La Rivista Del Manifesto
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Green pass e lavoro sindacati da Draghi

L’estensione del green pass ai trasporti a lunga percorrenza – treni, aerei, navi, traghetti – ma anche il piano per la riapertura delle scuole con l’incognita dell’obbligo vaccinale per gli insegnanti

L’estensione del green pass ai trasporti a lunga percorrenza – treni, aerei, navi, traghetti – ma anche il piano per la riapertura delle scuole con l’incognita dell’obbligo vaccinale per gli insegnanti. Prima del Consiglio dei ministri che potrebbe tenersi già giovedì, in queste ore la cabina di regia politica dovrà trovare una sintesi tra le forze di maggioranza, con posizioni ancora lontane sull’estensione dell’uso del certificato verde. Ma anche sull’altro fronte, quello del lavoro: ieri il premier Mario Draghi ha convocato a Palazzo Chigi i segretari di Cgil, Cisl e Uil – Landini, Sbarra e Bombardieri – sull’ipotesi già avanzata da Confindustria di adottare il pass anche per i lavoratori nelle aziende. Ma i sindacati fanno muro. Tanto che prima di salire ai tre leader sindacali minuti di green pass è stato effettuato il tampone, e hanno detto a Draghi: «Se il green pass è così decisivo, perché ci avete fatto il tampone qui a Palazzo Chigi e non ci avete fatto salire direttamente?». Nel vertice hanno poi ricordato compatti al premier che «per introdurre l’obbligo vaccinale e il green pass serve una legge, e non dovrà comunque portare a licenziamenti sul luogo di lavoro». «Noi – ha aggiunto il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri – siamo vaccinati, sostenitori del green pass per il tempo libero, ma il diritto alla salute e al lavoro sono principi garantiti dalla Costituzione sui quali bisogna intervenire con grande delicatezza, senza forzature da una parte e dall’altra». Anche il segretario della Cgil Maurizio Landini ha ribadito la posizione: «Non abbiamo nulla in contrario sul piano del principio all’estensione delle green pass come strumento che certifica l’uso del vaccino. Ma abbiamo ribadito che questo non può diventare uno strumento che le imprese possono utilizzare per licenziare, per demansionare o per discriminare i lavoratori o le lavoratrici».

Dal 6 agosto il certificato vaccinale sarà comunque obbligatorio per accedere alle attività al chiuso, dai ristoranti ai bar, dai musei ai parchi divertimento. La Lega resta contraria a introdurlo per i mezzi di trasporto a lunga percorrenza, e di certo chiede di non farlo ad agosto, nel pieno della stagione turistica. Il ministro Roberto Speranza invece (sostenuto da M5s e Pd) vorrebbe far partire la misura dal 6. Per non danneggiare il settore, l’ipotesi sembra quella di far entrare in vigore l’obbligo su treni, aerei e navi – non però su autobus e metropolitane – a partire da settembre. L’obiettivo dell’esecutivo è contenere il rischio contagi che potrebbero compromettere la riapertura delle scuole e il ritorno al 100% in presenza degli studenti. La Dad viene considerata fuori discussione, sul rientro in classe integrale il governo non vuole arretrare. C’è ancora però l’incognita sull’obbligo vaccinale per docenti e personale scolastico: l’idea è quella di verificare la percentuale di copertura raggiunta nella categoria entro il 20 agosto. Una soglia intorno al 90 per cento di insegnati vaccinati viene considerata sufficiente per il rientro in classe. In caso di percentuali inferiori – come quelle in alcune regioni – potrebbero scattare provvedimenti mirati. Sul punto però è atteso ancora un confronto tra il premier e il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. «Abbiamo condiviso la scelta del green pass e siamo d’accordo su un suo utilizzo estensivo – spiega il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini – Siamo al primo d’agosto e quasi 40 milioni di italiani possono già averlo: dobbiamo incentivare tutti i cittadini a vaccinarsi, non possiamo rischiare di vanificare gli sforzi fatti. Dovremo trovare – aggiunge – una soluzione, naturalmente dando un po’ di tempo alle aziende per organizzarsi. Così anche sui trasporti a lunga percorrenza. In vista del nuovo anno scolastico, invece, un terzo dei ragazzi fra i 12 e i 19 anni ha ricevuto almeno una dose: sarebbe paradossale dover ricorrere alla Dad perché un insegnante che ha rifiutato il vaccino è stato contagiato».

Rimane però da sciogliere il complesso nodo dei trasporti per garantire il rientro in sicurezza: alle Regioni è stato chiesto di potenziare mezzi e corse – sono stati stanziati 450 milioni di euro col Sostegni Bis – perché nemmeno la capienza all’80%, secondo il Comitato tecnico scientifico, garantirebbe il distanziamento. Senza un ampliamento sarebbe difficile garantire i servizi agli studenti.