Cos’è il makeup cruelty free?

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“Senza crudeltà” è ormai quasi una specie di mantra che si sta diffondendo nel mondo, in vari settori, per frenare lo sfruttamento che l’uomo fa non solo delle risorse ambientali ma anche di quelle animali.

Questo ha portato ad una maggiore attenzione non solo nei campi legati all’ambiente o alla nutrizione (come ad esempio la diffusione della filosofia vegana e vegetariana) ma anche nei settori “frivoli”, legati alla bellezza estetica, della vita umana.

Da ciò la conoscenza delle sofferenze delle cavie immolate all’altare della vanità umana, per creare prodotti di cosmesi, ha portato nel tempo ad una crescente richiesta di una svolta nel campo delle sperimentazioni su animali.
L’aumento dell’interesse da parte dell’opinione pubblica (grazie anche a vicende come quella di Green Hill) verso la problematica legata alla vivisezione, ha portato: da una parte le aziende cosmetiche a cercare di sostituire i test sugli animali con altre soluzioni, dall’altra il consumatore a fare acquisti rispettosi.

Il settore del Cruelty free ovvero dei prodotti non testati su animali

Ciò ha comportato che non solo si può avere un make up perfetto sempre in linea con le tendenze della moda e del costume che cambiano costantemente, ma anche un trucco che si può definire eticamente corretto perché volto alla protezione dell’ambiente e degli animali senza rinunciare alla bellezza.

La normativa sul  Cruelty free

L’inizio dei più grandi cambiamenti avviene sempre grazie a delle leggi specifiche che disciplinano le aziende ed i consumatori. Si è arrivati alla legislazione definitiva per avere prodotti di cosmesi, come il make up, non testati su animali dopo decenni di lotte da parte di associazioni antivivisezione.  Intanto prima di proseguire consigliamo di provare gli ottimi cosmetici naturali al seguente link:  Milkybath makeup Cruelty free

Con la spinta di queste organizzazioni si è cercato, sin dagli anni ’70, di fare qualcosa per limitare le sperimentazioni sulle cavie. Un esempio è stata la direttiva che la comunità Europea ha emanato nel 1976 sulla sicurezza dei cosmetici: la “Positive List”.

Si tratta di una lista di ingredienti ritenuti sicuri per la cosmesi in base alle esperienze passate e quindi non bisognose di ulteriori test.

Dai primi anni 2000 si è iniziato un percorso legislativo a livello europeo per vietare le sperimentazioni su topi e conigli per scopi cosmetici. Questo ha portato, nel marzo del 2013, all’entrata in vigore del divieto totale di commercializzare cosmetici testati sugli animali.

Le tappe principali dell’evoluzione della normativa che regolamenta la cosmesi ha 4 tappe fondamentali:

  1. nel settembre 2004 è diventato legge il divieto di testare i prodotti finiti sugli animali (pratica che però non veniva più effettuata già dagli anni’80);
  2. dal marzo 2009 si è decretato che nessun ingrediente dei cosmetici può essere testato su animali all’interno dell’Unione Europea.
  3. dal marzo 2009 è stato vietata la commercializzare all’interno dell’Unione Europea di cosmetici contenenti ingredienti testati su animali al di fuori dell’Europa comunitaria (ad esempio in Cina); 2013 il divieto di commercializzazione del 2009 viene esteso anche a i prodotti valutati con test di tossicità, tossicità riproduttiva e di tossicocinetica.
  4. Quindi dal 2013 in Europa, a tutti gli effetti, la sperimentazione per prodotti cosmetici è definitivamente vietata.

Il problema degli ingredienti nei prodotti cosmetici

E’ vero che la normativa vigente vieta anche la sperimentazione per i singoli ingredienti, ma la limita solo per la produzione di prodotti cosmetici. La sperimentazione su cavie a livello farmacologico ed industriale è consentita ed è necessaria per garantire il rispetto del quadro giuridico applicabile a tali prodotti.

Gli ingredienti che troviamo all’interno dei cosiddetti prodotti per il beauty sono molto spesso gli stessi che rinveniamo all’interno di prodotti di consumo ed industriali come i farmaci. In questo caso quindi i produttori cosmetici seppur non attuano in prima persona i test sugli animali comunque possono utilizzare, per gli ingredienti, documentazione che provengono da sperimentazioni su cavie effettuate per altri settori.

Non potendo abolire del tutto la sperimentazione su cavie si è cercato quanto meno di frenarla e limitarla solo ad alcuni campi, come quello farmaceutico, ove è ritenuta ancora essenziale.

Lo “standard cruelty-free”

Visto l’esistenza della problematica sugli ingredienti è stato creato uno Standard internazionale “non testato sugli animali” sostenuto dalle maggiori associazioni antivivisezioniste del mondo come la LAV in Italia.

Le aziende per essere conformi a questo standard devono:

  •  non testare i prodotti finiti sugli animali e nemmeno commissionare i test a terzi (in Europa, come da legge, è sempre obbligatorio ma nel resto del mondo non vi sono restrizioni);
  • i singoli ingredienti utilizzati nel prodotto non sono stati testati dopo un certo anno, chiamato cut-off date fissa (fixed cut-off date) che viene deciso da ogni singola azienda.
    Se, ad esempio, un produttore fissa come cut-off date il 2000 si impegnerà a non utilizzare ingredienti nuovi che siano stati testati dopo la data scelta. Con questo impegno si cerca di non incrementare la vivisezione.

Le etichette

Il simbolo dello Standard internazionale è il “leaping bunny” un coniglietto che salta circondato da stelline. Questo simbolo, però, non è ancora molto diffuso e si può reperire solo su pochi articoli aderenti allo Standard.
In assenza del simbolo si deve reperire sul prodotto acquistato delle particolari diciture che possono essere:

  • Stop ai test su animali: è specifica in Italia e può essere apposta sui prodotti dalle aziende solo dopo il superamento dei controlli effettuati da ICEA (Istituto per la certificazione etica e ambientale) per conto della LAV (Lega anti vivisezione). Queste verifiche certificano che l’azienda non conduce o commissiona test sugli animali e inoltre garantiscono le materie prime, le formulazioni e i prodotti;
  • Non testato sugli animali:è una decitura riconosciuta a livello europeo che può essere apposta sui prodotti solo se in nessun momento della filiera produttiva si è ricorso ai test su cavie.
  • Importante è non farsi forviare da altre diciture come “dermatologicamente testato”, “clinicamente testato” o “microbiologicamente testato” perché non sono direttamente inerenti alla tipologia dei cruelty free.

Differenze tra cruelty free e vegan

La dicitura cruelty free riguarda solo ed esclusivamente la sperimentazione sugli animali, non la provenienza degli ingredienti.

In teoria quindi questa dicitura non esclude la presenza di ingredienti di origine animale come: grassi animali, gelatine, placenta, latte, panna, miele, collagene, ecc, che in alcuni casi sono prodotti causando la morte dell’animale.

In generale le ditte che aderiscono allo Standard internazionale tendono a non utilizzare gli ingredienti di origine animale, ma non essendo obbligatorio, come per l’aspetto della vivisezione, è consigliato sempre leggere la lista degli ingredienti prima di effettuare l’acquisto.

La dicitura Vegan o VeganOk invece simboleggia che gli ingredienti utilizzati sono solo ed esclusivamente di origine vegetale e quindi spesso si può trovare accostata alla dicitura Cruelty free proprio a sottolineare che non vi è sfruttamento di alcun tipo dell’animale. La conoscenza delle sofferenze delle cavie immolate all’altare della vanità umana per creare prodotti cosmetici sempre più efficaci ha portato nel tempo ad una forte indignazione e alla richiesta di leggi ad hoc per creare cosmetici non testati sugli animali. 

Il mondo del make up cruelty free

Sempre più spesso le case produttrici di cosmetici cercano di creare un make up che possa essere definito etico.
Questo comporta l’adesione allo Standard Internazionale e la creazione di linee cosmetiche cruelty free. La difficoltà nel reperire su tutti i prodotti il logo che ufficializza che il prodotto in questione non è testato sugli animali rende necessario, per il consumatore che predilige un make up etico, informarsi con altri mezzi.

Viene in aiuto, in questo caso, la sempre maggiore attenzione che i prodotti “eticamente corretti” suscitano negli acquirenti che possono reperire con facilità, sulla piattaforma web, tutte le informazioni che desiderano. Nei casi specifici è possibile trovare delle liste, costantemente aggiornate, non solo delle aziende che aderiscono al non testato sugli animali, ma anche delle descrizioni, molto accurate, dei singoli prodotti come: mascara, ombretti, rossetti ecc, che non solo aiutano a capire se un determinato prodotto è cruelty free, ma anche se negli ingredienti ci sono i derivati di origine animale oppure no.

Tra i marchi più famosi ci sono “Lush” e “Urban Decay” che propongono make up Vegan e Cruelty free.
In Italia è possibile trovare ,inoltre, linee economiche che però non rinunciano ad essere eticamente corrette: la più conosciuta è “Essence”, che si può trovare nei maggiori supermercati e megastore, completamente Cruelty free propone articoli adatti a tutte le esigenze.

Insomma la sempre maggiore richiesta da parte del consumatori di attenzione a determinate tematiche e la presenza di una normativa che Regolamenta la cosmesi europea sta facendo si che molte aziende del settore make up si stiano convertendo alla filosofia del “senza crudeltà”

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