Economisti discuteranno
LA RISPOSTA DI CANDIDO
Emiliano Brancaccio
Riccardo Realfonzo
Abbiamo molto apprezzato il ponderoso, doppio intervento che Riccardo Bellofiore ha dedicato al nostro contributo sulla Razionalità del conflitto 1. E gli siamo grati per averci illuminati con la sua penetrante interpretazione della fase politica. Come Candido, eravamo inorriditi dalla fede incrollabile espressa dalla quasi totalità degli esponenti della sinistra politica e sindacale verso i dogmi di Maastricht sul pareggio di bilancio e sulla lotta all'inflazione. Avevamo quindi creduto necessario adoperare tutti gli strumenti analitici in nostro possesso per combattere l'introiezione da parte della sinistra di questi insulsi vincoli di compatibilità, gli stessi sui quali le classi dominanti hanno edificato il meccanismo di controllo sociale che ha reso possibili le enormi sperequazioni di questi anni. Come Pangloss, però, Bellofiore ha voluto rassicurarci. Tutti questi chierici infatti egli non li vede, e definisce pertanto `ovvia' la nostra analisi politica. Per la verità noi le frotte di fedeli continuiamo a incontrarle, in Tv come sui giornali. Ma se Bellofiore non le nota, allora evidentemente non esistono.
Bellofiore inoltre giudica la nostra proposta teorica `banale', al limite `irrilevante'. Il guaio però è che, oltre a stupirci per l'inatteso puntiglio, e anziché istruirci, la sua voluminosa lezione ci ha lasciati alquanto perplessi. Infatti, desideroso di sganciare Sraffa da Garegnani, Bellofiore vorrebbe trarre vantaggio da un suggerimento di Graziani sulla possibilità di considerare le quantità date di Produzione di merci come un indice del potere della classe capitalista di determinare in via prioritaria la composizione del prodotto. Bellofiore tuttavia offre di questo suggerimento un'interpretazione singolare, secondo cui le quantità date andrebbero poste in funzione delle «attese di vendita». Se il riferimento fosse ai livelli assoluti, allora si tratterebbe di un'ovvietà sulla quale non si potrebbe che andar d'accordo. Ma se invece, come pare, si sta parlando di proporzioni, allora, a meno di un caso, ci si troverà di fronte a uno squilibrio tra vendite attese ed effettive, e quindi a una violazione dell'ipotesi sraffiana di uniformità dei saggi di profitto. La composizione data della produzione può essere cioè resa coerente con Sraffa solo se si esclude che la distinzione concettuale e i conseguenti divari tra offerta e domanda incidano sui cosiddetti prezzi di produzione. Se così non fosse, si dovrebbe rinunciare alla definizione stessa di quei prezzi, un sentiero che divergerebbe da qualunque pur fantasiosa interpretazione di Sraffa e che non ci risulta sia stato mai indicato da Graziani. Questi, al contrario, ha sempre tenuto a sottolineare che la sua visione del circuito monetario vada collocata, seguendo l'insegnamento di Marx, in un contesto macroeconomico e di classe (come uno di noi ha sempre ribadito, sebbene a riguardo Bellofiore sembri colto da una preoccupante forma di amnesia2), eventualmente complementare all'analisi settoriale sraffiana e, a nostro avviso, in grado di aggiungere ad essa gli elementi indispensabili alla specificazione del modo di produzione capitalistico. Vi sono più strade per rispettare questo itinerario. Ad esempio, ci si può soffermare in una prima fase sulla sola influenza degli input monetari sulle decisioni di spesa e di produzione dei capitalisti e quindi, sotto date condizioni, sulla distribuzione del reddito e sulla quota di merci salario. In tal modo si riesce a preservare l'ipotesi di profitto uniforme, ma al tempo stesso si ammettono deviazioni dal - nonché del - suo valore di `lungo periodo'. Quindi, in una seconda fase, si potranno esaminare le ricadute della composizione sulle eventuali deviazioni rispetto ai singoli prezzi di produzione e più in generale sul conflitto distributivo. Questo possibile ponte tra le tradizionali analisi circuitiste e classico-keynesiane avrebbe il merito di ritagliare dei punti fermi dentro la storia, senza i quali temiamo che la realtà non risulti intellegibile e la sovranità sul concetto di incertezza rivendicata da Bellofiore si riduca a un poco edificante `monopolio dell'indeterminatezza'. Lungi da noi sfruttare una critica che, in una circostanza per molti versi simile a questa, venne rivolta a Bellofiore nientemeno che da Claudio Napoleoni 3 Siamo solo un po' sorpresi nel vedere come un allievo notoriamente scrupoloso appaia così recidivo di fronte a un'importante indicazione epistemologica del maestro.
Bellofiore stabilisce poi che il pedigree dell'autocritica dei neowalrasiani debba considerarsi superiore alle obiezioni di Garegnani sulla non persistenza dei dati esogeni nei modelli neoclassici di breve periodo, e sul riproporsi anche in quei modelli dei problemi di misura del capitale sollevati da Sraffa. Per un sedicente `veteromarxista' questa ci pare davvero una strana conclusione: roba da `caccia all'errore', per l'appunto, considerato che soltanto il secondo ordine di critiche mira a una messa in discussione della struttura assiomatica della teoria neoclassica. È ben nota, tuttavia, l'avversione di Bellofiore nei confronti dell'approccio assiomatico e del presupposto di `apertura' che lo caratterizza. Chiaramente nessuno qui si azzarda a mettere il dito tra Bellofiore e Aristotele. Diciamo solo che un modesto esperimento di intersezione tra l'analitica del `Marx ricardiano' e la dialettica del `Marx hegeliano' da queste parti lo si starebbe tentando.4 Certo, è un esperimento che può fallire, e di sicuro non sarà l'agognata `teoria della totalità capitalistica' di cui Bellofiore va alla ricerca da qualche decennio. Ma a questo proposito possiamo solo dichiararci incapaci di simili imprese teoriche. Noi ci accontentiamo di esercizi semplici, dei quali magari si riescano persino a individuare un capo e una coda. Dopotutto è per questo che li consideriamo di una certa utilità, nella fervida attesa di una rivelazione.
note:
1 Si vedano i numeri di maggio (E. Brancaccio, R. Realfonzo, La razionalità del conflitto pp. 48-50); settembre (R. Bellofiore, Quale conflitto, pp. 54-61 - leggibile in versione integrale nel sito della «rivista», www.larivistadelmanifesto.it) e ottobre (R. Bellofiore, Ancora sul conflitto, pp. 61-62) 2004 della «rivista del manifesto». Nel n. 18, marzo 2004, era stato pubblicato dalla «rivista» il saggio di Tiziano Cavalieri, Pierangelo Garegnani, Meri Lucii, La sinistra e l'occupazione. Anatomia di una sconfitta, pp. 44-50. Nel n. 21 di giugno era inoltre stato pubblicato il saggio di Luigi Cavallaro, Il problema dei bassi salari, pp. 75-78.
2 Si veda ad esempio il saggio Marx inside the Circuit pubblicato nella «Review of Political Economy», n. 1 del 2000, a firma di Riccardo Bellofiore, Guglielmo Forges Davanzati e Riccardo Realfonzo.
3 Claudio Napoleoni, Critica ai critici, in «La Rivista trimestrale», 4, 1986.
4 Per i critici meno frettolosi, ci permettiamo di segnalare un primissimo passo in questa direzione, compiuto da uno degli autori del presente articolo: E. Brancaccio, Un modello di teoria monetaria della produzione capitalistica. Una bozza preliminare del saggio è stata presentata al recente convegno Aispe di Palermo, ed è scaricabile dal sito: www.unipa.it/aispe/ papers/Brancaccio.doc.