numero  15  marzo 2001 Sommario

La politica delle indulgenze

PUBBLICANI E FARISEI
Pietro Ingrao  

Chi sono? Che fanno quegli uomini in fila sul selciato di Piazza San Pietro, così compunti, compresi nel loro compito? Che li muove?
Sono i leader - quasi tutti - dei partiti politici italiani, che vanno a bussare alla porta della Città (dello Stato) del Vaticano.
Sono giorni gravi di vigilia.E i leader vanno a negozio.Vanno ad esporre i loro propositi niente meno che al cardinale Segretario di Stato, Angelo Sodano.E contrattano voti e benefizi.
E lo fanno non già, non più nel silenzio amicale di un cenobio o tra le mura discrete di una amica casa romana, come usava ancora ai tempi di De Gasperi e di Fanfani.
Lo fanno a cielo aperto.Lo proclamano anzi: che c'è di male, sussurra sorpreso il gentile Veltroni? E si assolvono e si legittimano a vicenda i leader dei partiti laici.
A noi invece sale al viso una vampa.Voteremo ugualmente: in ogni caso.Ma che incitamento caloroso viene dato da questa negoziazione agli astensionisti i quali diranno a se stessi e agli altri: vedete che puzza manda la politica oggi? E per gli astensionisti, non ci sarà nemmeno bisogno di ricordare la Breccia di Porta Pia e il papa del Sillabo, appena fatto santo (che coincidenze però?).
E come sottile, felpato è il disagio che trapela nelle pagine laiche di «Repubblica», come lieve è il rimbrotto con cui Gad Lerner ricorda al suo campo: attenti, forse state un po' esagerando?
E tuttavia lo stupore più forte non riguarda questa borghesia italiana, così necessitata sempre di una stampella (o di un bastone) clericale.
Noi non sappiamo ancora bene quanto guadagno trarrà la Chiesa romana da questo rozzo traffico di voti e di indulgenze.Ma stupisce l'idea mediocre della religiosità che trasuda da questo scambio impudico. Sorprende che a ciò si adatti il tormentato pensiero del papa polacco.
E difatti il calcolo inciso in questo negozio è, alla fine, di respiro troppo basso.La modernità che ci traversa e ci squassa è più tragica; e il recinto della penisola italiana è troppo piccolo perché qualche suo dono o privilegio rubato cancelli la viltà di ricondurre il dramma, l'empito religioso in questo passaggio d'epoca alla dura secchezza della lex mercatoria.
Da atei impenitenti ci sembrava che due catastrofi mondiali e l'avanzata imponente delle biotecnologie avessero evocato - anche nella secchezza dura degli eventi politici - altri percorsi, altri pensieri.


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