Taccuino di campagna elettorale
NEL QUARTIERE DI TIBERI
Maria Grazia Tajè
Parigi, dicembre 2000. «Vorrei incontrarvi per proporvi di entrare nella lista della Gauche plurielle nel V arrondissement in vista delle amministrative dell'11 e 18 marzo prossimi.» Il tono era cordiale e formale insieme. In Francia ci si rivolge ancora col «voi», anche tra compagni, se non si è amici di lunga data. Ma Lyne Cohen-Solal, giornalista, assessore all'ambiente al consiglio regionale dell'Île de France, mi conosceva abbastanza per desiderare davvero che mi impegnassi al suo fianco come `membro della società civile' nel tentativo di demolire il `sistema Tiberi' che da 35 attanaglia il quartiere nel quale vivo dal 1979. Ho aderito immediatamente. Partivo per l'Italia e abbiamo fissato un appuntamento per l'inizio di gennaio. Poi tutto è andato molto in fretta. Presentazione ai compagni della `sezione socialista' e agli altri candidati, nella casa di campagna della capolista. Qualche mugugno, qualche scontento per la mia posizione di `intrusa'. Ma poi il passato di militante, la passione e l'impegno quotidiano mi hanno conquistato la stima anche dei più scettici. E la pubblicità (interviste sui quotidiani francesi e italiani, interviste radio e servizi della televisione giapponese, della Svizzera italiana e di altri canali europei) ha trasformato la candidatura di un'italiana in una `scelta politica intelligente'.
Il peso del voto italiano ed europeo. Solo 3000 dei 100.000 italiani che hanno una residenza stabile o provvisoria nell'Île de France (ma la cifra è difficilmente verificabile) si sono iscritti nelle liste elettorali. E si calcola che in complesso solo il 10% degli europei l'abbia fatto.
Come si esprime il voto. I seggi elettorali sono installati generalmente nei préaux di ginnasi e licei. All'interno della sala sono affisse le leggi che regolano il voto. All'entrata della sala, l'avente diritto si presenta con la carta di elettore; gli viene data una busta rossa e almeno due foglietti fra tutti quelli allineati sul tavolo (che riproducono esattamente le liste in gara: curioso modo di garantire la segretezza della scelta), si dirige all'isoloir per inserire il foglietto bianco che riproduce la lista di sua preferenza, senza scrivere o annotare nulla. Presenta al presidente del seggio il suo documento di elettore e il documento di identità, infila la busta rossa nell'urna trasparente, firma il registro e se ne va.
Falsi elettori e radiazioni benefiche. Dal 1995 il numero di elettori nel V arrondissement sono passati da 45.000 a 37.000 circa, non a causa di un'improvvisa epidemia, ma grazie a una denuncia presentata da Lyne Cohen-Sola e a una decisione del Tribunale amministrativo che ha radiato quasi 8.000 elettori: alcuni erano deceduti, molti si erano trasferiti in altri quartieri ma su suggerimento del `clan Tiberi' non avevano comunicato formalmente il loro trasferimento ed erano rimasti elettori `fedeli' nel V. Erano `falsi elettori', cioé elettori domiciliati a indirizzi inesistenti (come il n. 373 della rue St. Jacques dove abitavano [sic!] 10 elettori provenienti da Pondichery, India, e si chiamavano tutti niente meno che… Shakespeare!), o negli hotels, nelle scuole, nei conventi, nelle caserme (101 falsi elettori in quella della Place Monge!), nelle maisons de retraite o nelle case popolari (Hlm) dove le portinaie facevano muro di fronte a qualsiasi controllo esterno.
Gennaio 2001. La pre-campagna elettorale è un lungo cammino, percorso a piccoli passi in un quartiere di `proprietà' di un uomo e del suo clan, moglie Xavière in testa, che per la sua tenace volontà di mantenere il marito sulla poltrona dorata si è meritata un esilarante e implacabile `diario' sul «Canard Enchainé ». Jean Tiberi, deputato dal 1968, consigliere nel V arrondissement dal 1965 e consigliere di Parigi dal 1971, è eletto sindaco del quartiere dal 1983 con il 70% dei voti. Nel 1995 Jacques Chirac, ormai presidente della Repubblica, gli cede la poltrona di Parigi. Ma Tiberi non abbandona il suo `regno' sovrastato dal Panthéon, il quartiere dove vive da sempre, dove tutti lo conoscono. A lui tutti devono riconoscenza per una `grazia ricevuta', a volte col passaggio (discreto) di una `bustarella': l'alloggio comunale ad affitto ridotto (Hlm), una dignitosa sistemazione in una casa per anziani non sempre nel rispetto delle regole di assegnazione, il posto sicuro negli asili nido (nel V vi trovano posto 1000 bambini al di sotto dei 3 anni, uno ogni 60 abitanti, contro i 27 del popoloso e popolare XVIII), la facilitazione per una licenza commerciale, uno qualsiasi degli ambitissimi 40.000 impieghi come dipendente del Comune di Parigi. Tiberi e i suoi fedeli servitori chiedono una sola cosa in cambio: il voto del beneficiato e della sua famiglia (mi sorprende il ricordo di anni lontani…). E dal 1995, grazie ai suoi poteri di sindaco di Parigi, Tiberi riversa sul suo `adorato' V arrondissement soldi a palate: per fare e rifare marciapiedi e arredi urbani, installare inutili, inestetiche e costosissime fontane, aiuole e giardinetti inaccessibili ai clochards e agli Sdf (senza domicilio fisso) – sempre più numerosi, costretti a dormire sui marciapiedi o sulle bocche di aerazione della metropolitana – per creare parcheggi sotterranei per i residenti a prezzi da capogiro, per assicurare la pulitura meccanica dei marciapiedi dagli escrementi canini, per creare `corridoi rossi' funzionali alla circolazione veloce sui boulevards St. Michel e St. Germain, trasformati in autostrade cittadine (con conseguenti altissimi tassi di inquinamento); autorizza e finanzia la realizzazione di una surreale `Casa degli uccelli' a pochi metri dalle voliere del Jardin des Plantes; svende alla Diocesi di Parigi, che lo trasformerà in scuola di studi teologici, i 3000 mq del medievale Collegio dei Bernardini, splendido monumento storico, mentre da anni nega i fondi per la costruzione di alloggi per gli studenti o la riapertura di palazzi di proprietà del Comune da tempo inspiegabilmente inabitati. Ogni giorno 100.000 ragazzi e ragazze convergono nel V per frequentare la Sorbona, l'École Normale Superieure, i centri di ricerca scientifica, le Facoltà di Jussieu e di Censier – dove sono nate le prime proteste che hanno portato al Maggio '68, ora parzialmente inagibili per i lavori di eliminazione dell'amianto, i licei prestigiosi che formano gli allievi destinati alle grandi scuole, a dirigere lo Stato, i ministeri, le grandi aziende (ma solo 7.000 vi risiedono perché gli affitti degli `studios' privati sono troppo cari).
17 gennaio 2001. La Gauche plurielle del V ha invitato i membri (prestigiosi) del Comitato di sostegno di Lyne Cohen-Solal sulla péniche «Daphné» attraccata sotto il Pont Marie. Una serata jazz, con bourgogne e beaujolais, salumi e pathé per un clima amichevole. Si brinda e si balla. Bernard Delanoë passa per assicurare il suo appoggio (un gesto molto apprezzato anche dai militanti socialisti e dalla stessa capolista che aveva in passato appoggiato la candidatura di Jack Lang).
19 gennaio. In Francia non si fanno i comizi, né si richiama il pubblico salendo su una sedia come amano fare i londinesi nei loro parchi. Invece ci si procurano le chiavi multiuso dei portalettere e degli addetti alla lettura dei contatori dell'azienda elettrica per entrare nei palazzi borghesi in pierre-de-taille o si chiede il permesso d'accesso alla portinaia. E la campagna elettorale si fa suonando i campanelli in basso, chiedendo al citofono se è gradita la visita di un rappresentante politico. Spesso non lo è, soprattutto se si tratta di un avversario dell'amato Tiberi, e allora ci si limita a lasciare il volantino o il giornale-programma nella cassetta delle lettere.
Sabato 20 e 21 gennaio (e tutti i weekend successivi). Soprattutto il fine settimana, si distribuiscono programmi e volantini ai mercati. I cittadini, probabili elettori (anche questa volta solo due elettori su tre si sono recati alle urne), raramente li rifiutano. Molti assicurano che li leggeranno a casa. Qualcuno, pochi, si fermano a discutere, molti – soprattutto i giovani – si dichiarano indifferenti alla politica.
I gruppetti di militanti delle liste in competizione si attestano alle uscite della metropolitana, alle entrate delle piazze. I capolista arrivano circondati dai candidati, seguiti dalle cineprese. Salutano i commercianti. A Place Monge, madame Tiberi redarguisce violentemente un venditore di olive che ha stretto la mano a Lyne Cohen-Solal: «Faites attention!». A che cosa? Forse al posto nel mercato, che viene concesso agli amici `sicuri'. Ma il commerciante alza le spalle. È di origine algerina e lui non ha diritto al voto. Ma non ha paura. Una ragazza immobilizzata su una sedia a rotelle rifiuta il volantino tiberista. Irritata, Madame Tiberi non si trattiene: «Le abbiamo sicuramente fatto qualche favore a quella lì, e ora guardate come ci ripaga ».
La sede della lista: la permanence. È al n. 23 della rue Lacepède. Ogni sera una riunione: di giovani, di anziani, di genitori e professori, di studiosi e scienziati. Riunioni sempre numerose e sempre percorse dal bisogno di discutere. Molti partecipanti non sono di sinistra, ma hanno voglia di dialogo. La sera della domenica è dedicata alla `riunione di campagna'. Si fa il bilancio della settimana passata, si mette a punto la strategia di quella futura, si suggerisce l'emploi du temps della capolista: interviste a chi, come, quando; incontri riunioni, promenade. Si sollecita l'impegno della sezione socialista (piuttosto debole), dei gruppi radicali e comunisti rappresentati nella lista della Gauche plurielle. Internet faciliterà l'informazione veloce a militanti e simpatizzanti.
Riunioni nelle brasseries. A gruppi di due, tre, i candidati propongono al proprietario di ospitarci in serata per un incontro informale con i clienti. Se l'accoglienza è positiva si fissa una data, si prepara un semplice volantino ciclostilato da distribuire nel quartiere e la sera convenuta ci si ritrova con una decina di persone che hanno poca voglia di discutere ma accettano di ascoltare. Poi si cena lì e ognuno paga di tasca sua. Si dice che il `clan Tiberi' passa e non chiede nemmeno il conto.
Riunioni nelle case. I simpatizzanti propongono di riunire gli amici, i vicini di casa per un incontro nel loro appartamento. Ci si ritrova in 30-40 o in 5-6. L'atmosfera è all'inizio un po' tesa, poi si finisce per discutere apertamente. Insieme scopriamo l'esistenza di associazioni culturali (nel quartiere ce ne sono 350!) dalle mille attività, frequentate solo da sparuti gruppi di aderenti e ignare delle reciproche attività. Verifichiamo un reale bisogno di dialogo, una voglia di fare insieme qualcosa per ridare vita al quartiere. Ma come? Come si gestisce il dialogo democratico? Sono importanti le riunioni nelle case in una metropoli come Parigi, in un quartiere dove non ci si sorride neppure in ascensore. Spesso si scopre che il vicino che non ci ha salutato per vent'anni è uno che vota per la sinistra, che la pensa come noi su un sacco di cose. Così si stabiliscono buone relazioni, nascono amicizie insospettate.
Riunioni nei préaux. Le scuole sono aperte alla politica: la sera dopo cena si può chiedere l'utilizzazione di un préau, un porticato un tempo destinato alla ginnastica all'aperto, ora luogo di ritrovo dei ragazzi dei ginnasi e licei nelle ore di ricreazione. Si diffonde un volantino e i candidati di una lista incontrano gli abitanti delle strade vicine, i genitori, i professori, per esporre ed eventualmente discutere il loro programma.
Il 27 febbraio, per la prima volta in 35 anni di regno Tiberi, è annunciato un dibattito pubblico tra Lyne Cohen-Solal, capolista della Gauche plurielle e Henri Guaino, capolista dell'RPR locale. Un avvenimento storico: 5-600 persone si affollano nel préau della rue de l'Arbalète. Un presentatore mediatore traccia un ritratto dei due candidati, che propongono i loro progetto per il quartiere. Il dibattito scorre via liscio, qualche tiberista lancia un «traditore!» a Henri Guaino, ma è messo subito a tacere. Qualche mano si alza, timidamente: è la prima volta che ci si può rivolgere a un avversario, criticarlo e ricevere una risposta cortese. La gente nel quartiere latino, culla della cultura, non sa più cosa significa un dibattito pubblico.
Le promenades nelle strade del quartiere. Si stabilisce un itinerario, si individuano i commercianti, i librai, i rari artigiani da contattare. Si parte in gruppo: chi distribuisce volantini, chi illustra il programma al proprietario di un negozio o di un caffè. E il giorno dopo si ricomincia. Dalle 11 alle 13, dalle 17 alle 19, per far vedere che siamo lì, in tanti e militanti. Poi si pranza o si cena in una brasserie del quartiere per marcare la nostra esistenza.
La Mutualité. È la `Casa del popolo' del quartiere. Un palazzo art déco dagli ampi saloni, le grandi scalinate dove il popolo della sinistra da quasi un secolo si dà appuntamento nelle grandi occasioni. Adesso anche il popolo di Tiberi può affittarli.
La Gauche plurielle del V ha invitato i suoi militanti e simpatizzanti e quelli dei quartieri vicini. Il pubblico è accolto da un'orchestrina: squillano le note di canzoni popolari dimenticate, Bella ciao è accolta con applausi entusiasti. Quando arriva Bertrand Delanoë la folla scatta in piedi. Quest'uomo minuto, discreto, dalla lunga militanza socialista, che non ha avuto paura di dichiarare la sua omosessualità, promette di dare più potere ai sindaci degli arrondissements, di lanciare un audit sulla futura utilizzazione dei fondi a disposizione del Comune di Parigi, di riorganizzare la struttura municipale, eliminare le auto blu, i privilegi inutili, e soprattutto di aprire le porte della Mairie al popolo di Parigi.
24 febbraio. Presentazione formale delle liste. Io passo dal tredicesimo al decimo posto, dunque eleggibile, ma al secondo turno i Verdi chiederanno cinque candidati e io e altri quattro dobbiamo far loro posto. Si distribuisce il materiale già prodotto in precedenza. Divieto assoluto di stamparne di nuovo, pena l'applicazione di sanzioni che arrivano fino all'annullamento delle elezioni. Il controllo dei fondi della campagna è fatto al centesimo. Anche i singoli candidati partecipano al finanziamento. Io offro pasti: lasagne e mozzarelle fornite da un traiteur italiano di origine ravennate. Si mangia e si discute.
8 marzo. Giornata internazionale della donna. Ieri abbiamo comperato mille rose rosse ai mercati generali di Rungis. Formiamo coppie (un uomo e una donna) e partiamo verso i mercati fin dal mattino per offrire fiori alle donne. Malgrado la pioggia scrosciante, donne e uomini ci accolgono col sorriso. Sulla place Maubert un fioraio, evidentemente di destra ci aggredisce. Gli ultimi giorni sono febbrili. I militanti si moltiplicano, la tensione aumenta nei tutti scelti dal sindaco del quartiere: la legge glielo permette, l'opposizione non osa chiedere una quota! Bisogna essere vigilanti, far rispettare il Codice elettorale.
11 marzo. Alle 7.45 aprono le sedi dei seggi. Gli elettori cominciano ad affluire. I `tiberisti' si sentono per la prima volta controllati, sono tesi, attenti, reagiscono al minimo rilievo, alla più piccola osservazione. In passato le buste contenenti i bollettini venivano scambiate, sparivano le buone (perché non firmate e controfirmate) e apparivano quelle a maggioranza tiberista. I brogli erano facili e numerosi.
Notte dell'11 marzo. I risultati finali nel V danno il 28,6% alla lista della Gauche plurielle, il 14% ai Verdi e il 42% a Tiberi. Per la prima volta, con una perdita secca del 17% il `nano mafioso', come molti ormai lo definiscono, è costretto al secondo turno! E noi, sommandoci ai Verdi e ai divers gauche, totalizziamo il 47%. A mezzanotte e mezza ci avviamo verso la Mairie davanti al Panthéon già invasa dai tiberisti urlanti. Noi gridiamo più di loro: «Liberiamo il V, cambiamo aria, ridateci il quartiere!». Decine di fotografi e cineprese attendono l'arrivo di Tiberi che alza la manina, ma non può sprizzare gioia. Qualcuno dei ragazzi del Fronte Nazionale, che hanno votato per Tiberi, ci sputa addosso, e ci aggredisce, provando a picchiarci.
Lunedì 12 marzo. Riunione di campagna a mezzogiorno. Piano di azione intenso: produzione di nuovo materiale per il secondo turno. La campagna ricomincia, più tesa. I militanti si moltiplicano; molti ci dicono «ce la faremo». I Verdi si trasferiscono da noi. Si lavora insieme, in bicicletta, sui pattini a rotelle. A capo della lista ci sono due donne: Lyne Cohen-Solal, 53 anni e Aurélie Filippetti, 27 anni, di origine italiana .
Martedì 13 marzo. Dopo la rilevazione dei dati degli astensionisti in prefettura, subito tradotti in 7000 indirizzi di elettori tra i 20 e 60 anni che non si sono recati a votare al primo turno, produciamo, imbustiamo e spediamo 7000 buste per sollecitare il voto a sinistra.
Venerdì 16 marzo. A mezzanotte la campagna è definitivamente chiusa. I manifesti sono stati riattaccati per l'ultima volta. Ce li hanno strappati regolarmente giorno dopo giorno.
Sabato 17 marzo. Tutti alla permanence. Si telefona agli amici, agli europei che non hanno votato, si fanno gli ultimi tentativi di contattare discretamente i commercianti.
Domenica 18 marzo. Nei seggi la tensione è palpabile. In alcuni scoppiano litigi. Ma in generale abbiamo l'impressione che la nostra presenza limiti i brogli e le combines anche durante lo scrutinio. Alle 22 i risultati sono ormai certi: Tiberi ha vinto col 53,43% noi abbiamo ottenuto il 46,57, come da previsioni. Abbiamo fatto tutto il possibile. Per la prima volta nel quartiere un elettore su due ha votato per le liste della sinistra e dei Verdi.
Intanto arrivano i risultati di Parigi. Conquistiamo altri 6 arrondissements, abbiamo la maggioranza dei seggi, Bertrand Delanoë sarà sindaco. Parigi è passata alla sinistra dopo 130 anni, il giorno dell'anniversario della Comune di Parigi. Il popolo di sinistra, soprattutto giovani, invade la piazza della Mairie in attesa di Delanoë che arriva, pacato e tranquillo, all'una di notte.
La parità nelle liste. Voluta dal governo Jospin, osteggiata da molti, criticata da altri, la parità tra uomini e donne nelle liste è stata una delle più importanti vittorie di queste elezioni. A destra e a sinistra sono d'accordo. Molti i sindaci donne in grandi città, come Lilla e Avignone, ma soprattutto moltissime consigliere comunali. A Parigi su 163 consiglieri 73 sono donne. La più giovane ha 24 anni. E Delanoë ha dichiarato che tutte le capolista, sopratutto quelle non elette, faranno parte del suo staff alla testa di importanti assessorati.