La legge Lunardi
LICENZA DI DEVASTARE
Vezio De Lucia
Con il pretesto della modernizzazione, la cosiddetta legge obiettivo del ministro Pietro Lunardi, approvata definitivamente dal Senato il 6 dicembre scorso, cancella in un solo colpo mezzo secolo di progresso civile in materia di governo del territorio e di lavori pubblici. La programmazione economica e la pianificazione urbanistica, la sostenibilità ambientale e la trasparenza delle procedure sono ferite a morte. Non sto esagerando. La relazione al disegno di legge espone lucidamente la filosofia del governo Berlusconi in proposito. Sarebbe istruttivo pubblicarla integralmente, intanto si legga quanto segue: «La soluzione non si trova negli strumenti normali, offerti dall'ordinamento vigente. Con questi, com'è provato dall'esperienza degli ultimi due decenni, ogni tentativo positivo è infatti destinato ad impantanarsi. La soluzione può essere trovata solo procedendo per linee di rottura, e dunque fuori dall'ordinamento vigente, costituendo un ordinamento superiore». Qui ci si riferisce alle infrastrutture, ma il programma e il metodo sono evidentemente estensibili a volontà.
La legge obiettivo tratta di tre temi: grandi opere; semplificazione in materia di edilizia privata; smaltimento dei rifiuti. Riguardo alle grandi opere, spetta al governo di individuare, con deliberazione del Cipe, «le infrastrutture pubbliche e private e gli insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese». Per dette opere è istituita una normativa derogatoria. In buona sostanza, un doppio regime: procedure semplificate e agevolazioni di ogni genere a favore degli interventi oggetto della legge, che è lecito presumere più distruttivi; mentre per gli altri lavori, pubblici e privati, restano in vigore i dispositivi ordinari più rigorosi e garanti dell'interesse pubblico. Anche l'associazione nazionale dei costruttori ha giudicato `devastante' il doppio mercato, chiedendo ovviamente l'estensione del regime speciale a tutte le opere.
Le deroghe che il governo ha il potere di introdurre riguardano le procedure per la Via (valutazione di impatto ambientale), l'autorizzazione integrata ambientale, e anche i criteri di aggiudicazione, ripristinando rapporti opachi tra stazioni appaltanti e appaltatori. Il piano nazionale dei trasporti diventa facoltativo, se ne deve solo tener conto.
Il settimanale specializzato «Il Sole-24 Ore, Edilizia e territorio» del 24 – 29 dicembre 2001 dedica una guida di 15 pagine alle «deroghe alla Merloni possibili con l'arrivo della legge Lunardi». Ecco qualche titolo: Regime speciale, per le grandi opere. Vincoli soltanto nelle direttive europee, Possibili anche le deroghe alla Via, Mani libere per il general contractor. Nessun limite al subappalto dei lavori, Corsia preferenziale per le liti. Impossibile ottenere lo stop alla gara, e così di seguito. Come non pensare che si sia tornati ai bei tempi di Giovanni Prandini, il famigerato ministro dei lavori pubblici di Italia '90 e delle Colombiadi. Vi ricordate? Grandi opere = grandi affari = grandi tangenti. Allora, per nostra fortuna, gli energumeni dell'asfalto e del cemento armato furono fermati da Mani pulite. Oggi, ahimè, la magistratura pare normalizzata.
Il provvedimento è andato subito in attuazione. Con deliberazione del Cipe del 21 dicembre, prima ancora che la legge fosse pubblicata, sono stati distribuiti i 2,8 miliardi di euro disponibili per il 2002 (su un totale previsto di 126 miliardi di euro, pari a 244 mila miliardi di lire) per un centinaio di lavori di ogni genere, fra i quali il ponte sullo Stretto di Messina, il progetto Mose per Venezia, l'autostrada Cecina-Civitavecchia. Altre duecento opere non sono state finanziate, ma potranno accedere alle accelerazioni procedurali. Scontata l'opposizione degli ambientalisti. Anche le Regioni hanno presentato proposte di modifica, soprattutto per adeguare la legge obiettivo alle recenti modifiche costituzionali, e Maria Rita Lorenzetti, presidente dell'Umbria, non esclude un ricorso alla Corte costituzionale. Non la pensa così la Campania che il 18 dicembre sorprende tutti sottoscrivendo con il governo un'intesa che prevede investimenti per 8,6 miliardi di euro per lavori di ogni genere, ferroviari, stradali, autostradali, portuali, aeroportuali, di difesa del suolo.
La deregulation in materia di edilizia privata è il secondo argomento della legge obiettivo. Comanda la parola d'ordine `padroni a casa nostra!'. Va subito detto che, in proposito, le differenze fra centro-destra e centro-sinistra tendono a zero. È obbligatorio ricordare, infatti, che all'attuale maggioranza ha spianato la strada il precedente governo di centro-sinistra che, con il paravento della `sussidiarietà' e del `federalismo', mise mano a un'azione sistematica di attenuazione dei controlli pubblici e di progressivo trasferimento di responsabilità agli operatori privati anche per le trasformazioni urbanistiche. In particolare, tre provvedimenti del giugno scorso (un decreto legislativo e due decreti presidenziali) hanno esteso in modo preoccupante il campo di applicazione della Dia (denuncia di inizio attività), il nuovo istituto d'iniziativa privata che sempre più diffusamente sostituisce gli atti abilitativi della pubblica amministrazione. Anche tre Regioni, la Lombardia, la Toscana e, più recentemente, la Campania, hanno anticipato il governo nazionale nell'applicazione della Dia. La legge obiettivo ha esteso la Dia a limiti estremi, fino a mettere a rischio cose di valore inestimabile, i centri storici, le aree vincolate e i beni culturali.
La deregulation riguarda infine la normativa sui rifiuti. Com'è noto, alla Camera dei deputati il governo su questa materia è andato in minoranza, grazie all'approvazione di un emendamento di Rifondazione comunista che ha cancellato il favoreggiamento degli smaltimenti illegali e del traffico gestito dalla malavita. Resta la modifica alla legislazione precedente per le terre e le rocce da scavo che non sono più rifiuti, anche quando contaminate da sostanze inquinanti.
Per completare il quadro della rovina che il governo sta provocando nel paesaggio italiano, è bene ricordare che l'art. 71 della legge finanziaria approvata alla fine dell'anno scorso prevede il condono ope legis degli abusi edilizi nelle aree demaniali. Un provvedimento inaudito, senza precedenti nei due condoni del 1984 (governo Craxi) e 1995 (primo governo Berlusconi) che non osarono mettere in discussione l'inalienabilità della proprietà pubblica. L'obiettivo è stato raggiunto grazie a un emendamento apparentemente innocente. In effetti, una trappola: il che definisce la qualità morale di questa maggioranza. L'operazione è stata fortemente voluta soprattutto dal centro-destra siciliano per sanare gli scempi lungo le coste. Quando si è scoperto l'imbroglio, l'indignazione non ha avuto confini; tant'è che il governo ha accolto un ordine del giorno votato da tutti per eliminare lo scandalo con legge ordinaria. C'è chi ci crede.