numero  46  gennaio 2004 Sommario

Le elezioni americane

L'ERRORE DEI DEMOCRATICI
Robert Borosage  

«Se vogliamo creare posti di lavoro, dobbiamo assicurarci innanzi tutto che George W. Bush perda il suo.» Il ritornello di John Kerry suscita forte approvazione ovunque, e viene ripetuto anche dagli altri candidati democratici alla presidenza. Tutti condividono un'analoga ed energica critica al fallimento di Bush: si sono persi più di 3 milioni di posti di lavoro nel settore privato, gli altissimi profitti si sono trasformati in altissimi deficit e i tagli fiscali ai milionari hanno dilapidato le risorse senza alcun vantaggio visibile. Bush concluderà il suo mandato con il peggiore primato, nell'occupazione, per un presidente Usa dopo Herbert Hoover e la Grande Depressione.
Bush ostenta una tendenza, non la realtà: il terzo trimestre ha mostrato una crescita economica significativa, e infine cominciano ad aumentare i posti di lavoro. Utili, azioni e stock options restano alti, beneficiando principalmente i ricchi, che hanno profittato anche dai tagli fiscali di Bush. Ma la strategia `trickle-down' 1 non funziona. I fattori che più preoccupano la gente sono ancora in recessione: i redditi sono bassi dal 2000, le spese per la sanità elevate, i bilanci per le scuole subiscono tagli, il risparmio previdenziale non si è ripreso dal crollo del mercato azionario e le tasse per le università pubbliche sono aumentate solo quest'anno del 14%. Nel frattempo, le famiglie di lavoratori pagano di più in tasse federali e locali e in aumento delle spese di quanto non riceveranno dai tagli di Bush.
Le critiche sono aspre ma non sufficienti. Per sfidare Bush con successo, ai Democratici non basta dimostrare che il presidente non ha risollevato l'economia: devono dire come ci riuscirebbero loro. Per molti elettori, l'11 settembre ha messo al riparo Bush dalle critiche; non sono disposti a contestare il comandante in capo, a meno di non percepire una valida alternativa. Nel 2002, i Democratici non sono stati in grado di offrire quell'alternativa, e l'attenzione è stata rivolta su altre questioni, come l'Iraq, la sicurezza nazionale, la bandiera e la famiglia. In questo momento, per avere successo, i democratici devono elaborate un'alternativa positiva, non solo dire a che cosa sono contrari. E questo richiederà un grosso impegno.
Innanzitutto, devono lasciarsi alle spalle la fissazione sui deficit di Bush. Proprio adesso, sono schiavi della `Rubinomica' - la teoria così chiamata da Robert Rubin, il ministro del Tesoro di Clinton, rispettato da tutti - secondo cui chiudere il bilancio in pareggio rassicura i mercati finanziari, tiene bassi i tassi d'interesse e libera l'investimento privato. Dal liberale in ascesa Howard Dean al conservatore evanescente Joe Lieberman, l'attenzione viene puntata sugli incredibili deficit di bilancio che Bush ha contribuito a creare. Dean ha dichiarato: «Garantisco al popolo americano che un'Amministrazione Dean a Washington pareggerà il bilancio». Dal canto suo, Lieberman, afferma: dobbiamo restaurare la «disciplina fiscale» e porre fine alle «politiche di crescita lenta e debito alto dell'amministrazione Bush».
Ma questa prospettiva di rigore fiscale tipica dei banchieri - un tempo prerogativa del Partito repubblicano - non ha molto senso in un'economia che si sta ancora riprendendo da una disoccupazione elevata, da un eccesso di capacità produttiva e da investimenti tuttora sospesi pericolosamente sulla bolla della new economy. I tassi d'interesse sono ormai prossimi ai minimi storici. Nove milioni di persone cercano lavoro, mentre si calcola che due milioni l'abbiano perduto. Le imprese stringono ancora la cinghia;il debito interno ha raggiunto livelli record. Il governo federale dovrebbe ricorrere al deficit per dare una spinta all'economia.
Peraltro, una politica avara di bilancio è pessima politica. I sondaggi dimostrano ai candidati che i deficit sono un simbolo del fallimento di Bush, che criticarli evita ai Democratici di subire l'immagine di `grandi scialacquatori' e mette in grande evidenza il netto contrasto tra quello che è stato il successo di Bill Clinton e il fallimento di Gorge W. Bush. Ma l'enfasi sulla riduzione del deficit può ridurre i Democratici al mutismo sulle loro proposte per restituire il lavoro alla gente, e metterli in seria difficoltà ad esprimersi sul deficit che incombe e che non siamo in grado di sostenere: il deficit negli investimenti pubblici, che è vitale per la nostra economia.
L'ultimo candidato democratico a criticare gli alti deficit di bilancio è stato Walter Mondale. Mentre Ronald Reagan prometteva ottimisticamente che la crescita avrebbe pareggiato il bilancio, Mondale si schierò contro le politiche dissipatrici di spesa in deficit del presidente. «Io aumenterò le tasse», promise Mondale al paese, e cominciò a perdere consensi in tutti gli Stati tranne che nel Minnesota e nel distretto della Columbia. Si comportò in modo opposto nel 1992 Clinton, quando, di fronte agli altissimi deficit di George Bush padre, promise di «mettere al primo posto la gente», indicando la necessità di forti investimenti nelle città, nell'educazione e nell'assistenza sanitaria per tutti. La crescita economica e i tagli fiscali alle classi alte avrebbero rimesso a posto il bilancio.
I Democratici farebbero meglio a prestare meno ascolto alla `Rubinomica', e a darne di più alle idee vere dell'uomo cui devono i loro successi. Rubin sostiene che il problema, nelle agevolazioni fiscali di Bush jr, è che i deficit a breve scadenza sono troppo piccoli, mentre quelli a lungo termine troppo alti e destabilizzanti. Per di più, le risorse avrebbero dovuto essere impegnate nell'investimento pubblico, che avrebbe restituito direttamente il lavoro alla gente, invece che dissipate nei tagli fiscali ai ricchi, che producono assai meno occupazione. L'alternativa sarebbe tra quei tagli, che - nonostante l'ideologia del `trickle-down' - non hanno funzionato, e gli investimenti pubblici, che, rivolgendosi ai bisogni reali, darebbero lavoro alla gente.
Definire l'alternativa non dovrebbe essere difficile. Quasi tutti i candidati democratici alla presidenza hanno in mente piani d'investimento (anche se molti un po' improvvisati). Finora, tuttavia, hanno discusso più di quanti soldi sarebbero capaci di far risparmiare che del modo di investirli per produrre occupazione. I Democratici farebbero meglio a parlare di posti di lavoro, di assistenza sanitaria e degli altri problemi urgenti, invece che di deficit; a contestare i tagli fiscali di Bush piuttosto che puntare sull'obbligo impopolare di realizzare una responsabilità fiscale; a definire un progetto di investimenti che metta la gente al primo posto.
Inoltre i Democratici continuano ad avere difficoltà serie ad affrontare il problema di un deficit commerciale - che quest'anno supererà i 400 miliardi di dollari, circa il 5% del Pil - insostenibile per questo paese. Negli ultimi vent'anni, da paese maggiore creditore al mondo siamo diventati il principale debitore, con un debito estero che tocca circa il 25% del Pil. Oggi le banche centrali asiatiche possiedono circa 700 miliardi di dollari in Buoni del Tesoro Usa. Hanno finanziato il nostro deficit commerciale e contribuito a tenere il dollaro alto, mentre si conquistavano la proprietà di interi settori industriali.
Bush sa bene quanto ciò sia politicamente importante. Gli sviluppi dell'11 settembre hanno messo in primo piano l'Iraq; ora è la volta della campagna sui `posti di lavoro nell'industria'. Il presidente ha mandato John Snow, il ministro del Tesoro a dire ai cinesi di rivalutare la loro moneta, ha promesso di consolidare la «parità delle regole del gioco» e ha difeso le misure protezionistiche sull'acciaio, nonostante le proteste europee. Ma le manovre fittizie - l'onnipotente e miracoloso ministro dell'industria 2 prospettato da Bush non è ancora stato nominato - non risolveranno neanche lontanamente uno squilibrio commerciale che il Fondo monetario internazionale, Alan Greenspan, Rubin e la Bri 3 definiscono unanimemente destabilizzante e insostenibile.
Allora perché i Democratici non si sono fatti sentire? Nonostante i tentativi di Kerry e Lieberman di dipingere Dean e Dick Gephardt come protezionisti, tutti i principali candidati alla presidenza, di fatto, si sono opposti agli accordi commerciali che non prevedano requisiti di standard e tutela ambientale. Nel frattempo, tutti chiedono di rafforzare le nostre norme sul commercio. Alcuni, in particolare Dean e Lieberman, sono determinati a sfidare la Cina. Al tempo stesso, tutti promettono di revocare i trucchi fiscali che premiano le imprese che portano posti di lavoro fuori del paese. Preoccupati di essere etichettati come protezionisti, soprattutto nei circoli finanziari liberali, i Democratici non hanno richiamato l'attenzione sul fallimento di Bush nel commercio. Nessuno ha registrato cambiamenti nell'opinione dei circoli delle classi dirigenti, in base ai quali il deficit commerciale sarebbe insostenibile. Nessuno ha accusato l'amministrazione per il suo atteggiamento passivo. Il deficit commerciale costituisce un pericolo grave e attuale. Ignorando l'imminente crisi, Bush abbandona il destino dell'America nelle mani del mercato. E la soluzione lasciata al mercato prevede un drammatico calo del dollaro, che molto probabilmente scatenerebbe una netta tendenza alla depressione da noi e una recessione in tutto il pianeta. Si spiega che il leggendario investitore Warren Buffett abbia annunciato che, per la prima volta dopo 75 anni, sposterà i suoi investimenti in valute europee.
Il paese ha bisogno di una leadership creativa e di una cooperazione internazionale aggiornata, ma Bush ha fallito la prova. Invece di alienarci i nostri alleati sull'Iraq, il presidente avrebbe dovuto lavorare con l'Unione europea e il Giappone per generare in quelle regioni maggiore crescita. Questa politica e un'effettiva riduzione del debito dei paesi meno sviluppati ci avrebbero permesso di vendere di più all'estero, aiutandoci a trovare la strada per uscire dal deficit. Con un incredibile deficit commerciale di 100 miliardi di dollari solo con la Cina, gli Usa dovranno anche smettere di sostenere che la Cina neo-mercantilista adotti lo stesso tipo di regole del gioco. È improbabile che i cinesi riducano la loro moneta. I Democratici dovrebbero appellarsi all'America per garantire - come hanno fatto gli europei - che gli scambi con la Cina continuino ad aumentare ma in modo molto più bilanciato, e semplicemente non permettere che per ogni dollaro di vendite ci siano 6 dollari di acquisti.
Questa linea sarebbe una buona politica. Le prossime elezioni si giocheranno probabilmente nel Midwest industriale - Wisconsin, Minnesota, Ohio, Pennsylvania, Michigan, West Virginia - dove lavoratori e comunità sono rimasti molto danneggiati dalla perdita di posti nell'industria. È gente che vuol sapere da dove potrebbero venire i nuovi posti di lavoro. Sanno che l'economia è globale, ma cercano qualcuno che li rappresenti. Affrontare il problema del deficit commerciale - anche da una prospettiva internazionale di crescita globale - garantirebbe il loro appoggio a un candidato democratico, in contrapposizione a Bush, sospettato di essere il presidente delle multinazionali.
Molti elettori degli Stati più forti, in particolare gli elettori maschi privi di un'istruzione superiore, non sono favorevoli ai Democratici sulle questioni che riguardano la cultura e la sicurezza nazionale. Se decidessero che nessun partito è in grado di far funzionare l'economia a loro favore, potrebbero decidere il loro voto su altre questioni: patria e famiglia, esercito, Dio, armi e gay. Un candidato democratico disposto a battersi per un programma di crescita che metta gli interessi popolari al primo posto, può metter a nudo la principale vulnerabilità di Bush. Un candidato democratico che prometta di aumentare le tasse per pareggiare il bilancio farebbe la fine di Walter Mondale.
© The American Prospect. Con il titolo The Wrong Target, l'articolo di R. Borosage è comparso sul N. 14, 2003 di «The American Prospect».


note:
1  Teoria economica del `trickle-down' (letteralmente: del gocciolamento): teoria secondo cui i benefici finanziari alle grandi imprese si rifletterebbero a loro volta sulle imprese più piccole e sui consumatori (Webster).
2  L'espressione di Bush è esattamente: manufacturing czar (NdRM).
3  Banca dei regolamenti internazionali. Istituzione fondata a Basilea nel 1930 allo scopo di consentire alle banche centrali un coordinamento delle operazioni di incasso e pagamento relative alle riparazioni di guerra tedesche. Dopo la seconda guerra mondiale, molte funzioni furono assorbite dal Fondo monetario internazionale; alla Bri resta la funzione di banca delle banche centrali e di controllo della speculazione internazionale (NdRM). Robert Borosage, collaboratore di politica interna di Tap, è condirettore della `Campaign for America's Future', una fondazione di ricerca programmatica degli ambienti progressisti statunitensi. (Traduzione di Francesca Buffo)


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