Scheda
DIRITTO DI SCIOPERO
Ugo Boghetta
Èsignificativo che il disegno di legge del governo sulle modifiche della legge 146/90, in discussione alla Camera e solo momentaneamente bloccato dagli emendamenti ostruzionistici del Prc, sia noto come "legge antisciopero". Questa stessa definizione è stata adottata, in più occasioni, dal Ministro della Funzione Pubblica, Angelo Piazza, che per il governo ha elaborato il provvedimento.
L'attacco al diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali ha avuto inizio poco più di un anno fa, sulla scia di numerose dichiarazioni da parte di leader sindacali e esponenti della sinistra di governo chiamati ad esprimersi sullo sciopero degli avvocati e dei tassisti. Il dibattito ha raggiunto il suo culmine quando il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ha messo in campo l'ipotesi di un intervento su questa materia attraverso un decreto legge, ipotesi che ancora oggi rappresenta la spada di Damocle su questo diritto garantito dalla Costituzione. Immediata la risposta politica: Mussi, per i Ds, presenta una proposta di legge, seguita a breve dal disegno di legge del governo e, successivamente, dalla proposta di legge di Rifondazione Comunista. Di fronte al parossismo del dibattito politico e delle proposte in campo, il Prc ha scelto di intervenire con una propria proposta organica per il settore dei trasporti, da sempre nell'occhio del ciclone per quanto riguarda gli scioperi. Ma, nonostante i progetti di legge presentati fossero più di uno, la Commissione Lavoro della Camera ha deciso di procedere prendendo, come testo base della discussione, il disegno di legge del governo invece di provvedere alla stesura del testo unificato che avrebbe garantito un immediato confronto tra le proposte in campo. La decisione, ineccepibile dal punto di vista formale (articolo 79 del regolamento della Camera), è stata comunque la spia dell'atteggiamento di chiusura sul provvedimento da parte di maggioranza e governo, anche rispetto alle istanze avanzate da alcuni sindacati durante le audizioni.
Ma perché la maggioranza di centro-sinistra procede a questo pesante affondo sul diritto di sciopero? Una prima risposta emerge dall'analisi dei dati Istat recentemente diffusi che, dimostrando un aumento della conflittualità dovuta nell'oltre 65% dei casi a ragioni estranee alle vertenze contrattuali, riconduce le cause degli scioperi ai processi di privatizzazione e liberalizzazione che stanno ridisegnando il quadro produttivo, in particolare nel settore dei servizi. In questa fase, quindi, ridurre l'incidenza delle proteste diventa una priorità per il governo, che ha fatto della liberalizzazione il cardine della politica economica del paese.
Ma vediamo nel merito cosa si propone il disegno di legge del governo. Il provvedimento persegue gli obiettivi di rafforzare il ruolo e i poteri della Commissione di garanzia, di rendere più pesanti le sanzioni per i soggetti coinvolti nello sciopero, di scaglionare nel tempo le astensioni dal lavoro al fine di evitare le sovrapposizioni e il ripetersi del blocco del servizio, di estendere la regolamentazione dello sciopero ai lavoratori autonomi.
Per capire, però, la pericolosità di queste scelte, bisogna fare un passo indietro e aprire una riflessione su quelli che sono stati i limiti evidenziati in quasi dieci anni d'applicazione della legge 146/90. Primo fra tutti il potere che ne deriva alla Commissione di garanzia. Lasciando, infatti, ampia discrezionalità alla Commissione di Garanzia, la legge si è di fatto sostituita alle parti proponendo delibere cogenti in sostituzione di accordi mancanti o ritenuti insoddisfacenti e diventando un organismo che di fatto 'legifera'. Ma, a differenza delle altre authority di settore, la Commissione di garanzia ha dimostrato di essere sempre meno super partes e sempre più pronta a raccogliere le istanze di aziende e sindacati maggiormente rappresentativi al fine di tenere i sindacati alternativi e le Rsu fuori dai grandi processi di ristrutturazione delle aziende. Con l'impostazione del governo, che ne amplia i poteri e ne rafforza la struttura, la situazione è destinata a peggiorare perché non è stabilito alcun criterio che riporti le decisioni della Commissione al terreno dell'oggettività. Per la stessa ragione è facile prevedere che le sanzioni, seppur previste anche per le aziende, diventeranno una vera trappola per sindacati e lavoratori. Altrettanto grave risulterebbe la lettura a senso unico dei limiti imposti ai sindacati sulla rarefazione delle astensioni dal lavoro che, così come concepita dal governo, toglierebbe qualsiasi efficacia allo sciopero a causa del lasso di tempo che per legge intercorrerebbe tra l'indizione e l'effettuazione della protesta. Ma è sull'inserimento nel provvedimento delle categorie dei lavoratori autonomi che sono esplose, invece, le contraddizioni più forti. Se, infatti, i lavoratori dipendenti continuano ad essere costretti a scendere a patti con l'azienda per quanto riguarda l'esercizio del diritto di sciopero, i lavoratori autonomi - che spesso sono anche azienda - fanno riferimento al loro codice di autoregolamentazione. Anche se su entrambi pesa la mannaia della Commissione di garanzia, è a dir poco paradossale che si istituisca, per legge, un trattamento discriminatorio tra lavoratori di categorie diverse per il godimento del medesimo diritto.
Lo scontro nelle aule parlamentari riprenderà comunque alla fine di gennaio, visto che è fallito anche l'ultimo tentativo di approvare il provvedimento durante la Finanziaria stralciando l'articolo che prevedeva le voci di spesa.