Le ragioni di un commiato
LA DISCUSSIONE
Pietro Ingrao
Cari compagni,
prima di tutto in questo momento di decisioni difficili sul futuro, mi sembra opportuno esprimere un breve giudizio sul passato. Ritengo che, nei suoi cinque anni di vita, la «rivista» abbia svolto un lavoro largamente positivo: di analisi e di lotta.
Soprattutto penso a due cose: l'ampio, ricco lavoro di analisi che la «rivista» ha svolto dei processi che hanno portato alla dottrina della guerra preventiva e alla decisione di invadere l'Iraq, insieme con uno studio dei processi complicati in quel mondo islamico in cui contemporaneamente si sviluppano movimenti di difesa nazionale e terrorismo. Inoltre la «rivista» ha colmato vuoti seri nella pubblicistica politica nazionale. Forse più tormentata, ma coraggiosamente anticipatrice, è stata la ricerca sui caratteri e sull'azione della nuova destra italiana e sui suoi nessi con le mutazioni sociali in atto in Europa.
Io forse avrei preferito una maggiore varietà nelle forme di scrittura, e al tempo stesso una differenziazione più marcata tra le diverse parti (forse anche rispetto al linguaggio) della «rivista». Ma questo forse è un giudizio che obbedisce a miei gusti un po' antiquati. Conta la battaglia limpida che la «rivista» ha fatto per la costruzione in Italia di una nuova sinistra sociale e contro la deriva centrista che ha investito il cammino dei Ds e di gruppi del sindacato.
Questo per il passato. Per il futuro- secondo me - prende urgenza il lavoro per la costruzione di un nuovo soggetto politico - per così dire - di sinistra radicale. Ritengo pesantemente negativo il processo - tuttora in atto - di frantumazione delle forze della sinistra avanzata. Temo che da questa frantumazione vengano danni, che rischiano di indebolire non solo la capacità di azione, ma anche il senso innovatore dei movimenti a cui abbiamo guardato con grande speranza.
Su questo problema ritengo - ma forse mi sbaglio - che la «rivista» debba svolgere un lavoro più intenso, sviluppando una più netta iniziativa per la costruzione di un nuovo soggetto collettivo. Ne derivano per me un dialogo più impegnativo con Rifondazione comunista, e anche l'opportunità di una spinta, di uno stimolo per un'intesa di lavoro fra gli organi di stampa della sinistra («manifesto» e «Liberazione» prima di tutto). Insomma chiederei alla «rivista» di sviluppare un lavoro più marcato e più intenso, volto alla costruzione di un soggetto politico nuovo (italiano e - per quanto possibile - europeo). Questa esigenza è resa più forte dalla grave sconfitta che abbiamo subito in questi giorni in America a seguito della vittoria di Bush; e ad essa purtroppo si aggiunge la grave crisi delle forze palestinesi di liberazione. Temo che questi eventi rendano più deboli le speranze di sconfiggere l'imperialismo americano e di avviare una riscossa unitaria della sinistra in Europa. Mi auguro di essere troppo pessimista in questa mia valutazione degli attori in campo. Soprattutto questi eventi rafforzano il bisogno di un'iniziativa per una unità della sinistra in Europa. Forse in Italia la crisi e le difficoltà che sembrano investire l'alleanza di destra aprono possibilità più favorevoli per la riscossa delle forze democratiche nel nostro Paese.
Siamo a un nuova tappa. Mi spiace che l'età assai avanzata mi tolga forze per partecipare pienamente a queste nuove prove. Mi auguro che si realizzi una fase nuova della «rivista», adeguata a questo inasprirsi dello scontro. Mi scuso con voi se non riuscirò a dare un contributo utile a queste nuove tappe della lotta e alla presenza in campo della «rivista».