numero  46  gennaio 2004 Sommario

Gli anni del `regno' di Tony Blair

IL NEW LABOUR AI RAGGI X
Susan Watkins  

I governi di centro-sinistra che hanno governato i paesi dell'area dell'Atlantico settentrionale fino all'inizio del nuovo millennio sono scomparsi praticamente tutti. Entro sei mesi dalla vittoria di Bush negli Usa, la coalizione dell'Ulivo è stata travolta da Berlusconi e da Forza Italia. L'autunno del 2001 ha visto la sconfitta dei socialdemocratici in Norvegia e Danimarca. Nell'aprile del 2002, il governo laburista guidato da Kok ha rassegnato le dimissioni a causa di un rapporto sulla complicità delle truppe olandesi nel massacro di Srebrenica. Il mese successivo Jospin subiva una cocente umiliazione arrivando terzo dietro Chirac e Le Pen alle presidenziali francesi, mentre la destra trionfava alle elezioni legislative. In Germania la coalizione fra Spd e Verdi manteneva la maggioranza per un pelo, salvata da provvidenziali inondazioni. Pur conservando il proprio tradizionale controllo sul paese, i socialdemocratici svedesi hanno perso la maggioranza assoluta e Persson è stato sconfitto nella campagna referendaria del 2003 per l'ingresso nella Zona Euro. In Grecia, dove il Pasok è stato all'opposizione per soli tre anni dal 1981, il governo di Simitis ha perso consensi mantenendo il primato con il 43,8 % a fronte del 42,7% dell'opposizione.
La Gran Bretagna ha rappresentato una notevole eccezione. Solo nel Regno Unito un governo di centro-sinistra resta saldamente in sella, con una maggioranza parlamentare perfino più ampia durante il secondo mandato e con un largo margine di vantaggio elettorale. Entrambe le caratteristiche del New Labour - la sopravvivenza a fronte della generale tendenza alle sconfitte elettorali in altri paesi e le dimensioni della propria supremazia in patria - ne fanno un'eccezione all'interno dell'area Ocse. Altrove, anche quando il governo è passato dal centro-sinistra al centro-destra, i blocchi elettorali sono restati relativamente stabili - per esempio, un solo punto percentuale di differenza rispetto a una situazione di parità, negli Usa. In Gran Bretagna, al contrario, il rovesciamento di fronte è stato molto più marcato. Le due travolgenti vittorie elettorali consecutive di Blair, nel 1997 e nel 2001, hanno prodotto la più ampia maggioranza parlamentare alla Camera dei Comuni dalla fine della seconda guerra mondiale: nel 2001 al New Labour sono stati assegnati 413 seggi, contro i 166 dei Conservatori e i 52 dei Liberaldemocratici. Perfino con il Regno Unito impantanato nell'occupazione dell'Iraq, il New Labour sembra destinato a compiere un'impresa storica conquistando un terzo mandato alle prossime elezioni nel 2005; e magari perfino un quarto mandato in seguito.
L'eccezione britannica solleva tre domande connesse tra loro, che devono essere analizzate in un contesto internazionale comparativo. Quali sono le ragioni della stabilità del governo di Blair? Come valutare l'operato del New Labour al governo? Quale dovrebbe essere la strategia di un'opposizione al New Labour?
In primo luogo, è necessario analizzare più da vicino i successi elettorali senza precedenti ottenuti da Blair, dato che le schiaccianti maggioranze parlamentari ottenute nascondono la reale geografia elettorale della Gran Bretagna. In termini assoluti, i 10.7 milioni di voti ottenuti dal Partito laburista sono di gran lunga inferiori agli 11.5 milioni ottenuti da Kinnock nella sconfitta elettorale del 1992. Meno di un votante su quattro (il 24% del totale dell'elettorato) ha espresso la propria preferenza per il governo Blair, mentre la percentuale dei votanti è crollata, da quello che già era un record negativo del 71% nel 1997, a un misero 59% nel 2001 1. Ci sono 2,8 milioni di elettori laburisti che si sono astenuti, provenienti dalle tradizionali zone industriali della Gran Bretagna, che quindi non hanno rappresentanza in Parlamento - gli agglomerati urbani del Tyne-and-Wear, di Manchester, del Merseyside, delle West Midlands, del Clydeside e del Galles meridionale. È lo zoccolo duro dell'elettorato laburista quello che è restato a casa. Gli elettori bianchi degli ex-distretti minerari, gli asiatici dei centri urbani degradati del Lancashire, in particolare i giovani al di sotto dei 25 anni, si sono dimostrati riluttanti di fronte all'accoppiata Blair-Brown. La partecipazione al voto è scesa al di sotto del 44% nei distretti elettorali attorno ai cantieri navali del Tyneside, agli squallidi agglomerati di case popolari di Glasgow e alle villette a schiera semi-diroccate di Salford e Leeds; e al di sotto del 35% nelle zone degradate attorno alle banchine di Liverpool 2. Se misurata in termini di disillusione dell'elettorato popolare, l'americanizzazione della politica britannica ha subito un'accelerazione drammatica durante il governo del New Labour, fino a livelli di astensionismo paragonabili a quelli statunitensi.
Pertanto, le schiaccianti maggioranze parlamentari ottenute da Blair non sono state il risultato dell'entusiasmo dell'elettorato, bensì l'esito di un sistema elettorale per cui chi vince `fa cappotto', e che ha enormemente amplificato il più impressionante fenomeno della politica britannica attuale: il collasso del Partito conservatore, per più di un secolo il tradizionale partito di governo del paese. Infatti, se il New Labour ha goduto di uno scarso sostegno, i voti per i Conservatori sono crollati: da un rispettabile dato attorno ai 14 milioni nel 1992, a 9.6 milioni nel 1997, fino alla misera cifra di 8.3 milioni nel 2001. In tutti i principali centri urbani, la nuova `Middle England' che era stato il sogno di Margaret Thatcher - impiegati del settore dei servizi non sindacalizzati e proprietari di case - ha abbandonato i Conservatori, votando per i Laburisti o restando a casa. I Conservatori hanno ottenuto solo due dei ventitre seggi parlamentari di Londra, uno dei venticinque seggi dell'area metropolitana di Manchester, nessuno nelle aree urbane delle regioni del Merseyside e del Tyne-and-Wear 3. Sono stati praticamente banditi dalla periferia celtica, conquistando un solo seggio in Scozia e nessuno in Galles. I loro attuali 166 parlamentari provengono dalle tradizionali roccaforti conservatrici, i sobborghi e le contee meridionali. In nessun altro paese europeo un partito di governo di destra ha subito un tale tracollo. Questa débacle è stata la precondizione per gli ultimi sei anni di dominio incontrastato del New Labour, per la sua egemonia senza spessore.
Il declino e le soluzioni Dietro questo rovesciamento dei ruoli nel sistema politico ci sono i cambiamenti economici e sociali prodotti da due decenni di riforme neoliberiste. Dal punto di vista storico, le radici del dominio dei Conservatori possono essere individuate nella particolare configurazione del capitale inglese emersa nel XVII e XVIII secolo, quando l'aristocrazia terriera, alleata ad un ceto di ricchi mercanti basati a Londra, divenne la prima classe capitalista europea, alla guida di un impero coloniale in espansione. Gli imprenditori delle industrie del Nord, apparsi sulla scena nei decenni in cui i ceti proprietari inglesi tremavano di fronte allo spettro della Rivoluzione al di là della Manica, non cercarono di sfidare questo blocco di potere guidato dai proprietari terrieri, anzi ci si allearono. Lo stato dei capitalisti-aristocratici - con al centro il ruolo decisivo della monarchia nel Parlamento- è rimasto intatto in tutte le sue principali e arcaiche caratteristiche fino alla fine del XIX secolo, strutturandosi attorno a un insieme di istituzioni egemoniche sempre più influenti: la Corona e le colonie, Whitehall e Westminster, la City, il potere giudiziario e le forze armate, le università e le scuole. È stato in grado di reggere l'impatto del suffragio universale. Coerentemente con la logica interna dell'ordine costituito, sono stati i Conservatori, con il loro retroterra decisamente imperiale e agrario, e non i liberali, più vicini ai ceti urbani e industriali, a emergere come il partito rappresentativo del capitale, necessario nell'ambito del sistema elettorale maggioritario uninominale, una volta che la classe lavoratrice aveva espresso una propria rappresentanza politica con la nascita del Partito laburista. Maestri nell'arte di governare, i Conservatori sono stati per la maggior parte del XX secolo i naturali rappresentanti politici dell'establishment.
All'inizio degli anni '60, questo blocco egemonico aveva già amministrato - con alcune brevi parentesi di governi laburisti - quasi un secolo di declino della Gran Bretagna a partire dal culmine della potenza imperiale. La `verifica' della Seconda guerra mondiale aveva rivelato una base industriale traballante e antiquata a causa di una carenza di investimenti, mentre la City cercava rendimenti più elevati all'estero, con il sostegno del Tesoro e della Banca d'Inghilterra. Il `lend lease' a rinchiudeva il Regno Unito in una dipendenza finanziaria da Washington. Per più di un decennio dopo il 1945, la dimensione del declino è stata mascherata: la lenta ricostruzione dei paesi europei e del Giappone devastati dal conflitto hanno consentito alla Gran Bretagna di adagiarsi in una relativa superiorità mentre Churchill lottava per tenere uniti i resti dell'Impero. Altrove le vecchie élites erano state distrutte e rinnovate dalla guerra e dall'occupazione americana; in Gran Bretagna l'ordine tradizionale, spinto dalla vittoria nel conflitto, continuava a dominare la scena. Negli anni '60, con la perdita di tutte le colonie e la sfida della Comunità economica europea all'orizzonte, divenne impossibile ignorare i sintomi della stagnazione.
Quattro tentativi di modernizzazione si sono succeduti nei quindici anni seguenti, tutti accomunati dalla battaglia contro il movimento sindacale. Pur meno influente, da un punto di vista politico, rispetto ai propri omologhi dei paesi dell'Europa continentale, quest'ultimo era caratterizzato da una determinazione e una coesione culturale all'interno del sistema consolidato dei rapporti di classe nell'industria britannica, che gli consentiva di esercitare una notevole influenza sulle condizioni di lavoro in fabbrica. Il programma di Wilson In Place of Strife b - che proponeva la riduzione dei diritti sindacali in cambio di un ruolo nei processi tecnologici e gestionali `cruciali' - non ottenne il sostegno del suo partito. Dopo il 1970, la strategia di Selsdon Park c di Heath - ingresso nella Cee insieme a stimoli fiscali e alla riduzione del potere del movimento sindacale - si scontrò con l'opposizione ferma dei sindacati. Il Labour, tornato al governo nel 1974, fu tra i primi ad adottare il programma monetarista del Fmi in una nazione industrializzata, con un nuovo attacco frontale ai sindacati considerati causa principale della disoccupazione e dell'inflazione. I tagli alla spese dello Stato di Callaghan devastarono le fasce più deboli dei lavoratori del settore pubblico; la resistenza di questi ultimi, e la reazione contro di essa, riportarono i Conservatori al potere.
Infine, con Margaret Thatcher, la modernizzazione è stata portata avanti a oltranza. La disoccupazione è stata mantenuta premeditatamente al di sopra dei tre milioni di unità per un decennio, mentre i Conservatori portavano a termine un rapidissimo programma di cambiamento sociale che ha schiacciato la resistenza dei sindacati, deregolamentato il settore finanziario, e privatizzato le imprese pubbliche e le case popolari per creare un nuovo ceto numeroso di piccoli investitori e proprietari di case. Con l'eccezione dell'industria bellica - settore in cui i `posti di lavoro britannici' continuavano a essere importanti -, il settore industriale è stato lasciato a se stesso. Questa è stata la soluzione del capitale finanziario.
Privatizzare l'establishment Tuttavia, tali cambiamenti richiesero un'offensiva ideologica non solo contro i sindacati e le imprese pubbliche, ma contro la pubblica amministrazione, le università, il potere giudiziario, la Bbc - insomma, contro il senso dello Stato della classe dirigente, l'ossequio di classe e la raffinatezza culturale sui quali si era basata per tanto tempo l'egemonia politica del Conservatori. Margaret Thatcher mantenne le istituzioni tradizionali dell'ancien régime ma il suo attacco le svuotò di legittimità. Gli inevitabili esiti di tale politica si fecero sentire anche all'interno del suo stesso partito. I notabili che, nel vecchio sistema di dominio di classe, prendevano le principali decisioni sulla strategia e la leadership del partito, fedelmente sostenuti da una base di ceti medi e dal voto popolare, furono sostituiti da un nuovo gruppo di piccoli borghesi e nouveaux riches, più aggressivi, e più vicini ideologicamente al poujadismo che alla vecchia tradizione dei Tories. Il partito Conservatore divenne vittima del proprio successo.
Se avesse avuto un periodo all'opposizione per ricaricare le pile, dopo la sconfitta di Margaret Thatcher, una leadership conservatrice pragmatica - Clarke, Patten, Heseltine, Hurd - avrebbe potuto raggiungere un consenso sull'Europa della moneta unica e sull'Unione politica, anche se il Trattato di Maastricht avrebbe inevitabilmente rappresentato un momento traumatico per il Partito dell'Impero. In tal caso sarebbe toccato al Labour gestire gli effetti del Mercoledì Nero d del 1992 provocati dalla scelta di Lawson di mantenere una sterlina sopravvalutata all'interno del Sistema Monetario Europeo. Invece, la sconfitta del Partito laburista guidato da Kinnock nel 1992 mantenne Major al governo. La crisi interna ai Conservatori esplose con il partito ancora al potere, quando le fazioni di euroscettici nel governo si ribellarono a Major sul Trattato di Maastricht.
Dopo la sconfitta elettorale del 1997, il pragmatismo dell'élite conservatrice tradizionale fu messo da parte da questo nuovo gruppo, rendendo così il partito incapace di rappresentare gli interessi della City e delle multinazionali. La curva della parabola sociale fu accentuata nel 1998 dal nuovo statuto del partito, che dava ai membri delle locali Constituency Associations (età media, 62 anni; la maggioranza residenti in campagna e pensionati), fino ad allora senza alcun potere, il diritto di eleggere il leader dei Conservatori. Il risultato fu la sconfitta di credibili esponenti politici di portata nazionale a favore di Iain Duncan Smith, un clown rumoroso che non è stato in grado di condurre neanche un'efficace battaglia in Parlamento, nonostante le difficoltà del governo sulla questione dell'Iraq. Infine, nell'ottobre del 2003, a seguito di una sconfitta umiliante in un'elezione suppletiva a Londra, gli apparatniks della burocrazia centrale hanno portato a termine un colpo di stato, togliendo alla base del partito il diritto di voto sulla leadership. Che oggi Michael Howard - odiato durante il suo mandato come ministro degli Interni - venga salutato come il salvatore del partito è un sintomo della gravità della crisi dei Conservatori.
I consolidatori Al suo arrivo al governo nel 1997, il New Labour ha ereditato un paesaggio sociale trasformato dal thatcherismo. Nella City, gli ultimi resti del capitalismo dei gentleman impallidivano di fronte all'architettura industriale delle società finanziarie deregolamentate. Il paesaggio suburbano si era diffuso in tutta l'Inghilterra meridionale, con le cuspidi di mattoni dei centri commerciali costruiti fuori città a scimmiottare torri e guglie dei vecchi mercati. Le imprese elettroniche e farmaceutiche, fondate da capitali giapponesi e americani, spuntavano come funghi lungo la direttrice M4 in direzione sud-est da Londra e Reading. Le ville a schiera delle vecchie città tessili erano sprangate, fila dopo fila; altiforni e acciaierie ridotti in macerie. Estremamente efficace ai fini della redistribuzione di ricchezza e potere, la modernizzazione thatcheriana aveva chiaramente fallito come soluzione di lungo periodo dei problemi della produttività e degli investimenti. La maggior parte delle imprese pubbliche, a corto di liquidità, finirono in mani private. Le scuole e gli ospedali continuarono a deteriorarsi. La privatizzazione delle ferrovie si dimostrò un disastro.
Sin dall'inizio, tuttavia, il New Labour invece di crearne uno nuovo si è dedicato a consolidare il modello thatcheriano. Il programma del New Labour, The Blair Revolution, mostrava rispetto e ammirazione per le imprese di Thatcher. Al ministero del Tesoro, Brown si è prefisso una politica di surplus di bilancio pari solo a quelle richieste di solito ai paesi del Terzo Mondo, ammorbidita da alcuni programmi di poco impegno per la riduzione della povertà. Per quel che riguarda i cambiamenti costituzionali, l'obiettivo era una `riforma lenta e graduale'. Misure più restrittive in materia di giustizia penale erano previste al fine di aumentare le probabilità di condanna. Per quel che riguarda l'Europa, rifiutando il `neoliberismo in un solo paese' dei Conservatori, il New Labour si prefiggeva di diffondere i principi del libero mercato in tutta l'Europa continentale. Qualsiasi passo nella direzione di un blocco federale autonomo centrato sulla Francia e sulla Germania riunificata sarebbe stato bloccato attraverso l'ingestibile allargamento dell'Ue e l'enfasi sui meccanismi decisionali intergovernativi. Un asse Londra-Parigi-Bonn/Berlino avrebbe consentito di contenere, attraverso la Nato, l'espansione militare europea tenendola sotto il controllo statunitense 4. Per quel che riguarda la Difesa Blair ha dichiarato: «Sì, premerei il pulsante nucleare». Il governo-ombra laburista è stato costretto a votare all'unanimità il sostegno ai raid aerei sull'Iraq di Clinton e Major nel settembre del 1996 5. Anche se i sostenitori socialdemocratici del New Labour non hanno mai smesso di sperare che il governo si ravveda e torni a politiche sociali redistributive, essi non possono che rimproverare se stessi per aver creduto a tale illusione. Il progetto di un paese permeato a fondo di ideologia bellicista e neoliberista era stato, in larghissima parte, presentato in anticipo da Blair. Adesso che il New Labour si avvicina a celebrare il proprio settimo anno al governo, quali sono i risultati?
Promuovere la crescita economica Dal punto di vista economico, Clarke e Major avevano attentamente gestito la ripresa dai due anni di profonda recessione che avevano segnato la fine del boom economico trainato dall'espansione creditizia promosso da Thatcher-Lawson. Dal 1993, quando la bassa quotazione della sterlina (a seguito dell'espulsione dal Sistema monetario europeo) ha sostenuto le esportazioni, i tassi di crescita hanno cominciato a ridare segni di vita. Nel 1995, Major poteva vantare il minor tasso di inflazione e i maggior tassi di crescita e di occupazione dell'Unione europea. La bolla speculativa avviata dalla decisione della Federal Reserve Usa di aumentare i tassi d'interesse quell'anno fece impennare gli indici del mercato azionario di Londra. Nella City, i compensi per le attività di intermediazione finanziaria e le commissioni pagate sui mercati delle valute estere, dei titoli assicurativi e finanziari aumentarono a dismisura. Deregolamentazione, basso costo del lavoro e una lingua utilizzata in tutto il mondo resero il Regno Unito la destinazione più ambita per il capitale straniero alla ricerca di opportunità d'investimento nel Mercato unico europeo. A partire dal 1996 la sterlina cominciò a rafforzarsi, seguendo il dollaro e beneficiando delle incertezze sull'euro. I prezzi delle importazioni diminuirono, e i prezzi delle case ripresero a salire. I tassi di occupazione crebbero, grazie alla crescita sostenuta del terziario - parrucchieri, coffee shops, centri di giardinaggio, vendita al dettaglio. Generose esenzioni fiscali sui fondi azionari attrassero i piccoli risparmiatori nel mercato azionario. Il debito delle famiglie esplose, e il Regno Unito cominciò a sperimentare la propria versione provinciale della bolla speculativa imperiale.
Pertanto il New Labour si trovò di fronte a quattro anni di crescita ininterrotta. Il principale vanto del partito consiste nell'aver gestito queste tendenze in modo efficiente. La crescita del Pil è stata in media del 2,4% tra il 1997 e il 2002, un buon dato anche se un po' al di sotto del 3,2 dei cinque anni precedenti. Le giornate annue di sciopero sono scese da 27 milioni nel 1984, a una media di 620.000 durante il governo Major, fino a un minimo storico di 368.000 durante il primo mandato del Labour. Il boom del settore creditizio ha portato i tassi di occupazione nel settore dei servizi ai massimi storici, anche se solo il 40% della forza lavoro britannica ha contratti a lungo termine. Avendo investito meno nelle nuove tecnologie negli anni '90, il Regno Unito è stato meno colpito rispetto agli Usa dal crollo di questo settore nel 2000. Inoltre, ed è un dato fondamentale per gli indici di gradimento di un governo, i consumi privati sono aumentati in media ad un ritmo del 5,7% tra il 1998 e il 2003 - anche se tali aumenti sono ancora sostenuti dal crescente indebitamento delle famiglie, trainato dalla crescita dei prezzi delle case.
Secondo alcuni osservatori, la Gran Bretagna è entrata in una nuova era `post-declino' di successo economico, con tassi di crescita superiori e tassi di disoccupazione inferiori ai principali paesi della Zona Euro 6. Secondo questa tesi, la globalizzazione, insieme alle politiche neoliberiste, hanno trasformato in un vantaggio il tradizionale squilibrio del Regno Unito a favore del settore dei servizi e del commercio, facendo del paese un'ideale piattaforma offshore di servizi al capitale internazionale; la deindustrializzazione metterà la parola fine su un settore manifatturiero stagnante. Tuttavia, molti dei fattori del declino britannico non sono scomparsi. A partire dal 1997 la crescita del Pil è stata in gran parte possibile solo grazie a una forza-lavoro in espansione, soprattutto nelle mansioni meno qualificate, e a un aumento dell'orario di lavoro, più che a una crescita della produttività oraria. Nell'insieme dell'economia, i livelli di produttività sono diminuiti rispetto ad altri paesi del G7. Gli investimenti sono stati limitati, specialmente nel settore delle nuove tecnologie, in cui la scarsità di investimenti è stata generalmente attribuita ai bassi livelli di qualifica della manodopera e alla bassa spesa pubblica in ricerca e sviluppo. Nel complesso, nel Regno Unito il rapporto capitale/ora lavorata è tra i più bassi della Ue 7. Contemporaneamente, la storica arretratezza delle infrastrutture del paese non è stata risolta dalle privatizzazioni. Il sistema ferroviario è costantemente soggetto a guasti e incidenti mortali, e la privatizzazione delle metropolitana di Londra è destinata a produrre risultati simili. L'idea della coppia Blair-Brown di contratti trentennali per le `private finance initiatives' - il finanziamento da parte dei privati degli investimenti nei trasporti, nell'energia, negli ospedali e nelle scuole - costringerà per i prossimi decenni questi settori a enormi rimborsi alle corporations.
Durante il governo del New Labour i trasferimenti lordi dai poveri ai ricchi sono continuati. Le tasse indirette, pur essendo diminuite leggermente dopo le proteste di massa contro il prezzo della benzina nel 2000, restano più elevate che durante l'era Thatcher. Le esenzioni fiscali proposte da Brown per genitori a basso reddito e pensionati - misura che ha suscitato le lodi degli opinionisti liberal di sinistra in quanto aumenta di 15 sterline il reddito settimanale del decile più povero della popolazione - sono state più che compensate dalle modifiche strutturali nella distribuzione del reddito; secondo uno studio recente, «la struttura complessiva delle disuguaglianze non è cambiata molto, queste ultime essendo rimaste ai livelli storicamente alti» 8. Il salario minimo, 8.736 sterline l'anno, è inferiore a quello di mercato nella maggior parte del paese; i Conservatori promettono di non modificarlo 9. I differenziali salariali e il divario retributivo fra i due sessi si sono ampliati durante il secondo mandato del Labour, e l'indice Gini e del Regno Unito ha continuato il proprio tragitto ascendente iniziato nel 1979.
Altri indicatori sociali sono altrettanto deprimenti. I livelli di alfabetizzazione sono scesi al di sotto di quelli statunitensi - e molto al di sotto di quelli della Ue. Il rapporto studenti-insegnanti continua ad essere di gran lunga superiore ai livelli della Zona Euro. Dal 1997, i salari degli insegnanti sono scesi del 9% (per gli uomini) e dell'11 (per le donne). La risposta del New Labour all'esodo degli insegnanti è stata l'impiego di `assistenti di classe' 10 ancor meno pagati e meno qualificati. Anche la spesa sanitaria è talmente inferiore ai livelli europei che, anche se gli aumenti previsti - attualmente a rischio - dovessero essere approvati, la spesa britannica, attestata all'8.7 % del Pil, sarebbe ancora al di sotto della media attesa dei paesi dell'Europa occidentale, che è attorno al 10.7. Le liste d'attesa nei reparti di emergenza sono adesso più lunghe rispetto a quando il New Labour ha vinto le elezioni. Attualmente c'è un dottore per 1.000 abitanti nel Regno Unito, mentre ce ne sono 2.7 negli Usa, 3 in Francia e 3.4 in Germania. Gli obiettivi di nuove assunzioni di medici e infermiere del New Labour, anche se proiettati fino al 2024, restano al di sotto della media Ue del 1997. Il progetto di finanziamenti privati proposto da Blair (private-finance programme) per la costituzione di fondazioni ospedaliere sembra destinato ad aumentare le disuguaglianze - attraverso l'introduzione di logiche di mercato - all'interno della complessiva situazione deficitaria 11.
Capacità di governo del New Labour Sono state le proposte di modifiche costituzionali del New Labour, più che le politiche economiche e sociali, a entusiasmare i suoi sostenitori prima del 1997. La speranza era che le pur modeste proposte avanzate potessero avviare una dinamica che, rafforzata dal processo di integrazione europea, potesse sfidare la finzione del ruolo costituzionale della Corona nel Parlamento - e perfino, nei disegni più arditi, della monarchia stessa. Ancora una volta, la `rivoluzione di Blair' ha mantenuto le proprie promesse: riforme a pezzi e bocconi. La devolution - che ha coinvolto circa il 13,5% della popolazione - è stata compiuta. Il governo Callaghan era stato sconfitto per aver rinnegato la propria promessa di un Parlamento regionale a Edimburgo. Sin dai tempi di John Smith, il New Labour aveva deciso di essere più attento. L'introduzione di una quota proporzionale ha consentito al Parlamento scozzese, creato nel 1999, di rappresentare uno spettro di posizioni più ampio rispetto a Westminster, con una manciata di Socialisti e Verdi. Ma i poteri limitati e la morsa dell'alleanza fra Laburisti e Liberaldemocratici fa sì che Holyrood resti una cinghia di trasmissione delle politiche inglesi, il che costituisce una delle ragioni della bassa affluenza alle urne, meno del 50%, alle elezioni del 2003, la più bassa a nord del confine dal 1852 12. In Galles, dove alti tassi di disoccupazione alimentano il malcontento per la spesa multimilionaria per il nuovo edificio del Parlamento a Cardiff, l'anno scorso l'affluenza alle urne è stata del 38% e il Labour è tornato a ottenere una maggioranza risicata. In Irlanda del Nord, Blair ha lavorato assiduamente per il successo del processo di pace avviato dagli Usa durante il governo Major; un risultato vero, seppur limitato, è stato la riduzione degli omicidi da parte delle fazioni in lotta 13.
Ma il processo di democratizzazione parziale portato avanti in periferia è stato accompagnato da un accentramento senza precedenti di poteri al centro - fenomeno di gran lunga più rilevante per il Regno Unito nel suo insieme. Margaret Thatcher può aver svuotato le istituzioni dell'establishment di gran parte del loro fascino ma si è premurata di lasciarle formalmente intoccate. Anche per Blair, tradizioni e orpelli dell'ancien régime - seppur ridotti a una parodia - e un `Parlamento sovrano' liberato da controlli e contrappesi, si sono dimostrati la cornice perfetta per la politica neoliberista di governo 14. Non si è mai nemmeno posta la questione dell'elezione - o anche della nomina - di un'Assemblea costituente. L'annunciato referendum sul sistema proporzionale è stato riposto nel cassetto, una volta vinte le elezioni del 1997. La feudale Camera dei Lord è stata cinicamente trasformata in un'arena ovattata per membri di nomina ufficiale, selezionati da un'impresa di contabilità, la Pricewaterhouse Coopers. Le apparizioni dei Reali sono state puntualmente trasformate - o create ad hoc - in una vetrina per il Primo ministro.
Nel frattempo, il governo Blair ha istituzionalizzato una concentrazione di poteri a Downing Street senza precedenti per il Regno Unito. I governi Thatcher hanno sempre incluso alcuni personaggi di spicco e indipendenti - Gilmour, Carrington, Heseltine, Lawson, Howe - i cui conflitti con il Primo ministro hanno scandito gli anni '80; i governi Major sono stati notoriamente divisi e litigiosi. Con il New Labour, un vero dibattito all'interno del Consiglio dei ministri è improvvisamente scomparso. All'indomani della vittoria del 1997, Brown e Blair scartarono sprezzantemente il suggerimento del capo dell'Ufficio del Garante f secondo cui della decisione di affidare alla Banca d'Inghilterra la determinazione dei tassi d'interesse il governo avrebbe dovuto almeno essere informato. «Saranno d'accordo», sembra abbia affermato il Primo ministro 15. Blair si è circondato di uno staff privato di gran lunga più numeroso di quello di Major, per non parlare dello squallido entourage new age della First Lady. L'inchiesta Hutton ha gettato un po' di luce su questo sciame di `consiglieri speciali', docili responsabili della sicurezza e factotum provenienti dai tabloid presenti a Downing Street, freneticamente attivi nel tentativo di assecondare la volontà del loro capo in qualunque operazione torbida 16. La pochezza morale di questo ambiente - che ricorda l'Ufficio Ovale di Nixon - è stata rivelata chiaramente dal tentativo ossessivo di Blair di far uscire allo scoperto un funzionario poco affidabile, fino a causarne la morte, senza esporsi in prima persona: «TB ha detto che non voleva spingere il sistema troppo in là» 17.
Questioni di fermezza Al ministero degli Interni, Blunkett ha di gran lunga superato i suoi draconiani predecessori Conservatori nell'assecondare i peggiori pregiudizi sulle questioni riguardanti la giustizia penale e l'immigrazione e nel trasferimento di poteri dal sistema giudiziario all'esecutivo per quel che riguarda le politiche penali. Il nuovo disegno di legge sulla giustizia penale (Criminal Justice Bill) non solo limiterà il diritto a un processo con una giuria ed eliminerà la regola che impedisce di perseguire due volte una persona per lo stesso reato g, esso aumenterà gli ostacoli all'ammissione delle prove a difesa, aumenterà i poteri di fermo e perquisizione della polizia, e moltiplicherà i casi di possibile detenzione senza accuse a carico. Nelle leggi sul Diritto d'asilo e l'immigrazione (Asylum and Immigration Acts) del 1999 e del 2002, il New Labour ha istituito misure crudeli - il sistema dei buoni; la dispersione sul territorio dei richiedenti asilo h; il divieto assoluto di lavorare - che perfino Howard ha disapprovato 18. Le opinioni di Blair su queste `questioni fondamentali', rivelate in rapporti confidenziali arrivati a «The Times» nel luglio del 2000, rivelano la vanità dell'avvocato ambizioso che si cela dietro la maschera - un uomo descritto, perfino dal suo padrino politico Roy Jenkins, come un'intelligenza di second'ordine. In questi documenti scritti a mano, il Primo ministro si diffonde sulla necessità di combinare […] le `nostre' tematiche con un atteggiamento di fermezza e difesa della Gran Bretagna […]. Abbiamo bisogno di una strategia ben pianificata per riprendere in mano l'iniziativa su queste questioni […]. Questo va fatto presto e io devo essere coinvolto in prima persona. Diritto d'asilo e crimine. Queste due questioni potrebbero sembrare distanti dalla difesa della patria ma non lo sono: in parte perché si tratta di questioni di fermezza; in parte perché toccano gli istinti britannici più profondi. Per quel che riguarda il crimine, dobbiamo sottolineare le misure severe adottate: test obbligatori sull'uso di droghe prima della cauzione; il rapporto Piu sulla confisca dei beni; l'aumento nelle detenzioni di ladri grazie alla legge `al terzo colpo sei finito' (`three strikes and you're out'). Sul diritto d'asilo, dobbiamo rafforzare le espulsioni 19.
Essenzialmente, la politica estera del New Labour è stata la prosecuzione della tradizionale posizione del Regno Unito dopo il 1956: non essendo più una grande potenza, la Gran Bretagna può ancora avere `un'influenza' su Washington, con particolare efficacia nella mediazione tra gli interessi dell'Europa e degli Usa. Ma la fine della guerra fredda ha portato a un nuovo giro di vite, un aumento delle richieste americane. Sotto il New Labour, Londra si è impegnata a promuovere la deregulation neoliberista in tutta la Ue e a mantenere l'Europa unita dietro gli Usa, da un punto di vista militare e diplomatico, anche in assenza della minaccia sovietica. I legami organici tra politica interna ed estera sono sufficientemente chiari. Se il libero mercato globalizzato è - nel gergo di Las Vegas in uso fra i teorici della Terza Via - l'unico gioco disponibile, gli Usa ne sono gli unici registi. La City e le multinazionali avevano tutto l'interesse a sostenere una superpotenza con un grosso bastone, se quest'ultimo era utilizzato per rafforzare l'assoluta libertà del capitale finanziario da ogni vincolo e la privatizzazione dei beni pubblici in tutto il mondo.
Storicamente i leader laburisti, meno sensibili ai concetti di nazione e impero, si sono dimostrati più proni dei Conservatori nei confronti di Washington. Attlee, informato dal proprio ambasciatore che gli americani volevano «mettere alla prova la qualità della collaborazione attraverso la nostra reazione all'idea di un piccolo contingente di terra», non esitò a spaccare il governo e a destinare fondi del Servizio sanitario nazionale per il riarmo per la guerra in Corea 20. Eden, al contrario, sfidò la Casa Bianca durante la crisi di Suez. Wilson applaudì l'intervento in Vietnam (anche se esitò di fronte all'invio di un contingente) mentre Heath - unico tra i Primi ministri del dopoguerra - non si recò mai a Washington e negò l'uso delle basi britanniche durante la guerra di Yom Kippur. Perfino Margaret Thatcher, atlantista fino al midollo, reagì con rabbia all'invasione di Grenada. Major e Hurd si mostrarono apertamente scettici sulla politica statunitense in Jugoslavia alla metà degli anni '90; Parigi era di gran lunga più vicina a Washington di Londra, in quell'occasione. Tuttavia, la promessa di Blair a Clinton - «Dovunque tu vada, io verrò» - ha dato al servilismo del Labour una nuova enfasi.
Il partito della guerra Durante la presidenza Clinton, la dottrina della sicurezza nazionale aveva portato al «significativo aumento nell'uso della forza per risolvere i conflitti interni di altri paesi», come mezzo per rimodellare l'ordine internazionale 21. Come disse Madeleine Albright in un celebre discorso: «A che pro disporre della maggiore potenza militare del mondo se non la usi?». L'Iraq - già diviso, sottoposto a sanzioni, soggetto a continui sorvoli intimidatori da parte dell'aviazione Usa - è stato il principale obiettivo in Medio Oriente. Clinton firmò l'ordine di un cambiamento di strategia nel 1998, fornendo al New Labour la prima occasione di dimostrare la propria lealtà. Tra l'inizio dell'operazione Desert Fox nel dicembre del 1998 e l'estate del 2000, l'aviazione Usa e la Raf rovesciarono sull'Iraq circa 400 tonnellate di ordigni, lanciando più di 1100 missili contro 359 obiettivi in Iraq nei soli primi otto mesi. Il Regno Unito, secondo il ministro della Difesa Geoff Hoon, è stato responsabile di circa un quinto di tali azioni 22. Il bombardamento dell'Iraq è continuato fino all'atto finale dello smembramento della Jugoslavia.
Anche in quest'occasione il New Labour si è dimostrato più aggressivo del precedente governo Conservatore e ha mostrato un disprezzo del diritto internazionale di gran lunga maggiore. I 78 giorni di bombardamento della Jugoslavia da parte della Nato erano una chiara violazione del diritto internazionale e non avevano l'avallo del Consiglio di sicurezza dell'Onu. In quest'occasione Blair è apparso perfino più guerrafondaio della Casa Bianca, sostenendo la necessità dell'invio di truppe di terra oltre ai raid aerei. I migliori esperti di pubbliche relazioni di Downing Street furono inviati al quartier generale della Nato a Bruxelles, dove Campbell e Hoon facevano a gara con Bernard Kouchner per trasformare `genocidi' in `olocausti'. Il vantaggio di Blair rispetto agli altri leader di paesi di medio rango, secondo i suoi consiglieri, stava nella sua capacità di convincere gli americani della nobiltà della loro missione imperiale. Il suo discorso ai banchieri di Chicago in occasione del cinquantesimo anniversario della Nato - in cui giustificava le guerre preventive e le occupazioni durevoli di terrritori da parte di coalizioni guidate dagli Usa - rassicurò la sua audience che, in questa nuova concezione della `dottrina della comunità internazionale', tali azioni potevano esser ispirate da «una miscela più raffinata di interesse reciproco e principi etici» 23.
La transizione da Clinton a Bush può aver richiesto una serie di mutamenti psicologici a Downing Street - dove nell'ottobre del 2000 alcuni consiglieri confidavano che il team di Gore era passato a mostrargli come vincere le prossime elezioni - ma non un cambiamento nella politica estera. L'idea di Londra restava quella di influenzare la Casa Bianca. Dopo l'11 Settembre, ancora una volta Blair tirò fuori tutta la propria abilità retorica per sostenere la guerra al terrorismo. La Gran Bretagna è stata il più fedele aiutante di campo dell'America durante l'operazione Enduring Freedom in Afghanistan. Nella primavera del 2002, Brown aveva già messo da parte un fondo di guerra di 3 miliardi di sterline per preparare l'invasione dell'Iraq.
La preparazione di dossier di intelligence sulle armi era cominciata mesi prima, ancora una volta con il Regno Unito in pole position nella diffusione di `prove' sulle armi di distruzione di massa, dalla qualità sempre più dubbia. I fax fasulli provenienti dal governo del Niger in cui si elencavano le vendite di uranio all'Iraq erano, secondo gli specialisti dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica, «veramente pessimi» 24. Nel settembre del 2002, presentando il suo dossier Le armi di distruzione di massa dell'Iraq, Blair annunciò in Parlamento: «Il programma di armi di distruzione di massa è attivo e prosegue […] [Saddam Hussein] ha piani per l'uso di armi chimiche e biologiche, che potrebbero essere attivati in 45 minuti» 25. Un secondo dossier britannico, molto apprezzato da Colin Powell all'Onu nel febbraio del 2003 - «Vorrei richiamare l'attenzione dei miei colleghi sull'ottimo documento che il Regno Unito ha distribuito ieri e che descrive molto bene in dettaglio gli inganni degli iracheni» - includeva, com'è noto, materiale scaricato da internet che riciclava, senza precisare alcuna data, prove vecchie di dodici anni.
Se l'invasione dell'Iraq non avesse suscitato reazioni più decise della rassegnata passività, il casus belli del tutto inventato e i dossier manipolati sulle armi di distruzione di massa sarebbero stati sicuramente dimenticati. Invece, la strenua resistenza ai primi nove mesi di occupazione ha cominciato a provocare ripensamenti nel Regno Unito, anche se come al solito slegati dalla situazione politica. Scarsa attenzione è stata dedicata dai media britannici all'enorme numero di iracheni uccisi o feriti durante i bombardamenti e l'invasione; a quelli uccisi ai blocchi stradali, durante le manifestazioni, o nelle loro case dalle forze anglo-americane; alle migliaia di prigionieri, detenuti senza processo, incappucciati e ammanettati secondo lo stile israeliano; ai negozi e alle case rase al suolo come rappresaglia, come a Jenin; all'inferno di sgretolamento sociale e distruzione delle infrastrutture che ha accompagnato l'occupazione. Invece, l'attenzione del Regno Unito è stata concentrata quasi esclusivamente sull'apparente suicidio di uno specialista britannico di armi chimiche della Unscom - infiltrata, sotto il comando di Rolf Ekeus, dalla Cia e dal MI6 i. L'inchiesta Hutton, anche se illuminante, è servita anche a concentrare l'attenzione del pubblico sulle lotte clandestine nell'amministrazione, sicché adesso è possibile regolare i conti dell'occupazione neo-imperialista della Mesopotamia e del ruolo specifico della Gran Bretagna senza discussione; tali questioni vengono decise a Washington.
Conflitti in Europa Parte del fascino esercitato inizialmente dal New Labour sui liberal era dovuto alla promessa di `portare la Gran Bretagna nel cuore dell'Europa', rompendo con la xenofobia e lo sciovinismo dei Conservatori e promuovendo una relazione più costruttiva con il Continente. Questa, tra le promesse originarie, è stata quella maggiormente disattesa. Il Regno Unito resta fuori dall'Eurozona, con gran soddisfazione di Murdoch e di larghe fette della City. Non è in vista alcun referendum sulla moneta unica. Le regole di Schengen non sono state adottate. Brown ha condotto un'aspra battaglia a favore dell'introduzione dei principi del libero mercato nei capitoli economici della bozza di Costituzione europea; le richieste antifederaliste del Regno Unito sono già iscritte nei meccanismi decisionali. L'allargamento a Est della Ue, fortemente sostenuto da Washington, già annunciava il fallimento della costruzione di una potenza europea unificata. Nel dividere Nuova e Vecchia Europa sull'Iraq, gli Usa hanno sferrato, con l'aiuto di Londra, un colpo decisivo a tale progetto. Sotto la guida di Blair e Brown, la Gran Bretagna ha avuto più scontri con Francia e Germania che in qualsiasi altro periodo dopo la seconda guerra mondiale.
Tuttavia, come previsto nella pagine della «New Left Review» 26, adesso che il fascicolo Iraq è temporaneamente chiuso, Londra si sta affannando a ricucire con Parigi e Berlino, e questi ultimi con la Casa Bianca. Chirac e Schröder non perdono occasione di proclamare quanto le rispettive forze armate stiano contribuendo alle operazioni Nato nei Balcani e in Afghanistan. Blair è arrivato a sostenere una vera Forza europea di difesa. I problemi cardiaci che lo hanno costretto a un breve ricovero nell'ottobre del 2003 sono stati immediatamente successivi alla decisa richiesta di Washington di porre tale forza sotto la guida della Nato.
Il culto di Blair e i suoi seguaci La natura e le dimensioni dell'egemonia di Margaret Thatcher sono stati oggetto di acceso dibattito negli anni `80 ma è sempre stato chiaro che una maggioranza dell'intelligenzia - scrittori, accademici, artisti, larghe fette di Channel4 J e Bbc2 - erano esplicitamente ostili al suo governo. Pur avendo il sostegno potente dei cartelli di media di Murdoch, di Black e del Mail, il governo dei Conservatori è sempre stato combattuto dal «Guardian», dall'«Observer» e dal «Mirror», e ha goduto solo di un sostegno condizionato da parte del «Financial Times». L'«Independent» e la «London Review of Books», entrambi fondati negli anni '80, sono stati oppositori di Thatcher. Tuttavia non c'era una ovvia alternativa politica per questi ceti liberal o moderatamente socialdemocratici 27. L'`Indipendenza', anche se significava isolamento, era una dichiarazione di virtù.
Invece, Blair ha goduto del sostegno praticamente di tutta la lobby dei media 28. La benedizione dell'impero di Murdoch, molto corteggiato dal New Labour, e della stampa economico-finanziaria sono ovvie; l'«Economist» ha spiegato in modo particolarmente chiaro perché Blair è `il miglior Primo ministro Conservatore' che si potrebbe desiderare. L'adulazione degli ex oppositori di Margaret Thatcher - mentre Blair porta a compimento un programma identico a quello che essi combattevano allora, in politica interna, e perfino più guerrafondaio in politica estera - è un fenomeno più sorprendente. In un mercato sovraffollato, sparare in prima pagina titoli polemici fa crescere le vendite di un quotidiano. Ma nelle pagine interne, un nugolo di opinionisti di centro-sinistra hanno lavorato duro lungo questi sette anni per dare corpo a un senso comune blairista, alternando - talvolta anche all'interno della stessa colonna - il linguaggio curiale e il sottinteso più sibillino nei loro tentativi di conciliare le normali aspettative della coscienza liberal di sinistra con un'agenda politica che le delude sistematicamente; saturando in tale processo, l'atmosfera politica con una nube di apologia.
Nessun Primo ministro, dalla seconda guerra mondiale è mai stato salutato con un coro di elogi pari a quello ricevuto da Blair dopo le elezioni del 1997. I suoi «principi e obiettivi, una miscela di realismo politico e idealismo, meritano la fiducia che il paese ha così massicciamente riposto in lui», ha detto Hugo Young ai lettori del «Guardian»; Blair ha «la visione politica più originale, portata avanti con la maggior determinazione che un leader moderno abbia mai mostrato». Polly Toynbee sull'«Independent» descriveva una popolazione «fulminata» dal discorsi di Blair in Tv: «uomini e donne confessavano di essersi commossi. Essi credono nella sua umiltà, nelle sue emozioni, nella sua passione radicale». Per Euan Ferguson sull'«Observer», Blair «aveva ottenuto un'impressionante, apocalittica vittoria»; egli era «l'unico uomo con il coraggio, la preveggenza e la determinazione necessaria per porre fine al governo più venale e bugiardo di questo secolo. […] Non un cinico opportunista, non un amante degli slogan ad effetto. Una nuova Gran Bretagna? Giustizia e non favoritismi? Queste sono le parole di Blair, il suo credo» 29.
Il culto di Blair, pieno di frasi tipo `politica adulta' e `la Gran Bretagna deve essere fiera di sé', è stato una nuova esperienza per l'intelligenzia liberal londinese, che tradizionalmente si vantava di una certa sobrietà e distacco nei toni. Sin dall'inizio le preoccupazioni per la corruzione, di cui i ministri di Major erano stati accusati, furono messe da parte. Quando - a seguito della donazione di un milione di sterline al New Labour da parte di Bernie Ecclestone, su cui sia Brown sia Blair mentirono alla stampa - le corse di Formula Uno furono esentate dal bando sulle pubblicità di sigarette il disagio fu placato nell'istante in cui Blair andò in Tv a spiegare che Ecclestone era un «tipo piuttosto diretto e schietto». Il prestito a sei cifre ottenuto da Peter Mandelson dal conto offshore dell'uomo che stava per essere nominato Tesoriere generale provocò il seguente commento di Hugo Young: «Se lo standard è la perfezione morale, presto non rimarrà alcun leader». Francis Wheen trovò «difficile capire quale orrido crimine abbia commesso Mandelson» intervenendo presso il ministero degli Interni per velocizzare le pratiche far avere un passaporto britannico a Srichand Hinduja, in fuga da accuse di corruzione sul traffico d'armi Bofors in India ma al tempo stesso donatore di tre milioni di sterline per la Faith Zone del Millennium Dome k. Quando Cherie Blair violò i regolamenti ministeriali sugli investimenti, utilizzando la carta da lettere di Downing Street per chiudere un accordo immobiliare e tentò di far pressioni sul ministero degli Interni per evitare l'espulsione dell'amante del suo stilista personale, Polly Toynbee si spinse a domandarsi: «Chi vive senza chiedere spesso uno sconto sulla verità?» 30.
Affascinati Il fervore del culto di Blair aumentò con i tamburi di guerra. In Kosovo, «I musulmani albanesi hanno ringraziato un cristiano britannico per la loro salvezza», sospirava Andrew Rawnsley sull'«Observer». Mentre in Afghanistan: «Le ultime settimane hanno rappresentato un'opportunità per mostrare molte delle sue migliori qualità di uomo e di leader. Non c'è dubbio che la sua risposta alla sfida sia stata eccezionale». L'«Economist» concordava: «È solenne, non magniloquente. Spesso è sinceramente commosso. Questa capacità di comunicare le emozioni è un dono eccezionale in politica, soprattutto in tempi di guerra» 31. «La ferma lealtà di Blair a Washington è giustificata», scriveva Young, mentre le cluster bombs e i daisy-cutters piovevano sulle fattorie e i villaggi afghani. Secondo David Marquand, la sua condotta è stata «impeccabile», e dimostra che «un Primo ministro britannico con la giusta miscela di coraggio, grazia e abilità forense può svolgere un ruolo significativo sullo scacchiere geopolitico internazionale». In questa circostanza né l'espansione delle basi militari Usa in tutta l'Asia Centrale né il totale disprezzo dell'Onu crearono scrupoli. Nell'unirsi all'aggressione contro Kabul, il «Guardian» rassicurava i propri lettori, Blair «ha fatto qualcosa di grande e di giusto» 32.
Solo con l'approssimarsi dell'invasione su larga scala dell'Iraq da parte delle forze angloamericane i sostenitori liberal di Blair hanno cominciato a vacillare. Molti hanno riscoperto la propria ammirazione per la strategia sanzioni-più-bombardamenti dell'operazione Desert Fox, mentre il conto alla rovescia verso la guerra partiva e le manifestazioni pacifiste riempivano le strade. Ciononostante - pur criticando l'alleanza con l'inadeguato Bush - Toynbee sul «Guardian» definiva la presentazione del dossier manipolato sulle armi di distruzione di massa alla Camera dei Comuni, nel settembre del 2002, «una performance eccezionale, affascinante nella sua tranquilla solennità, con la spiegazione puntuale delle motivazioni». In generale, quanto più scettici gli opinionisti liberal si erano prima dichiarati circa la possibilità di Blair di essere convincente, tanto più pieni di adulazione divennero poi. «Un discorso appassionato e notevole che dimostrerà alle generazioni future come, quando una gran parte del suo partito era contraria alle sue decisioni, Tony Blair è riuscito nonostante tutto a conservarne il rispetto e il sostegno», come si leggeva nell'editoriale del «Guardian» del 19 marzo 2003; aggiungendo, il14 aprile, «Con un'abilità che Bush si sogna, ha fornito nobili principi alla campagna in favore della guerra».
I critici della sua politica sull'Iraq sulla «London Review of Books» tuttavia consideravano Blair «Il politico più di successo della sua generazione», «Insolitamente e sinceramente devoto al diritto internazionale», «l'uomo di Stato democratico par excellence», dotato di una «bonomia molto attraente, che aveva fatto «`la cosa giusta' in Jugoslavia», e mostrato «una vera passione» sull'Iraq, «argomentando bene» con «capacità di persuasione, anche se - alla fine dei conti, sfortunatamente - sostenendo una causa sbagliata». «Au fond, una buona cosa» 33. Anche l'«Independent», di gran lunga il più critico tra i quotidiani seri, cambiò tono alla vigilia dell'invasione: «Negli ultimi giorni Blair si è dimostrato allo stesso tempo il più formidabile uomo politico del paese e il leader giusto in questi tempi di grandi incertezze». Dal suo letto di morte, Hugo Young, dopo aver aspramente criticato per l'errore sull'Iraq il leader che amava - era «arrivato il momento di far posto a Brown» - continuava a vedere il titolare del subappalto di Bassora circondato da un'aura di grandezza:
Tony Blair aveva un grande potenziale. Egli è stato un leader forte, a suo modo un visionario, una figura che svettava su tutti quelli che lo circondavano. La sua abilità retorica non aveva rivali, così come il desiderio del popolo di ascoltarlo. Aveva la loro fiducia. Ha ridato credibilità all'arte della politica 34.
Prospettive Attualmente Blair sta passando più che un mauvais quart d'heure, ma solo errori grossolani - ovvero problemi di salute più gravi - gli impediranno di scamparla. Sebbene il suo ruolo nelle decisioni che hanno portato alla morte di Kelly sia chiarissimo, è stato attentamente protetto dal controinterrogatorio durante l'inchiesta Hutton da parte del magistrato che presiedeva le audizioni - scelto da Blair stesso. Quindi è improbabile che il rapporto della Commissione, atteso per la metà di gennaio del 2004, gli faccia danni irreparabili: il potere giudiziario britannico non è famoso per la sua capacità di scuotere la nave della politica; anche se potrebbe diventare un bel momento per i seguaci di Brown. Né, con ogni probabilità, Blair corre rischi seri per il diffuso malcontento tra i parlamentari laburisti prodotto dall'ultimo atto di obbedienza del governo nei confronti del mercato, cioè l'introduzione di tasse differenziate per l'educazione universitaria. Sarebbe singolare che un partito incapace di fermare la corsa del proprio leader verso la guerra lo cacciasse perché propone di rendere un'università più cara di un'altra: dopo aver ingoiato così tanti rospi, perché i parlamentari dovrebbero rifiutarsi proprio a questo? Ma l'eventuale uscita di scena di Blair non implicherà necessariamente la fine del New Labour. Brown, il suo successore naturale, è per certi versi perfino più profondamente di Blair cresciuto all'ombra dell'ideologia americana e di gran lunga più atlantista. Se le sue mani sono meno macchiate di sangue è solo perché sono state occupate alla cassa. Un'ulteriore cessione di potere, dopo qualche ritocco di facciata, è una possibilità concreta. Con un fittizio cambio di governo le responsabilità per gli eccessi sia all'interno che all'estero possono essere nascoste.
Unendosi attorno a Howard, i Conservatori hanno recuperato alcuni degli animal spirits necessari al funzionamento di un partito politico. Ma partono da una base elettorale ridotta ai minimi termini. Inoltre, essi devono far fronte a una ripartizione dei distretti elettorali sempre più iniqua. I flussi di popolazione dalla Scozia e dal Nord dell'Inghilterra verso le aree meridionali e la suburbanizzazione della campagna hanno gonfiato il numero dei votanti nei seggi sicuri per i Conservatori, mentre la deindustrializzazione ha svuotato le vecchie roccaforti laburiste. Se nel 2001 avessero ottenuto la stessa percentuale di voti dei Laburisti, data la distribuzione geografica del loro elettorato, a causa del sistema elettorale uninominale maggioritario avrebbero comunque ottenuto 140 seggi in meno. Per ottenere una maggioranza parlamentare (di almeno un seggio) in Parlamento, i Conservatori dovrebbero avere almeno una maggioranza dell'11.5% di voti, mentre il Partito laburista potrebbe ottenere il 3.7% in meno e mantenere comunque il controllo della Camera dei Comuni. La modifica dei confini dei distretti è all'ordine del giorno, ma il sistema continuerà a restare un passo indietro rispetto ai cambiamenti demografici 35. Un rapido ritorno al potere dei Conservatori è ancora largamente improbabile.
Comparazioni attraverso l'Atlantico del Nord Come dovrebbe essere giudicato, quindi, il New Labour in un'analisi comparata? È abbastanza ovvio che il neo-laburismo è una variante del neoliberismo. Ma la rivoluzione neoliberista ha seguito due percorsi politici diversi negli ultimi vent'anni. La strada principale, seguita dai pionieri, implicava un aperto scontro di classe contro la forza lavoro organizzata, come è avvenuto sotto i governi (in ordine cronologico) di Pinochet, Thatcher e Reagan. In Unione Sovietica e nell'Europa Orientale, il crollo del comunismo ha consentito di applicare una versione locale di questo modello, poiché la demoralizzazione sociale era tale che non c'è stata resistenza. Al contrario, la strada secondaria, seguita forse dalla maggior parte delle democrazie capitalistiche, è consistita in una diffusione dei principi neoliberisti quasi di nascosto, cercando di limitare al minimo i conflitti con la forza lavoro, confinandoli in ambiti settoriali e senza venature ideologiche, ma creando un ceto sociale dinamico e capace di far sentire la sua voce, interessato a estendere i diritti della proprietà privata e a ridurre i meccanismi di protezione sociale. Questa è la strada intrapresa nella maggior parte dell'Europa Occidentale, nei principali paesi dell'America Latina - l'Argentina di Menem e il Brasile di Cardoso - e in India, prima con il Partito del Congresso e adesso con il Bjp l.
Nel tempo, sono emerse anche combinazioni dei due modelli. La Francia ne è un esempio: Juppé ha tentato di intraprendere la via principale alla metà degli anni '90 ed è stato costretto a dimettersi a causa della strenua resistenza popolare; Jospin ha intrapreso la strada secondaria, con un programma di privatizzazioni non massicce ma continue; infine, Raffarin ha scoperto di avere una base sociale ampia abbastanza per portare avanti la riforma delle pensioni e altre misure anche con l'opposizione dei sindacati. Percorsi di questo tipo, sempre più comuni, indicano una generale trasformazione del paesaggio politico dalla fine della Guerra Fredda. Durante l'ultimo decennio, antiche analogie tra le politiche economiche dei partiti conservatori e liberali, o cristiano-democratici e socialdemocratici - compatibili con distinzioni ideologiche e politiche anche molto nette fra loro - si sono lentamente trasformate in un programma qualitativamente più omogeneo. I contrasti tradizionali hanno gradualmente perso importanza, e le opportunità - o i vincoli - congiunturali hanno pesato sempre di più nel determinare quale dei due partiti avrebbe fatto un ulteriore passo avanti nelle politiche neoliberiste.
Ovviamente, i due campi restano distinti da un punto di vista culturale, al fine di conservare il proprio elettorato tradizionale e contemporaneamente di attrarre nuovi ceti. Il punto di equilibrio tra le due esigenze è tipicamente determinato dalla profondità con cui l'ideologia neoliberista è penetrata nella società in questione. Visto in quest'ottica, in Gran Bretagna il New Labour occupa una posizione particolare che spiega gran parte del suo successo. In tutta l'Europa del Nord - Scandinavia, Germania, Austria, Paesi Bassi - i sindacati non sono stati sconfitti in uno scontro frontale, e sopravvivono come istituzioni che contano, anche se sempre più passive. Anche per questo, gran parte dei sistemi di protezione sociale costruiti in questi paesi nei tre decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale deve ancora essere effettivamente smantellata. Né i partiti socialdemocratici né le opposizioni cristiano-democratiche o liberali, sono stati in grado di andare oltre misure molto limitate, anche se il segno delle riforme è chiarissimo. Da questo punto di vista gli olandesi si sono spinti ben oltre tutti i loro vicini.
Il caso della Germania - dove la Spd sta guidando un attacco deciso contro il sistema di protezioni sociali del paese, i diritti dei lavoratori e le pensioni - sembra suggerire che l'area sta entrando in una nuova fase. Tuttavia, anche se gli imprenditori hanno accolto con favore l'Agenda 2010 di Schröder - e le relazioni amichevoli con i leader sindacali possono dargli un vantaggio di breve periodo nel portare avanti le riforme - il capitale continua a non avere una preferenza particolare per i partiti socialdemocratici, in Germania come nel resto dell'Europa Nord-occidentale: la tradizionale base di tali partiti, vicina ai sindacati, resta meno rassicurante delle loro rappresentanze parlamentari. Né, ad onta delle migliori intenzioni dei loro leader, questi partiti sono stati trasformati ideologicamente in formazioni esplicitamente pro-capitalistiche, come avvenuto nei paesi anglosassoni. Non possono ancora presentarsi come i più efficaci strumenti di diffusione del neoliberismo. Le alternative di centro-destra, di cui il governo danese è attualmente il miglior esempio, spesso rimangono l'opzione migliore. Nella stessa Germania, la Cdu - scippata della vittoria due anni fa - è in vantaggio nei sondaggi.
Negli Stati Uniti, la situazione è diametralmente opposta. Negli Usa il movimento sindacale è talmente debole, i movimenti dei neri e di altre minoranze oppresse ormai cooptati o distrutti, e i poveri talmente indifesi, che da un punto di vista ideologico gli Usa - sia i Democratici che i Repubblicani - sono decisamente a destra rispetto all'Europa. Nel quadro internazionale, l'Amministrazione Clinton ha reso un servizio genuino alla causa neoliberista, con un attacco allo Stato sociale e una deregulation dei mercati finanziari, che i governi di destra del Vecchio Continente potevano solo invidiargli; senza contare le sue innovazioni nell'introduzione di una nuova politica estera neoimperiale. Ma da un punto di vista statunitense, Clinton si è limitato a spianare la strada al `conservatorismo compassionevole' di Bush: con il Partito democratico ed il movimento sindacale ulteriormente depurati dagli ultimi residui del New Deal, il capitale non aveva ragione di accontentarsi di Terze Vie. Il risultato è un'Amministrazione repubblicana con un programma a favore di corporations e di ricchi mai visto dai tempi di McKinley.
La sintesi britannica La Gran Bretagna, d'altra parte, possedeva un forte, anche se difensivo, movimento sindacale con una coscienza di classe relativamente forte. Sconfiggendo la resistenza di quest'ultimo all'avanzata del neoliberismo `principale' nell'area dell'Atlantico del Nord, Margaret Thatcher rese possibili tagli alla spesa sociale e trasformazioni del mercato del lavoro e dei mercati finanziari senza paragone in Europa. Tuttavia, alla fine, la sua crescente ostilità nei confronti dell'Ue, l'acuirsi delle tensioni tra le fila dei Conservatori durante il governo del suo successore, e i sintomi di una certa stanchezza dell'elettorato dopo quasi due decenni con lo stesso governo, gradualmente ridussero l'appeal del governo conservatore per la City e il capitale multinazionale britannico in generale.
In queste condizioni, una volta completata da Blair la trasformazione istituzionale del laburismo avviata da Kinnock - con la subordinazione delle sezioni locali e dei sindacati alla leadership - e rovesciata la sua ideologia, il New Labour poteva offrirsi come migliore alternativa. Senza gli scandali che avevano scosso i governi Major, poteva garantire una nuova spinta alla deregulation e alle privatizzazioni - soprattutto nella sanità (settore in cui è possibile guadagnare fortune, come dimostra l'esplosione dei profitti negli Usa 36) ma anche nell'università. Al contempo, poteva spacciare tutto ciò ai propri elettori appartenenti alla classe lavoratrice, e all'elettorato popolare in genere, come un sistema di governo meno escludente e più impegnato dal punto di vista sociale, che mitigava le asprezze del thatcherismo. A differenza dei Conservatori, il New Labour aveva promesso anche di addomesticare, non solo reprimere un movimento sindacale che in termini numerici restava relativamente forte. Aver consolidato le fondamenta politico-istituzionali di questa formula ha permesso a Blair di stringere un accordo con Murdoch prima della sua elezione e al New Labour di siglare un patto con la grande industria, che dura tuttora. Il lavoro di apripista del thatcherismo è stata la precondizione del suo dominio, e ha anche fornito - alla bisogna - un ottimo strumento per mantenere la disciplina tra i suoi elettori e nella base del partito. Tutto ciò è stato rafforzato dai danni causati dall'opera pionieristica dei thatcheriani allo stesso partito conservatore.
Da un punto di vista strutturale, è questa collocazione a metà strada tra i modelli americano e nord-europeo che ha prodotto la caratteristica cultura ibrida del blairismo. Da un punto di vista globale, i paesi Ocse non sembrano tendere a un riallineamento politico simile a quella degli anni '80 e '90 37. La guerra al terrorismo non sembra fare molta presa sulle masse popolari fuori dagli Usa. Sembra poco probabile che l'ampia gamma di ideologie concorrenti nella zona dell'Atlantico improvvisamente si omologhino in un modello neoconservatore o in un ritorno al centro-sinistra. Tuttavia, potrebbe il New Labour - specialmente se dovesse vincere anche alle prossime elezioni - mostrare la strada verso una terza possibilità: una nuova formula ideologica che sia una simbiosi delle due precedenti?
Nel dicembre del 2002 Rowan Williams, il nuovo Arcivescovo di Canterbury amico di Blair, ha stilato un vero e proprio programma politico. Negli ultimi decenni, gli inarrestabili processi della globalizzazione, hanno imposto un nuovo modello politico essenzialmente consumista, che viene descritto da Philip Bobbitt nel suo Shield of Achilles 38 come lo Stato del mercato: «Il governo ora chiede di essere giudicato sulla sua capacità di aumentare il potere d'acquisto e la varietà delle scelte». Ma se lo Stato del mercato è destinato a restare, che dire della sua legittimità? Cosa succede alle cose che realmente contano, «alla coscienza sociale, all'accumulazione delle esperienze, alla crescita e all'apprendimento, in una società dominata dai meccanismi del mercato»? E indicava le proteste per la benzina del 2000 come un ammonimento: il lavoro, la socialità, le scuole, la famiglia, la vita pubblica «possono fare poco» nel contesto di un ambiente sociale degradato. Egli concludeva: «Senza il supporto della religione, è probabile che la nostra politica si trovi in guai seri».
Qui il programma neoliberista è replicato in versione dolce e suadente: preoccupato per il nostro futuro, per il nostro ambiente, per chi sta scontando lunghe pene detentive; sensibile alle crudeltà della esclusione sociale, alla necessità di un «un sistema di valori condivisi»; solidale con i gay (fino a un certo punto); spronandoci a parlare con Dio mentre camminiamo senza fretta attraverso il mercato. Williams inoltre sollecita un coinvolgimento attivo delle istituzioni religiose nell'educazione pubblica e nei servizi sociali. Ristampando il discorso insieme a un'intervista a Blair sulla privatizzazione del settore pubblico («testi gemelli per i tempi moderni»), il «Guardian» scriveva: «Si legga l'intervista. Si legga il discorso. Sono entrambe […] testimonianze forti. Dobbiamo essere felici di avere un premier e un prelato a contatto con il mondo reale in cui tutti dobbiamo vivere» 39.
Il mondo reale con cui la sintesi del neo-laburismo deve confrontarsi include, ovviamente, l'occupazione angloamericana dell'Iraq. La solidarietà di Blair con Bush continua a destare sorpresa tra i suoi ammiratori, e tuttavia è una conseguenza logica della formula del New Labour. Dopo tutto, è stato il centro-sinistra alla fine degli anni '90 a inaugurare per primo quello che potrebbe essere definito il militarismo neo-liberista, rompendo, come è noto, ogni precedente convenzione diplomatica e trattato per stabilire il diritto dell'Occidente di attaccare qualunque paese lo minacciasse, sulla base di un diritto umanitario definito a sua discrezione - un attacco frontale ai precetti base dell'ordine mondiale successivo alla Seconda guerra mondiale mai tentato da Reagan o Bush Senior.
L'attuale Amministrazione repubblicana ha ampliato i pretesti per le aggressioni preventive, e li ha avvolti, dopo l'11 settembre, in un nazionalismo molto più guerrafondaio. Ma l'attuale politica Usa in Medio Oriente, con le dichiarazioni sull'estensione della democrazia e dei diritti delle donne, puzza di Terza Via tanto non meno che di Project for the New American Century. I governi di Bush e Blair non sono affatto identici; ma la loro alleanza è ovvia, non solo per la tradizione di fedeltà di Londra alla politica estera di Washington, ma per le posizioni di ciascun governo in politica interna nel panorama neoliberista attuale. Per la stessa ragione, il New Labour non può trattare la Ue con freddezza, come hanno fatto i suoi predecessori: la sua posizione intermedia tra i modelli americano ed europeo assicura, in un senso ben diverso rispetto all'idea tanto cara a Blair, che continuerà ad essere un ponte fra loro.
Conclusioni Quali conclusioni politiche discendono da questo scenario? Una parte consistente della sinistra britannica, anche se adesso è ostile a Blair, resta ancorata all'idea che, indipendentemente dal suo operato, il New Labour resti il minore dei mali e quindi, alla fine dei conti, va difeso alle elezioni. Si conoscono due argomenti tipici a sostegno di questa tesi, ciascuno con i propri sostenitori. Nei circoli intellettuali in cui, come abbiamo mostrato, resta un residuo di infatuazione nei confronti di Blair, così come avvenne per Kennedy anche molto dopo che la maschera dell'eroe era caduta, l'identificazione è di natura culturale: è l'idea che in qualche modo, nonostante tutto, il New Labour rappresenti una visione migliore, più liberale dell'Inghilterra rispetto al Nuovo Conservatorismo degli anni '80. «Pensate a tutti i modi in cui i Conservatori hanno fatto apparire la Gran Bretagna preda di bassi istinti, aggressivamente materialista, filistea, corrotta e xenofoba»: così un collaboratore della «London Review of Books» ha esortato i propri lettori 40. `Apparire' è la parola chiave: con il New Labour, i sussidi alle famiglie monoparentali possono essere tagliati, gli edifici scolastici venduti a imprese private, le cariche ministeriali assegnate in cambio di mutui, milioni di sterline ricevuti in cambio di passaporti e di esenzioni dalle norme sulla pubblicità, i richiedenti asilo essere chiusi in centri di detenzione; ma ai sostenitori di questo punto di vista tutto ciò sembra comunque accettabile. Ogni dubbio residuo viene scacciato evocando il fantasma di Margaret Thatcher.
L'altra linea di difesa fa riferimento alla classe piuttosto che alla cultura, ed è più diffusa tra i membri del Partito laburista e dei sindacati. In questo caso si sostiene che l'anima del Vero Partito laburista è nascosta nel profondo del guscio del New Labour. Gli effetti concreti delle politiche di Blair stanno costringendo i lavoratori del settore pubblico e tutti quelli che subiscono più duramente l'attacco neoliberista a riscoprire i propri interessi di classe e a spostarsi su posizioni più radicali. La pressione della base spingerà i leader sindacali a opporsi al governo, chiedendo politiche più favorevoli ai lavoratori - o almeno che i lavoratori vengano ascoltati. La sinistra non deve abbandonare il partito che i sindacalisti ancora sentono come proprio. I militanti dovrebbero continuare a sostenere il New Labour e avanzare critiche costruttive al suo interno, impegnandosi nelle campagne elettorali.
Ma la struttura di partito del New Labour è stata mutata da Kinnock due decenni fa per neutralizzare la sinistra. Un cambiamento democratico dei gruppi dirigenti è impensabile oggi. Inoltre, ci sono scarsi sintomi di ripresa del sindacalismo radicale in Gran Bretagna. Anche in presenza di bassa disoccupazione, il numero di giorni di sciopero annui resta ai minimi storici. Dopo vent'anni di neoliberismo, la classe lavoratrice britannica stessa si è trasformata, soprattutto a seguito della deindustrializzazione delle sue roccaforti. Le sue capacità di mobilitazione di massa sono diminuite vistosamente. Le proteste organizzate contro il New Labour sono sempre più minoritarie e difensive; anche se dure, come quella dei vigili del fuoco. Altri segmenti della popolazione sono sempre più atomizzati, legati ai mercati finanziari - ad esempio i proprietari di casa e i futuri pensionati - e relativamente benestanti. La loro capacità di esprimere una protesta sociale non è ancora visibile.
Con poche eccezioni - Bob Crow, il leader dei lavoratori delle ferrovie, per esempio - i leader sindacali si sono schierati a fianco di Downing Street in ogni occasione importante 41. Il sindacato dei trasporti ha svolto un ruolo cruciale nel depotenziare le proteste di massa per la benzina del 2000 - quanto di più simile a un movimento di protesta di massa contro il New Labour si sia visto in gran Bretagna; anche se molti dei partecipanti alla protesta facevano parte della Countryside Alliance, che unisce una rabbiosa plebaglia rurale con i difensori della caccia alla volpe. A sua volta, il Sindacato dei vigili del fuoco ha annullato uno sciopero che godeva di ampio sostegno per consentire alle forze armate, che venivano utilizzate per il crumiraggio, di partecipare l'invasione dell'Iraq. Alla conferenza del Partito laburista nel Settembre del 2003, i leader delle quattro organizzazioni sindacali principali - Simpson (Amicus), Woodley (T&G), Prentis (Unison) e Curran (Gmb) m - invece di mobilitare i propri membri per mandare a casa Blair dopo la guerra, si sono coalizzati per tenere l'Iraq fuori dall'ordine del giorno. Per quel che riguarda i delegati delle sezioni locali, il discorso d'apertura del Primo ministro ha ricevuto una standing ovation di tre minuti. La base del partito, in calo, continua la propria marcia verso destra. Secondo alcuni sondaggi effettuati prima dell'invasione, due terzi dei dirigenti dei Comitati di collegio del Partito laburista sostenevano la guerra in Iraq - ben al di sopra della media nazionale.
Non c'è ragione di essere nei confronti del laburismo più sentimentali di quanto non lo sia lo stesso Blair. Il giudizio dell'«Economist» secondo cui egli è il miglior Primo ministro di destra che la Gran Bretagna potrebbe desiderare è assolutamente appropriato. Per la sinistra, la conclusione dovrebbe essere naturale: chiunque altro sarebbe preferibile. È anacronistico pensare che la performance di partiti che competono all'interno del campo neoliberista sarebbe diversa, una volta al governo, a causa dei loro pedigree ideologici o delle loro basi elettorali. Le politiche sono dettate dall'equilibrio delle forze nella società, solitamente ereditata dai governi precedenti, e dal contesto mondiale. Così come Clinton, dal punto di vista della politica interna, è stato ben più a destra di Nixon, così Blair è più a destra di Heath, senza parlare di Eden o Macmillan. Oggi, i principali partiti di opposizione del Regno Unito, i Liberaldemocratici e i Conservatori, stanno contestando da sinistra il governo sulle tasse universitarie e sulle pensioni, incontrando la disapprovazione della stampa economico-finanziaria.
Confrontandolo con i suoi immediati predecessori, una giuria imparziale concluderebbe che il New Labour ha gettato alcune briciole ai poveri, mentre consolidava ed estendeva il programma di Margaret Thatcher. Dal punto di vista della politica estera, il suo operato è stato di gran lunga più sanguinoso. I civili uccisi nelle varie aggressioni di Blair all'estero - Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Iraq - sono decine di migliaia in più di quelli della Thatcher. Le briciole che il governo ha distribuito all'interno contano poco al confronto della distruzione del diritto internazionale e della perdita di vite umane. Come ogni governo, quello della Gran Bretagna può essere giudicato solo sulla base di quello che ha fatto e di una valutazione razionale delle sue prospettive future. Quanto prima il New Labour scompare di scena, tanto meglio sarà per tutti.


note:
Con il titolo Gaging the New Labour, il saggio di S. Watkins appare, in contemporanea con questa traduzione, nel n. 25, gennaio-febbraio 2004 della «New Left Review». «La rivista del manifesto» ringrazia la NLR e l'autrice.

1  Perfino nel 1997, la percentuale di voti ottenuta dal Labour, corrispondente al 43,2% dei votanti, è stata la più bassa mai raggiunta in tutte le elezioni dal 1945 al 1966. Appena il 30,9% dell'elettorato ha votato per il New Labour; solo nel 1974 il partito ha vinto le elezioni con un sostegno popolare inferiore. I 13,5 milioni di voti che hanno prodotto la prima `travolgente' vittoria di Blair sfigurano perfino al confronto con i 14 milioni di voti ottenuti da Major nel 1992. Si veda David Butler e Dennis Kavanagh, The British General Election of 2001, Londra 2002.
2  Realtà sociali difficilmente conciliabili con la tesi di Ferdinand Mount secondo cui l'elettorato era troppo felice per andare a votare: The Yawning Abyss, «The Times Literary Supplement», 15 Giugno 2001.
3  La sola eccezione è stata l'area di Dagenham-Barking nell'Essex meridionale, in cui c'è stato uno spostamento del 5,9% a favore dei Conservatori. a Il Lend-lease Agreement del 23 febbraio 1942 fra Roosewelt e Churchill stabiliva un ferrea intesa di difesa e sostegno comune fra Usa e Regno Unito, in cui i primi guadagnavano un ruolo di egemonia sulle strategie del governo inglese (NdRM). b Invece del conflitto è il titolo del documento presentato nel gennaio 1969 dal ministro del Lavoro Barbara Castle, che tendeva a sostituire la struttura conflittuale delle relazioni industriali con un complesso e vincolistico sistema di mediazioni centralizzate (NdRM). c Al Selsdon Park Edward Heath definì la strategia che lo condusse, nel 1971, a firmare l'ingresso del Regno Unito nella Cee (NdRM). d Mercoledi 16 settembre 1992 la sterlina (e la lira) uscì dal Sistema monetario europeo, attuando una forte svalutazione (NdRM).
4  Peter Mandelson e Roger Liddle, The Blair Revolution, Londra 1996, pp. 82-83, 29, 164-175, 210, 240; il ruolo della Gran Bretagna nella diffusione della flessibilità del lavoro, della deregulation e della concorrenza fiscale al ribasso in Europa è entusiasticamente sottolineato in Gordon Brown, Economics vs Dogma, «Wall Street Journal», 28 maggio 2003.
5  John Kampfner, Blair's Wars, Londra 2003, pp. 5, 21.
6  Andrew Gamble, Theories and Explanations of British Decline in Richard English e Kenny (a cura di), Rethinking British Decline. Previsioni di questo tipo non sono nuove. Attorno al 1987, all'apice del `boom di Lawson', le pagine della stampa economico-finanziaria e perfino riviste autorevoli inneggiavano al rinascimento del Regno Unito [Nel 1987 il ministro del Tesoro Nigel Lawson provocò un surriscaldamento dell'economia tagliando energicamente i tassi di interesse, e provocò una `bolla' che esplose in inflazione nel 1992 e si concluse con il Mercoledì Nero della sterlina (NdRM)].
7  Stephen Nickell, The Assessment: The Economic Record of the Labour Government Since 1997, «Oxford Review of Economic Policy», vol. 18, n. 2, 2002 (d'ora in poi: Oxrep 2002); Mary O'Mahoney, Productivity and Convergence in the Eu, «National Institute Economic Review», n. 180, aprile 2002.
8  Tom Clark et Al, Taxes and Transfers 1997-2001, Oxrep 2002, p. 198.
9  Il salario minimo è di 4,20 sterline l'ora (agosto 2003) e non si applica ai lavoratori con meno di 21 anni. Le dichiarazioni secondo cui più di un milione di lavoratori «hanno beneficiato» dall'introduzione del salario minimo sono esagerate; sarebbe più corretto dire che «potrebbero beneficiarne se fossero in grado di portare il proprio datore di lavoro davanti ad un tribunale». Si veda National Minimum Wage: Report of the Low Pay Commission, aprile 2003, pp. 14, 22-23. e L'Indice Gini calcola, tra l'altro, la distribuzione del reddito. Una curva ascendente segnala l'aggravarsi delle diseguaglianze (NdRM).
10  Statistics of Education: Class Sizes and Pupil Teacher Ratios, ministero dell'Educazione, febbraio 2003, pp. 12, 18. I livelli di alfabetizzazione sono misurati come percentuale della popolazione negli ultimi due dei cinque livelli di abilità nella lettura e nella scrittura.
11  Julian Le Grand, The Labour Government and the National Health Service, Oxrep 2002; Audit Commission, Acute Hospital Portfolio, Londra 2001, p. 141. Per una critica puntuale dei progetti di Ppp e Pfi [Ppp e Pfi sono il programma di Public Private Partnership e Public Finance Initiative lanciato da Blair per promuovere le privatizzazioni, in particolare della sanità (NdRM)] per il Servizio sanitario nazionale (e non solo) avanzati dal New Labour, si vedano Colin Leys, Market-Driven Politics, Londra 2001, pp. 177-202; Alysson Pollock et al, Public Services and the Private Sector, Catalyst Working Paper, 2001.
12  «Guardian», 3 maggio 2003.
13  Anche se la più importante vittoria contro il settarismo è stata ottenuta, secondo un partecipante, il 15 febbraio 2003, quando decine di migliaia di appartenenti ad entrambe le comunità hanno marciato fianco a fianco, con striscioni che recitavano `L'Ulster dice no alla guerra'.
14  Si veda Tom Nairn, Pariah, Londra 2002, passim. f La dizione nel testo è Top Civil Servant. Il Civil Servant svolge un ruolo di garanzia in numerosi corpi istituzionali, dal governo medesimo al Parlamento, alle istituzioni locali (NdRM).
15  Andrew Rawnsley, Servants of the People, p. 33. Quando, nel maggio del 2003, dopo sei anni di governo, il Consiglio dei ministri si è riunito per discutere per la prima volta sull'opportunità di aderire all'Euro, la notizia è stata considerata una novità da prima pagina e degna di elogi negli editoriali.
16  Rinforzato nel giugno del 2001 con un contingente proveniente dall'ambasciata britannica a Mosca durante la fine della guerra fredda: David Manning - che è anche stato ambasciatore in Israele, sostenuto fortemente da Michael Levy, responsabile della raccolta di fondi per le campagne di Blair e inviato speciale in Medio Oriente - in qualità, de facto, di consigliere per la Sicurezza nazionale, omologo di Condoleezza Rice; Francis Richards presso il Gchq [Governement Communications Headquarter è il comitato governativo per la sicurezza nazionale(NdRM)]; John Scarlett come capo del Comitato congiunto sui servizi segreti.
17  Dal diario del responsabile delle Comunicazioni di Blair, Alastair Campbell, presentato all'inchiesta. Si veda www.the-hutton-inquiry.net per una notevole mole di documenti su come manipolare prove scarse e poco significative sull'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq e trasformarle in un casus belli. La pubblicazione del Rapporto Hutton sugli eventi che hanno portato alla morte dell'ex ispettore dell'Unscom, David Kelly - che aveva parlato con troppa franchezza delle manipolazioni di Downing Street sulla questione dei «45 minuti» - è prevista nel gennaio del 2004. g La Double Jeopardy del testo indica la garanzia penale in base alla quale nessuno può essere perseguito due volte per lo stesso reato dopo l'assoluzione, o dopo una sentenza di condanna o può subire due condanne per lo stesso reato (NdRM). h Il Dispersal del testo è la disposizione che stabilisce la dispersione sul territorio dei richiedenti asilo per evitare le concentrazioni etniche (NdRM).
18  Per un racconto eccellente si veda John Upton, Feasting on Power, «London Review of Books», 10 luglio 2003. Sulle questioni legate all'educazione il New Labour ha anche scavalcato i Conservatori nel sostegno alle fazioni ultra-reazionarie delle comunità locali induiste e musulmane. La caratteristica miscela di devozione multiculturale e spietatezza post-imperiale è stata riassunta in modo memorabile da un assistente di Blair nel dicembre del 1998: «Sarebbe stato difficile avere abbastanza tempo per i bombardamenti prima del Ramadan». Kampfner, Blair's Wars, p. 29.
19  Touchstone issues: memorandum preparati da `TB' del dicembre 1999 e dell'aprile 2000, «The Times», 16 e 27 luglio 2000. La pochezza dell'uomo Blair è venuta drammaticamente allo scoperto in seguito al panico esploso nel luglio del 2003, quando è stato raggiunto dalla notizia della morte di Kelly in assenza del suo entourage, visto che i suoi consiglieri-chiave - Alastair Campbell, Sally Morgan e Jonathan Powell - lo avevano ritenuto in grado di gestire da solo un giro di promozione delle imprese britanniche in Estremo Oriente.
20  Alex Danchev, Oliver Franks, Founding Father, Oxford 1993, p. 126.
21  Changing Our Ways: America's Role in the New World, Carnegie Foundation, 1992.
22  «Hansard», 24 maggio 2000; «New York Times», 13 agosto 1999; si veda anche Tariq Ali, Throttling Iraq, «New Left Review», 5, settembre - ottobre 2000.
23  Doctrine of the International Community, discorso tenuto all'Economic Club, Chicago, 23 Aprile 1999.
24  Seymour Hersh, «Prospect», giugno 2003.
25  «Hansard», 24 settembre 2003. i L'M16 è il servizio di controspionaggio esterno della Gran Bretagna (NdRM).
26  Si veda Tariq Ali, Recolonizing Iraq, «New Left Review», 21, maggio - giugno 2003, p. 17. j Channel4 è un'emittente fondata come Public Company con decisione del Parlamento nel 1982; i suoi dirigenti sono nominati dall'Autorità garante delle telecomunicazioni (NdRM).
27  Al massimo, la maggioranza di loro era più vicina ai membri del Partito socialdemocratico, europeisti e ostili ai sindacati, che si staccarono dalla destra del Labour all'inizio degli anni '80 finendo per allearsi con i Liberaldemocratici.
28  Nell'elezione del 2001, quest'ultima includeva l'intera scuderia di Murdoch: il «Sun», «The Times» e le rispettive edizioni domenicali; l'«Economist» e il «Financial Times» (che avevano cambiato opinione, con una certa cautela, sin dal 1992); l'«Independent», il ««Guardian», l'«Express» e il «Mirror». Il «Daily Mail» rimase in silenzio. Solo il «Telegraph» sostenne i Conservatori.
29  Young, «Guardian»», 2 maggio 1997; Toynbee, «Independent», 3 maggio 1997; Ferguson, «Observer», 4 maggio 1997. Il «Financial Times» si limitò a ronfare come un gatto soddisfatto nell'editoriale, mentre i prodotti finanziari e i titoli azionari del Regno Unito salivano a seguito dei risultati elettorali. k Il Millennium Dome è la gigantesca costruzione a cupola (la più grande area del mondo coperta a cupola) eretta a Greenwich per celebrare il terzo millennio e…l'era blairiana. Intorno alla sua costruzone si sono verificati sprechi ingenti e affari non limpidi. La Faith Zone è l'area dedicata alle religioni. (NdRM).
30  Rispettivamente: On the Record, Bbc1, 16 novembre 1997; «Guardian», 29 dicembre 1998; «Guardian», 30 e 31 gennaio 2001.
31  Rawnsley, Servants of the People, p. 291; Rawnsley, «Observer», 7 ottobre 2001; «Economist», 20 settembre 2001.
32  Marquand, The Liberal Nation, «Prospect», marzo 2002; «Guardian», 30 ottobre 2001; il «Daily Telegraph» celebrò «l'ora migliore di Blair».
33  Rispettivamente, Conor Gearty, Blair's Folly, 20 febbraio 2003; Ross McKibbin, Why Did He Risk It?, 3 aprile 2003; John Lanchester, Unbelievable Blair, 10 luglio 2003. Per un approccio più critico si veda la serie di `Short Cuts' [pezzi brevi] del Consulting Editor del quotidiano, John Sturrock, 19 giugno 2003.
34  «Guardian», 16 settembre 2003. Una notevole eccezione è stato l'articolo di Andreas Whittam Smith su «The Independent»: Iraq is Tony Blair's War. He should now do the Honourable Thing and resign, 29 settembre 2003.
35  Butler e Kavanagh, British General Election 2001, p. 332. I Conservatori hanno anche un problema di identità politica. Prima dell'avvento di Howard alla leadership, si mormorava della possibilità che Clarke potesse guidare nel Partito liberaldemocratico un gruppo di parlamentari conservatori favorevoli all'Europa e contrari all'invasione dell'Iraq, creando una formazione chiaramente alla sinistra del New Labour, anche se sempre all'interno del campo neoliberista. l Il Bharatya Janata Party, il partito nazionalista indu, partito di maggioranza relativa e attualmente al governo (NdRM).
36  Si veda Robert Brenner, New Boom or New Bubble, p.74 ss.
37  Si veda l'editoriale, Testing Formula Two, «New Left Review», 8, marzo-aprile 2001.
38  Per una descrizione del libro si veda Gopal Balakrishnan, Algorithms of War, «New Left Review», 23, settembre - ottobre 2003.
39  Rowan Williams, Dimbleby Lecture 2002 e «Guardian», 20 dicembre 2002. Bobbitt rispose con una lettera al «Guardian» il giorno successivo: «Magari gli editoriali dei grandi quotidiani nel mio paese fossero chiari e profondi la metà. In un momento in cui i media hanno maggiore influenza e quindi maggiori responsabilità, è veramente confortante leggere un saggio come questo. Sono felice che tu sia fiero del tuo Primo ministro e veda chiaramente la battaglia che egli sta conducendo - in gran parte una battaglia per una comprensione intellettuale e morale. Sono felice che tu sia fiero del tuo nuovo arcivescovo e che rifiuti la descrizione caricaturale che a volte ne viene fatta. In un momento di profonda confusione e di grande tentazione di essere corrivi o pregiudizialmente negativi, stai cercando di vedere le cose così come sono e descriverle senza infingimenti. Ho paura che questo non ti renderà molto popolare, almeno nel breve periodo (diciamo, un quarto di secolo). Alcuni dei tuoi lettori si sentiranno traditi. Ma avrai degli estimatori, e tra questi, Philip Bobbitt».
40  John Lanchester, Unbelievable Blair, «London Review of Books», 10 luglio 2003.
41  In altri casi, bei discorsi sui principi universali - per esempio quello di Bill Hayes del Sindacato dei lavoratori della comunicazione - non sono riusciti a mobilitare una forza lavoro divisa contro i progetti di privatizzazione delle Poste. m Amicus (Amalgameted Engineering and Electrical Union) con 730.000 iscritti è il più grande sindacato dell'industria; T&G (Transport and General Worker's Union), 900.000 iscritti, è il sindacato dei lavoratori dei trasporti; Unison, il più grande sindacato del Regno Unito, organizza i lavoratori dell'impiego pubblico; GMB (General Municipal Boilermakers) è il sindacato dei lavoratori delle autonomie locali (NdRM). Susan Watkins, storica e saggista, è managing editor di NLR (Traduzione di Roberto Veneziani)


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