12 consigli sulla crisi economica italiana

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Comincia oggi la pubblicazione di un lungo testo sulla genesi, la storia e lo stato della più grave crisi economica che abbia colpito il nostro modello economico. Una crisi che come si noterà dai bisticci greci, nessuno sa bene come risolvere, se non nel peggiore dei modi, lasciando tanto a pochi e pochissimo al resto.premessa

Prima di tutto vogliamo sottolineare che il testo che segue, per ragioni di brevità e di semplicità,  contiene una serie di affermazioni e di ragionamenti che sono espressi non solo  in maniera abbastanza sintetica, ma anche spesso in modo forse troppo deciso e netto,  in presenza di una materia che invece, vista la sua complessità e le sue incertezze,  richiederebbe una maggiore articolazione di argomentazioni, nonché  la manifestazione di dubbi ripetuti, di aggiunte, di cautele. Per quanto riguarda invece il contenuto di queste pagine, nella sostanza cercheremo di fare con esse il punto su diversi aspetti della crisi. Lo scritto è a questo proposito suddiviso nelle seguenti parti, ognuna di lunghezza peraltro molto variabile:
  1. che cosa è questa crisi, di che cosa cioè discutiamo
  2.  le cause della crisi
  3. le conseguenze della crisi
  4. la situazione della crisi oggi
  5. infine, cosa si sta facendo e  cosa invece si potrebbe fare a fronte delle difficoltà.

La natura della crisi Italiana?

Cosa è in sostanza questa crisi, quale la sua definizione più corretta?

Non sappiamo se la cosa è stata abbastanza notata,  ma questa crisi, al contrario di tutte quelle precedenti, non ha un nome chiaro; essa  ha avuto nel corso di questi anni tante denominazioni diverse, ma nessuna adeguata o stabile.Si è cominciato con il parlare di  crisi del sub-prime, perché  si faceva riferimento  a questi mutui molto rischiosi somministrati dalle banche statunitensi; poi si è parlato dicredit crunch, cioè di stretta creditizia; si è discusso  anche di crisi finanziaria e così via. Qualcuno ha parlato a suo tempo di crisi della Lehman Brothers, con riferimento  al fallimento della grande banca di investimento statunitense, qualcun altro di crisi delle cartolarizzazioni; successivamente, si è ancora fatto riferimento ad una crisi sovrana, in relazione alle difficoltà degli stati a smaltire le conseguenze di quanto è successo.

Ma si tratta in tutti i casi di  termini parziali e usati solo temporaneamente, che sono poi stati messi da parte con il susseguirsi delle varie fasi delle difficoltà. Qualche tempo fa, con riferimento a quanto dicono i media  asiatici , si può finalmente scoprire  il nome giusto della crisi, ciò che fa anche pensare che esso venga censurato in Occidente. Tale  nome più adeguato, usato da tempo in Asia,  è a mio parere quello di “crisi atlantica”. Non si tratta, dunque,  di difficoltà dell’economia mondiale, come si era pensato a suo tempo; questa è una crisi del mondo ricco, dei paesi occidentali. Mentre noi siamo ancora immersi in questi gravi problemi, Cina, India, Brasile e gli altri vanno avanti a tutto vapore. Si è, per altri versi,  mostrata corretta l’ipotesi, fatta a suo tempo subito da alcuni commentatori, di un decoupling, cioè di una separazione netta tra i rilevanti tassi di sviluppo dei paesi emergenti e la depressione più o meno accentuata, più o meno lunga, di quelli sviluppati. Ecco, questa mi sembra  la sostanza principale, anche se forse non l’unica, della questione. Questa crisi segna, per altro verso, come vedremo più avanti, secondo noi almeno, uno spartiacque fondamentale nella storia del mondo, tra le varie aree che lo compongono.

Da diverse parti mi si chiede di dare qualche suggerimento su come comportarsi nei confronti della crisi in atto;

in particolare, quelli che hanno qualche decina di migliaia di euro disponibili si interrogano su cosa dovrebbero farne dei loro soldi in un periodo turbolento come questo.

Vorrei premettere che io non ho nessuna ricetta sicura in proposito – e penso che nessuno la abbia veramente ma che comunque proverò, in uno spazio relativamente breve, a fornire qualche indicazione di larga massima, sperando che poi qualcuno voglia aggiungere ulteriori informazioni e valutazioni, magari anche a correzione di qualche mia affermazione. I suggerimenti sono forniti  sostanzialmente solo in un’ottica di protezione dai rischi, non in quella di cercare dei guadagni più o meno rilevanti.

La crisi mondiale

Prima di discutere su che cosa fare  bisogna peraltro ricordare quale è la natura di questa crisi.

Essa non ha un carattere temporaneo e non la vedremo svanire presto da un giorno all’altro. Essa rappresenta probabilmente – ma di niente si può essere certi- una tappa fondamentale nel passaggio del testimone nella guida dell’economia mondiale dall’Occidente all’Oriente, come la crisi del 1929 ha rappresentato a suo tempo  un momento rilevante del passaggio dell’egemonia mondiale dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. In questo ambito, sia le difficoltà statunitensi che quelle europee partono dall’incapacità delle classi politiche delle due aree a trovare una risposta –peraltro questione molto difficile- al problema di come alimentare l’economia con una domanda di beni e servizi adeguata.

In tale quadro, segnato dagli alti varchi che la speculazione internazionale riesce ad aprirsi di fronte alle incertezze, ai dubbi e alle follie della politica,  assisteremo probabilmente nei prossimi mesi a degli alti e bassi nell’andamento delle borse, dei prezzi dei titoli, della speculazione contro l’euro, che cesserà peraltro soltanto se e quando l’area dell’euro si spaccherà o quando si varerà invece un progetto di unione politica europea.

Cosa fare con i nostri euro durante la crisi Italiana?

Appare certamente difficile dare suggerimenti operativi in un momento di così grande incertezza e perciò, come già indicato, mi limiterò ad alcune  indicazioni molto orientative e solo su alcuni aspetti della questione. Vorrei sottolineare anche che io non sono un esperto di gestione di portafogli finanziari né di tecniche di borsa.

  1. I principi su cui si reggeva la finanza mondiale sono quasi tutti andati in pezzi. Ma ne restano almeno due dei quali  bisogna continuare a tenere conto nelle nostre scelte. Il primo è quello che non si può ottenere un alto rendimento dai propri soldi rischiando poco e, più in generale, che c’è un preciso rapporto tra rischi e rendimenti; questi ultimi si alzano soltanto prendendosi dei rischi elevati. La seconda regola è quella che per ridurre i rischi bisogna diversificare gli impieghi di denaro in più direzioni, sia per quanto riguarda i vari strumenti, che i vari paesi, le varie valute, infine le varie scadenze; questo naturalmente vale soprattutto per chi possiede somme di un certo peso da distribuire in varie direzioni;
  2. bisogna a questo punto sottolineare che  non bisogna dare assolutamente retta a chi sembra avere le idee molto chiare su come investire i soldi e presenta qualche formula magica o qualche strumento sicuro per sistemare le cose: si tratta di imbroglioni o di incoscienti;
  3. una cosa che appare plausibile  da ricordare prima di prendere delle decisioni di tipo finanziario è quella che nei prossimi giorni, settimane, mesi, il governo adotterà qualche forma di prelievo sui patrimoni e/o sui redditi e che le vie per sfuggirvi appaiono piuttosto ridotte;.
  4. in momenti di incertezza come questo, poi, il buonsenso suggerisce di tenere degli importi di denaro rilevanti in forma liquida, per far fronte a possibili improvvise emergenze che potrebbero con facilità manifestarsi;
  5. per chi volesse investire dei soldi in titoli e non volesse prendersi dei rischi, bisogna ovviamente, in questo momento, rifuggire dalle azioni, anche se   qualcuno, tentando la sorte, potrebbe guadagnarci sopra anche molti soldi; ad esempio, la ragione vorrebbe –ma la ragione sbaglia spesso- che i titoli bancari, prima o poi, dovrebbero risalire in maniera rilevante. Suggerisco anche, per le stesse ragioni,  di rifuggire dall’oro, investimento a forte carattere speculativo e le cui quotazioni, prima o poi, potrebbero scendere di molto;
  6. per chi appunto volesse indirizzarsi verso dei titoli sicuri –ma ricordiamo che di sicuro oggi non c’è veramente niente- potrebbe acquistare titoli pubblici dei paesi del Nord Europa –Germania, Austria, ecc.- a basso rendimento con scadenze relativamente brevi. Dietro questo suggerimento c’è l’idea che se fallisce la Germania, ovviamente salta tutto;
  7. sembrerebbero presentare poi rischi ridotti, anche se sempre con rendimenti altrettanto ridotti, le obbligazioni di grandi imprese private europee, in particolare nel settore utility, pure apparentemente da consigliare;
  8. personalmente non amo l’investimento in fondi comuni, che, in particolare, ma non solo, nel nostro paese, mi sembra che abbia   complessivamente dato sino ad oggi rendimenti in media non soddisfacenti; ma naturalmente, c’è chi crede di avere trovato il fondo giusto e non saremo noi a smentirlo;
  9. per tutti gli investimenti suggeriti è opportuno mantenersi sui titoli denominati in euro;
  10. quanto all’alternativa se scegliere titoli a tasso di interesse variabile o fisso, personalmente ritengo che, in un’ottica di protezione e non speculativa, sia preferibile puntare sui primi, anche se di solito molti suggeriscono invece di avere un approccio equilibrato, 50/50;
  11. per chi volesse aggiungere un po’ di brivido al proprio portafoglio, potrebbe essere tentato dall’acquisto di titoli pubblici ad esempio brasiliani a scadenze non molto lunghe. Il Brasile  appare oggi un paese in rilevante crescita economica ed i cui titoli, per una serie di ragioni che sarebbe qui lungo spiegare, presentano dei rendimenti relativamente elevati con rischi apparentemente  ridotti;
  12. per finire, mi sento di suggerire di leggere con una certa attenzione le idee e i suggerimenti di Beppe Scienza, studioso che segue con più attenzione e competenza specifica di me l’andamento del mercato dei  titoli.

L’Italia può uscire dalla crisi?

Chi ha qualche esperienza di governo di una barca a vela sa bene che al timone si interviene per orzare o per poggiare.

Orzare vuol dire spostare la prua verso la direzione del vento (della crescita econoica), di qualche grado o di numerosi gradi, mentre poggiare vuol dire, al contrario, spostare la prua lontano dalla direzione del vento (pericoli finanziari). La barca procede veloce se, date le condizioni di mare, di vento, e di assetto delle vele, la direzione di rotta è ben regolata, elemento che si aggiusta orzando o poggiando, nella misura opportuna.

Quando la barca si inclina (rischio fallimento) troppo e rischia di scuffiare (che nel campo automobilistico si dice invece cappottare) la mossa correttiva necessaria e urgente e andare allorza. La barra del timone va sotto vento e la prua si muove verso il vento. La barca si raddrizza subito. Ogni timoniere ha interiorizzato questa manovra. La fa distinto. Anzi, le barche a vela sono regolate (seguendo principi che non è opportuno approfondire qui) in modo tale che la prua si sposta verso lorza anche togliendo la mano dalla barra del timone.

Insomma, orzare in caso di emergenza (crisi) e così ovvio che a nessuno verrebbe in mente di mettere la manovra in discussione. Qualcuno l’avrà sicuramente fatto, ma si ricorda di essere finito in acqua. E di certo non lo farà più. Orzare non risolve tutti i problemi, ma è necessario, urgente, inevitabile. Poi, con più calma, si faranno gli interventi strutturali (quando possibili). Come spostare i pesi, ridurre la velatura, . Ma intanto si orza. Se non lo sai, una soluzione alternativa non la trovi, perché non esiste.

Ciò ben rende l’idea di cosa occorre fare in caso di crisi macroeconomica Italiana. Se si verifica il pericolo di cappottare, occorre procedere con manovre di primo impatto e manovre di aggiustamento di carattere strutturale. La manovra di primo impatto e necessaria, urgente, inevitabile, prima che avvenga un default finanziario.

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