Fra Gramsci e Togliatti
DANTE CORRIERE SEGRETO
Angelo Rossi
Dopo la crisi del 3 agosto 1931 che segna un ulteriore aggravamento delle sue condizioni di salute, Gramsci scrive il 20 settembre dello stesso anno alla cognata Tatiana:
Cercherò adesso di riassumerti il famigerato schema, Cavalcante e Farinata. 1. Il De Sanctis nel suo Saggio su Farinata nota l'asprezza che caratterizza il X Canto dell'Inferno dantesco per il fatto che Farinata dopo essere stato rappresentato eroicamente nella prima parte dell'episodio diventa nell'ultima parte un pedagogo[...]. Il X Canto tradizionalmente è il canto di Farinata [...]. Io sostengo che nel X Canto sono rappresentati due drammi: quello di Farinata e quello di Cavalcante e non il solo dramma di Farinata. 2. [...] Cavalcante è il vero punito tra gli epicurei delle arche infuocate, dico il punito con punizione immediata e personale e che a tale punizione Farinata partecipa strettamente, ma anche in questo caso «avendo il cielo in gran dispitto». La legge del contrappasso in Cavalcante e in Farinata è questa: per aver voluto vedere nel futuro (teoricamente) sono privati della conoscenza delle cose terrene per un tempo determinato cioè essi vivono in un cono d'ombra dal centro del quale vedono nel passato oltre un certo limite e vedono nel futuro oltre un altrettanto limite [...]. Si capisce la differenza tra Cavalcante e Farinata. Farinata, sentendo parlare fiorentino ridiventa l'uomo di parte, l'eroe ghibellino; Cavalcante invece non pensa che a Guido e al sentir parlare fiorentino si solleva per sapere se Guido è vivo o è morto in quel momento[...]1.
Questa lettera di Gramsci pone un problema interpretativo: Gramsci prende in esame il X Canto dell'Inferno per aggiungere qualche «briccica» alla sterminata letteratura su Dante: disincantato impegno d'erudizione oppure volontà di comunicare qualcosa di più attuale che lo riguarda direttamente?
Aurelio Lepre avanza l'ipotesi di un messaggio politico fra Gramsci e Togliatti 2. Ora, non c'è dubbio che la lettera di Gramsci si inseriva in un fitto carteggio con Tatiana e Sraffa e che quest'ultimo era in collegamento con Togliatti. Questo canale era vitale per Gramsci, che infatti lo protesse con una condotta ispirata al rispetto rigoroso delle norme carcerarie, per evitare interventi censori e ulteriori restrizioni. Proprio la questione del X Canto mette in luce un particolare: qui si riscontra l'unico riferimento chiaro a Togliatti in tutta la corrispondenza del periodo carcerario. Infatti Tania scrive il 7 maggio 1932:
Ricevo a seguito della precedente una lettera di Piero, ecco ciò che scrive: «faccio seguito alla mia lettera dell'altro giorno per dirvi una cosa che interesserà Nino. Quell'amico che aveva detto di aver sentito parlare altra volta della quistione di Farinata, ha fatto delle ricerche e ha trovato che della cosa si parla in un numero di un giornale torinese uscito nel 1918, sotto il titolo «Sotto la Mole», l'articolo scritto da Nino è intitolato Il cieco Tiresia e in esso si commenta la notizia che una ragazzina in un paesello d'Italia, dopo aver preveduto la fine della guerra per il 1918, diventò cieca; alla fine si espone la teoria di Antonio a proposito del canto di Farinata e Cavalcante, nel modo su per giù come è esposto in una sua recente lettera, ma non più di dieci righe a stampa. Il ricordo divertirà certo Nino. Scrivetemi, cordiali saluti 3.
La risposta di Sraffa sembra avere questo tenore: si accusa ricevuta del messaggio di Gramsci e per la sua interpretazione si fa riferimento all'articolo apparso nel 1918 4, Il cieco Tiresia, indicato come traccia orientativa dallo stesso Gramsci: in conclusione, `l'amico piemontese' risponde che ha capito e rassicura il prigioniero («Nino si divertirà»).
Rimandare all'articolo apparso nella rubrica «Sotto la Mole» sull'edizione torinese dell'«Avanti!» del 18 aprile del 1918 può, a prima vista, sembrare una ricerca bibliografica svolta nel campo improbabile dei rapporti tra politica ed ermeneutica dantesca. D'altra parte si può pensare che Togliatti dedicasse parte del suo tempo, nella sua posizione di dirigente politico, in quegli `anni di ferro e di fuoco' a una esercitazione di confronto testuale tra una lettera e un vecchio articolo? Togliatti avrebbe condotto, come poi condusse, questa ricerca, a mio parere, solo se fosse stata legata, riferita ad altri contenuti che più immediatamente investivano il suo impegno e la sua responsabilità.
Sulla base di sufficienti indizi si può formulare allora una ipotesi diversa: nell'impegnarsi in questa incursione nei territori della critica dantesca Gramsci intendeva richiamare l'attenzione di qualcuno che lo conosceva, che aveva percorso il suo stesso itinerario politico e culturale, uno del vecchio gruppo dell'«Ordine nuovo» con cui poteva intendersi per richiami ad altri indecifrabili.
In questo contesto, proprio il precedente dell'articolo scritto nel 1918 spinge Gramsci a tentare la via della comunicazione analogica per lanciare un messaggio di straordinario valore politico e umano. Gramsci, `eretico' ed `epicureo' come Farinata e Cavalcante, è condannato. I suoi compagni vedono in lui un eroe, un nuovo Farinata, come quegli che, nel verso di Dante «s'ergea col petto e con la fronte com'avesse il cielo in gran dispitto» (Gramsci sostituisce l'«inferno» del testo dantesco con il suo «cielo». Al `capo del Partito comunista' si guarda come a un modello di fermezza e di stoicismo, a lui ci si rivolge per giudizi e indicazioni, nei suoi riguardi si sviluppano spinte emotive di segno contrastante. Gramsci risponde che il suo dramma è piuttosto quello di Cavalcante. Egli nulla può dire del presente, della situazione che interessa il partito e il movimento comunista internazionale, perché questo presente non è da lui conosciuto. Conosce il passato, e la condanna che sta subendo testimonia della sua scelta mai rinnegata. In quanto al futuro, proprio come Cavalcante e Farinata, è stato perseguitato e condannato, per la pretesa di conoscerlo `teoricamente', in quanto comunista e rivoluzionario Così è Gramsci nel futuro, quale che sia il suo destino, compagno di tutti coloro che lottano per una società diversa e migliore. Ma nel presente? Nel presente egli vive «in un cono d'ombra», non conosce e non è eroe, non «giganteggia»; è soltanto un uomo solo, privato degli affetti, che si interroga e non sa darsi pace. Che ne è della famiglia, di Julca malata e sempre più lontana, dei figli piccoli che forse non vedrà più? Come nelle antiche rappresentazioni del dolore, il suo si presenta velato. A Tania, a Sraffa, a Togliatti, a chi lo ama e gli è amico è affidato il messaggio.
Altri elementi a sostegno dell'interpretazione che viene presentata in questo articolo possono essere desunti dall'epistolario e dagli stessi Quaderni. L'identità dell'«amico piemontese» è chiaramente individuabile dalla lettera di Sraffa a Togliatti del 4 maggio 1932, dove testualmente è scritto: «Ho trasmesso la nota su Farinata che interesserà Antonio». E ancora, nella stessa lettera:
Vi è un'ultima lettera di Antonio (data 18 aprile) interamente dedicata a `dar consigli' a Tania perché possa fare una recensione del libro di Croce [la Storia d'Europa (NdR)]: è solo una introduzione, e altre ne seguiranno sullo stesso argomento [...] Con pochi ritocchi, a giudicare da questa prima puntata, se ne potrà ricavare un'ottima recensione.
Il sistema pare funzioni, e non bisogna lasciarlo cadere: appena avrà finito il Croce, bisognerà fornirgli un altro argomento[...] bisogna, naturalmente, trovare un argomento in cui il contenuto politico possa essere fatto passare sotto veste di letteratura 5.
La lettera di Sraffa a Togliatti è un tassello perfettamente rispondente a quello rappresentato dalla lettera di Tania a Gramsci del 7 maggio '32 più sopra richiamata, non solo per l'individuazione di Togliatti, ma anche per la precisa indicazione del metodo («il contenuto politico fatto passare sotto la veste di letteratura») con il quale doveva attivarsi la comunicazione tra Gramsci e il partito. Mi pare si possa affermare con sufficiente sicurezza che il `codice letterario' alla ricerca teorica e al dibattito politico sia stato proprio indicato da Gramsci con la sua interpretazione del Canto X dell'Inferno. La geniale soluzione era in lui maturata durante l'elaborazione dei Quaderni, in cui Gramsci si manifesta maestro del linguaggio allusivo, del riferimento criptico, dell'uso dell'analogia come strumento di comunicazione dell'analisi politica. Infatti, anche nella sequenza dei Quaderni si può notare come l'apertura di una parentesi: le note sul Canto X dell'Inferno si trovano nel Quaderno IV, comprendente una serie di note dalla trama molto unitaria, tra le quali spiccano gli Appunti di filosofia 6. Queste note, secondo la lezione del Gerratana, sono state scritte negli anni '30-'32, e rispondono organicamente al programma di studi che Gramsci si era proposto e al quale si dovrà da parte della critica risalire per evitare che i Quaderni diventino una sorta di Colosseo letterario, una specie di cava dalla quale trarre la pietra che serve all'occorrenza.
È Gramsci stesso a delinearlo, in una famosa lettera del 25 marzo 1929, dopo l'arrivo a Turi e dopo essere stato messo, finalmente!, nella condizione di studiare e di scrivere: «Ho deciso di occuparmi prevalentemente e di prendere note su questi tre argomenti: 1. La storia italiana nel secolo XIX, con speciale riguardo della formazione e dello sviluppo dei gruppi intellettuali; 2. La teoria della storia e della storiografia; 3. l'americanismo e il fordismo» 7.
Tradotto in un linguaggio libero dai condizionamenti della censura, il programma si presenta estremamente raccolto e determinato nel suo nucleo centrale: 1. I rapporti tra `società civile' e Stato, la questione dell'egemonia, il ruolo degli intellettuali, 2. il marxismo e la filosofia moderna, 3. la modernizzazione, i suoi punti alti e le forme. Gramsci è nel pieno di questa elaborazione, come ci mostra la stesura materiale dei Quaderni, quando improvvisamente scrive alcune note – precisamente dal paragrafo 78 al paragrafo 87 – del Quaderno 4, dedicate all'interpretazione del Canto X, note scritte contemporaneamente alla lettera del 20 settembre '31 e a commento delle lettere riguardanti lo stesso argomento, tra le quali quella del vecchio suo maestro, Umberto Cosmo 8.
La lettera e le note relative al Canto X si inseriscono nel rapporto tra Gramsci e il partito durante gli anni del carcere. Dopo gli studi di Spriano, Fiori, Pistillo, Lepre, Natoli, la pubblicazione delle lettere di Sraffa a Tatiana e dell'epistolario Gramsci-Schucht, si può avere, sulla base degli elementi noti, una completa ricostruzione di questo travagliato rapporto. Ai fini di questa nota, sarà sufficiente ricordare che un flusso più regolare di aiuti e di comunicazioni viene a svilupparsi tra la fine del 1928 e gli inizi del 1929, cioè dopo l'incontro tra Tania e Piero Sraffa e grazie al contatto continuo che Sraffa stabilisce, con la collaborazione determinante di Tatiana, fra Togliatti e Gramsci.
L'esame dei pochi testi che abbiamo richiamato in questa nota permette di concordare con Lepre quando afferma che «la corrispondenza fra Antonio e Tania era, in realtà, almeno nelle sue parti culturali e politiche, una corrispondenza Gramsci-Tania-Sraffa-Togliatti» 9. Un altro passaggio importante, come è noto, è rappresentato dalla visita del fratello Gennaro, nel giugno 1930, quando questi, su mandato del partito, informa Gramsci sulla lotta politica in corso nel partito e sul carattere della `svolta'. Sul colloquio e sul giudizio di Gramsci vi sono testimonianze contrastanti: quella di Gennaro che ne avrebbe riferito in questi termini: «Nino è completamente allineato con voi», falsificando la vera posizione di Gramsci; e l'altra di Longo, il quale ha affermato che a Gennaro «Antonio non aveva voluto dir nulla a proposito delle comunicazioni fattegli». Nei mesi successivi a questa visita, nel periodo che va dal giugno '30 al settembre '31, Gramsci si trova in una situazione drammatica, contrassegnata da un peggioramento delle sue condizioni di salute, dalla rivelazione delle insolubili contraddizioni del rapporto con Giulia, dall'incresciosa situazione creatasi nel carcere di Turi con i compagni di prigionia descritta nel Rapporto di Athos Lisa alla Direzione del Partito comunista d'Italia 10.
In questo contesto, Gramsci, che nel carcere ha rivendicato, secondo la testimonianza di Athos Lisa, il suo ruolo di membro del Comitato centrale, matura l'idea di una comunicazione diretta con il vertice del partito, sperimentando la via, come dice Sraffa, della «letteratura». L'indicazione viene capita e accettata, tanto che dopo la lettera sul Canto X si succedono le importanti, illuminanti lettere di Gramsci sul ruolo di Benedetto Croce, sino a quando un imprudente accenno, contenuto in una lettera di Tatiana a proposito di una «recensione» porta a un inasprimento dei controlli, al sequestro di lettere e quindi alla fine del tentativo di comunicazione `letteraria'. Ma per i punti fermi che vi sono fissati – la rivendicazione della sua appartenenza («suo cimitero da questa parte hanno con Epicuro tutti suoi seguaci, che l'anima col corpo morta fanno»), il diniego a condanne e giudizi sommari, il rinnovato impegno al procedere nella conoscenza teorica del futuro – l'interpretazione del Canto X assume un duplice valore: quello di testamento umano e politico e di `carta' dei rapporti tra Gramsci e il partito, una `carta' quasi paradigmatica dei rapporti tra il collettivo e la persona, un tema sul quale Gramsci, nel richiamare la vicenda di Federico Confalonieri, si soffermerà nei Quaderni 11. Il messaggio pareva sollecitare negli interlocutori cultura, intelligenza, sensibilità tali da scongiurare rotture, da consentire di salvare l'essenziale e preparare il futuro. Era un appello ispirato nel contempo a grande umanità e a lungimiranza politica. Non scaturiva da una scelta facile, e più volte rischiò di essere travolto dalle tempeste del `mondo grande e terribile': non si potrà mai dimenticare il dolore, quasi la disperazione, di Gramsci, quando grida di essere stato condannato da più tribunali, e cita tra i suoi giudici la moglie. C'è una tensione altissima che corre continua tra due poli opposti: da un lato Gramsci, solo, malato e sofferente, dall'altro, il partito, schiacciato dalle contingenze di una lotta feroce, perseguitato, disperso, ma indomito, proprio in virtù del `legame di ferro' con l'Urss: non una sola ragione, ma due quindi, a meditare le quali ritorna la vecchia raccomandazione di Spinoza, cara a Togliatti: «Non ridere, nec lugere, sed intelligere».
note:
1 A. Gramsci -T. Schucht, Lettere 1926-1935, a cura di A. Natoli e C. Daniele, Einaudi, 1997, pp. 809 sg.
2 Cfr. A. Lepre, Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci, Laterza, 1998, pp. 159-160.
3 A. Gramsci - T. Schucht, cit., p. 998.
4 A. Gramsci, Sotto la Mole 1916-20, Einaudi, 1960, pp. 392-393, in: Opere di Antonio Gramsci.
5 P. Sraffa, Lettere a Tania per Gramsci, introduzione e cura di V. Gerratana, Editori Riuniti, 1991, pp. 224-225.
6 A. Gramsci, Quaderni dal carcere, Edizione critica dell'Istituto Gramsci a cura di V. Gerratana, Einaudi, 1975, Vol. I, Quaderno 4 (XIII) 1930-1932.
7 A. Gramsci - T. Schucht, cit, p. 333.
8 A. Gramsci, Quaderni, cit., pp. 516-530.
9 A. Lepre, cit., p. 155.
10 A. Gramsci - T. Schucht, cit. pp.1480 sg.
11 A. Gramsci, Quaderni, cit.; per quanto riguarda la questione Confalonieri: Quaderno I (XVI), 1929-30, p. 52 (40bis); Quaderno 3 (XX), 1930, (Miscellanea) e in nota (81) p. 360 e Vol III – Quaderno 19 (X), 1934-35, (Risorgimento Italiano), pp. 2064-2065.