Memoria
CINERA PINTOR
Tommaso Di Francesco
I
ancora la stagione è collettiva
Ho avuto quel senso del tempo presente
in un imbuto notturno d'occidente
tra palazzi e accanto ad una gatta sfinge
che strusciava il solidale brivido del giorno
che spento finiva nella soap, al cortile intorno
e dentro le case. Domandavano le piante, noi,
bisognose, in che direzione verso dove
e quale forza e perché debolezza e quando
luce penetrante e voce alta e quieta, alla fine:
silenzio in attesa d'una salvezza per tutti.
Siamo ancora alla stagione collettiva,
essa è negata, ma tutti aspettano la resa
della vita scambiata nella merce
e questa febbre ad ogni ora è accesa
che rispondi dentro casa alla chiamata
recitata nello squillo della scena seriale.
Siamo resi immagine e racconto dato
e la morte passa per la somma delle verità.
II
l'andare a capo
Non venivi più volentieri nella città
che hai visto sbranata, dove non c'era
da esser contenti. E infatti non c'è.
Non eri turista o cittadino, ma infiltrato,
certo solo della condanna che ci attiene
dell'andare a capo e lasciare tutto il bianco
sprecato, tutto, come se davvero esistesse
una misura a comandare il calendario
e i giorni e quel perpetuo amore necessario.
Quant'è spietato ritornare all'iniziato
segno che ha dato origine al testimone
graffiato, piccolo e ogni volta sovrumano
delicato, da tenere uccello in volo, solo
nella mano, ma d'uso come bustina
col fante di coppe delle carte Modiano.
III
non è questa la tana
A lungo non sarà questa la tana, la tua,
se Astrit ti cucina il riso e Loris complice
sorride, testimone di tutto e non dice.
Io t'ho portato versi che non entrano nell'ombra
del tuo pianoforte e di Leopardi rilegato,
guardi dal profilo che la testa non sostiene
la foto del casolare toscano dove una mano
ha segnato in rosso «viva Giaime». Siamo
ai confini disboscati della Montessori,
ma la recita dei bambini conferma l'innocenza?
Vedo lì sotto generazioni d'occhi sbarrati,
la pupa disperata alla sirena dell'allarme.
Mentre noi prendiamo le distanze da te e non dobbiamo
hai voglia a fare tsii, a sottrarre rumore.
A togliere voce agli angoli nascosti e la luce
fuoriesce l'ex voto d'Isabella a vociare pellegrini
che affollano un comizio. Allora tu ti difendi
col sonno che è quel poco amore che tutto riconnette.