Nuova strategia nucleare in Usa
L'ATOMICA NELLO ZAINO
Angelo Baracca
Il pericolo di una guerra nucleare è molto più concreto oggi di quanto non fosse negli anni della Guerra fredda: è un pericolo peraltro che non proviene dall'Iran o dalla Corea del Nord (così come ieri non proveniva dall'Iraq), ma direttamente dagli Stati Uniti e da Israele. Per quanto riguarda la proliferazione orizzontale, è palese che la massima responsabilità ricade sugli Stati Uniti. Infatti, dall'inizio dell'era nucleare, la Casa bianca non ha mai cessato di incoraggiare progetti militari nucleari (talvolta velleitari) in un gran numero di paesi (aggirando le stesse leggi federali e il controllo del Congresso, tramite triangolazioni attraverso paesi terzi), con la presunzione di sempre, vale a dire che gli Stati Uniti siano autorizzati a fare tutto ciò che risulti conveniente per i propri interessi, e in particolare quello che denunziano come fuori legge per gli altri paesi. E così hanno deciso di dare la bomba prima di tutto a Israele, che già disponeva del know how, dato che i fisici ebrei erano stati in primo piano nel Progetto Manhattan, ma era stato necessario passare attraverso la Francia, dato che Israele non disponeva della struttura industriale necessaria. Allorché Israele costruì la bomba francese, i test nucleari nel Sahara del 1960 erano stati in realtà esperimenti congiunti franco-israeliani, e successivamente Parigi aveva costruito la centrale nucleare di Dimona, laddove è stato realizzato l'arsenale di Israele. Da allora la politica di proliferazione della Casa bianca si è diffusa in tutto il mondo. «E così la logica infernale della deterrenza nucleare ha indotto gli americani a dare la bomba atomica all'India in modo che non fosse minacciata dalla Cina; a fornire ordigni nucleari al Pakistan, onde proteggerlo dall'Afghanistan; a rafforzare il potenziale nucleare della Cina in modo che non venisse attaccata dall'Urss; a fornire la bomba atomica a Taiwan onde controbilanciare la potenza cinese; a dare la bomba al Giappone onde proteggerlo dalla Cina, e dalla Corea del Nord e del Sud; e a darla anche alla Corea del Sud, onde proteggerla dalla Corea del Nord 1.» Il mondo di `proliferazione' estremamente pericoloso che abbiamo ereditato è opera degli Stati Uniti.
D'altro canto, Washington punta molto sulla proliferazione verticale: nonostante una consistente riduzione numerica del suo ridondante arsenale strategico, nella realtà dei fatti è impegnata nel più grande sforzo di tutti i tempi per rinnovarlo con testate nucleari completamente nuove. Possiamo individuare come minimo due ragioni principali e interconnesse di tale situazione. In primo luogo, l'impiego di testate nucleari sembra sempre più conveniente nelle azioni militari che Washington sta pianificando e combatterà nel futuro. In realtà le operazioni belliche dell'ultimo decennio hanno dimostrato che il rapporto `costo-benefici' dei proiettili con esplosivi convenzionali guidati da meccanismi di alta precisione era eccessivamente elevato (per alcuni bersagli si richiede l'impiego di vari sistemi d'arma): ciò ha incentivato la ricerca di nuove armi nucleari che fossero politicamente accettabili per la loro bassa potenza e radioattività residua. Tale finalità è strettamente connessa ad un'altra, quella di annullare la distinzione vigente tra armi nucleari e armi convenzionali 2, nell'intento di legittimare l'impiego di armi nucleari nei conflitti convenzionali, o di abbassare la soglia di un conflitto nucleare, senza una violazione formale dei trattati esistenti. In questo contesto va interpretata la decisione di Bush del marzo 2002 di autorizzare lo sviluppo di nuove testate nucleari a bassa potenza e a grande penetrazione.
La folle bramosia di egemonia militare di Washington, fondata sulla logica di un `attacco preventivo' sta costruendo un immenso sistema offensivo, con lo spiegamento dello scudo antimissile e lo sviluppo di armi di distruzione di massa di ogni tipo, ivi comprese quelle chimiche e batteriologiche, mentre boicotta entrambe le Convenzioni che vietano l'uso di tali armi con la sua irremovibile opposizione a qualsiasi ispezione: quelle stesse ispezioni che pretende di imporre agli `stati canaglia', le cui armi denunzia come fuorilegge ancor prima che venga dimostrata la loro esistenza.
In questo momento sono in fase di elaborazione e di verifica nuovi metodi di `guerra di distruzione indiscriminata e di massa' in quello che è considerato un contesto bellico `convenzionale'; si sondano anche le possibili reazioni internazionali a tali metodi (che in realtà sono risultate estremamente deboli). Ad esempio, gli estesi bombardamenti degli impianti chimici a Panchevo e Novi Sad durante la guerra dei Balcani, nella realtà dei fatti hanno prodotto sulle popolazioni civili effetti molto simili a quelli di una guerra chimica vera e propria 3. Nel caso di proiettili a uranio impoverito, sembra quanto meno allarmante il fatto che, sebbene siano stati sviluppati molto tempo addietro, non siano stati usati su larga scala fino al crollo dell'Unione Sovietica, a cominciare dalla guerra del Golfo del 1991.
È opportuno sottolineare che i progressi e l'impegno militare di Washington inducono la Cina e la Russia (per quanto rientra nelle sue possibilità), oltre a quei paesi che si sentono minacciati, a fare di tutto per elaborare validi mezzi di deterrenza, come le armi di distruzione di massa. Sia Mosca che Pechino stanno effettuando test nucleari sub-critici: dietro allo scontro fra l'aereo spia americano Ep-3 con un intercettore cinese nell'aprile 2001, c'era l'intenzione di controllare se Pechino stesse preparando un esperimento nucleare nella regione di Lop Nur 4.
Nanotecnologia e micro-nukes della `quarta generazione'
Non sussiste alcun dubbio sul fatto che i grandi laboratori di armi nucleari negli Stati Uniti stiano mettendo a punto una ricerca d'avanguardia per realizzare una generazione completamente nuova di `micro-nukes'. Il carattere e i risultati di tali progetti, naturalmente, sono estremamente riservati, per cui è giocoforza limitarsi alle ipotesi. Ma un certo numero di segni induce a convergere su conclusioni estremamente preoccupanti. In ogni caso è sicuro che, dopo la firma Ctbt nel 1996 (il trattato per la moratoria nucleare globale) - che gli Stati Uniti hanno deciso definitivamente di non ratificare nel 1999 -, Washington ha portato avanti un impegno senza precedenti per la simulazione di test nucleari e per realizzare una nuova generazione di testate nucleari. Gli esperimenti nucleari francesi del 1995 erano stati effettuati per conto degli Stati Uniti, con cui Parigi aveva stipulato un accordo segreto per lo scambio di dati, allo scopo di sperimentare una testata a potenza variabile 5. Un progetto gigantesco per l'effettuazione di test nucleari virtuali, utilizzando i velocissimi super-computer 6, prevede la spesa di sessantasette miliardi di dollari nell'arco di quindici anni (quasi il triplo del costo del Progetto Manhattan o del Progetto Apollo): la spesa annuale di 4,5 miliardi di dollari supera la spesa media di 3,7 miliardi degli anni della guerra fredda. Un secondo progetto prevede una National Ignition Facility (Nif), in cui i 192 laser dovrebbero simulare il calore generato da un'esplosione termonucleare: sarà un impianto a scopi multipli, dedicato a progetti nucleari completamente innovativi. Inoltre, gli Stati Uniti non sono i soli a portare avanti tali progetti: la Gran Bretagna lavora ad un progetto da 2 miliardi di sterline (pari a 3 miliardi di dollari) ad Aldermaston per costruire super-computer e testate nucleari a bassa potenza 7; la Francia sta realizzando un sistema combinato composto da un super-computer e di un apparato radiografico gigante, dal nome di Airix (operativo fin dal settembre 2000) per studiare il comportamento dei materiali esposti ad una esplosione, e il più grande laser del mondo, il Mégajoule, dotato di ben 240 raggi laser per riprodurre le condizioni fisiche della fusione termonucleare 8. Sarebbe strano se tutti questi progetti non fossero correlati con quelli degli Stati uniti.
Si stanno perfezionando tutti i preparativi per elaborare, sperimentare ed utilizzare nuove armi nucleari in condizioni controllate, con lo scopo precipuo di realizzare testate nucleari miniaturizzate a bassa potenza e a grande penetrazione.
La nuova frontiera delle nanotecnologie apre prospettive radicalmente innovative a proposito di armi nucleari: la nanotecnologia è la scienza che progetta strutture microscopiche in cui i materiali e le loro correlazioni sono elaborati e controllati atomo per atomo (su distanze di 10-9 m a fronte di 10-6 m della microelettronica, con una differenza dell'ordine di 1000 atomi): in realtà la nanotecnologia è nata un decennio or sono per l'appunto nei laboratori di armi nucleari, e ha un vastissimo campo di applicazioni, sia nelle armi convenzionali (si pensi ai nuovi attuatori, trasmettitori e sensori ad alte prestazioni e alle nuove componenti elettroniche) che nelle armi nucleari 9.
In quest'ultimo settore, un primo campo di applicazione consiste nel migliorare i tipi di testate esistenti: occorrono meccanismi di arma e di innesco estremamente robusti e sicuri per le armi nucleari, quali i proiettili atomici di artiglieria, in cui l'esplosione nucleare e il suo innesco (trigger, grilletto) sono sottoposti a valori estremi di accelerazione, e le componenti cruciali devono essere delle dimensioni più ridotte possibili. Anche la progettazione delle testate - che dovranno detonare dopo essere penetrate nel terreno per varie decine di metri - richiede un qualche tipo di meccanismo a penetrazione attiva, per cui è necessario che l'involucro nucleare e tutte le componenti siano in grado di resistere a condizioni estreme di sollecitazione fino alla detonazione della testata.
Ma le prospettive più allarmanti riguardano l'applicazione della nanotecnologia allo sviluppo di nuovi tipi di esplosivi nucleari, la cosiddetta `quarta generazione' di armi nucleari a bassissima potenza 10, che possono essere elaborate in perfetta conformità con il Ctbt, avvalendosi di impianti di fusione inerziale limitata quali il Nif o il Mégajoule,e altre tecnologie avanzate che sono in fase di elaborazione attiva in tutti i principali Stati nucleari e in altre grandi potenze industriali, quali la Germania e il Giappone. È una prospettiva da incubo, dato che tali dispositivi potrebbero avere peso e dimensioni dell'ordine di pochi chilogrammi o pochi litri, e una bassa potenza, che va da una frazione di una tonnellata fino a decine di tonnellate equivalente di `alto esplosivo': vale a dire mille e cento volte inferiore rispetto alle testate nucleari tradizionali, la cui potenza ha un limite minimo dell'ordine del kiloton (mille chilogrammi di equivalente esplosivo), a causa della `massa critica' necessaria per innescare la reazione a catena.
Un progresso così spettacolare comporterebbe una vera e propria rivoluzione negli armamenti nucleari e nelle strategie relative, «e potrebbe determinare una relazione fra il loro impiego sul campo di battaglia e il volume della spesa per munizioni a uranio impoverito» 11. È importante cercare di fare il punto della situazione in questo settore.
Innanzitutto è necessario rilevare che, dal punto di vista fisico e tecnico, la realizzazione di tali armi è in conflitto con il limite minimo di potenza legato alla `massa critica'. È verosimile che sia stato costituito un qualche nuovo meccanismo o sia stato scoperto ed elaborato un nuovo tipo di processo nucleare a materia condensata, con accensione spontanea di una minuscola massa di `esplosione' a fusione. Se un tale processo non fosse già conosciuto e applicato, il presidente Bush non avrebbe potuto annunciare lo sviluppo di queste nuove micro-nukes. Nel gennaio scorso, infatti, i vari telegiornali hanno diffuso una dichiarazione molto esplicita: «Stiamo lavorando a un nuovo tipo di testata nucleare a bassissima potenza, in grado di distruggere i rifugi sotterranei più protetti». Dato che tale dichiarazione è stata rilasciata nel contesto della crisi irachena, è altamente probabile che tali testate siano già state sviluppate, almeno a livello sperimentale, e che siano stati effettuati dei test, anche senza arrivare a un loro impiego nell'invasione dell'Iraq (pare altamente improbabile che le armi nucleari che Washington nel dicembre 2002 aveva dichiarato di prevedere di utilizzare avessero una potenza dell'ordine dei kiloton, nella prospettiva di un'occupazione militare del paese per molti anni). Vi sono state anche voci sull'impiego di testate nucleari in Afghanistan.
Potrà essere opportuno ricordare che la legge Spratt-Furse vietava ai laboratori militari di mettere a punto testate nucleari inferiori ai 5 kiloton. Tale legge è stata abrogata l'estate scorsa, ma è evidente che era stata già aggirata: infatti, la testata a più bassa potenza riconosciuta ufficialmente da Washington, la cosiddetta B-11-62, con una potenza minima di 0,35 kiloton, pare che sia a potenza variabile (probabilmente è già stata collaudata negli esperimenti nucleari francesi del 1995).Se confermate, queste supposizioni implicherebbero che le guerre combattute negli ultimi dieci anni erano già delle guerre nucleari vere e proprie, anche se di nuovo genere.
Armi nucleari di nuovo genere
Nel contempo, un altro tipo esotico di `esplosivo' nucleare, sviluppato dal dipartimento della Difesa degli Usa, potrebbe attenuare ulteriormente la distinzione critica tra armi convenzionali e armi nucleari, e innescare una ulteriore corsa agli armamenti. Questa tecnologia non implica né la fissione né la fusione nucleare, ma agisce stimolando la liberazione di energia da nuclei di alcuni elementi quali le radiazioni gamma, migliaia di volte superiori rispetto a quelle degli esplosivi chimici convenzionali 12. Infatti, i nuclei di alcuni elementi possono esistere in uno stato eccitato ad alta energia, o isomero .nucleare, che in tempi lentissimi decade a stato a bassa energia con l'emissione di raggi gamma: è il caso dell'Afnio -178 m2, la forma isomerica dell'Afnio -178, con una vita media di 31 anni. All'inizio è necessario `pompare' energia in tali nuclei, bombardandoli con fotoni ad alta energia (esattamente come nell'atomo gli elettroni possono essere eccitati allorché l'atomo stesso assorbe un fotone): a questo punto può un bombardamento con raggi X a bassa energia innescare il decadimento degli isomeri, e questo può essere un processo esplosivo. Tale processo sembra simile al meccanismo del laser, con il rilascio simultaneo dell'energia elettromagnetica `pompata' in uno stato di eccitazione prolungata degli atomi. Sono in corso ricerche miranti a scoprire processi poco costosi ed efficaci per la creazione dell'isomero di Afnio. A differenza dell'uranio, questo può essere utilizzato in qualsiasi quantità, poiché non richiede una `massa critica' per alimentare la reazione nucleare. L'esplosione a isomeri nucleari avrebbe l'effetto di liberare raggi gamma ad alta energia in grado di uccidere qualunque cosa vivente nella zona immediatamente circostante; avrebbe una bassa ricaduta radioattiva in confronto a un'esplosione a fissione, ma qualsiasi isonero non detonato verrebbe disperso sotto forma di piccole particelle radioattive, per cui questa sarebbe una bomba piuttosto `sporca'.
Questa tecnologia figura giù adesso nella lista delle tecnologie militari d'importanza critica del dipartimento della Difesa degli Usa, in cui leggiamo: «Una tale straordinaria densità di energia ha il potenziale di rivoluzionare tutti gli aspetti delle operazioni belliche». Le conseguenze a livello internazionale sono gravi e al momento imprevedibili.
Questa nuova prospettiva solleva inoltre non poche difficoltà in merito alla definizione di `arma nucleare'. «Definire un'arma nucleare può sembrare un compito abbastanza semplice, ma a livello dei trattati internazionali sugli armamenti si tratta di un'attività estremamente delicata. Eleanor Cody, della Commissione preparatoria del Ctbt, ammette che la sua organizzazione non dispone di una definizione giuridica delle armi nucleari. I trattati fanno riferimento soltanto ai `materiali fissili', quali l'uranio o il plutonio, che vengono utilizzati in tutte le armi nucleari esistenti 13.» L'Afnio-178m2 è classificato come sostanza radioattiva, in quanto emette radiazioni nucleari ionizzanti sotto forma di raggi gamma. Un portavoce del dipartimento della Difesa degli Usa asserisce che gli esplosivi a isomeri nucleari sarebbero più strettamente correlati alle armi convenzionali che non a quelle nucleari, e che eventualmente potrebbero essere inquadrati in una terza categoria. André Gsponer, dell'Istituto per la ricerca scientifica indipendente di Ginevra, ed altri sono convinti che qualsiasi arma in cui sia presente materiale radioattivo debba essere considerata un'arma nucleare ai sensi del diritto internazionale. Questo includerebbe gli esplosivi a isomeri nucleari, come pure i proiettili a uranio impoverito.
Come si vede, le speranze di un disarmo nucleare totale, ancorché graduale, sorte dopo il crollo dell'Unione Sovietica sono ormai svanite. Il pericolo di una guerra nucleare è più concreto che mai, anche a supporre che non sia stata ancora combattuta né in Iraq né in Afghanistan. Il movimento pacifista deve dichiarare l'eliminazione delle armi nucleari di ogni genere una delle sue massime priorità.
note:
1 Dominique Lorentz, Affaires nucléaires, Les Arènes, Parigi 2002 (pp. 169-170). La storia completa della politica di proliferazione della Casa Bianca deve essere ancora scritta : il saggio di Lorentz rappresenta un primo contributo chiarificatore.
2 Pascal Boniface, Washington rilancia la proliferazione nucleare, «Le Monde diplomatique/il manifesto», ottobre 2003.
3 I dati più recenti su Panchevo destano viva preoccupazione, si veda ad esempio Long Term Environmental and Health Effects, www.enn.com/news/wire-stories/2002/11/ 11052002/ap-48881.asp. D'altro canto, le bombe a frammentazione hanno provocato numerose vittime anche dopo la fine dei bombardamenti (come vedremo, vengono adattate ad armi batteriologiche). C'è chi sostiene che i prodotti chimici utilizzati per distruggere le piantagioni di coca in America latina siano in realtà un'arma chimica.
4 Bill Gertz, «Washington Times», 9 aprile 2001. Sembrerebbe che ci sia stata anche la conferma dell'effettuazione del test sub-critico: Bill Gertz e Rowan Scarborough, «Washington Times», 6 giugno 2001.
5 Dominique Lorentz, op. cit. pp. 567-568.
6 Christopher E. Paine, «Scientific American», settembre 1999; John Barry, «Newsweek», 20 agosto 2001.
7 «The Guardian», 18 giugno 2002.
8 Luc Allemand ce ne fornisce una descrizione particolareggiata in Mégajoule: le plus gros laser du monde, «La Recherche», n. 360, gennaio 2003, pp. 60-67. Ci pare interessante notare che il Commissariat à l'Energie Atomique sta elaborando una operazione di `seduzione' nei confronti dei fisici non militari, annunciando che l'impianto sarà dedicato almeno in parte a ricerche a scopi civili.
9 André Gsponer, From the Lab to the Battlefield? Nanothechnology and Fourth-Generation Nuclear Weapons, «Disarmament Diplomacy», n. 67, ottobre-novembre 2002.
10 Le armi nucleari di prima e seconda generazione sono le bombe atomiche e le bombe a idrogeno sviluppate negli anni quaranta e negli anni cinquanta, mentre quelle della terza generazione riguardano una serie di concetti elaborati dagli anni sessanta agli anni ottanta - ad esempio la bomba a neutroni, che non ha mai trovato una sua collocazione stabile negli arsenali militari.
11 André Gsponer, op. cit.
12 «New Scientist», 16 agosto 2003, pp. 4-5.
13 «New Scientist», cit., p. 5.
Angelo Baracca è professore di Fisica,
all'Università di Firenze
(Traduzione dall'inglese di Rita Imbellone)