numero  14  febbraio 2001 Sommario

Scheda

URANIO E ALTRI VELENI
Massimo Serafini  

Ciò che stupisce, in questa vicenda della contaminazione dei nostri soldati (dei kosovari e dei serbi nessuno sembra curarsi) a causa dell'uranio impoverito è lo stupore dei rappresentanti del governo e dei vertici militari. Tutto era ampiamente noto, grazie alla controinformazione che da anni esercitano i movimenti pacifisti, il «manifesto» e «Liberazione» e tanti personaggi come Alberto D'Onofrio, il regista che ha girato il documentario La Sindrome del Golfo. Si è preferito invece ignorare in nome della `guerra umanitaria'. Erano a disposizione del Parlamento e dei vertici militari, ad esempio, il rapporto del marzo 1979 (dieci anni prima della guerra del Golfo) pubblicato dall'U.S. Army Mobility Equipment Research & Deveklopment Comand, nel quale si affermava che, al momento dell'impatto del proiettile contro la corazza di un carro armato, l'uranio impoverito si trasforma in aereosol, esponendo chi lo inala a una crescente dose tossica di radiazioni alfa che provocano cancro e altre malattie mortali. È bene ricordare (per fare comprendere il dramma delle popolazioni locali) che l'uranio impoverito conserva il 60% della radioattività dell'uranio e che ha un tempo di dimezzamento di 4,5 miliardi di anni.
Era anche noto, lo studio commissionato dall'esercito degli Stati Uniti (Science Application International Corp) concludeva che l'uranio impoverito provoca il cancro quando penetra nell'organismo e la sua tossicità chimica causa notevoli danni ai reni. Queste ricerche furono letteralmente ignorate e, durante la guerra del Golfo, sono state impiegate contro l'Irak oltre trecento tonnellate di proiettili all'uranio impoverito. Da informazioni della Nato si è saputo che furono bombardati anche impianti chimici e che l'esercito iracheno fece uso di armi chimiche. Inoltre tutti i settecentomila soldati che parteciparono alla guerra contro l'Irak vennero sottoposti a vaccinazioni sperimentali contro le eventuali armi batteriologiche irakene.
Sono conosciute le conseguenze (almeno per quanto riguarda i soldati americani) della guerra. Di essi circa centomila sono stati colpiti dalla `sindrome' del Golfo, una malattia che attacca il sistema immunitario e che ne ha già ucciso quattromilacinquecento oltre a contagiare il 76% dei familiari, con decine di bambini nati con gravi deformazioni come la mancanza di arti o di organi interni. Tutto ciò è ampiamente documentato nel documentario La sindrome del Golfo girato da Alberto D'Onofrio, che la Rai acquistò nel 1996 senza poi mai trasmetterlo. Una copia del lavoro di D'Onofrio venne fatta circolare durante la guerra dello scorso anno contro la Serbia nelle iniziative pacifiste o nei Centri sociali ma la sua debole eco fu soffocata dalla ossessiva campagna di disinformazione e sostegno della `guerra umanitaria'. Sono molto più scarse invece le informazioni disponibili circa le conseguenze della guerra sulla popolazione irakena sottoposta a un embargo criminale che impedisce qualsiasi cura. In ogni modo uno studio su un campione di popolazione ha dimostrato che i casi di tumore sono decuplicati tra il `91 e il `97.
Come è noto, malgrado l'ampia e riconosciuta contaminazione di soldati americani nel Golfo, in tutte le guerre successive sviluppatesi nella ex Jugoslavia in cui è intervenuta la Nato, e in particolare in quella contro la Serbia, l'uso dei proiettili all'uranio impoverito venne intensificato. Fino ad ora sono state ignorate le denunce relative all'inquinamento chimico e batteriologico del territorio del Kosovo e di quello della Serbia. Ad esempio, nessuno prende in considerazione le varie denunce delle missioni dell'Onu in Serbia o in Kosovo sull'insostenibilità ambientale e la scarsa vivibilità di quei territori. Alcuni mesi fa l'alto commissario Onu per i rifugiati ha dichiarato che il 40% delle forniture d'acqua in Kosovo è contaminato. Lo squarcio di luce che si è aperto sulla vicenda dell'uranio impoverito dovrebbe ora avere come prima conseguenza l'estensione delle analisi a tutte le popolazioni che vivono sui territori colpiti da quei proiettili, e come seconda quella di rendere chiara la catastrofica situazione ambientale in cui vivono le popolazioni serbe e kosovare. Si continua invece a tacere in particolare il fatto che la Nato ha considerato obiettivi militari le fabbriche chimiche, quelle di fertilizzanti e di pesticidi, le raffinerie e i depositi di petrolio. Oltre il 50% delle raffinerie e dei depositi di idrocarburi sono stati bombardati e distrutti provocando un diffuso inquinamento dell'aria, del suolo e del Danubio. Ben 20 sono state le missioni contro i petrolchimici di Pancevo e Baric, dove gli effetti sono stati devastanti. Ecco le quantità di sostanze chimiche che le esplosioni hanno liberato nell'aria o depositato sulla terra e nei fiumi: 1200 tonnellate di CVM (cloruro vinile monomero), 600 tonnellate di cloro, 1400 tonnellate di dicloroetilene, 800 tonnellate di acido cloridrico al 33%, 100 tonnellate di mercurio e infine quantità imprecisate di fosgene, diossina, soda caustica, azoto, fenolo, benzolo, ammoniaca.
Per ognuna di queste sostanze è disponibile un'ampia documentazione scientifica circa la loro cancerogenità e tossicità. Per fare comprendere la dimensione della tragedia in cui vivranno milioni di serbi, basta ragguagliare sulle conseguenze sulla salute del CVM, tristemente famoso fra gli operai di Marghera e Brindisi. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità il cloruro vinile monomero, che una volta polimerizzato diventa PVC, è cancerogeno. Induce, in particolare, tumori al fegato, ai polmoni e al cervello. I suoi effetti sugli operai di Porto Marghera e Brindisi (quelli adibiti alla manutenzione dei serbatoi di CVM vuoti e perciò a contatto respiratorio con le sole incrostazioni) hanno provocato l'apertura di un'inchiesta giudiziaria che ha condotto all'imputazione di strage per i vertici delle aziende. La comunità scientifica internazionale ha convenuto che la sicurezza e la salute delle persone sono a rischio se il CVM presente nell'aria è superiore a una parte per milione per 8-40 ore. Le quantità rilasciate a Pancevo sono state pari a 1200 tonnellate e un'enorme nuvola, un cocktail micidiale di sostanze chimiche, per ben cinque giorni ha avvolto l'intera zona e i suoi 85000 abitanti, prima che il vento la sospingesse verso la Romania a portare altri danni. Si potrebbe proseguire parlando del fosgene, del mercurio, del cloro ecc., ma già così mi pare chiaro il dramma causato alle popolazioni della Serbia e del Kosovo. Oltre il muro di omertà e oltre l'embargo che impedisce di operare per fronteggiare una situazione così compromessa, cominciano a giungere prime notizie sull'aumento dei tumori e su nascite di bimbi deformi. Durante i dibattiti televisivi sull'uranio impoverito questa realtà non emerge affatto. Molti sono gli interrogativi che la contaminazione di 30 nostri soldati suscita fra i fautori della `guerra umanitaria'. Non si fa però strada la questione fondamentale, e cioè che abbiamo partecipato sia in Irak che in Serbia a guerre inutili e crudeli e in nome di un diritto di ingerenza umanitaria abbiamo contribuito a causare due tragedie umanitarie.
Anzi, c'è da dire qualcosa di più, e di più inatteso. Si è molto discusso a suo tempo sia della sostenibilità in generale del concetto di `guerra umanitaria', sia della possibilità di applicare quel concetto alla concreta vicenda delle guerre balcaniche.
Ma ora affiora un fatto nuovo, che completa e modifica l'intera discussione. La novità sta in questo: che le nuove guerre – quelle che Ingrao ha definito `guerre celesti' – anziché rendere possibili, grazie alle nuove tecnologie, una selezione accurata degli obiettivi e una valutazione precisa delle conseguenze (colpire gli apparati militari, salvare innocenti e tanto più coloro che si vuole proteggere), producono un effetto opposto. A pagare il massimo prezzo sono soprattutto le popolazioni nel loro insieme, e le conseguenze di annientamento sono imprevedibili e di lunghissimo periodo. Non siamo dunque a una rottura, ma al contrario alla estremizzazione della eredità peggiore del Novecento: la guerra senza limiti, la guerra di sterminio. C'è qualcuno che ci ragiona sopra tra coloro che della guerra sono stati sostenitori o complici?


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