La lunga marcia dei meccanici
UN ALTRO CONTRATTO È POSSIBILE
Sandro Bianchi
"La FIOM spacca la Confindustria": questo strillo dominava le locandine esposte nelle edicole di Bologna il 18 settembre. La notizia? Due aziende simbolo dell'industria metalmeccanica bolognese, la Ima e la GD, hanno firmato con la FIOM delle intese precontrattuali che sconfessano l'accordo separato sul contratto metalmeccanico, firmato il 7 maggio dalla Federmeccanica, dalla FIM e dalla UILM.
La IMA e la GD sono gruppi di rilievo internazionale, leader nei rispettivi mercati, con lavoratori ad alta professionalità. Ma la firma dell'accordo IMA ha fatto scoppiare un caso soprattutto perché Alberto Giacchi, il proprietario, è anche vicepresidente dell'Associazione degli industriali di Bologna. E il precontratto IMA si apre con una premessa politica, che dice che gli accordi si fanno con i sindacati rappresentativi e impegna l'azienda a far sì che si arrivi a un nuovo contratto nazionale con tutte le organizzazioni sindacali. È difficile immaginare una rottura più netta con la linea di D'Amato, che all'assemblea della Confindustria aveva dichiarato: quello che noi abbiamo fatto non è un accordo separato è il contratto dei metalmeccanici. E, infatti, la Confindustria nazionale è intervenuta con ogni mezzo tentando fino all'ultimo di far saltare l'accordo IMA. Ma non ci è riuscita, e adesso teme che esso produca un effetto valanga su scala regionale. La polemica tra gli industriali è furibonda. A Giacchi si contrappone Guidalberto Guidi, un altro industriale bolognese, che è uno dei vicepresidenti di D'Amato e candidato alla sua successione. Una candidatura che rischia ora di essere bruciata dalla fronda nella Confindustria bolognese. La CISL e la UIL, completamente spiazzate, hanno perso la testa. Accusano la Confindustria di non rispettare gli accordi e sul caso FIOM rompono i rapporti con la CGIL in Emilia-Romagna.
In effetti, la campagna della FIOM per i precontratti sta sfondando a Bologna e nel resto della regione. Gli accordi più significativi realizzati finora riguardano a Bologna la Automobili Lamborghini, che appartiene alla multinazionale tedesca Volkswagen, la Caterpillar, un'altra multinazionale americana, e la Minarelli Motori. A Modena, la Tetrapak. A Reggio Emilia, l'Interpump, un'azienda rappresentata nella giunta della Confindustria, e la Immergas, che è la società più importante della Confapi, l'associazione delle piccole imprese che aveva replicato l'accordo separato della Federmeccanica. Alla Immergas sono stati i giovani a sbloccare la vertenza. Già a luglio avevano scioperato a oltranza per una settimana; rientrati dopo le ferie, hanno ricominciato con lo sciopero e il blocco dei cancelli e in pochi giorni l'azienda è stata costretta a cedere. In altre aziende la minaccia del conflitto è stata sufficiente a indurre le direzioni aziendali a fare l'accordo.
Se questa è la situazione in Emilia-Romagna, a livello nazionale un bilancio della campagna per i precontratti sarebbe prematuro. Non bisogna dimenticare che la prima ondata di vertenze è partita solo nella seconda metà di giugno. Poi c'è stata l'interruzione delle ferie e la ripresa a settembre: saranno soltanto i prossimi mesi a dirci se la battaglia della FIOM riuscirà o no ad assumere la dimensione necessaria per poter cogliere i suoi obiettivi.
I primi dati parziali sono comunque incoraggianti e, a mio avviso, suggeriscono già una valutazione. Anche due anni fa la FIOM aveva cercato di reagire all'accordo separato sul biennio salariale. Due scioperi nazionali della categoria avevano dimostrato che la FIOM da sola aveva la forza sufficiente per paralizzare l'industria metalmeccanica. C'era stata anche una manifestazione a Roma, che aveva registrato un'altissima partecipazione. Ma tutto questo non era bastato. I metalmeccanici aprirono la strada al grande movimento della CGIL sull'Articolo 18, ma non riuscirono a modificare la situazione determinata dall'accordo separato sul loro contratto. Questa volta, forse, la FIOM con i precontratti azienda per azienda ha trovato la linea giusta per tenere aperta la vertenza contrattuale, rendere inapplicabile l'accordo separato e ottenere risultati concreti.
Secondo l'ultima rilevazione della FIOM nazionale, effettuata il 19 settembre, gli accordi già firmati sono 155 e riguardano oltre 24.000 lavoratori metalmeccanici. E tra questi ve ne sono alcuni molto importanti, come quelli della Belleli di Mantova, della S.Giacomo di Brescia o della Fergat, un'azienda della componentistica auto che lavora per la FIAT e che fa parte di un gruppo con oltre 6000 dipendenti.
Ma il fronte del conflitto in atto con le imprese è molto più ampio: le vertenze precontrattuali già aperte sono 1375 e i lavoratori complessivamente coinvolti sono circa 280.000. E il movimento continua ad allargarsi. Per dare un'idea della sua dinamica si tenga presente che gli accordi erano 97 alla fine di luglio e che, quindi, nel giro di quindici giorni sono stati stipulati una sessantina di accordi. Circa 350 sono le vertenze che sono state aperte nella prima metà di settembre. Questi numeri dimostrano che una parte molto consistente della categoria è coinvolta nella lotta per riconquistare il contratto nazionale, anche se una vera generalizzazione della campagna per i precontratti ancora non si è raggiunta.
Per quanto riguarda i grandi gruppi e le aziende più importanti, sono già aperte le vertenze Fincantieri, Marcegaglia, Candy, Europa Metalli, Whirpool, Wartsila Italia. È in corso la consultazione nei due gruppi più importanti del settore degli elettrodomestici - la Zanussi-Electrolux e la Merloni - e alcuni stabilimenti si sono già pronunciati per il lancio delle vertenze. Stanno per partire aziende significative dell'area delle ex Partecipazioni statali, come l'Agusta, l'Alenia Aeronautica, l'Ansaldo-Breda. Nell'ultima settimana di settembre si terranno le assemblee e il referendum sulla piattaforma alla Piaggio di Pontedera. In questa vertenza si affronterà anche la questione delle condizioni di lavoro e in particolare il taglio dei tempi attuato dall'azienda con l'introduzione, secondo il modello FIAT, del sistema di calcolo dei tempi di lavorazione chiamato TMC2.
Sono già avviate le vertenze in tutto il settore dell'ascensoristica e nel gruppo Vitrociset. La FIOM sta costituendo i coordinamenti in gruppi di media dimensione (come la Graziano Trasmissioni o la Eaton, per fare due esempi), caratterizzati dalla presenza di due o tre stabilimenti, situati in regioni diverse. In questi casi, la costituzione di un coordinamento tra gli stabilimenti è la condizione indispensabile per poter affrontare la vertenza con possibilità di successo.
Neanche la FIAT, che rimane per molti motivi la situazione più difficile, resterà fuori dalla campagna per i precontratti. La vertenza dovrà essere collegata ai problemi occupazionali e produttivi del gruppo. In luglio aveva già votato lo stabilimento di Mirafiori, con la partecipazione di oltre 8000 lavoratori e un risultato positivo del 90%. Ora si andrà al voto anche negli altri stabilimenti.
Con la crescita del movimento cresce anche il nervosismo delle controparti. Molte associazioni territoriali degli industriali hanno reagito diffidando le imprese associate dall'aderire ai precontratti - anche perché così avrebbero rinunciato ai vantaggi dell'intesa separata - e minacciando rappresaglie. In alcuni casi le associazioni degli industriali hanno chiesto l'intervento delle autorità contro la conflittualità aziendale. Provvedimenti disciplinari hanno colpito lavoratori e delegati. La FIOM ha sempre risposto a queste azioni repressive con il ricorso alla magistratura, che nella maggior parte dei casi ha condannato le iniziative aziendali come attività antisindacale.
La tensione è più forte dove gli scioperi si svolgono in forme articolate. In diverse aziende gli scioperi a scacchiera sono arrivati ai quarti d'ora. Una nuova generazione di lavoratori sperimenta per la prima volta queste forme di lotta e libera la fantasia: gli scioperi si articolano anche per sesso o per numero di scarpe.
La FIOM ha deciso che il mandato democratico dei lavoratori è indispensabile per lanciare il precontratto. In tutte le aziende in cui la vertenza è già aperta è stato quindi tenuto un referendum sulla piattaforma e i lavoratori hanno potuto esprimersi con un voto libero e segreto. Da questo punto di vista il segnale è chiarissimo e univoco per tutta l'Italia: la maggioranza dei lavoratori partecipa ai referendum ed esprime un consenso molto forte alle proposte della FIOM. Questo è accaduto in tutte le aziende coinvolte (solo due i casi in cui i lavoratori hanno votato contro); quindi, anche nelle aziende dove la FIOM non ha la maggioranza degli iscritti e neppure la maggioranza nelle Rsu. La FIOM sta dimostrando nei fatti la profondità del suo insediamento sociale e la forza della sua rappresentatività.
Il test è ancora parziale, ma sul nodo della democrazia è possibile trarre due conclusioni di carattere generale. Primo: se fosse stato sottoposto al voto dei lavoratori, come la FIOM aveva chiesto, l'accordo separato sarebbe stato sonoramente bocciato. Secondo: i lavoratori metalmeccanici considerano il voto sulle piattaforme e sugli accordi un diritto fondamentale cui non intendono rinunciare.
Ma quali sono i principali contenuti dei precontratti? I punti chiave sono quattro e corrispondono allo schema tipo di piattaforma che è stato discusso e predisposto dalla FIOM:
a. una premessa fa riferimento alla vicenda dell'accordo separato e le aziende firmatarie si impegnano ad attivarsi affinché si arrivi a un accordo nazionale con tutte le organizzazioni;
b. sul piano normativo l'aspetto più rilevante è la clausola di ultrattività del contratto del 1999, che riguarda in particolare l'applicazione della Legge 30, delle nuove norme sull'orario di lavoro plurisettimanale, sui contratti a tempo determinato, sulla salute e sulla sicurezza;
c. la riduzione della precarietà, con la fissazione di un tempo limite dopo il quale per i contratti a termine o interinali scatta la conferma a tempo indeterminato, e con l'attribuzione di nuovi poteri di verifica alle RSU sui contratti 'a causa mista' (formazione-lavoro e apprendistato); in molti casi gli accordi stabiliscono già la conferma a tempo indeterminato dei lavoratori precari;
d. per quanto riguarda il salario i precontratti prevedono aumenti al terzo livello da 120 a 125 euro mensili, con una clausola che dichiara che tali aumenti non sono un'anticipazione di spettanze di futuri contratti. Se si considera che l'accordo separato dà 69 euro al mese al quinto livello nel biennio 2003-2004 (gli altri 21 solo nel dicembre 2004 e sono un anticipo sul prossimo biennio) è chiaro che i precontratti della FIOM lo mettono fuori mercato.