numero  45  dicembre 2003 Sommario

Il forum di Parigi

IL MOVIMENTO ALLA FRANCESE
Alexandre Bilous  

Il secondo Forum sociale europeo (Fse) si è tenuto in quattro luoghi diversi della regione parigina (Saint Denis, Parigi, Bobigny e Ivry-sur-Seine, ovvero una città governata da un socialista e tre da comunisti).
Le municipalità hanno ampiamente sostenuto questi incontri (concedendo sovvenzioni, prestando locali, personale, ecc.), senza però occuparsi della preparazione del contenuto del Forum. A farlo - in collegamento con il comitato internazionale del Forum sociale europeo (Fse) - è stato un collettivo molto ampio, composto da decine di associazioni, sindacati e organizzazioni varie, che per quasi un anno ha dibattuto sull'ordine del giorno delle sedute plenarie, dei seminari, dei laboratori e della composizione delle tavole rotonde. Ha anche curato l'organizzazione della manifestazione del 16 novembre.
Ci viene dunque data l'occasione di fare il punto della situazione sullo stato del movimento sociale e politico in Francia, osservandolo attraverso il prisma del Fse, della sua organizzazione e del suo svolgimento.
Un movimento frammentato, debole e diviso Una delle caratteristiche della situazione francese è ben nota: lunghe fasi di latenza, di divisione, di lite, di assenza di movimento si alternano con brusche fiammate, molto radicalizzate, in cui, per qualche giorno o qualche settimana, il paese viene scosso da forti mobilitazioni che erodono i poteri costituiti, ridistribuiscono momentaneamente le carte, conoscono momenti di forte unità. Il 1936 e il 1968 hanno rappresentato momenti culminanti di queste situazioni di crisi. Altri conflitti, come quello del 1995 dei ferrovieri e della pubblica amministrazione, hanno ugualmente avuto la loro importanza in termini di radicalità. Regolarmente si hanno anche delle mobilitazioni più settoriali, come quella dei camionisti nel 1996 e nel 1997 o quella dei lavoratori saltuari dello spettacolo nel 2003. Per non parlare della gigantesca manifestazione di protesta e rabbia l'índomani delle disgraziate elezioni presidenziali, che avevano offerto Le Pen come sola alternativa a Chirac, una forza che si è dispersa come neve al sole solo qualche giorno dopo.
Dopo questi momenti di crisi però l'encefalogramma tende a ritornare piatto; i gruppi e le associazioni ripiegano nel proprio territorio: alcuni preparano le elezioni, altri agiscono su obiettivi concreti e limitati. In attesa della prossima occasione, della prossima cantonata che il potere prenderà.
Il Fse è stato preparato in un clima di questo genere.
Numerose sono state le discussioni:
sul ruolo da accordare ai partiti. È stato deciso di non associarli ai lavori ma di invitarli ai dibattiti sul rapporto tra movimento sociale e politica: alla vigilia dell'apertura dei lavori, a margine del Forum, si è però svolta un'assemblea degli eletti nelle assemblee locali; sulle relazioni con i sindacati. Molti di essi - Confédération general du travail (Cgt), Force ouvrière (Fo), Solidaires, unitaires, démocratiques (Sud), Fédération syndicale unitaire (Fsu), la maggiore organizzazione degli insegnanti - hanno preso parte ai collettivi di preparazione. Sono però emerse forti incomprensioni. I sindacati presenti sanno bene di dover cavalcare l'onda di un movimento che interviene sempre di più nei campi del lavoro e delle condizioni di vita dei salariati. Numerose associazioni (Ong o altre) si sono preoccupate del peso troppo rilevante dei sindacati nella preparazione del Forum. La Confédération française démocratique du travail (Cfdt), che non ha voluto unirsi a un raduno animato in gran parte dai suoi oppositori interni (o dai loro vicini, il che per la Cfdt non cambia molto), ha comunque potuto, con l'aiuto della Confédération européenne des Syndicats (Ces), promuovere un Forum sindacale europeo, che si è tenuto l'11 e il 12 novembre a Parigi; sulle lotte delle donne, la cui principale manifestazione si è svolta al di fuori del Forum, alla vigilia della sua apertura.
Le conseguenze di queste decisioni non sono secondarie. Il Forum si è ritrovato spezzettato su due fronti: sul piano geografico e su quello del contenuto.
Innanzitutto sul piano geografico. Lo svolgimento in quattro luoghi diversi non ha dato grande `visibilità' al Fse. È chiaro che non tutte le città, compresa Parigi, hanno la fortuna di avere un luogo tanto magico quanto la fortezza di Firenze, ma la volontà di alcuni sindaci di essere coinvolti nell'organizzazione del Forum - mettendo a disposizione ciascuno le proprie strutture - non ha aiutato quest'ultimo ad avere un forte impatto sull'opinione pubblica. Bisogna notare, inoltre, che questo coinvolgimento non ha realmente stimolato la partecipazione delle popolazioni locali. Inoltre, e non è del tutto secondario, nonostante i trasporti siano molto sviluppati nella regione parigina molti partecipanti hanno esitato a spostarsi per assistere a forum lontani molti chilometri e alcune ore.
Sul piano del contenuto, la frammentazione ha verosimilmente dato luogo a occasioni mancate, istituendo e sacralizzando la dicotomia tra il politico e il sociale, tra il sindacalismo e l'azione trasformatrice, relegando le partecipanti della `marcia delle donne' in una manifestazione marginale.
Per concludere su questo tema della debolezza del movimento francese rilevata attraverso il Fse, basta menzionare la manifestazione di sabato 16 novembre, segnata da una forte presenza di delegazioni straniere (soprattutto spagnole e italiane) e da un numero relativamente limitato di manifestanti francesi.
Uno svolgimento e dei temi a immagine e somiglianza dei dibattiti che attraversano il paese La stampa si è occupata dei lavori del Fse, ma ha paradossalmente posto l'accento su uno o due punti che rispondono a campagne o a preoccupazioni quasi del tutto `franco-francesi'.
Se dovessimo `pesare' i diversi interventi della stampa sul Forum ne emergerebbe soprattutto un argomento: la controversa presenza ai lavori del Fse di Tariq Ramadan. Questo intellettuale residente in Svizzera, professore di islamologia e filosofia, ha scritto un articolo su internet in cui denunciava un certo numero di «intellettuali ebrei» (B.H. Levy, A. Glucksman, ecc.) per il loro incondizionato sostegno alla politica di Israele. L'uso di questo appellativo («intellettuali ebrei») gli è valso una campagna di stampa condotta da coloro che egli denunciava, i quali hanno considerato il suo intervento come puro e semplice antisemitismo. I dirigenti del Partito socialista (Ps) hanno intimato agli organizzatori del Fse di non invitare Ramadan, pena il rischio di legittimare «l'antisemitismo che si sviluppa nel nostro paese». Bisogna ricordare che il Ps ha da lungo tempo sviluppato una politica pro-israeliana e atlantista, e che ha partecipato a mobilitazioni accanto a movimenti estremisti ebraici contro risoluzioni adottate dai consigli di amministrazione di alcune università, che volevano fosse applicato il voto del Parlamento europeo sul blocco degli scambi con Israele finché il paese avesse continuato con la sua politica. Gli organizzatori del Fse non hanno ceduto alle imposizioni del Ps così come hanno fatto anche molti intellettuali, che pure rivendicano la loro ebraicità (è il caso in particolare dei firmatari di una petizione contro Sharon, riuniti sotto il vessillo di `un'altra voce ebraica').
Se il Fse svoltosi a Parigi non ha avuto un impatto profondo sulla popolazione, esso ha però agitato la classe politica, poiché i temi della globalizzazione, trattati da 50.000 persone nel corso di dibattiti di studio, fanno eco alle preoccupazioni francesi. Se il Ps si è ritrovato ai margini del Fse, da una parte per colpa sua, dall'altra per colpa di numerose organizzazioni o associazioni che non volevano che questa iniziativa fosse usata, o riciclata nel quadro di una campagna elettorale, non si può dire lo stesso della destra. Oh, certo, nessun rappresentante dell'Union pour un mouvement populaire (Ump) ha partecipato ai lavori del Forum. Ma numerosi interventi dei principali responsabili di questo partito si sono schierati a favore di `un'altra globalizzazione', perseguendo in questo modo la politica multilateralista di Chirac, in opposizione all'egemonismo americano. Anche se quest'altra globalizzazione non è quella che vogliono gli `altermondialisti' riuniti al Forum, molti rappresentati della destra vi hanno visto come un'eco, certo più radicale, ma comunque un'eco delle loro stesse posizioni.
Queste prese di posizione hanno provocato dei dibattiti all'interno della destra. Così Alain Madelin, ex presidente di Democrazia liberale che si è unito all'Ump, è insorto sul «Figaro» contro i suoi stessi amici: «È vero che di fronte a questo movimento anti-globalizzazione la destra, per ignoranza, per condiscendenza o per calcolo, non dà le risposte giuste. Ma questo dibattito è fondamentale, perché costituisce il nuovo spartiacque della vita intellettuale e politica».
La questione dello `sbocco politico' La questione dello `sbocco politico' è stata presente durante tutti i lavori del Forum. Non ha evidentemente trovato delle risposte articolate, ma ha messo in evidenza false soluzioni e veri interrogativi.
Le prossime elezioni: una strana alleanza Tra gli organizzatori, la Ligue communiste révoloutionaire (Lcr) ha svolto un ruolo importante nella preparazione del Fse. Numerosi responsabili di questo gruppo trotskista fanno parte della direzione di Attac e sono anche fortemente presenti in sindacati radicali come Sud o il Gruppo dei 10.
Per preparare le prossime elezioni regionali ed europee che avranno luogo nel 2004, la Lcr ha scelto di nuovo di allearsi con Lutte Ouvrière (Lo), che nel corso degli anni ha saputo racimolare voti, grazie alla presenza tenace e un po' originale di Arlette Laguiller, in particolare approfittando del crollo del Parti communiste français (Pcf). Un precedente accordo aveva permesso ai due gruppi di ottenere dei seggi al Parlamento europeo. Ora, tanto la Lcr è presente nei movimenti, tanto Lo - che molti chiamano setta - non partecipa a raduni che, per natura, le sembrano ambigui. Questa è la ragione per cui questo gruppo politico ha rifiutato di partecipare al Forum. Secondo Lo, il movimento, prendendosela con la globalizzazione e non col capitalismo, nella migliore delle ipotesi sbaglia bersaglio, nella peggiore si dà come obiettivo l'umanizzazione del capitalismo, l'impegno di renderlo sopportabile, mentre l'unico obiettivo giusto è quello di abbatterlo.
L'alleanza Lo-Lcr è un po' quella dell'acqua col fuoco. Questi due gruppi non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, se non l'interesse elettoralistico di non disperdere i voti di un'ala radicale che non si ritrova più nel Pcf. Calcoli interessati, logica non molto interessante.
Interrogativi sulla natura del movimento Nel corso di un dibattito sui rapporti tra movimento sociale e politica, Gustav Masshia, vice presidente di Attac, ha parlato della novità del movimento e della sua portata. Secondo lui «abbiamo imparato a pensare su scala mondiale e ci siamo costruiti gli strumenti necessari. All'interno del processo dei forum sociali, tentiamo di riflettere e di agire allo stesso tempo sulle quattro scale della trasformazione: locale, nazionale, continentale e mondiale. I forum sociali locali che emergono stanno costruendo nuovi modi di organizzare la politica. Non siamo solo un movimento sociale, costituiamo anche un movimento civico, un movimento di cittadini e un movimento culturale. Questo intreccio informa di sé la politica e la nostra concezione del mondo».
«Attualmente ci si pone la questione della strategia e delle alleanze da allacciare. Ci sono tre tipi di alleanze possibili. Innanzitutto, un'alleanza anti-egemonica, che combatta l'integralismo e il fondamentalismo - in particolare quello di Bush. Dopo aver perduto l'egemonia ideologica e una parte dell'egemonia economica, agli Stati Uniti non resta che la propria egemonia militare: e noi ci confrontiamo con la guerra, la repressione e l'espansione delle politiche per la sicurezza. Le alleanze anti-egemoniche in questo quadro sono vitali ma possono essere contraddittorie. Pertanto alcuni propongono idee più radicali, poiché il nuovo mondo che vogliamo potrà essere costruito solo andando alla radice. Ma questa prospettiva viene limitata dal fatto che non abbiamo ancora tratto la lezione necessaria dalla sconfitta del comunismo sovietico, soprattutto per quanto riguarda la democrazia. Infine, terzo tipo di alleanza, le convergenze antiliberiste, che hanno fondato un movimento di presa di coscienza. Dobbiamo ancora approfondire questo allargamento, aprendoci a coloro che non maturano necessariamente una posizione anti-capitalista. Di fronte a questi tre tipi di alleanza, la strategia del movimento deve, secondo me, essere quella di non scegliere di privilegiarne una sola: dobbiamo continuare a combinarle.» Il fatto è che la questione dell'articolazione a livello politico, elettorale, rimane sempre aperta.
Costruire qualcosa di nuovo?
Per un osservatore che ha partecipato al Fse di Firenze e di Parigi, è d'obbligo una constatazione. Questi Forum non sono realmente luoghi di dibattito. Le tavole rotonde occupano la maggior parte del tempo disponibile e le domande o gli interventi rimangono senza risposta o quasi.
I Forum, però, possono essere assimilati a grandi università popolari, ed é molto impressionante vedere centinaia di persone - generalmente molto giovani - nelle sale, sotto delle tende, che prendono appunti su argomenti spesso difficili. Attraverso la moltitudine di interventi ascoltati, a volte contraddittori, si può creare progressivamente una cultura non proprio omogenea ma almeno comune, in cui ognuno possa trovare dei punti di riferimento. Non é superfluo notare che all'origine di questa pratica sociale e culturale c'é un'organizzazione come Attac, che si può ben dire costituisca la sola vera originalità emersa in questi anni in Francia. Creata anni fa a seguito della campagna condotta da «Le Monde diplomatique» sulla Tobin Tax, questa associazione, che si definisce essa stessa come «movimento di educazione popolare volto all'azione», raggruppa sia associazioni che aderenti individuali. E, a differenza dei vari gruppi che si sono formati in questi ultimi anni contro la guerra o la discriminazione, dove si ritrovano la maggior parte dei militanti di una certa età, con alle spalle un'esperienza di lotta più che decennale, Attac raggruppa una maggioranza di giovanissimi.
Questo tipo di acculturamento, che ha impregnato i lavori del Fse, l'hanno diffuso a suo tempo i partiti storici della sinistra, primo tra tutti il Pcf, e i sindacati. Creavano degli attori coscienti, individui capaci di orientarsi. Ora il Pcf è pressoché scomparso e i sindacati in Francia non esistono praticamente più (i loro iscritti rappresentano, nell'insieme, soli il 9% del totale dei lavoratori). Non è impossibile che Attac e che i Forum sociali siano nuove fabbriche di militanti o almeno di individui che sappiano affrontare meglio le sfide del nostro tempo.
(Traduzione di Paolina Baruchello)

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