Perché l'attacco ad Arafat
LE ILLUSIONI PERICOLOSE DI SHARON
Ghassan Khatib
Il popolo palestinese e la sua leadership stanno attraversando una fase politica unica, spesso caratterizzata dalla forte relazione tra i fattori interni e i fattori esterni della nostra crisi. Le tensioni interne, peggiorate negli ultimi tempi tra la presidenza e il Primo ministro (tensioni che hanno portato alle dimissioni del Primo ministro Mahmoud Abbas), sono strettamente connesse alla crisi in corso nell'attuazione della Road Map, alla fine della tregua palestinese e al proseguimento da parte di Israele della sua politica omicida. La recente decisione degli israeliani di bandire Yasser Arafat - decisione che non verrà messa in atto, vista la sua mancata approvazione da parte degli USA, alleati fondamentali di Israele - viene oggi percepita dai palestinesi come un un'ulteriore spinta in avanti nell'attuale strategia israeliana di stravolgere la politica e le posizioni palestinesi sui negoziati, alterando la composizione della loro leadership.In questo momento cruciale, è importante collocare tali sviluppi drammatici in un determinato contesto strategico. Il governo israeliano di destra è composto da figure e gruppi politici che hanno costituito tradizionalmente il nucleo dell'opposizione contro gli accordi di pace israelo-palestinesi, sin dalla loro firma e durante tutta la fase di applicazione. Questi elementi hanno trovato nelle attuali difficoltà un'occasione d'oro per capovolgere gli sviluppi del processo di pace al quale si opponevano. Essi provengono inoltre da un postulato ideologico secondo il quale Israele deve continuare a mantenere il controllo sui territori palestinesi occupati, e perciò impedire lo sviluppo di una qualsiasi entità palestinese che possa, anche solo apparentemente, avere i poteri di autonomia e sovranità.
Per questa ragione, l'attuale governo israeliano ha lavorato lentamente e sistematicamente per ripristinare il controllo e l'occupazione dei territori palestinesi, ottenendolo su tutta la West Bank e gran parte di Gaza. Oggi Israele ha il controllo effettivo del 90% dei territori occupati. Un elemento fondamentale di questo piano è paralizzare l'Autorità palestinese e trasformarla, in pratica, da strumento di espressione politica (ruolo secondo il quale l'Autorità percepisce se stessa anche in conformità degli Accordi di Oslo) in interfaccia burocratica dell'occupazione israeliana. Non è una novità. Si potrebbe ricordare lo storico dibattito sulle strategie aperto in Israele di fronte al conflitto. Gli attuali capi israeliani hanno sempre parlato dei meriti di un 'compromesso funzionale' per risolvere la questione palestinese entro tempi brevi, mantenendo la loro visione strategica di una 'Grande Israele', in opposizione alla principale linea strategica di sinistra del 'compromesso territoriale', che esclude l'espansione territoriale di Israele.
Il governo israeliano sta creando con le sue pratiche una situazione in cui di fatto Israele ha il controllo su tutti i territori occupati del 1967, lasciando all'Autorità palestinese solo determinate funzioni e responsabilità in alcune aree urbane. È possibile che dietro gli sforzi di cambiare la leadership in Palestina, così come dietro le minacce di deportare o assassinare il presidente Arafat, vi sia anche il desiderio dell'attuale leadership israeliana di una soluzione che permetta di consolidare l'attuale status quo, in una divisione funzionale che risulti accettabile per la leadership palestinese.
Mi sembra un buon momento per ricordare a Israele i molteplici errori strategici che ha commesso nei decenni di occupazione del popolo palestinese e della sua terra. A metà degli anni '70, per esempio, Israele, incoraggiando le elezioni municipali con la speranza di sfidare l'OLP, di fatto finì per innalzare il profilo dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Poi i vincitori delle elezioni dichiararono immediatamente fedeltà alla leadership palestinese ufficiale. In seguito, Israele ha cercato di allontanare quei sindaci, e i terroristi ebrei della destra hanno cercato di assassinarli, ma nessuna delle due imprese è riuscita a compromettere la rappresentatività politica dell'OLP nella West Bank e a Gaza.
Il tentativo di esiliare o, detto altrimenti, 'rimuovere' il presidente Arafat, l'ultima sfacciata interferenza israeliana nella composizione della leadership palestinese, è destinata a diventare il prossimo errore strategico di Israele. La posizione politica di Arafat è la posizione politica di tutti i politici e i gruppi palestinesi di una qualche rilevanza oggi. In un certo senso, tutti i componenti della leadership politica palestinese sono Arafat.
attacco aArafat ci riporterebbe indietro nel tempo, in uno scenario privo della presenza dell'Autorità palestinese in cui Israele è un occupante senza ostacoli, con tutte le conseguenze connesse sulle relazioni politiche, di sicurezza, morali e internazionali. Al momento, la società palestinese è percorsa da un ampio dibattito sulla possibilità stessa che l'Autorità continui a esistere, se non ha speranze di svilupparsi in uno Stato. I palestinesi penseranno sicuramente che ci stiamo avvicinando al momento in cui a Israele non verrà più permesso di occupare il nostro paese senza pagarne tutte le responsabilità soprattutto dal momento che continua a limitare e a minacciare le funzioni dell'Autorità palestinese.Ghassan Khatib è coeditore
di bitterlemons.org e bitterlemons-international.org,
un think thank di intellettuali palestinesi e israeliani.
È ministro del Lavoro nel gabinetto dell'Autorità palestinese ed è stato per molti anni analista politico
e portavoce con i media.
(Traduzione di Francesca Buffo)