La Rivista Del Manifesto
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Bce: tassi bassi più a lungo, invariati gli acquisti di titoli

La banca centrale manterrà il costo ufficiale del credito ai livelli attuali o più bassi fino a quando non sarà evidente che l’inflazione raggiungerà il 2%, per rimanerci, prima della fine dell’«orizzonte temporale delle proiezioni».

Nuova strategia, nuova forward guidance. Sui tassi, che resteranno bassi più a lungo rispetto alle vecchie indicazioni. Dopo aver adottato in nuovo obiettivo di inflazione, pari ora al 2% simmetrico, la Banca centrale europea ha modificato le proprie indicazioni sull’andamento futuro dei tassi, la cosiddetta forward guidance o «indicazioni prospettiche».

I tassi di interesse resteranno quindi al livello attuale, o a un livello più basso, fino a quando non vedrà l’inflazione destinata a raggiungere il 2% molto prima della fine dell’orizzonte temporale delle sue proiezioni macroeconomiche – almeno due anni, quindi – e prometta di mantenersi in modo «durevole» per la parte restante di quel periodo.

Non si accontenterà quindi di vedere comparire il 2% alla fine del “medio termine” a cui si riferisce tutta la politica monetaria e le sue previsioni, ma l’obiettivo deve apparire prima e non essere poi abbandonato negli anni successivi.

Dopo la lunga fase di bassa inflazione e di tassi vicini al minimo possibile, la Bce si aspetta – e accetterà – un’inflazione «moderatamente» al di sopra dell’obiettivo (presumibilmente nel corridoio 2-2,5%). Proiezioni che puntassero a un accelerazione dei prezzi moderata non implicheranno più – come sarebbe successo nel passato – la necessità di una stretta nella politica monetaria.

I progressi nell’inflazione sottostante – la “core” inflation – dovranno inoltre essere coerenti con una stabilizzazione dell’inflazione complessiva al 2% nel medio termine. Questo per evitare che un’accelerazione dell’indice legata al rincaro di alcuni beni particolarmente pesanti nel paniere (tipicamente carburanti ed energia) che segnala forti variazioni dei prezzi relativi ma non richiede interventi di politica monetaria – non subito almeno – crei aspettative giustificabili solo con un aumento generalizzato dei prezzi.

 

È evidente la differenza rispetto alla formulazione usata ancora a giugno, e presente da mesi nei comunicati ufficiali di politica monetaria. Con la vecchia strategia, la Bce puntava a un’inflazione che convergesse «a un livello sufficientemente vicino al 2% all’interno dell’orizzonte temporale delle proiezioni». Convergenza confermata dall’andamento dell’inflazione core.

La nuova formulazione e la nuova strategia, evidentemente, richiedono a parità di condizioni una politica monetaria espansiva prolungata e, se la situazione lo rendesse necessario, anche più incisiva, più energica, rispetto alla vecchia strategia.

Sono indicazioni in grado di modificare le aspettative, anche se lo strumento dei tassi appare in questa fase molto meno efficace di altri. La politica monetaria in senso stretto resta invariata: oltre al costo del credito rimasto fermo (0% il tasso ufficiale, -0,50% il tasso sui depositi presso la Bce), restano confermati gli acquisti di titoli del programma App (il quantitative easing) pari a 20 miliardi al mese, mentre gli acquisti “pandemici” nell’ambito del programma Pepp continueranno a essere effettuati a un ritmo accelerato.

Il recente aumento dell’inflazione – che ha effettivamente toccato il 2% a maggio – non rappresenta né il raggiungimento né un avvicinamento all’obiettivo. È legato a fattori temporanei – come ha confermato in conferenza stampa la presidente Christiane Lagarde – e non è accompagnato da un rialzo dell’inflazione core. Le proiezioni di giugno puntano infatti all’1,9% medio quest’anno, ma all’1,5% nel 2022 e all’1,4% nel 2023. Non è «durevole», e le diverse misure di “core” inflation non vanno oltre l’1,6% medio per il 2023.