arco dell’ammortamento ed è possibile la richiesta sia in presenza di lavoratori di Enti pubblici, lavoratori statali, aziende private.

La fidejussione

La terza, oltre la cessione ed il prestito cambializzato, da possibilità concedibile ai cattivi pagatori nella volontà di evitare la cessione del quinto dello stipendio, è la fidejussione, cioè la garanzia di una terza persona (in questa casistica potrebbero rientrare sia parenti stretti, così come amici, datori di lavoro, enti finanziari nei quali la propria serietà e rigore morale sono comprovati), la quale, in caso di mancato pagamento di una o più rata, sino all’estinzione del debito, garantisce l’intervento diretto nel ristabilire la regolarità del flusso nei pagamenti.

Coinvolgendo persone spesso alle quali si provano sentimenti d’amicizia o di rapporti familiari, ma questa norma vale sempre e comunque, il debitore deve sino in fondo impegnarsi per garantire una corretta volontà di determinazione del bilancio familiare per condurre il corso del debito con onestà e impegno.

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