Capitalismo e politica
LA SOCIETA' DI MERCATO
Zaki Laïdi
Le esitazioni del governo (francese) sulla vendita delle licenze per la telefonia mobile di terza generazione (Umts) sono un esempio sintomatico della complessità crescente dei rapporti tra Stato e mercato. Lo Stato deve oppure non deve comportarsi come un attore a pieno titolo del mercato?
Questa complessità, che è contemporaneamente dottrinale e pratica, non sembra aver trovato un approccio nuovo o originale al vertice dei riformatori social-democratici di Berlino. Si parla ormai di "governo progressista" come se il termine "terza via" avesse già esaurito la propria carica propulsiva, come se gli imperativi del marketing politico spingessero i politici ad un'incessante rotazione degli slogan. Allo stesso modo, la differenza tra "economia di mercato" e "società di mercato", un'espressione che io avevo introdotta prima che diventasse una terminologia alla moda (Le Monde, 9 giugno 1998), è rimasta un semplice slogan. Per evitare di fermarci qui, conviene andare forse un po' più avanti, definendo i contorni della società di mercato. Naturalmente, la definizione dei contorni di questa società non è una novità di oggi. È addirittura consustanziale alla teoria liberista, almeno dopo Adam Smith.
Ma, a differenza di ciò che si poteva pensare persino all'inizio del XX secolo, l'avvento della società di mercato è perfettamente compatibile con la presenza di uno Stato imponente. L'esempio francese mostra in modo eclatante che l'indebolimento politico, economico e culturale dello Stato non ha avuto nessuna influenza, per esempio, sul peso della spesa pubblica.
Per comprendere questo paradosso - in realtà soltanto apparente - bisogna in primo luogo capire che la società di mercato è prima di tutto un immaginario che rappresenta la regolazione dei rapporti sociali, siano essi di mercato oppure non mercantili, sempre sotto la forma di un mercato. La società di mercato riposa difatti su cinque principi.
1) Il primo è quello ben noto della generalizzazione della verità dei prezzi nel settore mercantile. In Francia, questa fase, che era stata simbolicamente segnata dalla fine del sostegno pubblico alle imprese non concorrenziali, è ormai finita. Lo Stato non è d'altronde più proprietario di imprese di produzione di beni o di servizi. Anche quando conserva una posizione importante di azionista di minoranza, come nel caso di Renault, l'accettazione della strategia d'impresa da parte sua è ormai un dato di fatto. La giurisprudenza creata dal caso Vilvorde (la vicenda Renault) ha fatto epoca.
2) Il secondo principio della società di mercato mira a ridefinire la frontiera tra il settore mercantile e quello che non lo è, a vantaggio del primo. Così, un certo numero di beni e servizi che in genere s'identificano con dei quasi-diritti sociali (energia, sanità, scuola, sicurezza, posta) tendono in modo progressivo ad entrare nella competizione mercantile. Per spiegare questa evoluzione e per denunciarla, si tende generalmente a sottolineare le "devastazioni" dell'ideologia liberista. Ma la realtà è in effetti molto più complessa. La forza ideologica della "società di mercato" risiede forse meno nella sua capacità a convertire in mercantili i settori che non lo sono ancora, quanto piuttosto a rappresentare la vita sociale come uno spazio di mercato, anche quando non ci sono necessariamene, a portata di mano, transazioni mercantili. È questo un punto fondamentale che bisogna spiegare. Possiamo dire, per esempio, che nella scuola la società di mercato è all'opera non perché si sta privatizzando alla grande, ma perché, socialmente, la scuola viene sempre più rappresentata come una società di servizi che deve preparare i ragazzi alla vita attiva. La pubblica istruzione viene identificata nelle vesti di un prestatario di servizi. Il fatto che queste prestazioni siano destinate a mondializzarsi grazie a Internet non farà che accentuare questa mutazione che non è totalmente negativa, ma che pone gravi problemi di identità agli insegnanti. In questo contesto, il fatto che la proprietà giuridica sia pubblica o privata non ha più grande importanza. L'immaginario è più forte del regime di proprietà, poiché la scuola può essere pensata come un mercato, senza essere necessariamente a pagamento.
Facciamo un secondo esempio: la sicurezza. L'immaginario della società di mercato è già presente. Ma non è presente perché in Francia, per esempio, ci sono ormai tanti vigilantes quanti sono i poliziotti, ma perché l'assolutizzazione del principio del risarcimento pecuniario delle vittime o il ricorso al compenso finanziario per gli agenti di sicurezza che corrono rischi (come per esempio i trasportatori di valuta), fa passare la sicurezza dal ruolo di bene comune a quello di prodotto che si compra. A queste spiegazioni, ne va aggiunta una che mi sembra decisiva: riguarda l'inflazione della logica contrattuale nei rapporti sociali. Il fatto di vedere svilupparsi in modo considerevole delle logiche contrattualistiche tra partner diversi, esprime il bisogno di dotarsi di procedure giuridiche come contraltare della crescita dell'incertezza sul senso del bene comune. Poiché non abbiamo più un'idea precisa di cosa sia il bene, allora cerchiamo di definire delle procedure di ricerca del Giusto. Ma, per forza di cose, la logica del contratto rafforza l'immaginario dello scambio permanente, della quantificazione degli obblighi, del calcolo sistematico dei costi e benefici. Fino a quando non avremmo capito le molle culturali della società di mercato, fino a quando non avremmo capito quanto pesa l'immaginario, la contestazione rimarrà ideologica.
3) Il terzo principio della società di mercato riposa sulla costruzione di identità professionali e culturali sempre più dipendenti dal mercato. Anche questo è un punto fondamentale.
Vent'anni fa, un operaio specializzato poteva perfettamente lavorare per il mercato senza mai pensare di vivere in una società di mercato. Perché? Perché tra la sua attività professionale e la verità del prodotto della sua attività, esisteva tutta una serie di mediazioni che delimitavano i mestieri (produzione, commercializzazione). Oggi, il riconoscimento professionale e sociale delle specializzazioni include la capacità degli individui a rispondere direttamente alle domande del mercato. La rappresentazione che ognuno si fa del proprio lavoro ne risulta profondamente modificata. Contemporaneamente, la società di mercato esige che gli individui siano "redditizi" immediatamente, fin dall'assunzione, e questo vuol dire che il riconoscimento si fonda su una temporalità molto più corta.
4) Infine, la società di mercato riposa su un ultimo principio: consiste nel regolare dei rapporti che per loro essenza sono non mercantili facendo ricorso a meccanismi di mercato. L'esempio più significativo riguarda l'idea che si possa negoziare il diritto ad inquinare. Una prima reazione istruttiva dovrebbe consistere nel condannare l'ingresso del mercato nella tutela dell'ambiente. È questo evidentemente quello che sostengono gli ideologi tradizionali dell'anti-mondializzazione. Ma, guardando più da vicino, ci si rende conto che, poiché gli effetti dell'inquinamento sono per definizione mondiali, sembra logico che i costi marginali del disinquinamento siano a carico dei più ricchi, anche se l'investimento in questo campo verrà consentito dai più poveri. Ma questo sistema può funzionare soltanto se gli Stati sono abbastanza forti da mettere in opera un sistema del genere.
Per concludere, la società di mercato non costituisce naturalmente un ideale sociale di cui va auspicato l'avvento. Ma faremmo bene ad approfondire la riflessione politica su questo tema, invece di continuare a subire le genericità del marketing politico sull'indispensabile equilibrio tra il mercato e la società.
Zaki Laïdi è ricercatore al Ceri_(Centre d'Études et de Recherches Internationales)
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(Traduzione di Anna Maria Merlo)