Usa: le presidenziali al giro di boa
FACCIA A FACCIA DEAN-NADER
John Nichols
Un anno fa, quando ha cominciato a prender piede la campagna di Howard Dean come outsider per la nomination dei Democratici alle presidenziali, Ralph Nader aveva dimostrato quanto meno un certo entusiasmo per la sua impresa, spingendosi addirittura a indicare che la sfida del governatore del Vermont all'establishment del partito rappresentava per molti aspetti un'amplificazione della sua stessa denuncia del progressivo allontanamento dei democratici dai loro principi fondamentali. Da parte sua, il candidato Dean era stato molto più generoso di tanti altri democratici quando si trattava di elogiare l'incessante impegno quarantennale di Nader nell'attaccare gli interessi costituiti. L'ex governatore del Vermont si era addirittura spostato dalle sue vecchie posizioni centriste verso quelle che potrebbero essere chiamate posizioni `naderiane' su problemi quali il libero scambio e la regolamentazione del potere delle corporations. Così facendo, si era guadagnato le simpatie di non pochi militanti che avevano sostenuto Nader nella campagna presidenziale del 2000, soprattutto nei campus universitari.
Fra i sostenitori di Dean si ventilava addirittura l'ipotesi che, se il loro candidato si fosse aggiudicato la nomination dei democratici, Nader avrebbe potuto anche rinunziare a ripresentarsi come terzo candidato alle presidenziali del 2004. Tutto questo appartiene al passato e adesso siamo nel presente - un presente in cui Dean si è trasformato in un entusiasta sostenitore di John Kerry, mentre Nader sta organizzando una sfida indipendente sia a Kerry che al presidente repubblicano George W. Bush. E, come dimostra questo dibattito tra Dean e Nader trasmesso dal programma Justice Talking [Parliamo di giustizia] sulla Npr (National Public Radio) i due `cani sciolti' non si vedono più tanto di buon occhio.
- Eri un ribelle che adesso ha acconsentito a trasformarsi in un detersivo per ripulire i panni sporchi del Partito democratico - ha detto Nader a Dean, che nella trasmissione sembrava sostenere che il paladino dei consumatori avrebbe dovuto rinunziare alla sua candidatura indipendente e sostenere invece il ticket dei democratici. E Dean ha replicato: - Quello che vedo in questa candidatura (di Nader) è il meglio che diventa nemico del bene.
E via di questo passo.
- Il Partito democratico non ha il coraggio di attaccare l'amministrazione Bush come facciamo noi - ha dichiarato Nader, sottolineando la posizione costante e netta contro la guerra della sua campagna elettorale e il suo attacco senza riserve contro l'influenza delle grandi corporations come sponsor e lobbisti elettorali.
- Tutto questo non aiuterà il movimento progressista in America - ha lamentato Dean, che ha fatto del suo meglio per sostenere che Kerry è un legittimo portabandiera del movimento di Nader, aggiungendo; -Vorrei proprio che tu fossi della nostra squadra, Ralph, perché abbiamo bisogno di te.
Chiunque si fosse immaginato che Dean e Nader sarebbero riusciti a trovare un qualche terreno d'intesa in vista della `grande corsa' del prossimo autunno, è rimasto amaramente deluso dalla trasmissione. La verità è che nessuno che abbia seguito assiduamente quest'anno la campagna di Nader si aspettava che avrebbe fatto un passo indietro, accettando la proposta di Dean. Anche se Nader ha ammesso di essere rimasto positivamente impressionato da molti aspetti della campagna iniziale di Dean, non si può dire che i due siano mai stati due anime gemelle sul piano ideologico. Nader era, ed è tuttora, molto più vicino a Dennis Kucinich, copresidente del Cpc (il gruppo dei parlamentari progressisti al Congresso).
Più che offrire un dialogo approfondito sulla possibilità di costituire un fronte unitario contro l'elezione di Bush, il confronto Nader-Dean è servito a ricordare che, anche se Nader e molti Democratici hanno posizioni politiche comuni su problemi che vanno dall'opposizione alla guerra al sostegno al commercio equo, all'assistenza sanitaria e sociale unificata e al finanziamento pubblico delle campagne elettorali, non hanno comunque raggiunto nessuna intesa sulla necessità di cooperare nella situazione politica immediata.
Certo, non si può accusare Dean di non essersi impegnato a fondo, visto che ha accettato il confronto con Nader nell'ambito di una iniziativa a più ampio raggio dei sostenitori di Kerry per raggiungere gli elettori tendenzialmente di sinistra, che potrebbero non ritornare all'ovile democratico. Dean non ha esplicitamente accusato Nader di essere il responsabile della sconfitta di Al Gore alle presidenziali del 2000, ma certo ha lasciato capire che la candidatura di Nader potrebbe costare a Kerry la presidenza nelle prossime elezioni.
Definendo la minaccia di un secondo mandato di Bush come «una calamità catastrofica», l'uomo che con la sua candidatura aveva scosso l'apparato del Partito democratico quasi quanto Nader, ha dichiarato: - Quando la casa va a fuoco, non è il momento per sistemare i mobili. Certo, ha riconosciuto Dean, ci potevano anche essere delle divergenze tra lui e Kerry su certi temi, ma poi ha sostenuto con passione lo slogan «i progressisti devono unirsi tutti per sostenere Kerry».
Nader non si è lasciato convincere. A più riprese, il candidato indipendente ha mitragliato un elenco di battute velenose contro Kerry - «clone delle imprese», «il male minore», ecc. Ha poi ricordato all'uomo del Vermont che era stato lui stesso a dirlo, all'inizio delle primarie.
Nader ha spiegato che preferiva «Howard Dean prima versione», l'uomo che lo scorso anno aveva attaccato a spada tratta l'apparato del partito, rispetto a `Howard Dean due', cui ha rivolto l'accusa di fare il portatore d'acqua a quello stesso apparato.
Come era prevedibile, gli animi si sono scaldati.
Dean ha accusato Nader di vendere «sciocchezze», e ha poi osservato che un gruppo fondato dallo stesso Nader, il Public Citizen, aveva plaudito alle posizioni di Kerry su molti dei problemi che stanno a cuore ai progressisti. Dopo qualche altra frecciata contro Nader, Dean ha dichiarato - Non sono qui per macchiare la reputazione di Ralph Nader.
A quel punto, un divertito Nader ha interloquito: - eh no, certamente che no!
A quel punto la folla rideva senza ritegno.
Ma Dean è rimasto serio, concentrato sul suo messaggio. -Ti chiedo di non voltare le spalle alla tua tradizione - ha esclamato rivolto a Nader. Pochi minuti dopo Dean ha attaccato la candidatura indipendente suggerendo senz'altro di rinunciarvi, facendo riferimento ad alcune notizie secondo cui, nel suo tentativo di arrivare al ballottaggio, la campagna di Nader aveva accettato il sostegno di gruppi religiosi di destra, l'Oregon Family Council 1. - Non si cambia questo paese andando a letto con gruppi di destra anti-omosessuali pur di arrivare al ballottaggio - ha insistito Dean.
Nader ha denunciato gli sforzi dei democratici di escluderlo dai ballottaggi. Dean ha continuato a chiedere a Nader di rinunziare all'appoggio dell'Oregon Family Council e di altri gruppi di destra che, a quanto pare, avrebbero sostenuto la sua candidatura.
Rinunzia al loro appoggio! - ha intimato l'uomo del Vermont.
Va bene, ci rinuncio - ha replicato Nader. Ma poi ha rilanciato a Dean la richiesta di rinunziare all'appoggio delle grandi aziende che hanno elargito generose donazioni ai Democratici, se incriminate; il governatore del Vermont ha accettato. Poi Dean ha cominciato a parlare di qualcun altro che Nader dovrebbe lasciar perdere. E, quando tutto è finito, né Nader né Dean erano riusciti a spostare le reciproche convinzioni più che tanto.
La domanda più interessante non è stata mai posta, e ovviamente non ha mai ricevuto risposta: Nader avrebbe ritirato la sua candidatura, se fosse stato Dean a conquistare la nomination dei Democratici?
Ma noi sappiamo qual è il consiglio che Dean vorrebbe dare a Nader. Allorché la presentatrice di Justice Talking, Margot Adler, ha cercato di alleggerire la tensione chiedendo il consiglio di un ex concorrente a un candidato ancora in corsa, Dean ha detto che Nader dovrebbe «smorzare i toni».
Nader si è concesso un sorriso, commentando: - Onestamente mi aspettavo di peggio.
note:
© The Nation 2004. Con il titolo Dean Debates Nader, l'articolo di John Nichols è apparso su «The Nation» del 19 luglio 2004. I tempi stretti della pubblicazione di questo articolo, e degli altri tradotti in questo fascicolo, hanno impedito di richiedere le autorizzazioni d'uso. «La rivista del manifesto» se ne rammarica e si dichiara disponibile a onorare i diritti relativi.
1 L'accusa di Dean è velenosa. L'Oregon Family Council, di Portland, è una organizzazione di cattolici integralisti che promette appoggio a tutti i candidati che risponderanno affermativamente alle seguenti domande: 1. Aborto: Sei per la vita? Cioè ti opponi alla legalizzazione dell'aborto? 2. Diritto dei genitori: Darai il tuo sostegno a una legge che, prima di permettere l'aborto a una minorenne, obblighi che ne vengano avvertiti i genitori o i tutori legali? 3. Matrimonio: Darai il tuo sostegno a una legge costituzionale che definisca matrimonio soltanto l'unione fra una donna e un uomo? 4. Omosessualità: Sei d'accordo che agli omosessuali non venga riconosciuto lo status di minoranza protetta? 5. Economia: Nelle attuali condizioni di declino economico darai il tuo appoggio a una politica di limitazione del bilancio pubblico e della spesa pubblica? 6. Scelta scolastica: Darai il tuo appoggio a una politica di buoni scuola da riconoscere agli studenti quale che sia la loro scelta, per la scuola pubblica, privata o religiosa? (NdRM).
John Nichols
è il corrispondente di «The Nation» da Washington
e uno dei suoi maggiori editorialisti.
(traduzione di Rita Imbellone)