numero  45  dicembre 2003 Sommario

Nell'esperienza dei precontratti

UNA NUOVA LEVA DI MILITANTI
Fiom net  

Le interviste raccolte dal gruppo di Fiom.net, che qui pubblichiamo in una scelta antologica e che si possono trovare integralmente nel sito della Fiom (www.fiom.cgil.it), dimostrano quanto lavoro capillare, quante difficoltà, quanta crescita politica e culturale ci sia nell'esperienza dei precontratti.
Prima di tutto è necessario ricordare che questa esperienza è assolutamente originale. È vero che nel passato, i tessili soprattutto, ma anche i metalmeccanici, hanno realizzato vertenze e accordi aziendali nel quadro dei rinnovi dei contratti nazionali. Tuttavia le differenze sono due e rilevantissime, tra quell'esperienza e l'attuale. La prima è che allora si rivendicava la firma di accordi che prefiguravano - anticipandolo - il contratto nazionale quando il tavolo nazionale era bloccato. Non c'era in campo nessuna intesa e si chiedeva alle aziende di rompere il fronte del rifiuto. Qui, invece, siamo di fronte a un accordo separato che per la Federmeccanica, il governo, la Cisl e la Uil ha già concluso la vertenza contrattuale. In secondo luogo, le vertenze pre-contrattuali del passato erano gestite centralmente da tutte e tre le organizzazioni sindacali, che anzi spesso contattavano direttamente le imprese considerate più disponibili, prefigurando con esse l'intesa prima ancora di parlarne con i lavoratori.
L'esperienza precontrattuale della Fiom è quindi una novità assoluta nell'esperienza sindacale italiana. È vero, i primi accordi sono venuti anche per scelta di aziende che, per ragioni politiche o per convenienze economiche, volevano sottrarsi al conflitto sull'accordo separato. Ma gran parte degli oltre 300 accordi realizzati e delle oltre 2000 vertenze aperte nascono invece come scelta soggettiva del sindacato territoriale, delle Rsu aziendali e infine dei lavoratori.
La Fiom ha stabilito, infatti, una sola condizione per realizzare i precontratti: quella del consenso esplicito, formalizzato con il voto segreto, di almeno la maggioranza dei dipendenti di una fabbrica. Considerato che normalmente ai referendum promossi da tutte le organizzazioni sindacali partecipa circa il 70% della forza lavoro e che circa il 70% si esprime a favore delle scelte sindacali, si può dire che il consenso attuale alle piattaforme della Fiom è uguale o superiore a quello che raccoglievano insieme nel passato le tre organizzazioni. Infatti, la media della partecipazione al voto è del 65%, ma il consenso espresso nel voto segreto alla piattaforma è ovunque superiore al 90% dei votanti. Ciò significa che la strategia precontrattuale della Fiom, mettendo al centro delle vertenze l'aumento del salario, `senza se e senza ma' e il contrasto ai processi di precarizzazione del lavoro, incontra una domanda e un consenso fortissimi da parte dei lavoratori.
Si tratta di un dato che nessuno può oggi mettere in discussione. Senza di esso lo sciopero del 7 novembre, la manifestazione di quasi 200.000 lavoratori a Roma, non sarebbero stati possibili, nel totale oscuramento mediatico, e sotto la pressione della battente campagna sull'inutilità di una lotta per un contratto già concluso.
Evidentemente chi è sceso in piazza il 7 voleva esprimere qualcosa di più di una posizione sindacale su una vertenza, voleva esprimere un sentimento, una volontà di presenza sullo scenario politico e sociale. I precontratti sono la stessa cosa. Essi si sviluppano spesso in un clima aziendale e politico avverso. Le altre organizzazioni sindacali, il padrone, le associazioni delle imprese, il mondo politico esterno non stanno certo lì ad aspettare con gioia il pronunciamento dei lavoratori. Eppure il consenso c'è sempre. Anche se arrivare ad esso non è mai facile.
Avviare un precontratto richiede infatti un lavoro che spesso si scontra con tutte le incrostazioni burocratiche della pratica sindacale di questi anni. In primo luogo bisogna realizzare delle assemblee, per presentare ai lavoratori le richieste. E già questo apre subito un conflitto con le altre organizzazioni e con le aziende. Superato questo ostacolo, c'è poi da realizzare il referendum vero e proprio, anche qui in molti casi con il boicottaggio esplicito delle aziende e con la campagna avversa delle gerarchie aziendali, e purtroppo non solo di queste, per indurre i lavoratori a non partecipare al voto. Una volta conseguito il consenso dei lavoratori, la piattaforma viene inviata alle controparti. Che, a volte, accettano di discutere, altre invece rinviano il testo al mittente. In questo secondo caso la motivazione delle imprese è chiara: i precontratti sono in una terra di nessuno, né contratto nazionale, né vertenza aziendale secondo le procedure previste dall'Accordo del 23 luglio. In quella terra di nessuno le vertenze dovrebbero affondare, e invece le lotte e gli accordi crescono.
Anche qui, non pensiamo che le trattative siano semplici. La seconda linea di difesa organizzata dalle associazioni degli industriali è quella della pura concessione salariale. In decine e decine di circolari, comunicati e riunioni la Federmeccanica e la Confapi hanno spiegato ai loro associati che, se proprio devono concedere qualcosa, diano un poco di soldi ai loro dipendenti, ma non sottoscrivano in alcun modo clausole che annullano gli effetti più devastanti della Legge 30 e in generale di tutta la legislazione sulla flessibilità del lavoro del governo Berlusconi. E invece tutti gli accordi finora realizzati contengono una parte normativa precisa, che, affermando la validità delle regole del Contratto del 1999 (l'ultimo unitario), mette limiti fortissimi all'applicazione della nuova legislazione sul lavoro.
Realizzare un precontratto significa, perciò, prima di tutto scardinare il modo di lavorare del sindacato in fabbrica, quale si è affermato in questi ultimi anni. Bisogna rompere ogni schema consociativo con le aziende e con le altre organizzazioni sindacali e riferirsi immediatamente, direttamente ai lavoratori. I precontratti, quindi, ricostruiscono la rappresentanza reale della Fiom, e ne segnalano anche i limiti e le difficoltà. La più rilevante è quella che riguarda i grandi gruppi. La Fiom non è solo in difficoltà nelle piccolissime imprese, nel lavoro precario e disperso nel territorio, ma anche sul versante opposto del sistema industriale. Tra tutte le aziende sindacalizzate proprio nei grandi gruppi, paradossalmente, c'è oggi la maggiore debolezza contrattuale di tutto il sindacato, e nello specifico della Fiom. Per questo l'ultimo Comitato centrale dell'organizzazione ha deciso la generalizzazione delle vertenze precontrattuali, proprio a partire dalle aziende più grandi.
I precontratti costituiscono una vera e propria fotografia dello stato effettivo dei rapporti di forza tra lavoro e impresa industriale nel nostro paese. Le interviste che seguono raccontano una parte di queste esperienze e ci fanno capire come, all'interno di esse e grazie ad esse, stia nascendo una nuova generazione di militanti sindacali (Giorgio Cremaschi).
Barbara 1, delegata Rsu Fiac compressori, Sasso Marconi (Bologna). 32 anni, da quattro anni in fabbrica, lavora come operaia alla catena di montaggio. L'intesa di precontratto è stata sottoscritta il 6 ottobre 2003. Il testo è consultabile nel sito della Fiom Cgil (www.fiom.cgil.it/).
Come avete organizzato in fabbrica la vostra protesta?
Abbiamo iniziato con i picchetti alle sei del mattino fuori dalla fabbrica, e poi abbiamo aspettato. Aspettato che qualcuno cedesse, e noi non volevamo cedere a nessun costo. All'inizio è stata un'onda unica, siamo stati tutti d'accordo e uniti, nessuno ha dovuto trascinare qualcun altro. Poi, strada facendo, abbiamo iniziato ad avere difficoltà da parte dell'azienda, che ha cercato di metterci i bastoni tra le ruote in qualunque maniera.
Ad esempio?
Venendo fuori durante i picchetti per cercare di convincere le persone a entrare, oppure dicendo che si andava in cassa integrazione; infatti l'azienda durante questa forma di protesta ha deciso, per problemi interni, di usufruire della cassa per nove settimane circa, in settembre, e alcuni hanno avuto molta paura. Ma serviva per farci capire che i soldi richiesti - sembrava la cosa che più pesava all'azienda - non ce li potevano dare, mentre noi eravamo dell'idea che la cosa più importante fosse la parte normativa, quella noi volevamo a tutti i costi, l'ultrattività 2 del Contratto nazionale del '99.
Tutti concordi in questo?
Sì, ci tenevamo moltissimo tutti quanti. Sai, in azienda, abbiamo visto parecchi lavoratori precari andare e venire, abbiamo avuto tante persone così; si instaurava un certo tipo di rapporto - personale e di lavoro - e poi lo vedevamo svanire, questa cosa ha fatto molto male a noi per primi.
Alla fine comunque abbiamo ottenuto questa griglia 3 anche se alcune persone dicevano di non essere d'accordo: - Non ci piace perché andiamo contro l'azienda, a me non interessa, a me non tocca… Però adesso tutti hanno questa griglia, tutti hanno questi soldi, 115 euro di aumento.
C'è stato un lavoro preparatorio lungo per il precontratto, avete dovuto fare molte assemblee?
Tante! Per tenere i lavoratori informati sugli incontri in azienda, su quello che stavamo facendo, sul fatto che era una cosa che interessava tutti, non solo la Fiac - perché girava anche quella voce - e spiegare che erano falsità.
Che tipo di domande ti rivolgevano?
Ti chiedevano: - Servirà, ce la faremo? Come possiamo arrivare a un incontro? Perché la nostra intenzione non era quella di andare contro l'azienda, volevamo trovare un punto d'incontro, non volevamo prenderla di petto e cercare comunque lo scontro, ma spiegare la nostra posizione, eravamo lì e volevamo che ci ascoltassero. Difatti la paura più grande era: se non firmano che cosa facciamo? Come possiamo andare avanti, avere un rapporto di lavoro con le condizioni più brutte che ci potevano essere senza la griglia della Fiom? Qui in molti hanno famiglia, hanno figli e avendo dei figli non si può sperare che un domani tutti diventino direttori, ci sarà anche qualche operaio e allora bisogna comunque iniziare a lottare per il loro domani.
Differenti atteggiamenti da parte dei lavoratori?
Abbiamo avuto una buona collaborazione da parte della vecchia guardia! Quelli più anziani, con più esperienza, essendo già passati per altre forme di protesta hanno aiutato molto i giovani che magari erano alla prima lotta; spiegavano a cosa poteva servire il picchetto di 2-3 ore, stare fuori alla fabbrica ed essere tutti lì.
Qual è stato il punto di svolta che vi ha permesso di arrivare alla firma?
Il fatto che l'azienda, quei pochi ordini che aveva, doveva mandarli via in qualche modo, perché era ferma: ore su ore, camion su camion che non venivano né caricati né scaricati; più di una volta ci hanno chiamato per provare a parlare e a discutere; hanno capito che noi tenevamo al precontratto anche se all'inizio non lo credevano. Abbiamo fermato le linee e così ne hanno avuto la prova tangibile, va bene i 115 euro, però la parte normativa era più importante.
Per te è stata un'esperienza importante?
Sì, molto: durante la lotta mi sono sentita sostenuta dai compagni, i lavoratori avevano sempre e costantemente idee e proposte da fare, era un modo per partecipare e non sentirsi soli. Poi, il giorno della firma per me è stata festa nazionale, il 6 ottobre alle 10,01! L'ho segnato in rosso sul calendario.
Luca, delegato Rsu Gd, Bologna, 39 anni, è delegato alla Gd dal 1986. Entrato in fabbrica come operaio, attualmente fa il progettista di attrezzature speciali. L'intesa di precontratto è stata firmata il 17 settembre 2003. Il testo si trova in www.fiom.cgil.it.
Mi parli del vostro percorso per arrivare al precontratto? Come vi siete organizzati dopo l'indirizzo che è stato dato dalla Fiom a maggio?
Direi che l'esperienza parte da molto prima, parte dal contratto separato del 2001 4; mi ha fatto maturare anche nei rapporti con i delegati delle altre organizzazioni sindacali perché è nata una riflessione sulla nostra esperienza di fabbrica, i contatti con i lavoratori, le assemblee, si è proposto il problema della democrazia anche nei confronti della Fim e della Uilm.
C'è una maggioranza Fiom in azienda?
Adesso siamo 17 delegati Fiom su 32, ma al prossimo rinnovo delle Rsu ci sarà sicuramente un grande passo avanti. Per noi questo è stato un anno determinante: abbiamo firmato unitariamente il contratto aziendale, poi ci sono state le piattaforme separate per il contratto nazionale, e per la Fiom ha significato confrontarsi con i lavoratori; siamo stati gli unici a far votare la piattaforma.
Come avete costruito le assemblee per presentare ai lavoratori i punti del precontratto, quali sono state le reazioni?
Ti dicevo: la credibilità nei confronti dei lavoratori l'avevamo conquistata in precedenza e dopo l'accordo separato in maggio sono bastate poche parole per spiegare in assemblea che di nuovo i rapporti con le altre organizzazioni si erano rotti a causa della mancanza di un percorso democratico. Qualcuno ha parlato di `laboratorio' perché si tentava di sperimentare nuove forme, e in quel momento abbiamo rinsaldato il rapporto con i lavoratori, li abbiamo riconquistati.
Hanno apprezzato la continuità della linea politica della Fiom?
Sì, la continuità e la coerenza. Quando abbiamo presentato la griglia contrattuale è venuto a Bologna il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini e dopo abbiamo fatto un referendum con voto segreto per far approvare l'ipotesi di accordo. La Commissione elettorale si è costituita `spontaneamente', cioè al termine di quell'assemblea. Nei giorni successivi dei lavoratori sono venuti da noi delegati a dare una mano, e abbiamo proposto loro di far parte della Commissione elettorale perché i delegati non possono farlo, e la cosa bella è che hanno coinvolto tutta l'area amministrativa, che è la parte più lontana da noi, nel senso che non li abbiamo mai conquistati, forse anche per il tipo di formazione. Invece sono stati coinvolti dalle lavoratrici che spiegavano la griglia con una carica molto forte e dopo che questi lavoratori hanno capito per cosa si votava, hanno partecipato con una percentuale di voto altissima; non era mai avvenuto. Si sono messi in gioco loro per primi, non sono stati spettatori ma protagonisti.
Qual è stato il risultato del referendum?
L'ipotesi di accordo è stata votata da 930 lavoratori, con 898 sì, per cui è stato praticamente un plebiscito. Abbiamo raggiunto l'accordo dopo 20 ore di sciopero: non erano passati 15 giorni dalla firma dell'intesa separata che eravamo già agli scioperi articolati; gli stessi lavoratori proponevano forme di lotta e anche gli impiegati sono stati pronti a fare iniziative da affiancare a quelle delle officine. Comunque anche adesso che abbiamo firmato non è che ci si siede e si guarda cosa succede intorno, continuiamo a essere protagonisti.
Tra gli elementi del preaccordo, secondo te quale ha contato di più per i lavoratori?
Se dovessi dividere in due la fabbrica, direi che gli operai erano più interessati alla parte economica e gli impiegati alla parte sui diritti e questo proprio perché la vertenza faceva portare a casa più soldi alle figure professionali più basse, e diritti che questo governo, questa intesa separata cercano di togliere. È stato questo mix che ha tenuto insieme tutta la fabbrica.
Avete avuto problemi con l'azienda?
Sicuramente sì; fin dove ha potuto non ci ha davvero agevolato. Anche per la convocazione delle assemblee ogni occasione era buona per ristabilire formalità che fino a quel momento erano sempre state scritte sulla carta ma mai praticate. Ci hanno dato il senso del loro irrigidimento. Sai, l'azienda è un mondo complesso, non sempre l'interlocutore che hai di fronte - il capo delle risorse umane - è quello che poi rappresenta effettivamente l'azienda. Tu sai che c'è la proprietà che è un'altra persona e a un certo punto della trattativa abbiamo avuto l'impressione che sia intervenuta per cambiare l'impostazione delle relazioni sindacali. In qualche modo, come è successo in Ima 5, il padrone si è speso in prima persona per arrivare alla firma della preintesa.
Come ti senti dopo questa esperienza?
Mi sembra di essere uscito da un tunnel. È da due anni che in azienda siamo sottoposti a pressioni molto forti. Ci siamo trovati a dover gestire delle situazioni dove noi preferivamo fare scioperi con i lavoratori e i delegati delle altre organizzazioni distribuivano volantini in cui dicevano di non fare sciopero, che era inutile. È stato un periodo molto buio anche per quanto riguarda i rapporti con l'azienda, perché, pur essendoci normalmente delle buone relazioni sindacali, quando ad esempio si è insediata la giunta di destra 6 questa ha cercato subito di stringere dei rapporti di forza con l'azienda. E poi sul piano delle relazioni personali, tornare a casa con dei problemi non è semplice. Gli stessi lavoratori, dopo la seconda intesa separata, ci hanno detto: - Ragazzi, vi seguiamo anche stavolta, ma che ci siano dei risultati, perché altrimenti non avrete più la mia piena e totale fiducia. Sappiamo che parte tutto dal rapporto personale tra lavoratori e delegati. La firma della preintesa in qualche modo ha dimostrato che la Fiom è un interlocutore affidabile, un interlocutore che rappresenta veramente i lavoratori.
Guido, delegato Rsu in Fincantieri di Sestri Levante.
La vertenza del gruppo Fincantieri, nell'ambito della campagna aperta dalla Fiom, assume un significato rilevante, sia per le dimensioni dell'azienda che occupa oltre 9000 tra lavoratrici e lavoratori, sia per il fatto che il gruppo, data la sua articolazione - otto cantieri, due sedi progettuali, un centro di ricerca, l'Isotta Fraschini di Bari - è presente con stabilimenti in molte regioni italiane. La vertenza è stata aperta il 24 giugno 2003 e, dopo più di 56 ore di sciopero, non è tuttora conclusa (26.11.2003).
Sulla vicenda del precontratto, sono convinto della necessità di tenere una posizione salda, costruire un terreno solido e andare avanti. Noi che facciamo sindacato tutti i giorni sappiamo che questo è un percorso pilota, è un'iniziativa per portare a una spaccatura, a evidenziare il problema politico per poi mettere tutti davanti a un dato di fatto e costringere il padronato a sedersi al tavolo delle trattative con la Fiom.
Sei giovane, 33 anni, come è il rapporto in fabbrica con gli altri lavoratori della tua generazione?
I giovani inizialmente non hanno capito, perché siamo in una fase di ricambio generazionale e penso che noi delegati abbiamo il dovere di spiegare alla nuova generazione l'importanza del saper stare al lavoro, di rispettare tutte quelle regole non scritte che comunque esistono all'interno di un ambiente di lavoro, che oggi mancano come base culturale di questi ragazzi. Perché, se conoscono quali sono i loro diritti e i loro doveri, laddove questi diritti vengono calpestati, sono in grado di prendere posizione.
Con la riforma Dini 7, le fabbriche del nostro paese hanno cominciato gradualmente a svuotarsi, sono andati in pensione quegli operai che rappresentavano un costo per l'azienda, sindacalizzati, perché comunque venivano da esperienze di lotte, anni duri. Quando si parlava con questi lavoratori anziani ti capivano al volo, e ti correggevano. L'aver mandato via tutti questi lavoratori sindacalizzati e aver riempito le fabbriche metalmeccaniche con i giovani, ha voluto dire eliminare lo zoccolo duro della classe operaia. È per questo che a Sestri stiamo cercando di fare sindacato con il dovere, al di là di quelle che sono le scelte dei ragazzi, di spiegare loro questi meccanismi; così quando si va a parlare del precontratto ti capiscono, altrimenti ti trovi di fronte un muro di gomma.
Avete il consenso dei lavoratori?
A Sestri si sta lavorando in questa direzione; i risultati dall'apertura del precontratto a oggi li stiamo ottenendo; quelli che prima erano sfiduciati, stanno capendo che il precontratto è l'unica risorsa che oggi abbiamo come Fincantieri, come grande gruppo italiano della cantieristica. Dobbiamo continuare a portare avanti la battaglia, a garanzia di tutti coloro che oggi questa forza non ce l'hanno.
Come sono andate le assemblee?
Bene, anche se inizialmente abbiamo avuto qualche problema. C'è stata la più totale trasparenza tra noi delegati di fabbrica, ma qualche tentativo di destabilizzare questa fase di lotta, qualche dissenso verso questo precontratto c'è stato. Ma non ha creato quei problemi che credevamo di trovarci davanti, perché comunque la battaglia per il precontratto la stiamo portando avanti con forza. A Sestri la volontà è questa.
Quali sono i nodi centrali della discussione, a Sestri?
I lavoratori adesso ci fanno numerose domande, vogliono essere informati, perché i problemi in fabbrica sono grandi anche da un punto di vista economico. Basta pensare che io, nel 1987, prendevo di più di quanto prendo adesso, in proporzione. Il problema del salario è molto sentito; è ovvio, perché quando sei in fabbrica vedi quanto e come lavori per ottenere poi quel livello salariale, e poi quando sei fuori dalla fabbrica vivi con quello che ti sei costruito all'interno dell'ambiente di lavoro. Non si può essere indifferenti ai problemi dentro alla fabbrica, e poi fuori vivere male.
E poi c'è la questione della sicurezza: facciamo ore e ore di lavoro, in condizioni veramente precarie e chi rischia di più sono i dipendenti delle ditte di appalto, che operano negli ambienti tipo il bordo, o la prefabbricazione navale. Anche questo è un elemento determinante, a mio avviso, per portare avanti la lotta per il precontratto.
Tu come stai vivendo questa esperienza?
Io sono entrato in fabbrica nel 1986; vengo dalle riparazioni navali di Genova, lo zoccolo duro del movimento; sono entrato che ero una margherita e ora sono un blocco di ferro: l'ambiente di lavoro ti dà quella `scottatura' che ti rende un po' più crudo, oltre che più solido. Sono entrato in Fincantieri a gennaio 2000 e mi ha cambiato la vita: venendo da un ambiente sindacalizzato ho deciso subito di prendere posizione, di schierarmi con quello che è il sindacato più grande mai esistito in questo paese. Cerco il dialogo con i lavoratori degli altri cantieri, che va anche al di fuori del contesto sindacale, tant'è vero che io e un altro compagno di fabbrica, di nostra iniziativa, abbiamo viaggiato in giro per l'Italia per parlare, per conoscere le problematiche degli altri cantieri e cercare di capire, perché quello che avviene in un cantiere non avviene solo in un singolo cantiere, avviene in un contesto più generalizzato.
Tiziano, Fincantieri di Ancona Via alla vertenza per il precontratto, dunque!
Sì, da circa tre mesi in Fincantieri stiamo portando avanti la lotta per il precontratto, e devo dire che sta andando bene; abbiamo fatto le assemblee per spiegare ai lavoratori quello che avevamo intenzione di fare, che la Fiom aveva intenzione di aprire a livello nazionale il fronte dei precontratti.
Come è andato il referendum?
C'è stato l'80-87% di voti a favore; siamo partiti con gli scioperi articolati, con il blocco degli straordinari e il presidio delle portinerie. Devo dire che gli operai ci hanno seguito, anzi sembravano più convinti di noi in questa lotta, anche perché ad alcune centinaia di metri da Fincantieri ci sono tre cantieri privati che per primi in Italia hanno siglato il precontratto con le loro aziende: Morini, gruppo Isa e un altro, Faretti, che fa yacht da diporto. È stata un'ulteriore spinta ad andare avanti, gli stessi iscritti alla Fim e alla Uilm hanno scioperato con noi.
Quali reazioni ci sono da parte di Fincantieri?
Alla manifestazione di Trieste abbiamo portato più di 2500 operai da tutta Italia, ma troviamo un osso duro dall'altra parte, perché Fincantieri, essendo una delle otto grandi industrie italiane che hanno partecipato al tavolo delle trattative conclusesi con la firma dell'accordo separato, cerca in tutti i modi di portare avanti una lotta al logorio, vedremo chi si stanca prima.
Che cosa vi chiedono i lavoratori in fabbrica?
Ci dicono di andare avanti. Oggi [3 ottobre 2003, (NdRM)] col coordinamento nazionale decideremo altre iniziative per mettere più in difficoltà l'azienda. Da noi lavorano 680 dipendenti tra operai e impiegati, le ragioni della nostra battaglia sono capite da tutti. Gli impiegati hanno un salario più alto del nostro, ma anche loro hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, perché questa lotta ci costa molto, i salari sono già bassi per conto loro - mediamente un operaio di quinto livello prende 1000 euro al mese, senza straordinari, e ad Ancona l'80% degli operai sono inquadrati al terzo e al quarto livello, prendono circa 800 euro -; mettendo insieme gli scioperi e il blocco degli straordinari la situazione diventa pesante, ma comunque stiamo reggendo bene il fronte.
Per il precontratto, a cosa date più valore?
Stiamo lavorando molto sulle condizioni generali della sicurezza e dei posti di lavoro, perché è importante sì il salario, ma anche tutto quello che riguarda i diritti e quello che poi sarà la modifica di tutta la parte normativa prevista dall'accordo separato. Con la Legge 30 andremo a finire in un mondo in cui ognuno può fare quello che vuole, senza regole, senza diritti, senza niente.
All'interno di Fincantieri c'è una miriade di ditte in appalto e questi lavoratori più che sul salario puntano molto sui diritti, perché vengono trattati peggio degli animali, non hanno nessuna tutela. Io ho denunciato più volte alla stampa la situazione di Ancona: non ci sono regole, i lavoratori vanno e vengono e anche per noi è difficile mettere in piedi un percorso da portare avanti con le ditte. Però quando ci troviamo davanti ai cancelli, loro stanno comunque con noi. E la pressione da parte dell'azienda è forte: minacciano le ditte dicendo che se i lavoratori non entrano, non verranno pagate loro le tranches di lavoro già fatte.
Che clima c'è in fabbrica?
Fincantieri cerca in tutti i modi di distruggere quello che la Fiom ha messo in campo e ogni giorno vengono distribuiti da altre organizzazioni sindacali dei volantini contro la Fiom e i suoi delegati, contro tutto quello che stiamo facendo. Ma i lavoratori finora ci stanno seguendo, e speriamo che non perdano la fiducia, perché quando il brodo si allunga è sempre più difficile tenere alta la guardia.
Devo dire che il governo ci ha messo del suo: con la modifica alla legge sulle pensioni, e con il Decreto legge di due giorni fa che taglia tutti i diritti ai lavoratori esposti all'amianto 8, c'è chi ci dà una mano a tenere alto il morale!
Le prossime mosse?
Tutto quello che portiamo avanti lo decidiamo a livello di coordinamento nazionale, tutte le strategie di scioperi e manifestazioni le facciamo insieme, magari in giorni diversi, ma comuni per tutti e se riusciamo a sfondare il fronte con Fincantieri - che è un gruppo che conta più di 9000 dipendenti e in Italia ha un certo peso - Confindustria e il governo saranno spinti a riaprire il tavolo delle trattative a livello nazionale.
Fabio, Fincantieri, Porto Marghera A Marghera - su 1267 lavoratori - ci sono circa 700 iscritti alla Fiom, 350 sono i non iscritti, gli altri si dividono tra Fim e Uilm. Io lavoro alla Fincantieri da sette anni e sono delegato Fiom da sei. In tutto siamo 12 delegati della Fiom su 18 membri della Rsu, abbiamo un largo consenso all'interno della fabbrica: i lavoratori si iscrivono alla Fiom non perché i nostri delegati siano più simpatici ma perché la Fiom in questi anni è riuscita a dare più risposte, a dare un'idea del lavoro diversa, si sentono più rappresentati. Abbiamo cambiato un po' pelle ultimamente perché all'interno dello stabilimento ci sono state 900 nuove assunzioni in tre anni e mezzo: sono quasi tutti giovani che non hanno esperienza sindacale, che non hanno cultura del sindacato, che magari arrivano da aziende piccole, da altre realtà non sindacalizzate.
Invece voi cercate di fare formazione.
Si cerca di fare formazione, di coinvolgere il più possibile i giovani nelle iniziative che vengono fatte: ai direttivi, alle riunioni che facciamo a volte in fabbrica per discutere dei problemi che abbiamo in cantiere ma anche a proposito della linea che ha intrapreso la Fiom in questi anni, linea intenta a proteggere i diritti che ci stanno togliendo. Come la questione del precontratto: dopo la direttiva dalla Fiom nazionale di aprire ai precontratti, credo che la Fincantieri sia stata una delle prime realtà - tra quelle più grandi - a partire: già a luglio avevamo indetto i primi scioperi su questa questione. Abbiamo fatto le nostre assemblee, sono venuti a votare democraticamente 810 lavoratori (con il 90% di sì), anche i lavoratori iscritti alla Fim e alla Uilm che si sono seduti con noi a fare sciopero; questo vuol dire che stavano prendendo coscienza del fatto che non si deve stravolgere tutto il sistema di diritti messo in piedi attraverso le lotte sindacali; i lavoratori sono preoccupati perché l'inflazione sta crescendo, la Legge 30 viene portata avanti, stanno diventando consapevoli che la battaglia è giusta e che bisogna continuare.
C'è differenza tra l'atteggiamento dei giovani e quello dei lavoratori con più esperienza sindacale?
I più anziani - sono solo un centinaio, perché la maggior parte de lavoratori è nuova - finora pensavano soprattutto alla questione dell'amianto; la loro preoccupazione era l'accumulo per la pensione perché le loro battaglie le avevano già fatte. Ma la novità è data dalle lavoratrici. Negli ultimi anni c'è una maggiore assunzione anche di donne: una volta erano 40-50, oggi siamo arrivati a un centinaio o più. E stiamo vedendo che le donne all'interno del cantiere chiedono alla Fiom, quindi a noi, di portare avanti una loro rappresentatività; queste donne, queste ragazze, cercano di avvicinarsi a noi perché vedono nella Fiom la capacità di tutelare anche i loro diritti.
Quante ore di sciopero avete fatto finora per il precontratto?
Ho perso il conto, credo che siamo arrivati a una quarantina d'ore, una media di 13-15 ore al mese.
A quanto ammonta il salario di un operaio che lavora a Porto Marghera?
La maggior parte dei lavoratori è inquadrata al terzo livello, perché le nuove assunzioni fatte dalla Fincantieri negli ultimi tre anni sono state fatte tutte a livelli bassi, in formazione, un salario medio arriva a 900 euro al mese. Con i premi, in base all'accordo integrativo, si portano a casa più soldi, ma è un salario variabile; se non c'è lavoro, non c'è produttività, non c'è la consegna delle navi e il salario diminuisce. E i lavoratori sono preoccupati perché sono tanti mesi che si va avanti con gli scioperi: ogni mese - come ti dicevo - si fanno 13-15 ore di sciopero e il salario comincia a diminuire magari di 100 euro al mese, però stanno resistendo. Ad esempio, per lo sciopero dei metalmeccanici 9, c'erano già dei lavoratori che volevano dare i soldi e volevano sapere il giorno e l'orario della partenza del treno; prima ancora cioè di chiedere i soldi per partecipare alla manifestazione hanno chiesto di essere messi in lista, quindi vuol dire che il clima di entusiasmo c'è.
L'azienda come sta reagendo?
Alla Fincantieri di Marghera c'è un clima strano: ogni volta che viene fatto uno sciopero dalla Fiom, ci sono i delegati della Fim e della Uilm in permesso sindacale che si mettono davanti a fare il contropicchetto perché vogliono garantire l'entrata ai propri iscritti. Durante l'ultimo sciopero che abbiamo fatto, su circa 2000 lavoratori degli appalti e 1200 che siamo noi, ne è entrato solo uno, gli altri sono stati a casa e hanno aderito all'iniziativa. Anche perché, come ti dicevo prima, all'inizio il problema principale era il salario, ma adesso preoccupa questa Legge 30; stiamo spiegando ai lavoratori che cos'è e quali sono le conseguenze di questi 43 modi di essere assunti non con un contratto a tempo indeterminato ma sempre in maniera precaria. I lavoratori cominciano a essere preoccupati, si sta spostando l'interesse e le nostre iniziative sono viste come una tutela dei diritti.
Vi fanno pressioni?
In fabbrica vediamo che la Fincantieri comincia a cercare di isolare la Fiom; capita spesso per esempio che i lavoratori chiedano di fare turni di notte, ma noi veniamo informati solo quando il turno è già partito. La Fincantieri tenta così di annullare la rappresentatività all'interno dei cantieri come cerca di annullarla anche a livello nazionale, non creando un tavolo di discussione; ma visto che la Fiom è il sindacato maggioritario all'interno della cantieristica e rappresenta la maggior parte dei lavoratori non è giusto che non sia convocato per discutere del precontratto.
C'è una strategia unitaria nella battaglia sindacale, tra i vari cantieri?
Le iniziative che facciamo non sono combinate a livello nazionale, ma settimanalmente si cerca un po' tutti quanti di mantenere quel numero di ore fatte in maniera articolata o con qualche altro meccanismo, stando in contatto con un cantiere e l'altro per capire se c'è qualche iniziativa nuova che può essere portata in altri cantieri, stimoli di nuovi scioperi, per creare entusiasmo e mettere in difficoltà l'azienda. L'azienda ci ha già detto che ci sono probabilità che, a causa degli scioperi, il risultato economico per i lavoratori diminuisca perché è aumentato il costo del lavoro per la Fincantieri; vuol dire che un segnale lo stiamo dando.
Agostino, Fincantieri di Palermo Qual è stata la reazione dei lavoratori a Palermo dopo l'accordo separato firmato a maggio?
Quando è stato firmato l'accordo, i lavoratori hanno capito che c'era stato un tentativo di minare la democrazia sociale e il fatto che questo accordo non è stato fatto votare la dice lunga.
Quando la Fiom ha deciso di aprire la battaglia per i precontratti, abbiamo discusso con i lavoratori in assemblea per spiegare le motivazioni di questa lotta e siamo arrivati al referendum sulla nostra piattaforma, che in Fincantieri a Palermo è stata votata dal 95% dei dipendenti con un consenso del 90%, a dimostrazione che i lavoratori hanno riconosciuto soprattutto la giustezza delle ragioni della Fiom. Abbiamo votato il nostro contratto, lo abbiamo sostenuto e lo stiamo sostenendo in tutte le sue fasi.
Fincantieri che posizione ha assunto?
C'è nervosismo da parte dell'azienda che non fa niente per sbloccare la situazione, anzi cerca di ostacolare le nostre lotte. Noi lavoratori siamo legati da un rapporto di forza e di compattezza, anche se sappiamo che è una vertenza lunga e difficile, ma dobbiamo difendere il nostro contratto nazionale di lavoro perché abbiamo capito che è in atto un tentativo di delegittimarlo, ad esempio con l'introduzione della Legge 30 che farà aumentare la precarizzazione e siamo molto preoccupati per questo. E poi anche i lavoratori iscritti alle altre organizzazioni sindacali si stanno rendendo conto che gli aumenti decisi con l'intesa separata sono ben poca cosa; si sono accorti che sono irrisori, non coprono nemmeno l'inflazione.
Qual è il clima in fabbrica tra i lavoratori?
Il nostro è un cantiere che negli ultimi anni si è rinnovato completamente, i giovani rappresentano l'80% della forza lavoro e dobbiamo superare qualche problema perché questa è una generazione nata in un contesto sociale particolare rispetto a quella più vecchia, che si era formata con le lotte studentesche e operaie: il nostro compito è avvicinarli a noi, farli appassionare ai temi della democrazia e della tutela dei diritti, spiegando la giustezza delle posizioni della Fiom. E poi c'è il problema del salario che è sentito da tutti, non solo dai giovani, perché anche chi ha più anni di lavoro alle spalle ha un salario al massimo di 1200 euro al mese e da noi al Sud, dove la maggior parte delle famiglie è monoreddito, le difficoltà da affrontare per arrivare a fine mese sono tante.
In questi giorni state affrontando anche la questione dell'amianto, chiedendo l'abrogazione dell'Articolo 47 del decreto legislativo n. 269/03?
Sì, adesso stiamo lottando anche per questo; non ci vogliono riconoscere i diritti acquisiti per aver lavorato l'amianto, e quindi queste ultime settimane ci vedono impegnati su più fronti, anche perché questo problema interessa una grande fetta di lavoratori qui al cantiere, circa 150 (su un totale di 550 dipendenti); però non tralasciamo la battaglia per il precontratto. C'è stato un tentativo di abolire addirittura il contratto nazionale e con questa consapevolezza affrontiamo tutte le lotte che ci attendono.
Qual è la tua opinione su quest'ultima vicenda?
Lavoro da ventotto anni in fabbrica e ne ho viste tante, ma di fronte a questa vertenza voglio fare una valutazione più profonda: in un primo momento - intendo dire subito dopo l'accordo separato - sono rimasto scioccato; non potevo credere che si fosse firmato un contratto da parte delle altre due organizzazioni sindacali che minava l'unità fra i lavoratori; questo è un fatto molto grave e non lo pensiamo solo noi che siamo qui da tanti anni, anche i giovani capiscono l'importanza della separazione che c'è stata. Ora però sono più tranquillo perché vedo che i lavoratori e la Fiom stanno ottenendo risultati un po' dappertutto; i precontratti si firmano in molte aziende e tutta la cantieristica è impegnata su questo fronte per conquistare un accordo giusto.
Giuseppe, delegato Rsu Same, Treviglio. Lavora in Same da 23 anni, e dal 1996 fa parte della Rsu. È al reparto motori, che è stato sui giornali negli ultimi tempi, perché dovrebbe essere smantellato nei prossimi anni. L'intesa è stata sottoscritta il 25 settembre 2003. Il testo può essere letto nel sito della Fiom Cgil.
Allora, come è iniziata la vertenza per il precontratto?
A Treviglio c'è stata una grande spinta con la manifestazione del 23 giugno, che ha coinvolto tutte le maggiori fabbriche della zona. Visto che non si facevano più manifestazioni cittadine, è stata l'occasione per il rilancio delle attività sindacali e quindi per il precontratto. La protesta è stata effettuata anche da lavoratori di altre aziende; i lavoratori Same si sono sentiti più caricati e finalmente abbiamo avuto un riscontro anche sui giornali locali, che fino a quel momento avevano completamente snobbato la Fiom.
Avete avuto l'appoggio dei lavoratori?
Da parte loro c'è stata molta convinzione; credevano in questa azione a tal punto che non c'è stata una grande difficoltà a seguirci, anche perché la nostra forza è concentrata tutta sulla produzione, che occupa la maggioranza dei lavoratori. Su 1400 dipendenti, quasi 1100 sono divisi tra operai diretti - quelli cioè coinvolti nella produzione (linee di montaggio, officina, macchine utensili) - e indiretti (manutenzione, magazzini, ricambi), quelli insomma che sono di appoggio alla produzione e non vengono messi in linea.
C'è stata unità tra operai e impiegati?
Gli impiegati sono stati un nostro punto debole; c'erano sì gli affezionati che hanno partecipato ad alcune iniziative, ma l'adesione totale non c'è stata, è una difficoltà che abbiamo anche a livello di contrattazione aziendale. Passando a distribuire i volantini con l'ipotesi di accordo, ci siamo accorti che c'era molta ignoranza da parte loro sulle questioni in discussione, soprattutto per ciò che riguarda i soldi. È vero che leggendo solo i giornali, pensavi che il settimo livello avrebbe guadagnato solo 2 euro in più, però nell'arco dei due anni avrebbe recuperato qualcosa come 415-420 euro. Nei direttivi che facciamo diamo tutti la stessa valutazione: è un problema comune che si presenta tutte le volte che c'è una contrattazione aziendale e una nazionale, ogni volta che si sciopera. Ad eccezione di quando ci sono difficoltà aziendali, quando rischiano tutti il posto e allora partecipano in massa anche gli impiegati. Il problema vero è trovare nuove forme di protesta; bisogna pensare a un sistema per poterli coinvolgere: la cassa di resistenza potrebbe essere la cosa giusta, perché la Fiom deve pensare che agli operai questa situazione inizia a pesare; noi continuiamo a dire che bisogna stare uniti, però comincia a diventare difficoltoso.
Qual è stata la strategia che avete seguito per arrivare al precontratto?
Io penso che la firma di questo accordo sia dovuta soprattutto al fatto che lo scorso anno all'interno di questa azienda c'è stato un cambio di dirigenza, e ci ha avvantaggiato la nostra conoscenza di quello che era il piano produttivo, così le nostre azioni di lotta sono state organizzate in modo da essere più efficaci.
All'inizio in realtà c'è stata qualche difficoltà, perché abbiamo effettuato ore di sciopero cercando di accontentare un po' tutti i lavoratori, per cui abbiamo passato periodi in cui si faceva sciopero le ultime due ore di venerdì e logicamente c'era una maggiore partecipazione dei lavoratori, e il caldo di quest'estate è stato un nostro alleato. Il problema vero è arrivato quando abbiamo fatto altre iniziative intervallate durante la settimana, che terminavano sempre di venerdì, e questi scioperi durante gli orari settimanali pesavano sulla produzione. Fermavamo una linea, poi proseguivamo su una seconda linea, spostandoci nei vari reparti, in modo tale da non bloccare la produzione nella singola attività per non far pagare troppo ai lavoratori, ma per mettere in difficoltà l'azienda, tant'è che dopo ogni azione di questo tipo corrispondeva una chiamata da parte loro per manifestarci la loro preoccupazione.
Quali pensavate che sarebbero stati gli scogli maggiori nella trattativa?
Nel costruire la piattaforma, abbiamo seguito i punti indicati dalla griglia della Fiom nazionale, sul salario e sull'ultrattività del contratto del '99; rimaneva la questione del precariato, ed era una delle cose sulla quale pensavamo che l'azienda avrebbe posto delle grosse problematiche, perché avevamo avuto una vicenda analoga lo scorso anno, dove per la prima volta con la nuova dirigenza erano stati espulsi dei lavoratori. Sono stati assunti poi con altre forme contrattuali, quando si sono accorti della bontà delle nostre posizioni. Questa nuova dirigenza non aveva conoscenza né del territorio né dell'andamento aziendale, parlo proprio a livello delle persone. Ma l'esperienza dello scorso anno ci ha avvantaggiato nella trattativa per il precontratto sui lavori atipici e sul precariato.
Ci sono stati momenti in cui avete pensato di non farcela?
La trattativa è andata avanti con alti e bassi; per esempio alla fine di luglio sembrava che le cose andassero nella direzione giusta, tant'è vero che, forse, noi abbiamo sottovalutato la fase organizzando lotte meno incisive, non spezzettate all'interno della giornata mentre forse bisognava accelerare. Da noi, poi, ci sono delle aree dove il blocco degli straordinari è impossibile, impossibile non sulla produzione, ma su quello che ormai viene effettuato normalmente all'interno dell'azienda. Abbiamo dovuto agire là dove potevamo farlo - sulla produzione - e siamo riusciti a ottenere dei risultati. Ovviamente l'azienda si è trovata in difficoltà e ha fatto dei tentativi per recuperare la produzione che veniva a mancare; tra l'altro quando c'erano azioni di lotta - è capitato un paio di volte - hanno tentato di far funzionare la linea. Il giorno dopo rispondevamo immediatamente alla provocazione, per cui a un certo punto l'azienda ha rinunciato a fare cose che mettessero in condizione le linee di funzionare per far produzione durante gli scioperi.
Cosa è successo con i delegati delle altre organizzazioni sindacali?
Ci sono stati dei tentativi che ci hanno lasciato un po' l'amaro in bocca da parte di un delegato di un'altra organizzazione, che probabilmente pressato esternamente, durante un'azione di lotta all'interno della fabbrica, mentre eravamo impegnati con il megafono nei reparti dove avevamo qualche debolezza, e quindi c'era bisogno della nostra presenza per stimolare i lavoratori a lottare, questo delegato ci ha accusato di limitare la possibilità di lavoro, cosa assurda. Sembrava fossimo su una riva del fiume e loro lavoravano sull'altra parte della riva. Ci sono stati altre provocazioni, alcuni delegati andavano tra i lavoratori a sostenere che non avremmo mai ottenuto alcun risultato, non c'era alcuna possibilità.
Poi l'11 settembre abbiamo presidiato le portinerie, con la presenza dei lavoratori, per un'ora e mezza, ed è stato il giorno in cui si è sbloccata la situazione ed è entrata nel vivo la trattativa, anche perché quando siamo rientrati dalle ferie siamo partiti subito con due ore di sciopero nella prima settimana, e con azioni spezzettate all'interno dei reparti, con manifestazioni interne: anche in questa occasione l'azienda è intervenuta subito dicendo che non si poteva continuare con questa situazione. A quel punto abbiamo capito che la possibilità di sbloccare la situazione l'aveva in mano solo il nostro segretario, per cui abbiamo fatto una riunione e abbiamo deciso che toccava a lui portare avanti la trattativa, e infatti si è dimostrata la valutazione esatta.
E dopo?
Quando siamo arrivati all'ipotesi di accordo, la cosa è cambiata anche per i lavoratori iscritti alle altre organizzazioni. Alcuni hanno disdettato le tessere, altri hanno cominciato a dire che avevamo ragione, e il cambiamento c'è stato: quando ci sono di mezzo i soldi, pochi o tanti che siano, si dimentica l'appartenenza a quel sindacato. La dimostrazione più bella che la Fiom aveva ragione c'è stata con il referendum, dove il risultato è stato senza dubbio il migliore in Same negli ultimi anni.
Come ci si sente a portare avanti una trattativa così importante?
Adesso, a risultato raggiunto, mi sento stressato anche perché noi veniamo da un periodo di contrattazione permanente: prima il nostro contratto interno, poi è uscita la questione dei lavoratori che dovevano essere lasciati a casa, poi siamo ripartiti col nuovo accordo. Avevamo appena firmato l'accordo - agli inizi di giugno - poi è uscita la questione del precontratto, per cui siamo passati dalla padella alla brace, per quanto riguarda l'impegno sindacale. È stato complicato gestire una situazione così, la Rsu Fiom è numerosa e mettere d'accordo tutte le teste è stato difficile, perché c'era quello più entusiasta e quello meno, però poi sul campo sono stati tutti compatti, tutti molto efficaci e convincenti.
Il tuo atteggiamento qual è stato, che ruolo hai avuto all'interno della Rsu?
Io facevo le opportune mediazioni fra i compagni della Rsu Fiom, ma devo dire che all'inizio la cosa sembrava molto difficile. Chi ci credeva di più era Simone; lui lavora in un'area dove le difficoltà in produzione sono maggiori, sulle linee di montaggio dei trattori; Simone è il più critico che abbiamo, abbiamo un carattere completamente diverso. Io lavoro al reparto motori, ma durante le lotte non sapevo più dove lavoravo, andavo in tutti i reparti. Quando i lavoratori di un'area si sentivano depressi e bisognava caricarli, in altri reparti erano più `gasati', pertanto bisognava mediare per poi andare avanti tutti insieme. Penso comunque che adesso il risultato si è ottenuto, oggi dopo il referendum abbiamo firmato, l'ipotesi di accordo è diventata accordo per tutti, meglio di così non poteva andare.
Simone, delegato Rsu Same, Treviglio. Lavora alla linea trattori.
Come avete articolato la protesta in Same?
Siamo circa 1400 dipendenti - compresi i lavoratori interinali nei reparti produttivi, che sono una novantina - sulle linee di montaggio ci sono parecchi giovani: più della metà hanno meno di trent'anni, perché il turnover è stato elevato negli ultimi anni. Insieme a loro abbiamo fatto un'assemblea, spiegando che per la Fiom la battaglia sul precontratto diventava una cosa vitale, necessaria per rompere il fronte di Federmeccanica.
Siamo partiti con gli scioperi, a cui ha aderito anche il 60% dei lavoratori interinali, abbiamo visto che il consenso era elevato, ci credevano, hanno creduto nella Fiom perché volevano un contratto che migliorasse sia la parte normativa che salariale e che fosse dignitoso. Così siamo partiti con un pacchetto di sciopero di 10 ore, come avevamo concordato con la Fiom, poi abbiamo deciso di raddoppiarlo, a giugno abbiamo fatto un corteo per le vie cittadine di Treviglio, che è riuscito benissimo, con la partecipazione di 500-600 persone e finalmente i giornali ci hanno dato uno spazio, hanno scritto che la Fiom scendeva in piazza contro il contratto separato.
Durante i nostri scioperi l'azienda non è mai riuscita a fare un trattore-prodotto, perché nel settore produttivo l'adesione agli scioperi è andata anche oltre il 90% in alcuni reparti. Abbiamo fatto cortei interni nello stabilimento, scioperi spezzati - un'ora in una linea, un'ora in un'altra - e la fabbrica è stata con noi.
E l'azienda come ha reagito?
Era in difficoltà, l'amministratore delegato della Same ha chiesto di proseguire la trattativa con un funzionario esterno, e sono partiti i contatti con il segretario della Fiom di Bergamo, Martino Signori, a cui hanno detto di aver deciso di avviare la trattativa sul precontratto, perché se non facevano i trattori per loro era un problema e a quel punto siamo tornati ancora in assemblea con i lavoratori dicendo che eravamo vicini a una svolta, che il precontratto poteva venire chiuso anche nel mese di luglio, al massimo all'inizio di settembre.
Che atteggiamento hanno avuto le altre organizzazioni sindacali?
Ci hanno messo i bastoni fra le ruote e per questo l'azienda si è un po' bloccata. Allora abbiamo dato un'accelerata: a luglio abbiamo fatto 20 ore di sciopero, al rientro dalle ferie siamo partiti subito con altri scioperi e a quel punto la trattativa partiva seriamente e dovevamo concluderla in tempi brevi.
Quali sono state le richieste che avete fatto a Same?
Quando da noi era stata votata la piattaforma per il contratto nazionale, aveva stravinto la scelta `soldi uguali per tutti', quindi i lavoratori ci hanno sempre chiesto di non ripensarci. Questo è stato il punto fondamentale: siamo partiti col dire che i soldi d'aumento non dovevano essere riparametrati ma uguali per tutti. Poi l'altra cosa che i lavoratori chiedevano era che doveva essere riconosciuta tutta la parte che riguarda l'ultrattività del contratto del '99; erano disposti per questo a chiedere 115 euro piuttosto che 120. L'abbiamo risolta così: in totale abbiamo fatto 56 ore e mezzo di sciopero, e penso che abbiamo portato a casa un buon contratto.
C'è stata unità tra i lavoratori, in questa vertenza?
I lavoratori sono stati compatti con noi, sia i giovani che gli anziani. Sì, c'è stato qualcuno spinto dalle altre organizzazioni sindacali che diceva che queste ore di sciopero non avrebbero portato a casa niente, ma noi capivamo che anche l'azienda voleva stringere, avevamo in mano qualcosa da spendere con i lavoratori, eravamo convinti che la cosa era fattibile. Poi ogni giorno bene o male c'era qualche azienda che firmava il precontratto, in Emilia, in Toscana, in Lombardia, e i lavoratori erano fiduciosi. Ora, a firma fatta, anche i più scettici ci fermano e ci dicono: `Complimenti, non credevamo che riuscivate a farlo'. È stato un periodo faticoso, si faceva sempre tardi, e poi se andava male…c'eravamo spesi in prima persona coi lavoratori, è stato importante firmare il precontratto. Ci abbiamo creduto, e questo entusiasmo l'abbiamo trasmesso ai lavoratori.


note:
1  Le interviste che qui di seguito, per limiti dello spazio disponibile, diamo solo parzialmente, sono state raccolte dal gruppo Fiom net (che ringraziamo per l'autorizzazione alla riproduzione) e pubblicate per la prima volta nel sito della Fiom Cgil (www.fiom.cgil.it/), dove si possono leggere integralmente insieme a tutte le notizie relative alle vertenze precontrattuali. La tabella che segue fornisce il quadro delle vertenze aperte e degli accordi conclusi al 4 novembre. Gli aggiornamenti possono essere consultati sul sito più sopra citato (NdRM).
2  Il principio dell'ultrattività del contratto collettivo comporta per il lavoratore, in caso di mancato rinnovo alla scadenza - e così viene considerato nelle vertenze precontrattuali l'accordo separato per il contratto nazionale - il diritto al mantenimento del trattamento acquisito, che nel caso è sempre migliore delle norme previste dalla Legge 30 del 14 febbraio 2003, e relativi decreti attuativi, che recepisce la cosiddetta `Riforma Biagi'(NdRM).
3  La `griglia' contrattuale predisposta dalla Fiom nazionale prevede che le piattaforme aziendali contengano: a) una premessa politica nella quale l'azienda si dichiara interessata a far sì che si realizzi un contratto nazionale firmato da tutte le organizzazioni sindacali; b) incrementi salariali che coprano l'intera inflazione reale più una quota della produttività; c) una clausola di vigenza delle clausole del contratto nazionale di lavoro del 1999 violate dall'accordo separato o dalle norme peggiorative introdotte dalla legislazione del governo Berlusconi in materia di mercato del lavoro e di orario di lavoro (ultrattività); d) misure volte a contrastare la precarizzazione dei rapporti di lavoro. Solo dopo l'accettazione di queste clausole da parte dell'azienda, si apre lo spazio per eventuali accordi aziendali migliorativi (NdRM).
4  Si tratta del primo accordo separato firmato dal Fim Cisl e alla Uim Uil, relativo al biennio 2001-2002 (NdRM).
5  Un'altra azienda del territorio (NdRM).
6  La giunta Guazzaloca al comune di Bologna (NdRM).
7  La riforma della previdenza del governo Dini, del 1995, spinse - per reagire alla limitazione dell'accesso alle pensioni di anzianità (le famose `finestre') - molti lavoratori anziani a lasciare il lavoro per il pensionamento (NdRM).
8  L'Articolo 43 del Decreto legislativo n. 269/2003 riduce le facilitazioni previdenziali già previste per i lavoratori che abbiano avuto una esposizione all'amianto (NdRM).
9  Qui si fa riferimento allo sciopero nazionale indetto dalla Fiom Cgil per il 7 novembre (NdRM).


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