numero  53  settembre 2004 Sommario

Usa: le presidenziali al giro di boa

LA RIMOZIONE DELLE CLASSI
Robert Kuttner  

La classe sociale è uno dei temi più esplosivi nella politica americana. E come qualunque esplosivo, può trasformare drammaticamente lo scenario - oppure scoppiare in faccia a chi lo maneggia.
Ci sono molti più salariati che investitori ricchi e magnati delle multinazionali, ma la destra politica ha fatto a proprio vantaggio un uso molto più efficace della solidarietà di classe rispetto alla sinistra liberale. Agli americani piace pensare al proprio paese come a una sconfinata e aperta terra delle opportunità. Quasi tutti si considerano middle-class, e quasi tutti si sentono a disagio a ragionare in termini di classe. È il ricco che ragiona e agisce secondo gli interessi di classe.
La presidenza Bush ha accentuato una tendenza già cominciata con Ronald Reagan: aumentare le disuguaglianze favorendo chi sta più in alto. Questo cambiamento è stato portato avanti non solo attraverso le politiche fiscali ma anche con i tagli alla spesa sociale e con le modifiche dei regolamenti che facilitavano l'arricchimento personale di dirigenti d'impresa e dei circoli finanziari a spese di lavoratori comuni e piccoli investitori, e ostacolavano l'accesso della gente comune a scuole, case e un'assistenza sanitaria decenti. Questa è certamente guerra di classe, ma a senso unico.
Durante la sua presidenza, il salario del lavoratore comune è rimasto indietro rispetto all'inflazione. Circa il 77% dei dollari risparmiati dai tagli fiscali sono andati al 20% più ricco. Molti lavoratori hanno perso assicurazione sanitaria e copertura pensionistica. Questo cambiamento politico non è solo avvenuto; è stato concertato con le espressioni organizzate del mondo degli affari.
Sareste portati a pensare, perciò, che i Democratici potrebbero puntare la loro campagna elettorale sulla responsabilità dei Repubblicani in questa asimmetria di costi e benefici. Ma l'impresa è più tortuosa di quanto sembri. Dato che persino il più povero degli elettori si considera middle-class, chiunque parli di abbienti e non-abbienti potrebbe far pensare a una politica assistenziale.
Mentre John Edwards parla coraggiosamente di due Americhe, John Kerry invoca sempre «la middle-class». Non che Kerry sia contrario ai programmi in favore dei poveri, ma sono i sondaggi a mostrare chiaramente che se si esaltano i poveri, poi bisogna fare i conti col fatto che la maggior parte degli americani si considera middle-class. Anche se i singoli elettori possono essere colpiti dal fatto che i posti di lavoro si spostano in India o alle scuole mancano i fondi necessari, o la copertura sanitaria si volatilizza, questo è un paese in cui la maggior parte dei votanti non percepisce il ricco come classe. È un paese dove quasi tutti vorrebbero essere ricchi.
Il paradosso è che quando i Repubblicani tentano di stigmatizzare John Edwards perché è un ricco avvocato, vanno contro corrente a questa mentalità. In realtà, John Edwards era un ragazzo povero che ha fatto fortuna e ha poi usato le sue competenze giuridiche per aiutare molte persone a ottenere il rispetto dei propri diritti. Se fosse stato un giurista specializzato in diritto d'impresa invece che il difensore di semplici cittadini, sarebbe stato il tipico arrampicatore sociale repubblicano. Ma proprio perché quasi tutti si identificano come membri delle classi alte, nella politica progressista americana non si guadagnano consensi colpendo i ricchi. Secondo una ormai famosa ricerca intitolata Homer accetta il taglio delle tasse 1, il politologo di Princeton Richard Bartels ha dimostrato che persino i poveri hanno sopportato i tagli fiscali a favore dei ricchi perché speravano di poterne trarre qualche vantaggio.
In America una politica di classe è resa ancora più complicata dalle questioni sociali. Se tra il programma di Kerry e quello di Bush ci fosse un confronto pulito, Kerry avrebbe la vittoria assicurata. Ma moltissimi elettori della classe lavoratrice sono socialmente conservatori, e il conservatorismo di Bush su temi come fede, famiglia e patria tende a oscurare il fatto che il suo programma colpisce i loro interessi. Bush e Kerry provengono entrambi dall'élite economica ma Bush, nonostante il suo programma favorevole alle classi alte, si traveste da cittadino comune.
Degli ultimi presidenti Democratici, Clinton è quello che meglio aveva capito queste dinamiche. È riuscito a combinare la politica del `mettere al primo posto la gente', che conciliava gli interessi degli elettori della middle-class, con quelli dei poveri. Affermando che la gente che lavora sodo e rispetta le regole non dovrebbe essere povera, ha accreditato un populismo economico socialmente tradizionalista e sicuramente middle-class.
Nessun presidente moderno dovrebbe essere più vulnerabile di George Bush rispetto al fatto di non aver sostenuto gli interessi economici dell'americano comune. Ma finora i Democratici sono stati più attenti alla problematicità del tema delle classi che al suo potenziale politico. Il fatto che Kerry, a questo punto della campagna, stia combattendo Bush solo sul tema del pareggio del bilancio pubblico fa capire che i Democratici devono lavorare ancora molto per far uscire allo scoperto la questione, molto poco americana, delle classi.


note: © Copyright 2004 The New York Times Company. Con il titolo The Hidden Issue of Class, l'articolo di Robert Kuttner è apparso su «The Boston Globe» del 21 luglio 2004. «la rivista del manifesto» si rammarica di non aver potuto chiedere l'autorizzazione a tradurre e si dichiara disposta a onorare i diritti dei detentori.
1  Homer Simpson è il capofamiglia di The Simpsons (versione italiana, La famiglia Simpson), il notissimo cartoon che ha immortalato, e ironizzato, il senso comune e i tic della famiglia middle class americana (NdRM). Robert Kuttner, cofondatore, co-editor e presidente di «The American Prospect», collabora regolarmente a «The Boston Globe» (traduzione di Francesca Buffo)


Inizio Sommario