Scheda
LAVORI ATIPICI
Luca Cangemi
1. Le cosiddette collaborazioni coordinate e continuative sono un fenomeno di formidabile rilievo: esse rappresentano un aspetto fondamentale di quel grande e violento processo di destrutturazione del mondo del lavoro che sta profondamente cambiando la società italiana. In meno di due anni - dal 31 dicembre del 1997 al 30 settembre del 1999 - queste forme di rapporto di lavoro sono aumentate del 55,62 % arrivando a coinvolgere quasi un milione e settecentomila persone. E questi dati non tengono conto dell'area di collaborazione occasionale difficilmente quantificabile, ma certo molto estesa.
Un continente grande e certamente assai variegato in cui coesistono identità, percorsi sociali e culturali, generazionali e di genere (il lavoro parasubordinato incide per il 12,6 % sul totale dell'occupazione femminile a fronte di un 5,6% su quella maschile) diversissimi. Una complessità che andrebbe indagata e che invece (troppo spesso) diventa un alibi anzi una conferma cercata di una frantumazione irriducibile, refrattaria ad ogni lettura.
L'invocata flessibilità trova in queste "nuove" forme di lavoro la sua finora più computa realizzazione. Flessibilità in entrata innanzitutto: fonti insospettabili come il CENSIS ci confermano con proprie ricerche come per donne giovani e meridionali la collaborazione coordinata e continuativa rappresenta le forche caudine di un accesso al mercato del lavoro a condizioni durissime (un solo dato: il 52% dei giovani collaboratori guadagna meno di un milione di lire al mese).
Ma le collaborazioni - soprattutto al Nord e nel settore industriale - possono essere anche una forma di flessibilità in uscita che permette alle aziende di mutare la forma di quote significative di lavoro.
Di qui la violenza dell'attacco contro le cautissime regole introdotte dalla cosiddetta legge Smuraglia votata dal Senato e adesso - sotto pessimi auspici - all'esame della Commissione lavoro della Camera.
2.La Smuraglia - prodotto di un lungo e complesso dibattito al Senato della Repubblica - è un testo in numerosi punti debole.
La definizione/delimitazione del rapporto di lavoro "atipico", la configurazione di una serie di diritti e garanzie sul piano retributivo, previdenziale, il tema strategico delle forme di rappresentanza di questi nuovi lavoratori e del loro rapporto con quelle dei lavoratori dipendenti subordinati, il grave nodo della certificazione dei contratti: sono questi - tra gli altri - punti evidenti di grave debolezza del testo licenziato dal Senato. Ma nonostante tutto ciò le pur pallide regole della Smuraglia per essere formulate riconoscono la figura del lavoratore subordinato cioè esattamente a quanto va, secondo gli interessi del padronato ed il pensiero degli apologeti della modernità, negato in radice.
Per questo la Confindustria apre un cannoneggiamento sulla Smuraglia, paragonabile per intensità a quello riservato alla legge sulla rappresentanza con esiti allo stato dei fatti altrettanto gravi: da un lato il protrarsi indefinito dei tempi, dall'altro il tentativo di stravolgerne ulteriormente i contenuti.
3.La situazione attuale alla vigilia dell'inizio delle votazioni sugli emendamenti (a circa un anno dall'approvazione del Senato) vede una intensificazione delle iniziative del Governo e di una parte significativa della maggioranza volte alla distruzione scientifica della legge. Ne è prova l'intervento del sottosegretario Viviani che la definisce rigida e chiede ulteriore spazio alla contrattazione puntando sostanzialmente a sopprimere il riferimento ai minimi contrattuali, la possibilità del trattamento di fine rapporto - persino - e quella della conversione della collaborazione in rapporto a tempo indeterminato quando ne fosse accertato il carattere falso.
Siamo dunque di fronte ad un passaggio che avrà conseguenze importanti sul futuro panorama del mondo del lavoro, un passaggio che richiede rinnovata attenzione ed impegno.