Lula alla prova
LETTERA A UN AMICO
Nello scenario mondiale, l'America Latina ha un ruolo di primo piano. Lì sono emerse novità, a livello sociale e di governo, importanti e positive e al tempo stesso tormentate e difficili. Nel tempo la nostra «Rivista» ne ha fatto costantemente oggetto di analisi e di riflessione. In questo fascicolo rendiamo conto del dibattito, aperto nella sinistra brasiliana, che cerca di valutare i primi passi del governo Lula. La Lettera indirizzata a Lula da un gruppo autorevole di intellettuali (già pubblicata in versione non integrale sul «manifesto») e il contributo di Reinaldo Gonçalves riflettono sulle sfide ardue e sui rischi che fronteggiano le prime scelte di politica economica del governo Lula
Lettera a un amico
Questa lettera le viene inviata da persone che la stimano, che ammirano la sua parabola politica e desiderano darle tutto l'aiuto possibile, affinché lei possa venir incontro alle enormi speranze che la sua vittoria ha risvegliato nel popolo brasiliano.
Coscienti della situazione economica del paese, abbiamo una percezione chiara delle difficoltà interne ed esterne che hanno portato il governo a porre in atto misure di restrizione della spesa e di innalzamento degli interessi. Sappiamo, al di là di questo, che la globalizzazione ha provocato mutazioni sostanziali nell'economia mondiale e che sarà molto difficile incentivare lo sviluppo del paese senza partecipare, in alcun modo, alla comunità finanziaria internazionale. Ciononostante, questi obblighi non possono significare la rinuncia alla nostra sovranità.
Due misure sono particolarmente preoccupanti in relazione a questo aspetto: la negoziazione dell'Alca e la pretesa autonomia della Banca centrale. La prima, come alcuni di noi hanno già argomentato in ripetuti e più estesi discorsi, esporrà i nostri produttori industriali, agricoli e di servizi a una concorrenza assolutamente diseguale, la cui prima conseguenza sarà una de-nazionalizzazione ancora più pronunciata del nostro apparato produttivo. E per la sua estensione - che va oltre gli accordi commerciali, coinvolgendo l'agricoltura, gli investimenti, gli acquisti statali, la moneta, i servizi - rivela la chiara intenzione del governo statunitense di ricolonizzare il continente, in accordo soltanto con i propri interessi.
La seconda implica la consegna del controllo della nostra moneta ai capitali esteri e, di conseguenza, la rinuncia al progetto nazionale. Non si può nascondere che, essendo i settori più dinamici della nostra economia nelle mani di imprese straniere, l'autonomia della Banca centrale significhi trasferire a quelle stesse imprese la fissazione del valore della nostra moneta. Per queste ragioni, abbiamo preso la decisione di inviarle questa lettera. A nostro avviso, tanto l'Alca quanto l'autonomia della Banca centrale sono questioni non negoziabili, dal momento che implicano l'intoccabilità della sovranità stessa della Nazione. Decisioni di una così grande importanza devono essere prese dal detentore di questa sovranità: il popolo brasiliano. In questo modo, ogni brasiliano e ogni brasiliana dovrebbero essere chiamati a pronunciarsi su ambedue le questioni in un referendum convocato espressamente per questo fine.
Il referendum sarebbe l'occasione per innescare un grande dibattito nazionale su questi due temi, dando in questo modo fondamento ad una decisione veramente democratica riguardo gli stessi.
Siamo convinti che una posizione ferma del Brasile muterà anche la posizione delle forze che stanno facendo pressione su di noi: e aprirà un processo nel quale potremo costruire autonomamente la strada che più conviene al nostro sviluppo.
Tuttavia, se così non fosse e il governo dovesse venire messo nella condizione di dover rompere con le forze che gli fanno pressione, voglia credere il signor presidente che le rappresaglie non saranno insostenibili. La nostra economia è già sufficientemente forte da resistere a tali pressioni, e il nostro popolo sufficientemente politicizzato per darle l'appoggio necessario a questo confronto.
Brasile, 1 maggio 2003
Alfredo Bosi; Ana Maria Freire; Ana Maria Castro; Ariovaldo Umbelino de Oliveira; Augusto Boal; Beth Carvalho; Benedito Mariano; Bernardete de Oliveira; Chico Buarque; Carlos Nelson Coutinho; Dom Demetrio Valentini; Dom Paulo Arns; Dom Pedro Casaldaliga; Dom Tomás Balduino; Emir Sader; Fábio Konder Comparato; Fernando Morais; Francisco de Oliveira; Joana Fomm; Haroldo Campos; Leonardo Boff; Letícia Sabatella; Margarida Genovois; Maria Adelia de Souza; Manuel Correia de Andrade; Marilena Chauí; Nilo Batista; Pastor Ervino Schmidt/Ieclb; Plínio Arruda Sampaio; Oscar Niemeyer; Ricardo Antunes; Sergio Haddad; Sérgio Ferolla, brigadeiro; Tatau Godinho; Valton Miranda.
(Traduzione di Graziano Graziani)