Commercio equo solidale

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Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, ci sono 2 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno, l’equivalente di 1 euro e 20 centesimi. La distribuzione della ricchezza – l’iniquità di tale distribuzione, sarebbe meglio dire è un problema molto importante e molto sentito.

Uno dei modi con cui l’Occidente ha cercato di porvi rimedio, è attraverso il commercio equo solidale, una serie di politiche economiche e commerciali il cui obiettivo primario non è la massimizzazione del profitto, ma principalmente la lotta allo sfruttamento e alla povertà legate a cause economiche, politiche o sociali.

Il prodotto simbolo del commercio equo solidale è da sempre il caffè. Il caffè è uno delle bevande più consumate nel mondo. Se ne producono circa 300 milioni sacchi all’anno e, secondo le statistiche, i maggiori produttori mondiali sono, nell’ordine, il Brasile, il Vietnam, la Colombia e l’Indonesia. Seguono, con ordine variabile secondo le annate, Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador, Etiopia, India, Ecuador.

Miguel Zamora, Director of Coffee Innovation alla Fair Trade USA, lavora da anni in questo settore e in questi paesi e ha voluto denunciare una situazione tutt’altro che idilliaca, puntando il dito proprio contro alcuni dei principi su cui si basa il commercio equo solidale

“Molte persone che incontro regolarmente nei campi di caffè sono tagliate fuori dal commercio equo e solidale perché non posseggono la terra dove lavorano e per questo motivo non possono entrare nelle cooperative, vera forza motrice del commercio equo solidale.

Lo stragrande maggioranza dei coltivatori di caffè del mondo sono soggetti indipendenti, piccoli coltivatori che non hanno le capacità, né le competenze soddisfare i rigorosi standard del commercio equo e solidale. Non c’è posto per loro nel commercio equo e solidale.”

La denuncia di Zamora è chiara: se il commercio equo-solidale è nato per eliminare le distorsioni del mercato, tutelare i deboli e evitare forme di sfruttamento, esso ha fallito l’obiettivo.
Tutti gli agricoltori, i lavoratori indipendenti e le loro famiglie meritano l’opportunità di partecipare alla fiera del commercio equo solidale.

Si tratta di un auspicio che in un’area del Brasile è già realtà. Un programma pilota ha offerto 500 ettari di terra a una organizzazione, non si può proprio parlare di azienda! a conduzione familiare allo scopo di trasformarle in una fattoria biologica al 100 per cento.

Fazenda Nossa Senhora de Fatima, questo è il nome che si sono dati. Il caffè prodotto da questa organizzazione ha passato un controllo rigoroso da parte di Scientific Certification Systems (SCS)
e, grazie ai primi introiti, i 110 lavoratori hanno democraticamente deciso di re-investire i loro primi utili sia nel prodotto sia nello sviluppo della comunità, dotandola di servizi e personale adeguato alla cura della salute dei lavoratori.

Una Comune che ha salvato e migliorato la vita di molti contadini.
“Non ho mai posseduto bicchieri prima d’ora. Inoltre, per anni ho fatto a meno degli occhiali perché non me li potevo permettere anche se stava diventando sempre più difficile fare il mio lavoro perché non riuscivo a vedere bene. Ora, grazie a questi occhiali e alla Fazenda so che sarò in grado di continuare a lavorare e a dare da mangiare alla mia famiglia.”

Una bella storia con un bel lieto fine che dimostra quanto sia importante tenere gli occhi aperti su realtà ipoteticamente progressiste come il commercio equo-solidale.

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