Elezioni amministrative
LE TANTE FACCE DI UN VOTO
Gianluigi Pegolo
È indubbio che le recenti elezioni amministrative si sono caricate di un significato del tutto particolare. Da un lato, infatti, costituivano una sorta di verifica (almeno a grandi linee) del consenso di cui godeva il governo e, per altro verso, erano chiamate a sancire l’eventuale spostamento dei rapporti di forza a livello locale. I risultati emersi da questo test elettorale consentono una prima interpretazione delle tendenze in atto nel corpo elettorale; ma essi debbono essere letti globalmente, evitando eccessive semplificazioni e tenendo conto delle specificità legate sia ai diversi livelli istituzionali coinvolti (Province e Comuni), sia alle realtà territoriali, differentemente interessate al voto.
Elezioni provinciali: crescono il centro-sinistra e Rifondazione comunista
Certamente le elezioni provinciali erano, nell’ambito della prova amministrativa, quelle di maggiore valenza politica, essendo meno condizionate dalle specificità locali e più influenzate dagli orientamenti generali dell’elettorato. E, tuttavia, va anche rilevato come le realtà coinvolte fossero poco numerose. Si è, infatti, votato in 10 Province, delle quali ben otto collocate nel Centro-nord e solo due (Campobasso e Reggio Calabria) al Sud. Il voto alle provinciali ha quindi rappresentato un test limitato e ‘concentrato’ territorialmente. Se si escludono le forze che non rientrano nei due schieramenti, risulta che il centro-sinistra più Rifondazione comunista e altri alleati locali ha ottenuto un incremento del 7,9% di voti rispetto alle precedenti provinciali (passando dal 36,1% al 44%) mentre, all’opposto, l’insieme delle forze del centro-destra – con i relativi alleati – ha subito una riduzione del 3,6% (passando dal 54,7% al 51,1%). Se il confronto viene condotto rispetto alle elezioni politiche, e cioè con un appuntamento più ravvicinato, il risultato resta egualmente positivo per il centro-sinistra più Rifondazione e negativo per il centro-destra. Nel primo caso, si ha un saldo positivo del 3%, nel secondo una flessione di ben 4,1 punti (vedi Tabella 1).
Nel complesso, quindi, in queste elezioni provinciali il centro-sinistra con Rifondazione recupera una parte significativa dello svantaggio che aveva accumulato nei confronti del centro-destra nelle scorse elezioni amministrative e accresce i propri consensi rispetto alle politiche. Il segnale è quindi positivo, anche se, data l’entità del divario iniziale, il successo conseguito non si traduce in una modifica degli assetti dei governi locali, registrando, semmai, un lieve avanzamento delle forze del centro-destra. Infatti, mentre precedentemente il centro-sinistra governava in 5 Province (Genova, La Spezia, Ancona, Campobasso, Reggio Calabria), a conclusione di questa tornata amministrativa si riconferma forza di governo in ciascuna di queste, con l’eccezione di Reggio Calabria che passa al centro-destra (che a sua volta mantiene il governo a Vercelli, Como, Varese, Treviso e Vicenza). La vicenda di Reggio Calabria è significativa perché, non a caso, si trattava di una delle due Province meridionali coinvolte nella tornata elettorale.
Conflitto sociale e affermazione delle forze progressiste nel Nord del Paese
Dietro questo andamento delle due coalizioni principali si celano, ovviamente, dinamiche differenziate per ciò che riguarda i singoli partiti. I Ds ottengono un risultato positivo, sia rispetto alle amministrative che alle politiche. Rifondazione comunista e Pdci ottengono insieme all’incirca il risultato ottenuto dalla sola Rifondazione comunista alle precedenti elezioni amministrative (e quindi prima della scissione) e recuperano entrambi rispetto alle politiche. La Margherita, invece, recupera rispetto al risultato ottenuto dalle forze che hanno concorso alla sua nascita nelle precedenti amministrative, ma subisce una flessione del 3,6% rispetto alle politiche. Comportamenti analoghi si riscontrano per Verdi, Sdi e Lista Di Pietro.
Nel centro-destra, Forza Italia ottiene un risultato che le consente di consolidarsi nelle realtà provinciali rispetto alle precedenti elezioni amministrative (dove aveva ottenuto un risultato limitato), ma se tale risultato viene rapportato alle elezioni politiche esso appare decisamente negativo. Per la Lega vale l’opposto. Essa registra, infatti, un forte calo rispetto alle precedenti amministrative – ma all’epoca la sua forza era ancora in larga misura intatta –¸ mentre riesce a recuperare sul voto delle politiche. Le altre forze, come Udc e An presentano invece andamenti negativi, anche se contenuti, rispetto alle amministrative e alle politiche.
Il successo del centro-sinistra e di Rifondazione comunista nelle elezioni provinciali nel Nord del paese induce a ritenere che in questo voto sia stata rilevante l’influenza dello scontro sociale, a partire dal conflitto col governo sull’articolo 18, ma anche dalla contestazione sviluppatasi sui temi della globalizzazione e della democrazia. Questa ripresa di protagonismo sociale ha inciso significativamente nella parte più politicizzata del paese e meno logorata socialmente. Non a caso nelle due Province del Sud i risultati non sono così positivi. Inoltre, l’andamento dei tassi di astensionismo, cresciuti rispetto alle precedenti amministrative al Nord, può far pensare al riflusso di una quota di elettorato dal centro-destra nell’astensione, più che ad un passaggio diretto al centro-sinistra; ma si tratta di ipotesi che dovrebbero essere sostenute da un’attenta analisi dei flussi, allo stato attuale non disponibile.
In queste elezioni l’unità delle forze del centro-sinistra con Rifondazione comunista è stata certamente importante nel determinare il risultato complessivo del centro-sinistra. Peraltro, in ben otto Province su dieci è stato conseguito un apparentamento fin dal primo turno e in quattro di queste otto si è avuta la riconferma del governo di centro-sinistra uscente.
Il voto nei capoluoghi di provincia: le differenze territoriali
Su 27 Comuni capoluogo interessati al voto, 12 erano collocati al Nord, 5 al Centro, 10 al Sud e 1 nelle isole. Il voto nei Comuni capoluogo risulta, quindi, essere più rappresentativo dal punto di vista territoriale di quello delle provinciali. Considerando i due raggruppamenti principali, comprensivi degli alleati locali e di forze di appoggio, si riconfermano alcune tendenze già verificate per le provinciali: e cioè la crescita delle forze del centro-sinistra rispetto al precedente voto amministrativo (+7,4%). La differenza sostanziale rispetto alle provinciali sta nell’andamento delle forze del centro-destra, che ottengono in questo caso un incremento di consensi simile (seppure leggermente inferiore) a quelle che fanno riferimento al centro-sinistra (+6%).
Questo andamento singolare dipende, in larga misura, dalla flessione che subiscono le forze non allineate a beneficio di entrambi gli schieramenti. La dinamica delle singole forze politiche non è di per sé molto significativa; nel centro-sinistra la crescita è largamente imputabile all’apporto di formazioni non riconducibili immediatamente a singole forze politiche, nel centro-destra all’effetto traino di Forza Italia. Il raffronto rispetto alle politiche è di per sé poco rilevante, data la diversità sostanziale fra i due tipi di elezione, ma conferma il risultato migliore del centro-sinistra (vedi Tabella 2).
Questi andamenti complessivi, in realtà, celano una sostanziale diversità nei comportamenti a livello territoriale, dove risulta evidente che la crescita di consensi del centro-sinistra si ha soprattutto al Nord e quella del centro-destra a Sud, mentre al Centro vi è una situazione di equilibrio. Con ciò risulta ancora più evidente il carattere parziale del risultato delle provinciali, che riflette prevalentemente le dinamiche in atto in una sola parte del paese.
Si spiega così la modifica nell’assetto dei governi locali. Infatti, mentre in precedenza il centro-sinistra deteneva il governo in 10 Comuni capoluogo e il centro-destra in 17, con queste elezioni il centro-sinistra passa a 14 e il centro destra a 13. Questa distribuzione è il risultato di uno spostamento di alcuni capoluoghi da una coalizione all’altra. Il centro-sinistra, infatti, perde Isernia e Reggio Calabria, che cede alla Casa delle libertà. All’opposto, le forze del centro-destra perdono Verona, Asti, Alessandria, Gorizia, Piacenza. Significativamente, tutti e cinque i Comuni capoluogo conquistati dal centro-sinistra sono collocati al Nord, mentre i due conquistati dal centro-destra sono collocati al Sud. Ciò, tuttavia, non è spiegabile solo con la dinamica che si registra al primo turno. Vi si riflettono, anche altri fattori, come la capacità di assorbimento di consensi del centro-sinistra nei Comuni chiamati al ballottaggio. Gli incrementi che si registrano al secondo turno sono, infatti, decisivi nello spiegare il successo delle forze del centro-sinistra in alcune città dove al primo turno si era registrato un sostanziale equilibrio (come ad Asti, a Piacenza, a Frosinone) o dove addirittura il centro-destra presentava inizialmente un netto vantaggio (come a Verona).
Il voto nelle piccole città: crescono i divari territoriali e il peso dei fattori locali
Le dinamiche evidenziate dal risultato dei Comuni capoluogo si riscontrano anche nei Comuni superiori ai 15.000 abitanti non capoluogo, ma questa fascia (di gran lunga la più importante dal punto di vista numerico) presenta alcune peculiarità tali da influire non poco sull’esito complessivo del voto. Consideriamo i risultati in termini di assetto dei governi locali. Mentre nel Nord si ha uno spostamento di 2 giunte dal centro-sinistra al centro-destra, a fronte di un movimento simmetrico (dal centro-destra al centro-sinistra) di 9, al Centro si ha uno spostamento netto di 4 Comuni dal centro-sinistra al centro-destra, al Sud di 12 dal centro-sinistra al centro-destra, a fronte di uno spostamento in senso contrario di 6 Comuni e, infine, nelle isole, di fronte alla perdita di 15 amministrazioni da parte del centro-sinistra a favore del centro-destra, si ha, all’opposto, una perdita di soli 3 Comuni da parte del centro-destra a favore del centro-sinistra. Il saldo totale dei Comuni superiori ai 15.000 abitanti non capoluogo a livello nazionale è quindi di 15 amministrazioni a vantaggio del centro-destra.
In buona sostanza, il paese tende a presentare due dinamiche diverse. Al Nord è in atto una ripresa significativa del centro-sinistra, al Sud si assiste invece al consolidarsi di un’egemonia delle destre in alcune realtà locali, in misura tale da produrre uno spostamento a livello nazionale dell’equilibrio generale dei governi locali a favore di quest’ultimo schieramento.
Un’analisi accurata del voto è resa molto difficile dall’estrema frammentazione delle liste presenti nelle elezioni comunali, per cui si possono solo cogliere alcune tendenze, evidenziando i comportamenti delle principali forze politiche. Tutte le forze del centro-sinistra e la stessa Rifondazione comunista registrano i migliori risultati al Nord, mentre al Sud sono premiate le forze del centro-destra. Significativamente, le forze di sinistra (Ds e Rc) ottengono un risultato migliore nei Comuni superiori ai 15.000 abitanti non capoluogo, rispetto ai capoluoghi, mentre avviene l’opposto nel caso della Margherita. Quindi, gli spostamenti elettorali nelle principali aree urbane premiano soprattutto le componenti di centro ed è particolarmente significativo, ad esempio, che nel Nord Rifondazione comunista, che non aveva ottenuto un risultato brillante nei Comuni capoluogo, a seguito dell’andamento dei centri minori, riesce a recuperare consensi al punto da attestarsi globalmente sul livello delle politiche.
Per il risultato del centro-sinistra nei Comuni non capoluogo determinante è anche l’esito dei ballottaggi (come peraltro si evidenziava anche per i Comuni capoluogo). Consideriamo l’incremento percentuale dei voti ottenuti dal candidato sindaco fra il primo e il secondo turno. Nel Nord il centro-sinistra ottiene un incremento di ben il 27,6% dei voti, a fronte di una sostanziale stazionarietà del centro-destra (+0.8%). Questo risultato è, per molti versi, sorprendente. Esso dimostra come non solo il centro-destra presenti una grande difficoltà ad intercettare nuovi voti in vista dei ballottaggi, ma come sia certamente la coalizione più colpita dalla crescita dell’astensione che si produce fra il primo e il secondo turno. Peraltro, queste tendenze sono largamente presenti anche nelle altre circoscrizioni territoriali. Al Centro si ha sempre una crescita maggiore del centro-sinistra (+22,5%) rispetto al centro-destra (+6,8%). Al Sud la situazione appare più equilibrata, con anzi un vantaggio del centro-destra (+22,5%) sul centro-sinistra. (+14,5%). Infine, nelle isole, si ha una netta ripresa del centro-sinistra fra i due turni, con un incremento del +23,1% dei voti a fronte di una crescita del centro-destra di appena il +2,9%.
Alcune considerazioni conclusive
Sulla base di queste analisi abbastanza sommarie, dovrebbe risultare evidente che il recente voto amministrativo presenta caratteristiche relativamente complesse e non si presta ad una interpretazione univoca. In generale, si può rilevare come sull’esito influiscano più fattori.
1. Il primo è certamente quello che attiene alla rilevanza della componente ‘politica’ rispetto a quella squisitamente ‘amministrativa’. Il buon risultato del voto che il centro-sinistra ottiene nelle elezioni provinciali è in larga misura legato all’essere le elezioni provinciali più assimilabili al voto politico. Per converso, ciò dimostra come la dinamica sociale e politica, che si è prodotta nell’ultima fase, abbia influito sul voto recente, favorendo una ripresa di consensi verso le forze democratiche e specialmente verso quelle di sinistra. Tuttavia, il voto alle provinciali può trarre in inganno, per la sua concentrazione dal punto di vista territoriale. Esso, infatti, riflette certamente tendenze politiche generali, ma non dimostra che tali tendenze operano omogeneamente nell’insieme del paese.
2. I risultati del voto comunale consentono di comprendere meglio l’effettiva portata di queste dinamiche. E, infatti, ciò che emerge è la sostanziale differenziazione territoriale del voto. Il nuovo clima politico influenza positivamente il Nord, ma non riesce ad incidere che marginalmente al Sud. Qui le forze del centro-destra conservano posizioni di forza ed anzi consolidano ancor di più il proprio peso. Si determina così, tendenzialmente, una consistente polarizzazione del consenso politico elettorale, accentuando la presenza del centro-sinistra al Nord e del centro-destra al Sud. Il sostanziale equilibrio che si registra in questa tornata amministrativa è quindi il risultato di una modifica delle aree di consenso presenti nel paese, in ragione, da un lato, della ripresa del conflitto sociale e, dall’altra, con ogni probabilità, del rafforzamento delle logiche clientelari. La tendenza quindi non è univoca e – se vi è un legittimo motivo di soddisfazione per il risultato positivo conseguito dal centro-sinistra nel Centro-nord (a cominciare da alcuni dei principali centri urbani) – esso non giustifica, tuttavia, un eccesso di ottimismo, data l’affermazione significativa del centro-destra al Sud.
3. In questo contesto, se vi è un elemento omogeneo è l’influenza che sul voto amministrativo, e in particolare quello comunale, esercita il fattore della personalizzazione della politica indotto dal sistema elettorale. Questo fattore ha accentuato in modo del tutto evidente i fenomeni di bipolarizzazione; e si è rivelato decisivo nella determinazione degli assetti di governo locale. In questa tornata amministrativa esso ha premiato, in particolare, il centro-sinistra, certamente più attrezzato del centro-destra in termini di qualità e rappresentatività delle candidature. Non solo, il centro-sinistra ha dimostrato di disporre di un elettorato più stabile e di riuscire attraverso una politica di alleanze (in particolare con Rifondazione, ma non solo) a recuperare consensi fra un turno e l’altro. Quando questi fattori si sono abbinati alla crescita dei consensi elettorali da parte delle singole forze politiche, e cioè prevalentemente al Nord, si è avuto uno sfondamento e la conquista di nuovi Comuni. Al Sud, invece, dove pure il centro-sinistra ha dimostrato di avere più chances nei ballottaggi, questa coalizione non è riuscita a compensare la crescita dei consensi elettorali delle destre.
Gianluigi Pegolo è responsabile nazionale Enti locali di Rifondazione Comunista