numero  35  gennaio 2003 Sommario

Percorsi dell'alternativa

LA LEZIONE DEL MOVIMENTO
Fausto Bertinotti  

Al ritorno dal Forum sociale europeo ho affermato che a Firenze si erano create le condizioni per la nascita di un "nuovo animale politico". L'affermazione che anche oggi, a oltre due mesi da quell'avvenimento, ritengo valida, non derivava ovviamente dalla constatazione di una reale e profonda sintonia fra Rifondazione e quel movimento e neppure dal successo, che pure c'è stato (come i più attenti e meno faziosi osservatori hanno potuto constatare), della presenza e delle posizioni della sinistra radicale, ma dalla verifica di una crescita di politicità di quel movimento e dalla presenza di una sua domanda che oggi riteniamo sbagliato lasciare inevasa.
Firenze ha segnato un passo avanti rispetto a Porto Alegre. Non c'è stata nel Forum sociale europeo soltanto l'affermazione dell'esistenza forte e vitale di un movimento che la repressione e la guerra avevano gravemente minacciato, ma la testimonianza di una politicità radicata. Un esempio di questa politicizzazione è l'atteggiamento sulla guerra. Durante l'aggressione americana all'Afghanistan, il movimento aveva costruito la sua unità sul rifiuto della guerra in quanto tale. Potremmo dire su una dimensione etica. Importante sicuramente, ma meno discriminante politicamente, tanto da consentire, al suo interno, posizioni anche assai differenti tra di loro. Oggi, il rifiuto della guerra all'Iraq si basa sulla constatazione tutta 'politica' che essa è la conseguenza 'necessaria' della dottrina di Bush e dei processi di globalizzazione. Si è riconosciuto senza omissioni il nesso che lega i grandi processi economici mondiali ad una condizione di guerra permanente. E da ciò si è derivato un no senza 'se' e senza 'ma'. Non è il solo passo avanti. Dunque, una condizione nuova interpella la politica.
Tuttavia la convinzione della maturità dei tempi per la nascita di un nuovo soggetto politico della sinistra di alternativa non ci porta ad alcuna perentoria definizione di quell'"animale politico". Per rimanere alla metafora, possiamo dire che esso è ancora parzialmente sconosciuto, e che di esso allo stato attuale si possono individuare solo alcune caratteristiche 'imprescindibili'. Ci sentiamo al momento intanto di dire che esso non può esistere se non nel movimento e in un rapporto vitale e fondativo con esso. Senza quell'ambiente - o al di fuori di esso - quell'animale non può neppure generarsi, perché non può nè respirare né alimentarsi, né costruire delle regole comportamentali adeguate al nuovo compito.
Una sinistra antagonista, cioè anticapitalistica e radicale che pensi di organizzarsi in un nuovo soggetto della politica, non può quindi che avere come fondamento la critica alla globalizzazione capitalistica e non può non assumere le due principali discriminanti programmatiche di quel movimento: la lotta alla guerra e al liberismo.
La lezione di Firenze Firenze è stata una ulteriore dimostrazione del carattere non effimero e non transitorio del movimento no global. Una dimostrazione, che questa volta, pare aver convinto anche i più scettici, anche coloro che a sinistra ritenevano il movimento nato a Seattle troppo debole per lottare contro la globalizzazione e ne criticavano la mancanza di caratura anticapitalistica. Rifondazione, come si sa, invece su quell'inedita esperienza aveva scommesso e puntato. Da Seattle, in tutti gli appuntamenti che il movimento si è dato nel corso di questi tre anni, abbiamo visto crescere un fenomeno politico originale non leggibile con gli occhiali e le categorie del novecento. Un movimento che si definiva in un corpo a corpo con la globalizzazione capitalistica e che elaborava una nuova cultura politica e comportamentale. Esso è apparso subito ai nostri occhi come la sola risorsa contro la crisi della politica e dei suoi modelli; il punto di rottura più alto e più fertile con quella cultura del novecento dominata da una idea organizzativa centralizzata, detentrice del sapere e del potere, da trasmettere dall'esterno al soggetto della rivoluzione. In questo movimento, nel suo modo di esistere e di crescere con una vera rivoluzione culturale, é stata messa in discussione ogni differenza fra 'esterno' e 'interno', fra il formarsi della coscienza e la costituzione del proletariato. La sua criticità, la sua opposizione alla globalizzazione capitalistica e al pensiero unico nasce al suo interno e si sviluppa nella relazione con la società, e con le enormi contraddizioni portate dalla globalizzazione capitalistica. Per noi esso è stato la leva di un cambiamento, già iniziato anche se non ancora terminato, del nostro 'essere partito', delle categorie della nostra azione, della revisione di alcuni assi della nostra cultura.
A Firenze quel movimento ha introdotto nella politica una ulteriore importante novità concettuale e pratica: la richiesta di radicalità e di unità. Nella sinistra e nel movimento operaio questi due termini spesso non sono andati d'accordo, anzi a volte sono apparsi in contraddizione, come è accaduto nella lunga fase della sua decadenza. La radicalità delle posizioni ha generato spinte alla separazione come molti fatti storici passati e presenti dimostrano. La ricerca dell'unità, invece, ha sovente smussato ed edulcorato le posizioni più decisamente riformatrici. Essa è stata raggiunta, nel migliore dei casi a prezzo di una mediazione sui contenuti, quasi sempre a prezzo di un taglio del loro carattere antagonista. Il movimento a Firenze ha compiuto un vero e proprio ribaltamento di questo rapporto, una vera e propria rivoluzione concettuale (pratica e comportamentale), affermando che si può essere insieme 'radicali' e 'unitari' proprio secondo la lezione del movimento stesso. Il Forum sociale europeo ha elaborato alcuni lineamenti per una piattaforma dai contenuti radicali su tutti i grandi temi e le contraddizioni del pianeta: il liberismo e l'antiliberismo, la pace e la guerra, il lavoro e il profitto, l'informazione, il Nord e il Sud del mondo, i diritti, le migrazioni. Si è riconosciuta, insomma, l'esigenza di una piattaforma alternativa all'esistente, ma senza rinunciare a una vocazione e a una tensione unitaria. Anzi su questi problemi, e sulle soluzioni che per essi propone, è riuscito ad aggregare e ad unire. E ha raggiunto una massa critica che gli consente di interloquire e di influenzare pezzi di società che, secondo i canoni e le definizioni della politica tradizionale, potrebbero apparire lontani da quelle tematiche e dalle soluzioni prospettate. E, quindi, di misurare le forze politiche e di costruire la sua interlocuzione con esse.
Il movimento in quanto tale non è coinvolto nelle divisioni delle sinistre, interessato alle divisioni della sinistra, non si schiera e non sceglie al di fuori di se stesso e delle sue proposte. Per questo è intrinsecamente e profondamente unitario: tutti coloro che contribuiscono a costruire una opposizione alla globalizzazione e ai suoi strumenti sono ben accetti, tutti possono far parte del movimento e contribuire alla sua crescita.
Perché un nuovo soggetto politico La capacità di coniugare radicalità e unità deve essere acquisita e fatta propria da tutti coloro che vogliono costruire un nuovo soggetto politico della sinistra di alternativa. Anche esso, infatti, proprio perché interno al movimento, non può che essere radicale e unitario, cioè alternativo e plurale. È questa la nuova indicazione che ci viene dal movimento. È questo che ci fa parlare oggi della concreta possibilità di costruirlo.
Abbiamo già scritto su questa rivista che un nuovo soggetto della sinistra di alternativa è 'possibile', 'necessario' ed 'urgente'.
'Possibile' perché dopo Genova l'intero quadro politico e sociale del paese è cambiato. Il movimento ha seminato, e prodotto fatti nuovi. Nel confronto con il movimento si è approfondita la crisi del riformismo in tutte le sue forme, a partire dall'abbandono dell'accezione classica di un passaggio graduale, senza rottura, ad un altro ordine sociale fino ad arrivare a quella 'blairiana', cioè a quella che vede nel riformismo solo la copertura di una ipotesi neoliberista.
Nel confronto con il movimento si sono radicalizzate le posizioni di parte consistente del sindacato, è cresciuto un grande movimento dei lavoratori, si è fatto avanti, con i girotondi, un movimento di ceti medi radicalizzati. Oggi il paese vive una nuova stagione di lotte, sono avvenute contaminazioni importanti, le contraddizioni sociali sono esplose con grande nettezza.
Le condizioni quindi sono molto cambiate rispetto a quando, nonostante la nostra opposizione, il quadro politico e sociale pareva, ai più, chiudersi fra i due pilastri istituzionali del sistema maggioritario. Esse oggi rendono possibile la nascita e la crescita di un soggetto che raccolga il risultato di questi cambiamenti.
È 'necessario' perché la natura stessa dei movimenti chiede un soggetto politico, che sia capace di dialettizzarsi con essi nella costruzione di un nuovo mondo possibile e che sia capace di articolare piattaforme, obiettivi immediati e programmi che raccolgano quella radicalità e quella unità che il movimento ha proposto, per poter incidere profondamente nella realtà.
Un soggetto politico, infine, che costituisca quella massa critica necessaria per garantire un pluralismo effettivo nella sinistra. Oggi ancora le istanze di rottura del sistema di compatibilità e la radicalità degli obiettivi vengono marginalizzate o per lo meno non assunte rispetto alla necessità di costruire schieramenti più ampi e quindi (si dice) più efficaci. La costruzione di una massa critica di opposizione radicale è ormai una condizione imprescindibile per l'efficacia dell'azione politica di chi chiede un cambiamento dell'esistente. Senza di essa la possibilità dell'azione politica rimane troppo limitata. Chiediamoci: perché nessuno nel movimento si è sognato di rimproverare la Cgil per la rottura dell'unità sindacale? o ha chiesto a quel sindacato la rinuncia ad una sua radicalità in nome dell'unità con le altre due confederazioni? perché il movimento ha sostenuto un atto che solo qualche mese prima sarebbe stato giudicato tanto grave da ritenersi impossibile? Semplicemente perché la Cgil ha la massa critica sufficiente per organizzare un'azione collettiva che va oltre le sue stesse file. Costruire una massa critica attraverso un soggetto della sinistra di alternativa muterebbe e trasformerebbe la discussione sull'unità rispetto a come si trascina a sinistra e fra le sinistre da alcuni anni. Metterebbe il soggetto più radicale in condizione di concorrere realmente per una egemonia a sinistra.
Infine abbiamo detto che quel soggetto politico è 'urgente'. Senza di esso, le sinistre europee rischiano addirittura la scomparsa e lo stesso movimento anti-globalizzazione rischia di restare impigliato in un esodo dalla politica piuttosto che contribuire, come è nelle sue domande, alla rifondazione della stessa. Il conflitto sociale che sta rinascendo in tutta Europa non troverebbe alcun interlocutore politico adeguato. La guerra imperiale farebbe, anche sul terreno politico, vittime enormi. Il movimento anti-globalizzazione ha posto alla società domande fondamentali, ha imposto la sua esistenza, ha messo all'ordine del giorno la sua opposizione al liberismo e alla guerra. Oggi non ha più di fronte a sé il problema del suo riconoscimento, ma quello della sua efficacia. Spetta alla sinistra radicale contribuire a questo nuovo passo che è quello della continuità, dell'articolazione, dell'azione collettiva.
Autoconvocazione Se questo è vero credo che sia giunto il momento per tutte quelle forze che si richiamano al movimento e che interloquiscono con esso sulla base delle due discriminanti della lotta alla guerra e al liberismo di prendere un'iniziativa. È questa la domanda che ci viene da Firenze. Ma, per altro verso, basterebbe ragionare seriamente attorno alla grande contesa in atto alla Fiat per rendersene conto acutamente. È questo il problema che la crisi del riformismo ci pone. Rinviare la risposta a questa domanda e a questo problema sarebbe negativo e dannoso sia per il movimento sia per coloro che ad esso si riferiscono.
È giunto il momento - credo - di superare difficoltà e diffidenze per dare una forma e un nome a questo nuovo animale politico. Sappiamo che esso ha la sua collocazione nel movimento; sappiamo che la sua dimensione non può che essere europea; sappiamo che il suo modo di esistere non può che essere la riforma della politica e la capacità di ridare forza ed efficacia all'azione collettiva; sappiamo anche che in esso devono poter confluire non solo le organizzazioni politiche, ma espressioni dei movimenti, associazioni, organizzazioni sociali o parti di esse, nel più ampio pluralismo e nella più ampia articolazione delle differenze e delle diversità e sensibilità politico-culturali. Sappiamo anche che l'autogoverno è la sola possibilità che queste forze hanno per vivere insieme ed essere efficaci. Anche questo ci è stato insegnato dal movimento, dalle sue stesse modalità di esistenza e di organizzazione. Dal movimento ora dobbiamo anche assumere un'altra modalità: quella dell'autoconvocazione.
È giunto il momento per tutti coloro che vogliono costruire la sinistra di alternativa di darsi un appuntamento per discutere di se stessi e del proprio futuro, per porre le basi di una nuova e plurale soggettività politica. È questo un compito che spetta a tutti, non c'è nessuno che oggi sia delegato a farlo al posto di altri. Il riconoscimento reciproco e la comune convinzione di far parte di uno schieramento che si batte contro la globalizzazione capitalistica non possono che essere un atto collettivo, nel quale Rifondazione comunista farà la sua parte.
Negli ultimi anni abbiamo visto nel movimento anti-globalizzazione una risorsa di grande valore strategico. Il Prc si è collocato al suo interno al pari di altre forze, contribuendo alla sua crescita senza pretese egemoniche, scardinando antiche concezioni del rapporto fra partiti e movimenti, e rinnovando la sua stessa cultura e il suo stesso modo di essere. Nel movimento oggi Rifondazione comunista ha la sua prima risorsa. Ma essa non è infinita. Anche il Prc per vivere e per portare avanti obiettivi e programmi ha bisogno di inserirsi nella ridefinizione più ampia di una sinistra di alternativa. Per questo nel momento in cui lancia l'idea di una assemblea autoconvocata di tutti coloro che vogliono costruire una nuova soggettività politica si dichiara disponibile alla costruzione di questo processo.
A fine gennaio si svolgerà a Porto Alegre il terzo Forum sociale mondiale. In quella sede le sinistre si confronteranno nel e col movimento. Sarebbe importante che riflettendo su quell'appuntamento, si costituisse anche il momento della autoconvocazione, per quel necessario reciproco riconoscimento fra le forze dell'alternativa che è il solo possibile inizio di una nuova soggettività politica. Sarebbe importante, insomma, se nei tempi del Forum di Porto Alegre si rispondesse positivamente alla domanda posta dal Forum di Firenze. Intanto a livello locale, cominciano, come è già accaduto a Milano a farsi le prime concrete importanti esperienze che si collocano in questo stesso processo e lo sollecitano.
Il tempo si è fatto maturo.


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