numero  53  settembre 2004 Sommario

Lettera ai compagni della «rivista del manifesto»

IL FUTURO È ALLE NOSTRE SPALLE?
Zvi Schuldiner  

Cari compagni della «rivista», seguo costantemente la politica europea e italiana, in particolare tutto ciò che è legato ai processi in corso nella nostra regione e con ancora maggiore attenzione a seguito dell'intensificarsi della crisi delle prospettive di pace tra palestinesi e israeliani.
Dopo la mia ultima visita in Italia, sono più sconcertato del solito. Posso capire la linea politica di Berlusconi e Fini, fedeli compagni di strada della politica americana del presidente Bush. E il loro sostegno all'esplicito appoggio americano alla politica di Sharon, `un uomo di pace' agli occhi di Bush.
Ma dov'è l'altra Italia? Devo confessare che mi sento un po' `democristiano e socialista'. Sì, non serve che mi spieghiate la politica interna dell'Italia, ma devo dire e ricordarvi che c'era una volta un'Italia, che con Andreotti, Craxi, Moro, oltre che col Pci di allora, aveva una politica estera che fu in certe occasioni indipendente e in certe altre apportò un enorme contributo al processo di pace in Medio Oriente.
Dov'è l'Italia del 1980, che portò alla Dichiarazione di Venezia? Sì, fecero arrabbiare l'Israele ufficiale ma l'Italia di allora - con Andreotti che guardava al processo e non soltanto a ciò che avviene in una determinata ora o minuto -, unita ad altre forze europee, portava a un riconoscimento internazionale dei diritti nazionali palestinesi senza negare il diritto di Israele alla esistenza, come paese indipendente, sovrano e sicuro.
Sì, Andreotti e Craxi fecero arrabbiare i nostri governanti, ma fecero un grosso passo nella stessa direzione che oltre tredici anni dopo avrebbero intrapreso anche Rabin e Peres in Israele e Arafat e il suo seguito in seno al popolo palestinese.
Se non sbaglio, c'erano in passato partiti e personalità politiche che appoggiavano la pace e il pacifismo nella regione. Dove sono oggi?
Forse D'Alema, Rutelli, Fassino sono andati in esilio? Come è possibile che non si senta nessuna voce seria dell'opposizione di centro-sinistra sul Muro dell'odio, sulla decisione della Corte internazionale di Giustizia?
Non hanno niente da dire di fronte ai brutali attacchi al popolo palestinese nei territori occupati? Non potrebbero dire almeno un po' ciò che si dice in Israele - e non solo tra i circoli della sinistra radicale - contro la politica della terra bruciata, delle uccisioni mirate, della continua espansione degli insediamenti, della tragedia che sta creando il Muro? Totalmente muti, sembrano la migliore espressione di una sinistra che ha perso ogni senso dell'identità e teme persino di far sentire le critiche più moderate verso una politica avventuristica, che non danneggia solo i palestinesi; ma avrà conseguenze disastrose anche per gli stessi israeliani. Se la loro linea è quella dell'alleanza con il laburismo israeliano, sarebbe meglio che stiano attenti a non fare la fine del nostro, piuttosto irrilevante, `laburismo'.
Sì, scrivo da pacifista di sinistra cosciente della nostra debolezza e che ha bisogno dell'appoggio e della solidarietà internazionali per costruire un futuro migliore; ma forse l'identità del centro-sinistra è stata distrutta a tal punto che hanno perso la voce? Basterà Prodi a ricondurli finalmente su una linea politica più chiara, con dei principi e senza balbettii?
La sinistra italiana non pensa a nessun tipo di sostegno allo sviluppo della pace o ha completamente dimenticato la sua identità?
Con un sincero dubbio e una profonda nostalgia per leaders con una politica estera come Andreotti e Craxi, vi saluto cordialmente.
Zvi Schuldiner

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