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Note per una discussione
TERRORISMO, TERRORISMI
Rossana Rossanda
Confusa è la definizione del terrorismo, che con l'attentato di al Qaeda alle Due Torri a New York si è riaffacciato clamorosamente sulla scena politica. Colpendo gli Stati Uniti, sola superpotenza rimasta, al Qaeda non si prefiggeva di vincerli ma di cacciarli dall'Arabia, vulnerandoli nell'immagine di sé, e destabilizzando la propria monarchia che agli Usa resta vincolata. A sua volta, dichiarando che il mondo è minacciato da un 'terrorismo internazionale (islamico)', l'Amministrazione Bush ha enfatizzato il nemico, e se ne serve per legittimare la presenza militare e strategica degli Usa nel Medio Oriente e un ampliamento indefinito dell'azione militare in tutto il mondo. E ha ottenuto un'alleanza senza precedenti.
Ma che cosa si intende per 'terrorismo internazionale (islamico)'? L'impatto simbolico è proporzionale alla fluidità del profilo, che oscilla dall'indicare il Male in sé, principio nichilista che infesta il mondo dopo la caduta del Male precedente, il comunismo sovietico, al designare una precisa organizzazione, appunto al Qaeda, detentrice di ricchezza e tecnologie tali da richiedere, per essere estirpata, una guerra illimitata e con mezzi illimitati. Il ventaglio semantico è tale che ogni paese può identificarvi i suoi terrorismi, e darsi il diritto di procedere contro di essi con strumenti tanto eccezionali da essere stati finora iscritti, non senza scandalo, soltanto nella giurisdizione degli Stati Uniti; anche in Europa ha portato a un inconfessato stato di emergenza, con allentamenti e irrigidimenti che ogni esecutivo applica a sua discrezione. Al Qaeda è una sigla terrorista occulta e limitata, lo stato di emergenza che se ne fa conseguire è esplicito e illimitato.
1. Come metodo di lotta politica il terrorismo è recente. Differentemente dall'aggressione mortale al potente, che sta in tutta la storia, il terrorismo è stato predicato in Russia nella seconda metà dell'ottocento da G. Nec?aev, un seguace di Bakunin. Il quale però se ne separa. I terroristi russi colpiscono gente comune, folla, in modo inatteso e cruento, allo scopo di terrorizzare il popolo e volgerne la protesta contro lo zar, incapace di difenderlo. Vuole anche essere una minacciosa sveglia all'inerzia degli oppressi, alzando la violenza oltre la soglia di una morale che può condannare ma intendere la vendetta, mentre non può ammettere che la vita di gente qualsiasi, sconosciuta, sia ridotta a strumento di un fine che non conosce. Il terrorista porta in sé una carica di nichilismo, il cui fascino torbido è testimoniato nella letteratura russa, prova estrema della scristianizzazione del paese (Dostoevskij) ma si riflette anche in Europa (nelle saghe londinesi di Robert L. Stevenson e di J._Conrad).
Esso sarà praticato da piccoli gruppi di tendenza anarchica e nel Novecento dall'Ira, braccio armato del movimento indipendentista irlandese Sinn Fein (e soltanto recentemente dall'Eta e dai ceceni) 1. Resterà una variante minoritaria dell'anarchismo nel XIX e XX secolo. Sono 'anarchici individualisti' gli italiani che nel 1921 mettono la bomba al teatro Diana di Milano 2. L'anarchia se ne dissocia ma ne rimarrà sempre sospettabile (all'anarchico Pinelli si è tentato di addossare le bombe fasciste a Piazza Fontana). Tutto l'uso che ne fanno i fascisti in Italia negli anni '60 e '70 mira - non rivendicando mai gli attentati - a colpevolizzare veri o presunti anarchici 3.
Tale è la difficoltà di giustificare il terrorismo che ne prendono distanza le organizzazioni minoritarie armate europee di sinistra degli anni anni '70 e '80: esse praticano l'attentato mortale, e lo rivendicano, ma di individui singoli, esponenti dello Stato e dei suoi apparati. Rifacendosi al modello latino-americano, vogliono colpire il potere facendosi amare dal popolo, non spaventarlo. A Cuba il movimento "26 Luglio", che ha compiuto diversi attentati a L'Havana, si vanta di non aver fatto morti fra la gente. L'attentato politico appartiene alla storia e non solo moderna, e a tutte le civiltà - di un attentato dei "Fratelli musulmani" è rimasto vittima Anwar Al Sadat nel 1981.
Al Qaeda invece è esplicitamente terrorista. Nel passare da attacchi a militari o sedi diplomatiche, alle molte migliaia di persone presenti nelle Twin Towers, ha mirato a uccidere il massimo di persone qualsiasi e al massimo dell'impatto simbolico sulla illusione di inviolabilità che avevano gli Stati Uniti. Il terrorismo politico, che pareva in diminuzione, torna a salire a fine secolo e all'inizio del nuovo millennio.
2. C'è stato negli anni uno spostamento di senso, per cui il terrorismo non è più definito dal suo obiettivo - massacrare gente comune per terrorizzare - né dai suoi mezzi - cospirazione e agguato - ma dal soggetto che lo compie. Così da un lato, negli anni '70 è stato chiamato terrorista qualsiasi attentato, dall'altro si esita a chiamare terrorista uno Stato che reca morte a masse indiscriminate e incolpevoli. Forse per un residuo di sacralità del sovrano, forse perché allo Stato appartiene il monopolio della violenza, è come se l'istituzione massima non ricorresse mai ad atti terroristici, e quando vi ricorre non sarebbe terrorismo. Per essere terrorismo deve compierlo, sembra, un soggetto illegale e occulto.
La questione si è posta al pensiero giuridico con buone intenzioni e nodi irrisolti 4. Se terrorizzare il nemico è stato sempre proprio dei conflitti fra Stati, fino alle due guerre mondiali una nazione seminava terrore nell'altra con i combattimenti e con i saccheggi dei civili, illegalmente ma regolarmente praticati, che seguivano ogni conquista territoriale. Erano militari le vittime maggiori d'una guerra. Con le due guerre mondiali i civili uccisi, che le regole dichiaravano protetti, superano di gran lunga i militari. Il conflitto prende visibilmente aspetti propri del terrorismo. In particolare la guerra aerea colpisce fuori dalle trincee, e sarebbe oggettivamente 'terroristica' (Schmitt). Non andrebbe proibita, come si tentò a Ginevra nel 1907? Il dubbio doveva serpeggiare se nell'insediare il tribunale per il processo di Norimberga dopo il 1945 un procuratore americano, Telford Taylor, si affrettava a dichiarare che i bombardamenti indiscriminati sulle città, sia tedeschi sia alleati, non potevano essere considerati crimini, essendo ormai diventati propri della guerra moderna, dunque "diritto consuetudinario". Era evidente l'intenzione di legalizzare così anche Hiroshima e Nagasaki e le future guerre nucleari 5. Un residuo di imbarazzo si esprime ancora oggi nella ricerca di 'bombe intelligenti' e nello scusarsi per i loro 'effetti collaterali'.
In verità la guerra aerea, come l'uso dell'atomica, sono una ragione di più per considerare la guerra inumana, non regolabile, e perciò da interdire - come nella Carta dell'Onu. Ma questa norma non è stata realmente assimilata neanche in Occidente, salvo dalle minoranze pacifiste, ed è stata praticata esclusivamente fra le nazioni europee. L'Europa farà azione di guerra fuori del continente, nel Golfo, in una sua regione equivoca, i Balcani, e recentemente in Afghanistan - coprendo tuttavia questi interventi con una urgenza 'morale' che demolisce il diritto e restaura l'uso della forza 6. Mentre si continua a dubitare della natura terroristica di un'azione compiuta da uno Stato, come si osserva a proposito del conflitto fra Israele e Palestina. Le vittime civili palestinesi sono più volte superiori a quelle di Israele, ma si definiscono terroristi i palestinesi, che compiono attentati su civili facendo arma di se stessi, mentre non si definiscono terroristi Sharon o Tsahal, che colpiscono i civili con inconfrontabile potenza di fuoco. Oltre al giustificato imbarazzo europeo di fronte a Israele, è il primato del simbolico - in questo caso la maledizione del suicida che si fa arma - a giocare strani tiri.
Anche Noam Chomsky, nell'accusare di terrorismo gli Stati Uniti e Israele 7, evita di limitarsi alle stragi indiscriminate e insiste sul fatto che gli Usa sono ricorsi più volte all'azione di gruppi occulti esistenti nei territori che il Dipartimento di stato considerava ostile ma che non intendeva direttamente attaccare, armandoli e foraggiandoli, come nel caso dei Talebani in Afghanistan contro l'occupazione sovietica, e in diverse occasioni nel Medio Oriente, dove la Cia aveva contatti con lo stesso bin Laden.
Senonché, dopo l'11 settembre la definizione di terrorismo si capovolge, allarga e si involve nelle contraddizioni. L'amministrazione Bush dichiara terrorista non solo al Qaeda, ma anche persone, organizzazioni e Stati che le diano asilo o aiuto. Pochi giorni dopo estende l'accusa a Stati che, senza essere complici né favoreggiatori di al Qaeda, produrrebbero armi di sterminio di massa, nucleari o biologiche: terroristi, fuori legge, canaglie, 'rogue' sarebbero l'Iraq, l'Iran, la Corea del Nord e anche, o alternativamente, la Siria o la Libia. Di terrorismo è sospetto qualsiasi Stato che, rifiutando l'egemonia americana ma non potendo colpire gli Usa sul terreno militare classico nel quale è inattaccabile, potrebbero colpirlo attraverso l'uso anche parziale di armi proibite di sterminio.
È un salto di qualità che Bush collega alla possibilità attuale di ricorso a tecnologie di distruzione in passato non esistenti. Tuttavia qui esitano a seguirlo tutti gli alleati. Dare del terrorista a uno o più Stati anche 'pericolosi', come premessa a una guerra contro di essi, fa problema. L'Europa si dibatte. Saddam terrorista? Piuttosto fascista. Come Milosevic. Se mai va attaccato preventivamente perché sarebbe stato meglio attaccare preventivamente Hitler (tesi avanzata nella stampa italiana, tedesca e francese). L'oscillazione è grande. Il fronte antiterrorista, compattissimo, non è lo stesso di quello antiracheno. Anche a prescindere dal disagio creato dall'essere stato l'Iraq di Saddam alimentato dagli Usa finché è servito ad attaccare l'Iran. Tale e quale i Talebani.
E poi, concludono specie i giuristi, sgomenti per le lacerazioni che stanno avvenendo nel diritto internazionale, se il terrorismo è un crimine non va trattato come tale? Non si può ricorrere alla guerra, che fra l'altro lo eleva da criminale a nemico, ma soltanto a una limitata operazione di polizia internazionale. A questo punto altro capovolgimento: è la guerra che prende questo nome, e verrà fatta sempre più sciogliendosi dalle sue antiche sia pur limitate regole.
3. La dilatazione dell'attentato di New York a terrorismo 'internazionale' legittima gli Usa a condurre sul piano mondiale azioni di guerra, dovunque i loro interessi sarebbero minacciati, con la copertura di una 'autodifesa' imprudentemente votata nell'ottobre del 2001 anche dalle Nazioni Unite. Tanto più che, difficile da digerire per il Pentagono, dalla guerra in Afghanistan non sembra che al Qaeda sia stata colpita. I suoi leader sarebbero vivi, non si sa dove nascosti, più probabilmente nel Pakistan che gli Usa non mettono fra gli Stati canaglia perché Enduring Freedom esige 'alleanze variabili'. E coloro che qua e là nel mondo sono catturati come presunti membri di al Qaeda, o non lo sono o poco sanno e fanno sapere della stessa: gli Stati Uniti non concedono ai detenuti sotto questa imputazione un'assistenza legale, né di guerra né di pace. Sono di al Qaeda gli attentati di Bali e di Mombasa? Al Qaeda non s'è mai spesa per i palestinesi, che in questi giorni ne hanno rifiutato un non richiesto appoggio. Oppure al Qaeda è una sigla di riferimento per organizzazioni diverse, determinate a usare il terrore?
Ma che cosa si intende allora per 'internazionale'? Il senso è fluido. Più che suggerire che la rete di al Qaeda è composta da gente di diversi paesi, sembra dire che essa trova protezione in diversi paesi, o si dà per obiettivo diversi paesi, in quanto alleati degli Stati Uniti. Ma soprattutto estende l'accusa di terrorismo, come si è detto, ai paesi 'canaglia' sia in quanto in essi al Qaeda troverebbe protezione, sia in quanto sarebbero terroristi in proprio, detenendo armi di sterminio 8. In conclusione, il 'terrorismo internazionale' è evocato dal governo americano in modi non univoci. A volte sembra avere un centro a volte no; nel primo caso il centro sarebbe al Qaeda, che però non comprende tutti i paesi 'canaglia', nel secondo si ipotizza una opposizione terrorista diversificata e mondiale.
Non meno grave la definizione di 'islamico', aggiunta a volte a 'terrorismo internazionale'. Per al Qaeda non c'è dubbio; lo stesso bin Laden ha dato, nelle sue apparizioni in video o alla Cnn o attraverso la Tv del Qatar, Al Jazeera 9, un fondamento religioso alle sue minacce: sceicco saudita che si oppone all'attuale monarchia che considera vassalla degli Stati Uniti, è sicuramente un potentato nazionalista sorto nell'alta borghesia degli affari, ma quel che lo muove ad agire terroristicamente sarebbe la presenza americana nella terra dei luoghi santi. Una violazione insopportabile. Il suo è un Jihad, guerra santa. Sino al 2001 le sue esternazioni sono anche una offerta agli Stati Uniti di cavarsela sgomberando le poche basi che stanno nell'Arabia Saudita. E probabilmente le polemiche americane sulla inefficienza della Cia dopo l'11 settembre celano l'accusa di avere sottovalutato una minaccia più che annunciata.
4. Se al Qaeda si presenta come organizzazione islamista e terrorista, che ha trovato accordo nei Talebani, e nella quale sembra riconoscersi cautamente parte dell'Islam, quanto lo rappresenta? In altre parole, la ripresa del terrorismo politico è un fenomeno specificamente islamico, deriva da una innegabile lettura corretta del Corano, specialmente dalla tradizione sunnita, ha un humus comune nei wahabiti, delinea nell'Islam un insormontabile rifiuto dell'altro? In questo caso si tratterebbe di un implacabile scontro di civiltà come tratteggiato anni fa da Samuel Huntington e diventato dall'11 settembre assai di moda. Insomma il Male, dopo essere stato il comunismo, oggi è l'Islam?
La tentazione dell'Amministrazione Bush di andare in questa direzione continuamente appare e continuamente è corretta. La corregge la stessa inclusione nel Male di alcuni Stati laici, l'Iraq e la meno nominata Siria, nonché la non musulmana Corea del Nord. E tuttavia in Occidente è proprio l'evocazione dello scontro tra civiltà che mobilita la destra, americana e europea, fascistizzante o no: l'Italia ha in Bossi o in Baget Bozzo due esempi temibili. Ma è impossibile non riconoscere il crescere d'una pregiudiziale antislamica anche in settori democratici: pesa in essa l'annoso rifiuto dei paesi arabi a riconoscere Israele, pesano gli attentati di Hamas o di al Aqsa, pesa soprattutto il disperato che in nome di Allah si imbottisce di tritolo per ammazzare civili israeliani - non solo crudele ma lontano da ogni tradizione razionale. E poco importa che risponda a un'occupazione illecita, alimentando il terrorismo di Tsahal e dei suoi servizi - spirale tremenda.
Ogni scontro di civiltà o identitario scivola dovunque in forme in diversa misura fondamentaliste da ambedue le parti. In Europa cresce una pregiudiziale antimusulmana che va dal rifiuto dei colti per ogni genere di teocrazia alle bassezze populiste contro le migrazioni e contro qualsiasi multietnicità. È qualcosa di paradossalmente simile all'antisemitismo europeo, nel migliore dei casi cieco e 'per bene', diffuso tra la fine del XIX e la prima parte del XX secolo (e oggi ripescato da letture revisioniste). E può coesistere con esso.
La reazione dei musulmani non manca. Ma non ha gran senso ribattere a colpi di Corano, esercizio dal quale si può trarre soltanto la convinzione che, come dal Libro, si possono dedurre da questo o quel passaggio comandi divini di assoluta mitezza e di battaglie in nome di Dio. La verifica va cercata non nel Libro ma in chi lo legge in questo o quel modo, e perché. Perché ora, dalla fine del Novecento a questi primissimi esordi del terzo millennio, le guerre giuste o sante sono tornate ad avere voce in capitolo? Perché la fede è tornata a uccidere?
5. È una domanda bifronte. In Occidente denuncia la tendenza a sovrapporre alle faticose conquiste del diritto internazionale una 'morale' che lo sovrasterebbe. E cui il diritto sarebbe cieco. Ma ci fa arretrare ai presupposti medievali della guerra giusta, con relativa buona coscienza. Nel mondo islamico rimanda alle vicissitudini del laicismo perdente, di cui in questa rivista parla il saggio di Samir Amin 10, e che ha avuto la conseguenza più terribile in Algeria 11.
Il processo è di lunga distanza, tocca il fallimento della modernizzazione, l'utilizzo spietato occidentale delle ricchezze del Medio Oriente, la natura raramente democratica e progressista delle loro dirigenze, la diffidenza opposta ai loro migranti in Europa, stretti fra marginalità e assimilazione. Nella tradizione religiosa l'identità araba finisce col trovare il solo senso, e nel fondamentalismo la sola vendetta. Assai di rado dopo la seconda guerra mondiale - la prima aveva tracciato arbitrariamente nazioni e confini - l'Occidente s'è chiesto dove poteva portare la perdita di identità d'un ex grande impero e d'una civiltà millenaria.
Con la fine, nel 1989, d'una alternativa terrestre al dominio di un Occidente sempre più forte, economicamente e militarmente, e la delegittimazione di qualsiasi dialettica fra progetti alternativi di società, senso e valore, l'Islam s'è trovato di fronte a un modello di modernità tutto mercificato che apparentemente più nessuno discute, povero e ostile alla sua tradizione. Sul piano economico, ha risposto fin che ha potuto con il suo solo strumento contrattuale, l'Opec. Sul piano culturale e politico, non ha avuto argomenti. Forse va cercata anzitutto qui la crescita del fondamentalismo, che non è solo né sempre terrorista, ma le cui espressioni politiche - se i paesi mediorientali concedessero ai sudditi il diritto di voto - vincerebbero di gran lunga quasi dovunque le elezioni, come nel 1992 in Algeria.
Se dopo il crollo dell'Urss, gli Stati Uniti avessero ammesso la responsabilità che loro deriva dall'essere almeno per un tempo la sola superpotenza, e ne avessero usato per la 'casa comune' che l'Onu prefigurava, moderando i loro istinti predatori o confidando in un'estensione soft del sistema economico vincente, è probabile che i fondamentalismi avrebbero avuto respiro corto. Non era impossibile se avesse prevalso la tradizione della Nuova Frontiera sull'integralismo jacksoniano. E il conflitto fra Stati sarebbe rimasto entro certi limiti 'civilizzato'. Ma anche chi pensa che si possa fare la storia con i 'se' deve riconoscere che questo è un esile 'se' - la natura crudelmente gerarchica della globalizzazione economica, la militarizzazione crescente della sola superpotenza rimasta, la crisi d'una sinistra le cui sorti sembrano paradossalmente legate all'esistenza dell'Urss, più di quanto non vi fosse ormai vincolata l'ideologia, sembrano ridurre a zero i margini di possibilità esistenti nell'ultimo decennio del Novecento.
È funesto constatare che il principio di regolazione e coesistenza implicito nella creazione delle Nazioni Unite era garantito da un sistema di più Stati in grado di difendersi o attaccarsi l'un l'altro. E che l'esistenza di due superpotenze dotate del deterrente atomico ha ridotto lo scontro e gli scontri nei campi di loro egemonia. Con la caduta di una di esse e lo smarrimento di qualsiasi ipotesi alternativa, alla regressione occidentale verso l''esportazione' del suo proprio modello politico ed economico, reclamata senza pudore, reagiscono dall'altra parte i fondamentalismi identitari. E nel caso del terrorismo usano principi e armi che hanno trovato nel nostro proprio bagaglio.
note:
1 L'Eta ha ucciso fin dagli anni '70, non senza molteplici divisioni interne, personaggi perlopiù minori, ma ha fatto ricorso alla strage terroristica soltanto nell'ultimo anno, facendo esplodere una bomba a Santa Pola (Andalusia) e in una cafeteria di Madrid. Analogamente i ceceni sono passati al terrorismo su grande scala con il sequestro al teatro Dubrovka di Mosca.
2 Un rapido disegno della divisione fra violenza e terrorismo negli anarchici italiani si trova nel recentissimo Dizionario del fascismo, a cura di Victoria de Grazia e Sergio Luzzatto (Einaudi, 2002).
3 La Fai (Federazione anarchica italiana) nulla ha a che fare col sedicente gruppo anarchico-insurrezionalista, che sta operando minacce di attentati ed è nel mirino dell'antiterrorismo per i più recenti.
4 Sulla 'retta' conduzione della guerra cfr. Claudio De Fiores, L'Italia ripudia la guerra?, Cap. IV, 7, (Ediesse, 2002).
5 Cfr. Isidoro D. Mortellaro, Guerre da globalizzazione, in corso di pubblicazione per manifestolibri.
6 Cfr. C._De Fiores, cit.
7 Noam Chomsky, Terrore infinito, Dedalo, 2002
8 I siti più interessanti, americani e non, che ne riportano le espressioni sono www.terrorism.com e www.middleeastonline.com. Un'intervista di bin Laden è apparsa, nel maggio 1997, sulla Cnn (riportata dall'autore Peter L. Bergen, Holy War Inc, trad. it. Mondadori 2001). L'intervista più ampia di bin Laden è stata rilasciata alla Cnn il 10 giugno 1999 (cfr. "la rivista del manifesto", dicembre 2001).
9 Il solo elemento acquisito è che nell'Afghanistan dei Talebani sono stati addestrati sauditi, algerini del Gia e dell'Ais, e anche ceceni. 'Afghano' è chiamato in Algeria e in Cecenia chi avrebbe avuto tale addestramento. Ma lo si sa da fonti di questi paesi più che da ammissioni dei detenuti, segretate o assai parzialmente diffuse e impossibili da controllare.
10 Cfr. Samir Amin, Radiografia del mondo arabo, "la rivista del manifesto", n._22, novembre 2000.
11 Nel 1992, il governo ha interdetto il secondo turno delle elezioni perché nel primo il Fis (Fronte islamico di salvezza) aveva riportato una grande maggioranza. Pur fra grandi divisioni, ne sono nate le derivazioni armate, il Gia e l'Ais, che hanno massacrato interi villaggi e molte personalità considerate 'infedeli'. Gli uccisi (comprese le vittime fatte dall'esercito) sono calcolati da 100.000 a 150.000, ma non hanno turbato l'Occidente che con l'Algeria commercia vantaggiosamente in energia. Eppure è il caso più tremendo d'un Jihad, originato dal riconoscimento da parte di Houari Boumedienne dell'Islam come dottrina ufficiale, mentre il Fln si stava trasformando da forza rivoluzionaria anticolonialista laica e progressista in potere oppressivo. Appena sedato ma insoluto, il caso algerino, che non ha avuto proiezioni esterne, è quello che andrebbe esaminato con maggior attenzione per la parabola dell'islamismo.
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