Replica a Mobilitebio
OGM
Marcello Buiatti
La lettera dei portavoce di Mobilitebio (la rivista del manifesto, luglio-agosto 2000) mi fa pensare di non essere stato assolutamente chiaro nel mio articolo sugli Organismi geneticamente modificati (OGM). Non è un articolo accademico in alcun modo. È un articolo, almeno nelle mie intenzioni, che cercava di portare la discussione dagli OGM in quanto tali (quella che chiamavo la ogmità) su quelli attualmente in commercio, passando dalla metafora al concreto della materia (appunto questi OGM), delle cause della produzione di questi e non di altri OGM da ricercarsi in un'errata impostazione scientifica a sua volta derivata dalla struttura del mercato di queste merci. Per questo ho cercato di spiegare cose che i miei interlocutori conoscono bene ma altri no, e cioè i pericoli concreti, di nuovo di questi OGM, per la salute, l'ambiente, i rapporti sociali, la biodiversità.
Perché questo? Perché penso che il problema OGM sia una delle spie più chiare di quanto sta succedendo in questo mondo in cui globalizzazione significa sempre di più omogeneizzazione della vita materiale, delle culture, persino dei patrimoni genetici, ai soli fini dei bisogni non degli esseri viventi ma dei grandi colossi economici che, in quanto sovrastrutture sempre meno collegate con le vite individuali anche degli stessi proprietari, non si curano davvero degli effetti secondari né sugli organismi oggetto della loro manipolazione, né su chi magari se ne nutre, né sull'ambiente, né tantomeno sui comportamenti sociali e collettivi. Questo, concettualmente, non è per me tanto diverso dai cosiddetti "effetti collaterali" dei bombardamenti della guerra del Kosovo. Come qui lo scopo dichiarato è la produzione di cibo, quello reale la produzione di profitto, lì lo scopo dichiarato era la pace e la difesa di una minoranza, quello reale un'operazione politica fondata sulla guerra, sulla distruzione e sul sangue.
Se è vero questo, bisogna dirlo e fare chiarezza sul fatto che gli OGM non sono pericolosi perché "contro natura" ma, molto concretamente, per i pericoli reali, diversi per ogni OGM come sono diverse una dall'altra le piante che vengono trasformate e anche i geni che vengono introdotti. Infatti, nella realtà, nessuno lo dice (si veda in proposito un mio articolo su Alias del 24 giugno scorso), ma il trasferimento di un gene da una pianta ad un'altra si può fare anche fra piante della stessa specie con un risultato che è assolutamente identico a quello che si ottiene incrociandole naturalmente. L'unica differenza sta nel fatto che con l'incrocio normale uniamo i due insiemi di geni dei genitori e abbiamo quindi bisogno di molti incroci e selezione per ottenere il prodotto voluto (una pianta che abbia insieme tutte le caratteristiche positive), mentre se s'inserisce direttamente il gene si guadagna molto tempo e si è più sicuri del risultato. Infatti la dizione delle direttive di controllo degli OGM definisce questi come prodotti con "metodi non essenzialmente biologici". Questo non significa che gli stessi prodotti non si potrebbero ottenere anche con metodi naturali e quindi essenzialmente biologici.
Detto questo va anche sottolineato che i prodotti attualmente in commercio, e anche gran parte di quelli che verranno dalle note multinazionali, cercano non di migliorare la qualità dei prodotti ma di fare degli "scoop naturali", organismi "sensazionali " proprio perché non naturali. È questa la strategia da rifiutare con conoscenza di causa per il semplice fatto che, tanto più sono lontani gli organismi fra cui si scambiano geni, più è alto il livello d'imprevedibilità e quindi di rischio. Dato che sono assolutamente d'accordo che si debba attuare il principio di precauzione sarebbe essenziale che le nuove tecniche che, tra l'altro, non necessariamente portano alla modificazione genetica degli organismi ma possono invece semplicemente accelerare il normale lavoro di selezione, fossero semmai usate con una strategia opposta, quella di produrre organismi del tutto identici a quelli ottenuti per incrocio, per salvaguardare il patrimonio di biodiversità che abbiamo, che tanto è legato alla nostra biodiversità culturale, per ridurre l'impatto ambientale, per ridurre il divario fra il Sud e il Nord del mondo, nell'assoluto rispetto delle diversità delle culture, patrimonio inalienabile dell'umanità.
Il nodo quindi sta nella strategia che non è davvero quella delle multinazionali che ora dominano il mercato.
Da tutto questo spero sia chiaro che io sono d'accordo con praticamente tutto quello che dicono i portavoce di Mobilitebio, come del resto avrebbero potuto sentire dalla mia viva voce quando, invitato da loro, ho parlato a lungo al convegno di Mobilitebio da loro promosso dicendo queste stesse cose. Del resto, nonostante io sia un professore, cosa che, in parte giustamente, induce diffidenza in chi è nel movimento sono anche presidente di un'associazione ambientalista abbastanza nota che si chiama "Ambiente e Lavoro" e ho cominciato ad avvertire gli italiani insieme a pochissimi altri (Fabio Terragni, Cesare Donnhauser, Chicco Testa, Gianni Tamino e poi Anna Bernasconi, Luciano Violante, Fiorenzo Gimmelli, Marco Ricolfi, Paolo Castagnola) dei pericoli derivanti dall'applicazione delle tecniche di Ingegneria Genetica fin dagli anni '80, scrivendo la prima proposta di legge per il controllo degli OGM nel 1987. Conosco quindi benissimo, per essermi pesantemente scontrato in seno al Comitato Sociale ed Economico Europeo e anche, ultimamente a Tebio, l'atteggiamento aggressivo delle multinazionali, conosco il Comitato interministeriale di controllo perché ne sono parte in qualità di esperto designato dal Ministero dell'ambiente e da quello dell'agricoltura. Combatto da tempo in tutte le sedi possibili, e l'ho detto nel mio articolo, contro questa legislazione brevettuale e per il rispetto delle norme contenute dalla Convenzione per la Biodiversità.
Condivido quindi praticamente tutto quello che scrivono i miei interlocutori. Mi sorprendo con una certa amarezza di avere bisogno di dirlo e mi dispiace che il mio invito ad andare un po' più a fondo nelle cause prime e non solo negli effetti ultimi della situazione attuale proponendo una strategia alternativa concreta e di rifiuto delle cause e non delle tecniche in quanto tali non sia stato ancora raccolto. Vorrei quindi continuare il dialogo leggendoci ed ascoltandoci con mente aperta gli uni con gli altri sulle cose concrete da evitare, sui modi e sulle cose da fare, visto che sui principi sembriamo essere d'accordo. Ecco, forse qualcosa ci divide, ma vorrei saperlo da chi mi ha scritto ed è il mio personale, incurabile materialismo che mi spinge ad avere paura dei fatti (intendiamoci, anche i fatti contro la morale sono fatti concreti) e non dei titoli. In altre parole, io ho paura e voglio combattere le multinazionali, questa versione della globalizzazione, i rischi reali, non la ogmità ma gli OGM, se e quando sono dannosi.